background verde

sabato 30 settembre 2006

Bollettino medico

Due candele cambiate, lampadina della luce della targa nuova, olio e acqua dei freni: totale 78 neuri.


MA CHE BENON, LA ME ZE NDADA MEGIO DE QUEO CHE GAVARIA PENSA'!


Vai Titti che sei forte!


Mamigà

giovedì 28 settembre 2006

Sproloqui imbarazzanti

-Ahi! Ho picchiato il sedere contro la portiera...


-Mama vieni che ti do un bacino che ti passa.


-Si amore, dammelo sul naso...


-Mama hai fato male anche sul naso?


-No tesoro, sul sederone.


-Alora ti do un bacino sul sedere no?



Teeeeeesoro, per quanta confidenza abbia con te che sei carne della mia carne e sangue del mio sangue, non posso chiederti di baciarmi il....


Mamigà

Domani nel primo pomeriggio la Titti va a revisione.


Che la Renault ci protegga. E San Pistone metta una mano sulla coscienza del meccanico quando preparerà il conto.


Mamigà


Ps: Titti, il discorsetto te l'ho già fatto stasera tornando a casa. Vedi di fare la brava, dai il meglio di te, fai vedere quanto sei in gamba. Se va tutto liscio prometto che entro domenica ti tolgo almeno un terzo della polvere che hai accumulato tra tappetini e cruscotto.

martedì 26 settembre 2006

Chi non mangia in compagnia...

Tris!

De gustibus...

De gustibus...

Sull' ascolto

-Ciao amooooore, come stai? Oh, non rispondi, ti sei intimidito? Non ti ricordi chi sono? Sono la nona Mariiiiiia, è tanto che non mi vedi, come sei cresciuto!  Non vai all'asilo? Ma la pastasciutta la mangi tutta adesso? Mah, si vede che è di poche parole...


E ti credo, fai tutto da sola!


Un bambino di due anni e mezzo non è tonto. Tanto più che il mio Trippa sa parlare benissimo. Solo che, a differenza delle persone adulte, prima di parlare deve pensare prima a cosa gli è stato detto, poi a cosa rispondere. Vanno via quei cinque secondi. Ma sembra che la stragrande maggioranza delle persone questa cosa non la sappia, pretende la risposta immediatamente, e se non la riceve il bambino è timido o non sa parlare.


Ascoltare non è semplice. Richiede di fermarsi un secondo in più. Non fermarsi fisicamente, fermare i propri pensieri per far spazio a quello che ci dice chi abbiamo di fronte. E poi rispondere, se è il caso. E non attendere che chi ci parla dica ciò che ci aspettiamo e nel modo in cui ce lo aspettiamo, ma rispettare i suoi modi e i suoi tempi. Come ho detto, non è semplice.


Mi fa riflettere questa cosa.


Mamigà

I fiori

-More, andiamo a far due passi al mercato, dobbiamo prendere i fiori per il papi.


Ogni anno, per ogni compleanno in famiglia, uso acquistare dei fiori da mettere in vaso per far festa in casa. Oh, niente di che, roselline o astri, di quelli da poco, però con un bel ciuffo di velo da sposa fanno la loro figura. Tempo indietro facevo delle composizioni con la spugna da fiorista, cestini o ciotoline, ora non ho tempo e mi limito a metterli in vaso con cura.


Perchè domani è il compleanno di mio marito. Non preparerò un granchè, solo una torta e la tavola preparata come il giorno di festa, anche perchè il "pranzo" di compleanno lo faremo domenica con tutta la famiglia al completo. Però spero che sia una bella giornata.


Mamigà

sabato 23 settembre 2006

Punta, anzi, scottata... sul vivo

Se c'è un posto in casa in cui io mi sento realmente padrona, regina, dominatrice incontrastata, è la cucina. Oh, non è un granchè, tra l'altro l'angolo cottura è in sala, non è una stanza a parte, ma della mia cucina ho il pieno e sovrano controllo. Io me ne occupo, io la organizzo, io la uso a modo mio e, nel caso necessitasse, la concedo solo in breve e ben controllato prestito a mio marito. Come lui è re e padrone della stanza degli attrezzi, io sono la first and unic lady in the kitchen. Non è una questione di orgoglio o di possesso, ma di semplicissima, pratica, funzionale organizzazione domestica. Io non metto becco sui tubi da riparare o l'auto da tagliandare, mio marito non mette becco sugli ingredienti per un pranzo o una cena. Anche perchè entrambi ci divertiamo moltissimo a fare ciò che ci compete, eccezioni a parte ovviamente (una mano in caso di bisogno ce la si può sempre dare).


Oggi, preparando la pasta e ceci (che adoro da morire e ogni anno attendo l'autunno per farla), ho inavvertitamente riempito un po' troppo di liquido il bicchierone destinato a frullare parte della minestra col minipimper (non ho sbagliato a scrivere, lo chiamo così). Frullo, e parte della minestra bollente straborda ustionandomi ben bene mezzo dorso della mano sinistra. Non vi dico il dolore. Una cosa atroce. Per fortuna non ero sola in casa, mio marito era fuori a lavorare sotto la tettoia, sentendo le mie inevitabili urla è corso come un fulmine. Primo, per controllare ovviamente che mio figlio non si fosse spaventato (e la cosa premeva anche a me più del male), secondo per vedere cosa fosse necessario fare. Ero in lacrime, e devo dir grazie al buon Dio di avermi dato un bimbo così assennato da capire al volo che doveva dar più retta al papà che cercava di risolvere la situazione, che non alla mamma che non riusciva a trattenere le lacrime.  Ha cercato di consolarmi in mille modi.


Fatto sta che, più della mano, a me bruciava l'orgoglio. Ma come? Ho perso il controllo di una cosa che credevo di conoscere più delle mie tasche? In sei anni di matrimonio non mi era mai successo. Una cosa di cui andavo fiera si è dimostrata così improvvisamente imprevedibile? Di sciocchezze ne succedono tante facendo da mangiare, ma farmi male così? In un luogo che ritenevo il mio posto sacro? Ma è così semplice farsi crollare la terra da sotto i piedi?


Il pranzo si è rimediato lo stesso, la pasta pronta nel freezer c'era e mio marito non è così sprovveduto da non saper seguire due semplici istruzioni per prepararla. Sono avanzati un po' di ceci nella pentola e domani porcapaletta la voglia di mangiarla voglio comunque togliermela.


E sarà il caso che d'ora in avanti non lavori più come un treno sui binari, ma come l'auto sulla strada. Dove ogni tanto si può trovare un semaforo rosso all'improvviso, o un bambino che attraversa la strada.


Mamigà


 

venerdì 22 settembre 2006

Mi sento più leggera: ho pagato l'assicurazione della Titti (la mia Twingo, per chi non lo sapesse... ho il vizio di dare un nome ai veicoli).


E adesso che la Renault me la mandi buona: entro un mese va mandata a revisione. Ho bisogno della protezione dei santi patroni degli alberi da euro, perchè mi sa che anche stavolta il meccanico me la renderà con un sorriso tutto particolare... Ma perchè non vinco al superenalotto così ho i soldi per comprarla nuova, dico io? (Che sia perchè non gioco mai?).


Mamigà

giovedì 21 settembre 2006

Sproloqui avventurosi

Poco prima di mezzogiorno, tornando dal supermercato, decido di percorrere la strada sterrata che passa davanti casa di mia madre, per cambiare giro. Grandioso! Hanno iniziato ad asfaltare! Tra una buca e un fossato ci sono camion, macchinari, cartelli stradali posticci e uomini sudatissimi al lavoro. Io mi lascio prendere dall'entusiasmo, ingrano la terza e giù di pedale, sfreccio come Tarzan tra gli alberi della giungla, alè, e ad alta voce mi metto a declamare: "VAIIIII! CAMEL TROPHYYYYYY!"


Da dietro una vocina indifferente: "Mama dov'è trofi?"



Mamigà

mercoledì 20 settembre 2006

Letteraperta

Cari assicuratori,


vorrei una risposta ad un semplice quesito che mi pongo da giorni, in quanto mi accingo a rinnovare entro ventiquattr'ore la polizza RCA sulla mia Twingo sgangheretta. Il questio così si formula.


Come può essere che, nel passare io da una classe bonus-malus 9 a una classe bonus-malus 8, senza mai, dico mai aver fatto nemmeno l'idea di un incidente (tocchiamo ferro, ndr), avendo io da tempo superato l'età di rischio che voi identificate con la soglia dei venticinque anni, come può essere dicevo che io paghi ben TRE euro in più rispetto allo scorso anno.


Prego astenersi da risposte stile "cazzate" come quelle che ho ricevuto chiamando il vostro call-center (gli incidenti NON sono aumentati ma diminuiti dall'introduzione della patente a punti, e la mia macchina NON è in stato di degrado).


Ringrazio e cordialmente attendo un motivo valido per non sentirmi fregata e contenta.



Mamigà


Cambiare mestiere?

La veterinaria che ha ricevuto un morso sul naso da Heidi ha più pazienza della pediatra che ha visitato un solo polso di mio figlio stamattina.


Ho detto tutto.


Mamigàsconcertata

Come rivoltare la frittata e trovarla buona

-Mama non mi porti dal dotore vero?


-No amore, non andiamo dal dottore, andiamo dal pediatra.



-Mama non voglio andare a far la spesa, noooooon voglio!


-No amore, non andiamo  a far la spesa, andiamo a prendere la verdura e il latte.



-Non voglio ssendere a fare meenda, voglio stare nel lettino.


-Ma amore, non andiamo mica a  far merenda, andiamo a bere il latte col miele...



Non provarmi la maglia mama, non voglio la prova.


-No tesoro, non te la provo, vedo solo se ti va bene o no prima di comprarla...



-Mama voglio il montasio. Solo il montasio come papà.


-Tieni amore, questo è montasio stracchino. Buono vero?


Chi non si ingegna...


Mamigà

Sull'amicizia

Mi sta mancando da morire. Parlo di un'amicizia vera.


Avevo un'amica del cuore quando ero alle scuole medie. Un'amica con la quale dividevo mille cose, belle o brutte, difficili e semplici, delusioni e vittorie; non avevo riguardo ad andare a casa sua nè lei lo aveva per venire a casa mia. Era la mia Amica, di quelle amiche con cui parlare è sempre scambiarsi qualcosa, lei a me e io a lei. Prima della fine della terza media mi trasferii, i miei si divisero e io non la vidi più per qualche anno.


Ci ritrovammo qualche anno fa. Io non ero ancora fidanzata, lei lo era da un po' di tempo. Ed era come se non ci fossimo mai separate: la stessa confidenza, lo stesso affetto. E da sei anni io mi sono allontanata di nuovo, prima, lei in seguito. Ci dividono trecento chilometri, duecentocinquanta dei quali fatti di strada di montagna. Io ho sposato un friulano, lei un trentino. Lei ha una bimba di due anni, io ho il mio Trippa. Ogni tanto ci sentiamo per telefono.


Forse sono io che sono "sbagliata", ma un' amica con la A maiuscola non l'ho trovata più. Qualche amicizia di passaggio, ma niente di che. Mi manca l'amicizia fatta di dare e avere, senza paura di far brutta figura, l'amicizia con cui per stare bene non serve fare grandi cose ma con la quale far diventare grandi anche le cose piccole. Mi manca qualcuno con cui non aver paura di sfogarmi, senza remore perchè saprei che prima o poi potrei essere a mia volta la persona che raccoglie uno sfogo. Qualcuno davanti al/la quale sentirmi sempre alla pari, mai nè un gradino al di sopra nè al di sotto. Si dice che chi trova un amico trova un tesoro. Inizio a pensare di aver perso la mappa...


Mamigà

sabato 16 settembre 2006

Scusi, ma a noi checcenefr...

Velocemente: stamattina sono stata dal medico per una sciocca faringite, vabbè. In sala d'attesa entra una signora più o meno della mia età. Sbuffa e si siede. Appena il sedere tocca la sedia estrae il telefonino dalla borsa e chiama qualcuno. Ovviamente parla in un tono normale, che nel silenzio di una sala d'attesa di un medico sembra una conferenza stampa. Dopo due minuti chiude la comunicazione e mette via. Trenta secondi dopo le squilla il telefono, risponde e , anzichè come educazione vorrebbe, alzarsi e rispondere fuori, intrattiene animosa conversazione in  mezzo alla stanza. Tre minuti dopo riattacca e telefona a qualcun altro.  Tre minuti di conversazione e riattacca. Risquilla, sbuffa e risponde. E via così per venti minuti.


Ora, è vero che viviamo in un paese libero e che ormai il tabù del privato è superato, anche se persiste una fascia di persone che inneggiano alla privacy totale chiedendo l'abolizione perfino del nome sul campanello dalla porta di casa (per poi magari arrabbiarsi se il postino non recapita correttamente la posta).  Ma io mi domando e chiedo:


se in una sala d'attesa, quando entri, trovi silenzio, un motivo ci sarà. Forse perchè solitamente dal medico ci va chi non sta bene, e chi non sta bene non ha certo voglia di ascoltare gratis gli affari degli altri, a meno che non se li vada a cercare. Inoltre non è più di moda sciorinare il possesso del cellulare, non è più uno status-symbol da anni, ce l'hanno perfino i gatti ormai. Terzo, c'è tanto di cartello in sala d'attesa, in cui scritto a chiare lettere c'è il divieto di tenere il cellulare acceso lì dentro, per questione di educazione e rispetto. Almeno tienilo a volume minimo, usalo fuori, anche se piove c'è tanto di tettoia per non bagnarsi i piedini. E poi, sei contenta ora che sai che altre sette persone sconosciute sanno vita morte e miracoli su te, la tua famiglia e quell'imbranato di tuo padre che si è dimenticato di dirti che tua madre e tua figlia non rispondono al telefono perchè a lei mancava il burro ed è uscita a prenderlo, e non serve fare sette telefonate compresa quella ai pompieri perchè stanno tutti bene? Moh...


Prometto che il prossimo post sarà molto più profondo e personale. Stasera non ne ho voglia. Ho mal di gola.


Mamigà

mercoledì 13 settembre 2006

Sproloqui flash

-Mama, perchè ti sei coprita le tete? (Mi ha vista in reggiseno).


-Il papà mi ha dato il frullo di pere da bere (il frullato).


-Mama mi cambi? Ho fatto le palline (la cacca).


-Adesso la signorina usa il paga-paga (il Pos al supermercato).


-Ho spegnuto la luce.




 

martedì 12 settembre 2006

Avrò sbagliato pettine?

Stamattina, presa dalla furia delle cure feline, ho avuto la brillante idea di "passare" sotto il pettine apposito i miei gatti, cosa che solitamente faccio quando sono in muta (oggi è un extra).


Gioia mi ha rugnamente insultata con un "mmmmrrrggnuuuu gna gna gna"".


Tommy mi ha regalato un altro piercing sul ginocchio sinistro.


Heidi mi ha morso il polso con il quale cercavo di tenerla ferma.


Vai a far del bene...


Mamigà

domenica 10 settembre 2006

TUNF!

Che bello tornare a casa il venerdì sera dal lavoro... la strada verso casa non passa mai, venti chilometri al buio e il semideserto, tre rotatorie e tanti rettilinei. Ma il venerdì è una promessa per il weekend, e si torna a casa volentieri.


Prima rotatoria: la solita, grandisima, che mi porta fuori dalla zona industriale.


Seconda rotatoria: sono già dieci chilometri avanti, sto uscendo dalla cittadina in tutta tranquillità, a cinquanta chilometri l'ora, ascoltando Radiottanta sotto ai lampioni che scivolano via. Ma qualcosa sguscia improvvisamente da sinistra, come un lampo...


TUNF!


OMMIODDIO HO PRESO SOTTO UN GATTO! Con la coda dell'occhio lo vedo rotolare in mezzo alla strada dallo specchietto retrovisore, un secondo gatto gli si fionda incontro e l'angoscia mi sale da morire... E intanto arriva la


terza rotatoria: eh no, torno indietro. E se lo trovo morto, come sicuramente sarà, che faccio? Niente, non posso farci niente, sulla strada muoiono tante bestie ogni giorno, ma... e il terrore che succeda a una delle mie gatte, non può essere lo stesso di qualcun altro? Percorro tutti i trecentosessanta gradi della rotatoria e torno sulla mia strada. E il gatto non c'è più. Probabilmente ha solo preso una enorme botta e ha fatto in tempo a rialzarsi prima che passasse un altro veicolo. Meno male. Ha solo una vita in meno, e non era l'ultima a quanto pare.


Ma io dico, con tutti, dico tutti i problemi che ci sono nel mondo, con tutte le piccole e grandi rogne che devo affrontare nella vita, perchè devo lasciarmi coinvolgere emotivamente in questo modo per un animaletto? L'altro giorno ho difeso con le unghie la mia gatta, la Meme, dalle ire di una vecchietta di novant'anni che l'ha accusata urlando di "pisciaggio indebito in giardino altrui". Le ho risposto con lo stesso tono "meglio la mia che i randagi, almeno la mia è vaccinata", ma mi bruciava dentro un "ALMENO IO HO IL GATTO, LEI I TOPI IN CASA CHE OGNI GIORNO LA MIA MICIA LE PORTA VIA". Non è uno scherzo, ogni giorno o quasi la Meme torna da lì con il topolino o il lucertolone di turno. Ovviamente mio marito mi ha preso in giro bene e non male, visto che mi sono messa a fare un battibecco con una vecchietta che si e no che ragiona e sta in piedi con le stampelle, e della sciocca me lo sono data anche da sola. Ma io sono fatta così. Infinitamente gelosa di ciò che è mio, e come una gatta soffio e tiro fuori gli artigli se mi si tocca un affetto. Piccolo o grande che sia.


Mamigà

venerdì 8 settembre 2006

A mio marito non far sapere...

Ho un marito dalla fantasia accesa e dalla tasca su cui troppo spesso sorvola. Mio marito deve volermi un bene dell'anima, ma non ha ancora capito una cosa su di me: mica ogni volta che dico che una cosa mi piace significa che vorrei averla in casa...


Lui compirà gli anni il prossimo 26 settembre: 33 anni. Solitamente inizia a mandare messaggi in codice su quello che gli piacerebbe ricevere... diciamo a gennaio per farla corta. Prepara una lista: questo per il compleanno, l'altro per l'onomastico... se qualcuno per caso ma molto per caso ti chiedesse cosa vorrei digli questo o quello... praticamente come i bambini ma in modo più organizzato. Ma la cosa divertente (o esasperante, dipende dai punti di vista) è che è convinto che io faccia altrettanto, ma NON E' COSI'. Quindi, per quanto cerchi di convincerlo del contrario, lui crede che ogni volta che esprimo un apprezzamento su un oggetto che vedo, io in realtà invii un messaggio in codice.


E sono giorni e giorni che mi fa domande con doppio senso, con quel tono che ormai conosco come le mie mani, per sapere cosa vorrei per novembre. E sono altrettanti giorni e giorni che evito di rispondere, perchè se appena appena accenno un minimo apprezzamento per qualcosa lo vedi subito partire in quarta per cercarle un posto in casa, inizia a farfugliare sulla possibilità che l'oggetto costi meno in questo o quel negozio, prende misure e via così. E io devo stare attenta, molto attenta a quello che dico. Perchè una volta che per scherzo dissi che se avessi vinto una scommessa su non ricordo cosa avrebbe dovuto pagarmi in 15 metri di tela aida colorata, la tela arrivò davvero. Non 15 metri, solo otto, ma perchè si rese conto che il costo non era poi irrisorio. La sto ancora smaltendo... e chissà quanti anni mi ci vorranno per finire anche i ritagli...


Mamigà


Ps. E' inutile che sbirci, amore mio, quello che mi piacerebbe avere non lo scrivo in questo blog. Cadi male.

Come sciogliere quel rospo di mamma

-Mama mi vuoi bene vero?


-Certo amore mio, te ne voglio tantissimissimissimo, sei il mio amore e il mio ometto. E quando sarai grande ti troverai una morosa che ti vuole tanto tanto bene anche lei.


-Adesso sei la mia morosa mama.


OoOoOoOoOoOoHhHhHhHhHh......

giovedì 7 settembre 2006

Uff...

Mi sono alzata con un mal di schiena inspiegabile (avrò dormito malmessa, non so), ho litigato con Heidi per frontlinarla (caspita, quella bestia è peggio di una biscia... se si incazza si divincola e se tenti di bloccarla morde...), e mentre lavavo le scodelle della colazione una zanzara mi ha trattato come un fast-food. Mentre scrivo questo post Gabri ha scoperto che il muro può diventare un grande foglio da disegno, soprattutto ora che è bello pulito e ridipinto. Cominciamo bene.


Mamigà

mercoledì 6 settembre 2006

Silence please, I'm sleeping!

File0007File0016File0010File0015

Adoro i test... :)

Passo il test a: Fiocco72, Tinaweb, Fantasymeg, Melaguendy, Lagiostra.


Non dovete far altro che copiare il testo qui sotto, inserire le vostre risposte, postarlo e girarlo a chi volete... BUON LAVORO!


REGOLAMENTO: Il primo giocatore inizia il suo post con il titolo "Cinque mie  strane abitudini" e le persone che vengono invitate a scrivere un post sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare. Non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog o Journal ke dice "Sei stato scelto" (si accettano commenti) e ditegli di leggere il vostro... in sotanza dovete fare cm ho fatto io... Quindi prima riportate il regolamento poi indicate le vostre stranezze ed infine nominate le cinque persone!!!


Ecco le mie strane abitudini:


1- salgo sempre le scale iniziando con il piede sinistro.


2-quando ricopro di formaggio grattugiato la pastasciutta non deve rimanere scoperto mezzo centimetro quadrato.


3-Chiamo per nome le automobili e le biciclette di famiglia (la Nina, la Titti, la Tutugrande...).


4-Prima di uscire devo assolutamente bere un bicchiere d'acqua, ho il terrore di aver sete subito dopo uscita.


5-lavo i denti sempre nello stesso identico modo, con gli stessi identici passaggi, con lo stesso identico numero di spazzolate.


A quando il ricovero? ,ppp


Mamigà

martedì 5 settembre 2006

LOL

Ore sei e tranta del mattino: mio marito parte per andare al lavoro, si e no che me ne accorgo.


Ore sette e quaranta, sono in dormiveglia. Sento un'auto pargheggiare davanti casa. Primo pensiero: ommioddio, si è sentito male ed è tornato a casa.


Scendo le case di corsa in pigiama, ancora con gli occhi a mezz'asta, e me lo vedo arrivare con un vassoio di strudel caldo in mano.


"He, ho sbagliato turno, inizio all'una... sigh".


E dì grazie che non hai sbagliato il turno di notte, altrimenti invece di farmi una risata avrei pianto pensando alla tua disperazione...


Mamigà


Due gatti e mezzo

Io dico sempre che ho due gatti e mezzo. Il "mezzo" non è Heidi per questione di dimensioni, ma... Tommy.


Tommy ha una storia particolare, e una vita particolare. E' un gatto in multiproprietà. Mi spiego.


E' arrivato qui tre anni fa, poco più di un cucciolo, adottato da una coppia di fratelli albanesi che vivevano di fronte a casa mia. Avevano anche un cagnolino, il povero Boby (non è morto, dico povero perchè Gioia gli ha fatto il lavaggio del cervello, ma è un'altra storia), con cui andava d'amore e d'accordo. Tommy e Boby erano una coppia ideale cane-gatto. Dopo qualche mesi i due fratelli si trasferiscono altrove in paese, in un appartamento: regalano il cane, e il gatto rimane qui per sua scelta (da adulto Tommy ha iniziato a ruffianarsi in tutte le case del vicinato dove trovava una porta aperta, quindi...).  Inizialmente gli dà da mangiare esclusivamente la mia vicina di casa, che però essendo via di casa da mattina a sera una volta sfamato rimaneva fuori anche lui. Per due inverni è andata avanti così.  Quando lei partiva per le vacanze mi dava un sacco di croccantini da somministrargli quotidianamente, poi tornava e via come prima. Fino a due settimane fa circa.


Arriva Heidi in casa a giugno. Gioia non la poteva (e non la può) vedere nemmeno col binocolo, ma Tommy... Tommy è un vitello di gatto, è fisicamente adulto, ma l'animo è di un cucciolo. Per lui Heidi è una manna dal cielo: da allora sono quasi sempre assieme e giocano di continuo. E mio marito da due settimane lo accetta anche in casa.  Tommy è felice: perchè lui non cerca tanto il cibo, quanto la compagnia delle persone. E' coccolone, per lui il massimo della vita è accoccolarsi su un cuscino morbido dentro casa e non come Gioia fare il fantasma fino all'ora di cena. Per tutto lo scorso inverno, mentre noi ce ne stavamo in casa al caldo, lui passava delle ore sulla finestra a guardare cosa succedeva dentro, con quei due occhioni enormi e la sua voglia di far parte del gruppo.


Ora difficilmente dorme in casa la notte: fa ancora caldo, non ne ha bisogno. Ma credo che quest'inverno sarà una buona compagnia.


Mamigà

lunedì 4 settembre 2006

Quattro settembre

Ovvero, quattro giorni di ritardo sul Frontlinaggio delle gatte. Dopo quanti giorni si vince il micetto d'oro?


Mamigà

sabato 2 settembre 2006

Ieri sera mio marito mi annuncia: "domattina partiamo e ti lasciamo tutto il giorno da sola". CHE? Si, se ne sono partiti lui, il bimbo e mia madre stamattina per lo zoo di Lignano, e sono tornati dopo che io sono partita per andare al lavoro. Quindi ci siamo rivisti due ore fa circa. Devo dire che sono rimasta un po' spiazzata da questa sua decisione, primo perchè sinceramente mi dispiace che i momenti allegri della vita di nostro figlio debba viverseli per la maggior parte lui (eh, a chi gli oneri e a chi gli onori... sob), secondo perchè se fosse stato un sabato  o una domenica un giro allo zoo l'avrei fatto volentieri anch'io. Ma tant'è, se ne sono andati tutto il dì. E così...



Così mi sono trattata come una signora. Sono stata dalla parrucchiera, ho fatto due spese in tranquillità, ho svolto i lavori di casa lo stretto necessario (due lavatrici, una riordinata e chissenefrega, domani faccio il resto), mi sono fatta un pranzetto che se mio marito sente l'odore di quello che ho preparato vomita (linguine allo scoglio surgelate, coppa e pancetta, un grappolo d'uva e caffè forte come piace a me), una mano di vernice a un lavoretto a decoupage che sto facendo, e tanto, tanto, tanto punto croce. Una doccia e un filo di trucco (era da mesi che non mi truccavo, odio il trucco quando fa caldo) e via al lavoro. Torno e che ti trovo? Heidi disperata che non riesce a scendere da un tetto (arrangiati, come sei salita così scendi, e così è stato), Gioia affamata come una tigre e un profumo di bistecca sul fuoco. E una gigatorta meravigliosa che aspetta: era il compleanno di mia madre, oggi, era d'obbligo.


Però mio figlio mi è mancato. Ho sempre con me una sua foto, la tengo accanto al monitor mentre lavoro per tirarmi su quando il morale va sotto ai piedi. Funziona. Mi hanno detto che ha camminato tantissimo, è stato entusiasta della giornata nonostante i capricci (quelli fanno parte del contesto, è indice che sta bene), e ora dorme come un ghiretto. Mio marito... no, lui no. Perchè...


Perchè quando lui va via di casa telefona. Sempre. In media una volta ogni due ore. Quindi oggi ha chiamato quattro volte, perchè è convinto che io mi senta sola (ma quando? Ma dove? Abituata ad avere il caos per casa un po' di silenzio fa bene all'udito). Chiama puntualmente mentre ho qualcosa sui fornelli, quando sto entrando in doccia, mentre scarico la cassetta della spesa dalla macchina, sembra che certe cose se le senta addosso. Moh...


Ah, oggi mi hanno spostato di postazione al lavoro. Hanno spostato tutte. Ogni tanto lo fanno, dicono che serve a migliorare il modo di lavorare, e credo che sia vero. Fatto sta che dopo mesi di idillio  con accanto Luisa da stasera ho Giulia accanto. E la Luisa... dietro (che spostamenti, ragasse). Per ora sono contenta, si vedrà strada facendo.


Mamigà