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sabato 31 luglio 2010

Giornata di buone notizie


Ma oggi si vede che la luna è buona: dopo due mesi dalla visita mi è arrivato l'accertamento dell'invalidità civile. Mi è stato riconosciuto il 100% per due anni per il tumore, e l'80% permanente per la spondiloartrite indifferenziata e l'insufficienza venosa. Non so se è il giusto, io sinceramente mi aspettavo molto meno dopo quello che ho letto e sentito in giro. Nel male almeno qualcosa che vada bene.
Spero che sia un passo per riprendere pian piano una vita normale, trovare un lavoro adatto alle mie possibilità fisiche una volta terminato il "grosso" del percorso oncologico, pesare di meno sul bilancio familiare anche fiscalmente laddove la legge lo permette. Poter vivere un po' più serenamente.

Ho fatto l'ultima chemio!




Fine, stop, raus. Ho finito la chemioterapia. Ieri ho fatto l'ultima infusione, nervosa come una biscia, stufa come posso essere stufa, ma ho finito. Sono contenta, inutile dirlo, ma sinceramente non sono del tutto serena per due motivi. Primo, per essere completamente sicura che sia servita a qualcosa voglio aspettare di fare la TAC, non so quando, ma finchè non mi verrà messo per iscritto che non ci sono cellule tumorali a spasso qua e la nel mio metro e settanta di altezza non me la sento di cantar vittoria. Secondo, mi aspetta proprio un bel mese: controlli su controlli, esami preoperatori, visite e quant'altro, e prima di fine agosto verrò operata.
Intanto questo primo, lunghissimo capitolo è chiuso, e devo dirlo, è stata dura, ma sono arrivata alla fine a testa alta, facendomi delle belle risate nonostante tutto, inventandomi un modo nuovo per convivere coi disagi fisici, imparando tutto sommato qualcosa di buono. E apprezzando fino in fondo l'amore di chi mi è stato vicino. I miei famigliari per primi, tutti quanti.

venerdì 30 luglio 2010

Habemus zaino!


Succede sempre così: ogni volta che la famiglia Gà si mette in testa di programmare una uscita, immancabilmente piove. Martedì Papigà era a casa e si voleva andare al parco zoo di Lignano, ma cisiamo svegliati con dei nuvoloni da paura (e forse è stato meglio così visto che, col senno di poi, non sarei riuscita a percorrere tutto il parco camminando). Abbiamo quindi dirottato in quel del centro commerciale. Scopo: iniziare gli acquisti per la scuola. Si, so che è un po' presto, ma non sapendo d'ora in avanti quando sarò in grado di occuparmene seriamente, tanto vale approfittare e iniziare con la parte più scenografica: lo zaino.
Mettete da parte l'emozione della sottoscritta nel provare sulle spalle di un quasi-scolaro appena spannolinato (così sembra a me anche se non è vero) uno zaino che pensavo fosse più grande di lui (ma non avevo fatto i conti con le spalle del seienne in questione, che accidenti quanto a proporzioni bimbo/zaino siamo decisamente a posto). Mettete da parte la questione "salasso", ho speso trentatrè euro e qualcosa più diciotto di astuccio triplo (perchè come fai a non prenderglielo, tutti i bambini lo desiderano, anche se io ricordo mooooooolto bene di essermene pentita dopo un po' perchè era decisamente scomodo) e pensavo mi andasse peggio. Ma essendo solo all'inizio aspetto a vantarmene. Mettete da parte infine la questione diario-quaderni-copertine eccetera eccetera, avevo dimenticato a casa la lista datami dalle future maestre (che spero si riposino bene in questi mesi visto quello che le aspetta) quindi mi sono limitata a prendere quello di cui ero sicura e il resto alla prossima uscita.
Mettete da parte queste cose per soffermarvi un momento sui ricordi. Intendo i ricordi personali di noi, seienni degli ultimi anni settanta, quando a scuola si andava con la cartella col risvolto, il grembiulino e a piedi, tutt'al più fermandoci a metà strada dal fornaio a prenderci il bombolone per merenda o le caramelle che frizzavano sulla lingua. Ecco, che io mi ricordi non avevo possibilità di scegliere cartella, quaderni, marca di questo o marca di quello: la spesa per la scuola me la faceva la mamma, punto, e quello che mi trovavo mi trovavo e stop. Tant'è vero che io mi ricordo la bellissima cartella rossa con il peluche bianco davanti di cui andavo orgogliosa, ma non mi ricordo di essere andata in un negozio ad acquistarla.
Adesso ti dicono che le cose bisogna farle assieme ai figli, bisogna coinvolgerli per invogliarli ad affrontare i passaggi della vita con entusiasmo, stimolarne la fantasia eccetera. E fu così che ci ritrovammo in mezzo al centro commerciale con un Power incazzatissimo perchè ASSOLUTAMENTE bisognava prendere lo zaino col trolley, e di fronte alla spiegazione del "perchè no" (perchè ti inculcano anche che bisogna spiegarle le cose ai bambini) ha incrociato le braccia, meso il broncio e decretato che no, lui lo zaino non lo vuole, che a scuola non ci va e che se non lo portavamo fuori di lì immediatamente se ne sarebbe andato da solo.  Senza contare i capricci che si sono aggiunti in seguito aggirandoci tra gli scaffali dei diari, dei quaderni e via dicendo. Vi risparmio la mia risposta e la minaccia del papi, mi mandereste l'assistente sociale a casa al colpo.
Fatto sta che udite udite, dopo numerose contrattazioni (pari a zero) habemus papam:





Questo è lo zaino che accompagnerà il Power a scuola. Ci sono stata attenta, da mamma diligente: ho controllato la resistenza degli spallacci, le chiusure, le cerniere, la robustezza del fondo, le cuciture. Mia cognata si è augurata che gli duri due o tre anni almeno. Considerando DI CHI STIAMO PARLANDO saremo fortunati se lo zaino arriverà a giugno.

Ps. fanquiz le teorie sulla spontaneità e la libertà di scelta da dare ai bambini. D'ora in poi in questa casa vigerà la dittatura. Amen.

giovedì 29 luglio 2010

Parrocchetti- a blog unificati...


Ma poi mi immergo nei colori dei miei ricami e la fantasia vola... e durante l'estate vola su lavori che in inverno non posso permettermi di fare perchè un po' ostici.
Qualche giorno fa ho terminato un ricamo iniziato la scorsa estate, rimasto nella sua scatola a metà durante l'inverno e riesumato per la voglia di portarlo a termine, durante i pomeriggio caldissimi dei giorni scorsi. Sotto al gazebo, temperatura permettendo, ne faccio veramente di tutti i colori. In questo senso.





Non so dove troveranno collocazione, probabilmente rimarranno tra i lavori da incorniciare per un bel po' di tempo perchè lo ammetto, se devo spender soldi in questo periodo non vado a spenderli per una cornice di cui posso tranquillamente fare a meno. Però da quando li ho terminati non ho trovato ancora il coraggio di riporli, sono in camera, sul comò, belli stirati, e quando salgo ci butto l'occhio e mi si rallegra l'animo.

A blog unificati... ho finito i parrocchetti!

E' stata dura lo ammetto, ma vederli finiti è una soddisfazione!

Ho eseguito il ricamo su tela aida72 nera, una faticaccia per gli occhi (e infatti questa tela la uso solo in estate e la ricamo rigorosamente stando all'aperto o davanti alla portafinestra, diversamente mi è impossibile). Ma il risultato merita, eccome! Mi auto pat-patto :)))

Niente da fare, da domenica i dolori non si attenuano nemmeno con dosi massicce di paracetamolo. Non so se faccio bene a tener duro e sforzarmi a fare le cose di tutti i giorni, forse dovrei stare a riposo, ma mi annoierei a morte (e se penso che dopo l'intervento dovrò starmene buona buonina per un po' inizio a considerare seriamente l'idea di farmi ibernare finchè non sarò pronta per la radio). Ma non posso nemmeno andare avanti così, faccio davvero fatica a fare le cose di tutti i giorni. Mi sembra di essere tornata allo scorso anno, quando è iniziata la crisi di artrite. Venerdì ne parlerò con l'oncologo. Sono davvero in crisi stavolta.

domenica 25 luglio 2010

Mi sto cappottando da ieri sera... LOL


E mando anche caldamente a...


Altro atteggiamento celebre, questa mi è arrivata tramite mia madre che ha fatto da portavoce da una mia parente:
-Tizia mi ha detto che Caia le chiede sempre di te perchè sa che che io e Tizia ci sentiamo di frequente, ma Caia non ti chiama nè ti chiamerà perchè NON SA se sia il caso e se chiamandoti non ti faccia venire in mente quello che stai passando facendoti stare peggio. Io le ho detto che tu non hai problemi a parlarne, ma lei rimane della sua idea.

BRAVA E INTELLIGENTE PERSONCINA  (parlo di Caia, non di mia madre, ovvio). Così




  • A- Caia non avrà mai una risposta al suo quesito, visto che non la cerca direttamente.
     


  •  


  • B- Mi è definitivamente chiaro quello che pensavo, cioè che effettivamente a Caia della sottoscritta non interessa un emerito cà, quindi la smettesse di fare pure la parte di fronte a Tizia e a mia madre che è una perdita di tempo.
     


  •  


  • C- Se ne andasse bellamente a Fangù, lei e tutte le persone che sfruttano certe situazioni per farsi i loro interessi psicotici, compresa la moglie del Dì che non perde un colpo quando incrocia mio marito (e lui pure dietro a dire "toh che caruccia, si interessa di te"... balle, quando mi incrocia per strada non mi saluta nemmeno).

     



Oooooh là. E adesso me ne vado a nanna, finisse sta giornata del cavolo.

sabato 24 luglio 2010

Oggi mordo


Ieri mattina sono stata in ospedale a fare l'ennesima infusione di Hercy. Sono andata e tornata da sola, visto che lui da solo non mi da sonnolenza. Visto che i miei sandali di tutti i giorni si stanno rompendo ho voluto provare, prima di portarli ad aggiustare, a vedere se riesco ancora a usare i sandali col tacco alto che ho acquistato lo scorso anno. Non hanno solo il tacco alto e stretto, ma anche la pianta stretta come le punte: a me piacciono moltissimo. Evidentemente venti chili in più fanno la differenza anche nel camminare, perchè uscendo dall'ospedale ho messo male il piede sull'asfalto un po' troppo granuloso, e attraversando il parcheggio ho fatto un volo degno di un bambino che si è allacciato male i pattini. Non mi brucia tanto la figura che ho fatto perchè effettivamente non c'era anima viva a mezzogiorno nel parcheggio dell'ospedale, nè mi brucia molto la sbucciatura al ginocchio e i lividi alle mani che mi sono procurata. Mi brucia l'orgoglio: l'ho sempre detto, perdere il controllo del mio corpo mi manda in crisi pazzesca, mi umilia con me stessa, mi mette nelle condizioni di ammettere che qualcosa può sfuggirmi. Odio gli imprevisti. E dire che con tutto quello che mi è capitato nell'ultimo anno a proposito del mio corpo avrei dovuto farci non dico l'abitudine, ma almeno accettarlo un pochino. Evidentemente non è così, se una banale caduta mi fa stare tanto male.
Ieri pomeriggio c'è stato un temporale pazzesco: un vento fortissimo unito a una valanga d'acqua che si è riversata sul paese come se fosse caduto un nuvolone in un colpo solo. Vedere la palma del giardino di fronte piegata a novanta gradi e il tavolino del giardino volare è stato sconvolgente, non credo in trentasette anni di aver visto mai un temporale simile. Il tutto è iniziato in trenta secondi, finito dopo una ventina di minuti, e ha lasciato il giardino in condizioni pietose. Per fortuna abbiamo fatto in tempo a togliere il telone del gazebo, altrimenti gli avrei dovuto fare il funerale in discarica per l'ennesima volta, e stavolta mi sarebbe dispiaciuto più delle altre.
Oggi il temporale ce l'ho addosso. Ho dolori dappertutto, ai muscoli, alle articolazioni, alla schiena, ovunque. Non so se sia stato Herceptin, la caduta, la menopausa, il fatto che ho dormito malaccio per via del caldo, non lo so. Oggi morderei chiunque, tutto mi da fastidio il triplo del solito, prime fra tutti le telefonate che il papi riceve e fa alle ore più impensabili (la prima alle otto e mezzo del mattino, dal direttore di un super, per questioni inerenti alla festa di ferragosto che Papigà sta aiutando ad organizzare col gruppo di volontari del paese. Ho risposto io perchè il papi era sotto la doccia. Se mi ricapita metto da parte la cortesia e mando cordialmente a cag...). Ho preso bellamente a calci, lo ammetto pubblicamente e non me ne vergogno, la pila di giochi e libri che il Power ha lasciato sulle scale per l'ennesima volta, dopo che per mille volte gli ho detto di non farlo perchè si deve poter passare, e altrettante mille mi sono sentita rispondere "si mamma non lo faccio più". Chi mi ha sentito urlare deve avermi preso per isterica. E col pensiero ho anche mandato a cag... mia suocera, che ha mandato a dire attraverso mio marito per l'ennesima volta che vada a prendermi i pomodori che ne ha in più, e che è un po' seccata perchè quando ne ho bisogno li compro anzichè andare da lei: con tutto il sacrosanto ringraziamento per il pensiero, non mi metto in macchina e non mi faccio quindici più quindici chilometri per quattro pomodori, abbia pazienza. Ci faccia il sugo e lo congeli se proprio non sa cosa farci.
Ma oggi me la prenderei con qualunque cosa e con chiunque. Forse esiste la formula per farmi cambiare la giornata, ma in questo momento avrei solo voglia di starmene per i cavoli miei anzichè inventarmi un pomeriggio da trascorrere con mio figlio evitando la tentazione di parcheggiarlo davanti a tv e pc perchè non rompa i maroni. Si, mi piacerebbe anche sfogarmi con qualcuno, ma con chi? Non ho il diritto di buttare addosso a un'amica tutto il mio veleno, anche perchè ognuno ha i suoi problemi, e la maggior parte delle volte sai come va a finire? Che quando chiamo qualcuno questo qualcuno o qualcuna che sia evita di chiedermi della malattia o del mio stato d'animo perchè porca vacca c'è la diffusa convinzione stramaledetta che io DEBBA evitare di parlarne per non soffrire di più, quando invece NE HO UNO STRAMALEDETTO BISOGNO di buttarla fuori, e non me ne frega un caxxo delle stronzate o delle battute idiote per non farmici pensare! Perchè io ci penso, ci penso eccome, e sono ottimista, e sono anche ironica, e ci scherzo sopra, ma far finta che non esista da parte degli altri è uguale a ingigantirla ancora di più, come di un mostro che non si deve nominare per scaramanzia. E poi io però di contro mi sto a pippare senza fiatare le rogne e le rognette degli altri, così, giusto per gradire.
Insomma, oggi va così. Domani andrà senz'altro meglio.

venerdì 23 luglio 2010

In biblioteca


Ieri pomeriggio l'ho fatto: sono stata in biblioteca qui in paese con mio figlio, pensando a qualcosa di diverso da fare come passatempo estivo visto che già alla materna è stato abituato a frequentarla. Non ha voluto noleggiare nessun libro, il Power è così, bisogna prenderlo nel momento giusto ma se decide che è NO è NO, va bene così. Io invece ho girato piacevolmente tra gli scaffali con l'intenzione di prendere uno dei tanti libri che ho sempre desiderato leggere, e l'ho trovato.





Sono sempre stata curiosa di leggere i libri da cui sono stati tratti i film che adoro di più, e tra questi ci sono i romanzi della Austen. Ieri sera mi sono letta le prime venti pagine con soddisfazione, alla luce delle candele alla citronella in giardino. Piacevole, piacevolissimo.

Una nota dolente: la biblioteca. E' un ennesimo segno del disinteresse della attuale amministrazione Comunale verso il sociale e le strutture pubbliche. Per quanto bella e ampia, e luminosissima sia (è anche di recente costruzione, prima si trovava in una stanzetta piccolissima), trovo triste scoprire che gli scaffali sono pieni solo per un terzo della loro capienza. E controprucente il fatto che in pieno luglio, con quaranta gradi all'ombra, le bibliotecarie siano costrette a tenere spenta l'aria condizionata per risparmiare sulla bolletta.  E poi ci si chiede perchè le famiglie si rivolgano nei paesi limitrofi per accedere ai più comuni servizi, compreso quello scolastico...

E c'è l'umorismo sadico di Papigà


-Ma cavolo, quante mosche qui dentro!  Neanche ci fosse un cadavere in casa...
-Eh... qui non sono io quello che fa chemioterapia...
-

giovedì 22 luglio 2010

Sproloqui- analogie


-More, da quando ti fermi a guardare Jessica Fletcher?

-Eh, mi piace. E' come Scooby Doo , solo che lì gli animali non parlano.

mercoledì 21 luglio 2010

Latte e cioccolato


Stamattina il Power se ne stava in stato semincosciente davanti alla sua bella tazza di latte e cioccolato da un buon quarto d'ora, alle otto e mezzo del mattino. Tranquillo. Io stavo lavando due tazze e due bicchieri due metri più in là, quando il Power mi fa notare che sul tavolo, al lato opposto a lui, stava Amy accucciata. Io mi giro un po' e con la coda dell'occhio la vedo. Ed esclamo le ultime parole famose: "lasciala lì, non da fastidio a nessuno".

Se avessi guardato meglio mi sarei accorta che stava facendo la posta a una mosca che stava a cinque centimetri dalla tazza del Power...

Le ultime chiazze di latte e cioccolato se le sta  portando via la lavatrice in questo momento, quelle della tovaglia. Il resto lo lascio alla fantasia di chi legge.  Si sappia solo che la tazza era per tre quarti piena.

martedì 20 luglio 2010

Eh eh eh... e poi arriva lei...


...La ex compagna di scuola che ti sei tirata dietro alle elementari prima e alle medie poi. La piattola che non potevi vedere nemmeno in foto, ma all'epoca non sei mai riuscita a farglielo capire nè con le buone nè con le cattive. Lei ti ritrova su feisbucche e non te la senti di negarle l'amicizia, non fosse altro perchè ti concedi il beneficio del dubbio: se in venticinque anni sono cambiata io sarà cambiata anche lei, si cresce, cambiano le situazioni e cambiano le persone no? In fondo anche mio fratello a undici anni mi arrivava sotto al naso mentre adesso sono io  a guardarlo dritto dritto sullo sterno.
Insomma, se fino a poco tempo fa avevo la smania di ritrovare quelle cose perse anni annorum addietro, per talune mi rendo conto che se ne stavano ben bene dove le avevo lasciate. Perchè lei, la Esse, dopo esserci scambiate quattro email e una mezza dozzina di frasi, mi ha fatto risalire d'un botto la bile: udite udite, non è cambiato di un pelo quello che di lei detestavo, e che non si è tolta di dosso a quanto pare. Compreso quel modo di esprimersi che, se vis-a-vis era scorretto come un italiano (leggi lingua italiana) che si è dato alla marjuana, scritto è peggio ancora. Non per niente in terza media fu bocciata, e mi meravigliai che non l'avessero bocciata prima giusto per togliermela di torno.

Ma la Esse era un mito. Abitavamo a un isolato di distanza io e lei. Già alle elementari speso e volentieri facevamo la strada assieme per andare a scuola, non fosse altro che per il fatto che, muovendoci alla stessa ora da casa, ci incrociavamo inderogabilmente all'attraversamento pedonale cinquanta metri più in là. E alle medie cinquanta metri nella direzione opposta, perchè caso vuole che pur cambiando scuola ci infilassero comunque nella stessa classe (CON SETTE SEZIONI CHE C'ERANO). Vabbè, a scuola ognuno aveva o ha le sue piccole croci. Qualche volta siamo anche state compagne di banco, poche per fortuna.

La Esse aveva grossi problemi a scuola: non era cattiva, era torda, ma di quelle torde che puoi sbatterci la testa contro e se ne accorgono mezz'ora dopo. Solo che per lei prendere un brutto voto era un'umiliazione: per questo cercava di rifarsi in altro modo della stima delle compagne che probabilmente non voleva perdere (ma ne aveva? Io l'ho sentita presa per il fondoschiena tante di quelle volte... almeno la metà di quanto prendevano in giro me per gli occhiali e i denti storti). Lei era quella che si faceva notare per i maglioni alla moda (fatti dalla sua mamma, tutti identici ma di diverso colore, anche belli, ma quel cinturone nero annodato sopra l'ho stampato nella testa... erano gli anni ottanta), che chiacchierava come un'oca di cose da oca, e che ogni primo giorno di scuola (mamma mia che fissa) mi chiedeva
"ti ga trovà el moroso sta istà? Mi si sa, andavimo in motorin... el me portava pae sconte... soeo che no eo go più sentio da quando che so tornada casa... chissà parchè...". Ma era anche quella che se cercavo di evitarla magari partendo cinque minuti prima da casa al mattino per prendere il semaforo verde in anticipo rispetto al solito, il giorno dopo lei partiva da casa DIECI minuti prima, che non si sa mai, e mi aspettava al palo della luce con aria da "finta de niente sa...". Il tragitto casa-scuola chiedeva quasi mezz'ora di strada a piedi di adolescente, fate vobis. 
E la stessa che prendeva cinque in qualsiasi materia nove volte su dieci, ma non te lo diceva mai: faceva i segnali di fumo. Ovvero, lei e io sedute ai lati  opposti della classe: a me andava sempre bene qualsiasi compito scritto, eccezion fatta per i compiti di storia e quelli di storia dell'arte perchè per me le date abbinate a luoghi e nomi di personaggi sono fantascienza (e l'insegnante di artistica col suo parrucchino rosso-zucca la odiavo). A lei quell'unica volta su dieci in cui andava bene un compito faceva spalla a tizia, che facesse spalla a caio, che chiamasse tazio, che facesse segno a tuzia che voleva parlarmi (a segnali di fumo appunto, come dicevo io, ma in realtà era il conosciutissimo ALFABETO DEI SEGNI che abbiamo imparato tutti in prima elementare):
G-O---C-I-A-P-A'---S-I-E-E-E-E-E!"! Bravaaaaa!!! Ecchemmenefregammèèèèè!!!  Le restanti nove volte me ne accorgevo io di come andava, perchè abbassava la testa sul banco sconsolata. E io, bastarda dentro fuori e tutt'attorno già a dodici anni, facevo segno a tizio, che facesse spalla a caia, che chiamasse tazio, che dicesse a sempronia che volevo parlarle. "C-O-M-E--E'--A-N-D-A-T-A? I-O---H-O---P-R-E-S-O---N-O-V-E! " Risposta: "Ma moigheaaaaaa!!!" senza segni, a bocca spalancata ma senza un filo di voce, con mani e braccia in movimento ampio mandandomi inequivocabilmente... devo dirlo dove? E io ci andavo anche, ma ridendomela di gusto, ma di un gusto sadico, ripagata nell'animo di quelle bugie infantili che dovevo sorbirmi per tutti i tragitti casa-scuola, dei suoi racconti pallosissimi di cose che secondo lei aveva fatto mentre anche uno scimpanzè avrebbe capito che erano invenzioni di una adolescente con bisogno di stima.
Ero una grandissima str@@@za, ma lei era una piattola. E nei miei ricordi è rimasta un mito. Che ci vuole una bella costanza a starmi alle costole per cinque anni (io ho cambiato scuola in terza elementare), non è da sottovalutare l'impegno!
Insomma, io e la Esse ci siamo reincrociate virtualmente dopo venticinque anni. E' cambiata, si: è diventata una barca (ma visto che lo sono pure io è meglio che stia buona buona), si è fatta una famiglia (lo ha trovato davvero alla fine quel moroso), ma la faccia è rimasta uguale identica a quella che aveva, non è cambiata di un pelo. E coniuga ancora male i verbi, in dialetto veneto per giunta come allora, allunga le vocali finali come faceva, ed è ancora convinta di essere una delle mie migliori amiche, tanto da offrirmi supporto morale in questa "tanto delicata fase della mia esistenza" (cito una delle sue dolci e consolanti frasi:
"conosco una persona che è stata operata dieci volte di tumore e la chemio le ha fatto metter su CINQUANTA CHILI, ed è ottimista". Non fatemi commentare, vi prego).
E vabbè, che ci posso fare, ognuno è fatto a modo suo, rimane per me ignoto come possa essere possibile che per qualcuno il tempo che passa non lasci inalterata solo la bellezza della pelle e l'assenza di punti neri, che già di per sè è gran cosa.
Però sono da ammirare le buone intenzioni, dai. Su questo non c'è dubbio. E se è vero che se dici a una persona quello che vuol sentirsi dire l'avrai conquistata, stavolta mi ci metto di buzzo buono e non la prendo in giro più. O almeno voglio provarci. Per davanti. Ma per dietro...

Parentesi del lunedì


E poi ci sono tornta nella piscina, ieri pomeriggio. A giocare con mio figlio, credevo di non riuscire a reggere la sua esplosività mentre messo sull'avviso (sai che la mamma non sta bene perciò non esgerare!) si è contenuto e ci siamo divertiti. E poi è arrivata la nonna, che non ha resistito nemmeno lei e dopo un numero imprecisato di anni digiuna di bagno e un numero imprecisato di AHI-OHI-AIUTO-TIENIMI e vi dicendo è entrata in acqua. Cinquanta  centimetri di acqua neh, per due metri e quarantaquattro di diametro. Quanto basta per rinfrescarsi e giocare a pistolettate.

Ieri sera poi siamo usciti tutti insieme a cenare con un gelato mega, per fare un po' di festa a mio fratello e sua moglie per il loro primo anniversario di nozze. Ovviamente ho cenato con un piatto di spaghetti, giusto per non smentirmi (dicasi gelato alla vaniglia e panna montata  su un piatto a mò di spaghetti con salsa alla fragola al posto del sugo ovviamente, uno spettacolo). Ovvero, in un modo o nell'altro a me basta che sia pastasciutta

E oggi iniziano le vere ferie per mio figlio. Le ferie che includono la noia, le giornate inventate sul momento, i capricci per non fare una cosa piuttosto che l'altra e via dicendo. Normale amministrazione estiva. Il centro estivo è finito e sono contenta di avercelo mandato: il Power si è divertito tantissimo, ha preso confidenza con la presenza di bambini molto più grandi di lui nello stesso ambiente di gioco, si è sporcato all'inverosimile, ha portato a casa qualche lavoretto e un disegno, e ha preso anche un po' di abbronzatura. E' un fighetto: ieri l'ho portato dal medico per una sciocchezza che però andava vista, e il medico gli ha fatto il tagliando.
Il Power a sei anni e mezzo misura 126 centimetri e pesa 31,7 chili. E' al 91esimo percentile, che poi sta cosa dei percentili me l'ero messa da parte pensando che solo i pediatri la facessero mentre ne tiene conto anche il nostro medico di base, il che mi fa piacere "assai assai assai".  Insomma, è un bel ragazzotto con due spalle così, alto e robusto come sempre.


domenica 18 luglio 2010

Un tuffo in piscina


Mi sono lasciata prendere dall'entusiasmo. O meglio, dalla disperazione e dal caldo, visto che ieri ho stirato per un'ora e mezzo, e stirare in questi giorni è la tortura dei mestieri di casa.
Mio marito ha preso di nuovo la piscina grande. Non volevo spendesse quei soldi (venti neuri perfino, bah), per qualcosa che va usato poco e che da lavoro, ma poi ho pensato... non facciamo mai vacanze, quest'anno evitiamo il mare per via della chemio (che peraltro non è sto gran sacrificio visto che a me comunque andare al mare non piace, ma si andava per il Power qualche volta gli anni scorsi), non andiamo mai a cena fuori, siamo sempre al risparmio... Ma si, diamoci alla pazza vita da finti-ricchi. Facciamoci anche quest'anno la villa (a schiera) con piscina (di gomma, anzi, autoportante, sperando duri più delle precedenti agli attacchi felini).
E visto che non ce la faccio fisicamente a sopportare i giochi in acqua di padre e figlio coalizzati, ho aspettato che se ne andassero. E dopo aver stirato... mi sono calata.
Io ho uno strano rapporto con l'acqua. Un rapporto molto felino. L'acqua a me serve per bere, far da mangiare, lavarmi e diluire i colori a tempera. Stop. Non amo immergermi. L'acqua mi mette ansia. Mi fa sentire in trappola. Mi fa perdere il controllo del mio corpo, cosa per me inaccettabile.  A me immergermi rilassa solo se posso controllare anche l'acqua, e se ci riesco mi lascio poi andare completamente. E me la godo.
E me la sono goduta ieri pomeriggio, fino in fondo. Preso il controllo della situazione via, ho lasciato che i pensieri andassero per i fatti loro, ho assaporato il silenzio delle sette di sera in giardino, litigato con una zanzara impertinente, ho sentito il peso del mio corpo cambiare e mi sono fatta accarezzare dal pelo dell'acqua che mi sfiorava le punte dei piedi. E' stato bello. Anzi, è stato fantastico. E tutto mio, interamente mio.

Poi è arrivato mio figlio, e caldo di far foto...





...ha preso la parte del mio corpo che amo di più.
Buona domenica a tutti!

venerdì 16 luglio 2010

Sproloqui- alle sette e trenta del mattino


-Mamma hai bagnato l'erba ieri sera?
-Mmmmgno.
-Ha piovuto stanotte?
-Mmmmmnon mi sembra.
-Ma l'erba è bagnata...
-More, l'erba  è bagnata al mattino presto perchè c'è la rugiada. L'umidità della notte al mattino si scalda col sole e cade sull'erba.


Silenzio.


-E certo. Fa talmente caldo che l'aria suda...

giovedì 15 luglio 2010

Cambiamenti


Ora posso dirlo. Evidentemente l'ultimo Taxolo, quello di sette settimane fa, sta mollando la presa, perchè...
...perchè MI STANNO RICRESCENDO I CAPELLI. Sono ancora piccini picciò, e purtroppo grigi, o a me sembrano così (bisogna vedere quando saranno più lunghi), persi in mezzo alla peluria che mi era rimasta (perchè calva-calva non sono mai stata, ero come un bambino di pochi mesi in testa), ma ci sono. Ho ancora timore che sia uno scherzo, che il terzo Myocet si porti via tutto, e l'unica cosa da fare è aspettare e vedere. Oggi sono entrata al supermercato senza cappello dopo mesi, e non ho avuto la sensazione di sguardi puntati come avevo qualche settimana fa, quindi deve essere vero. E le ciglia sono sempre più lunghe, ora tengono di nuovo il mascara. Non sono ancora del tutto fuori ma sono ad un ottimo punto. Mancano all'appello le sopracciglia che sono ancora rade, e va beh, sono tornati i peli sulle gambe e ne avrei fatto volentieri a meno, ma tant'è, quest'anno niente pinocchietto nè shorts fuori casa, perciò chissefotte.
Sono contenta, è ovvio. Ma quando mi guardo allo specchio ogni tanto penso che tutto sommato, d'accordo, la malattia non la si vorrebbe mai e non è da augurare a nessuno, ma oggi come oggi quante persone possono dire di essersi viste in così diversi modi? Certo ne avrei fatto volentieri a meno, ci mancherebbe, ma pur cambiando il mio corpo in maniera così drastica non sono mica morta, nè ho ceduto alla tentazione di chiudermi in casa per non farmi vedere in questo stato. Tutt'altro.
Adesso inizia a salire l'ansia per l'intervento. Chissà se avrò il coraggio di guardarmi allo specchio poi. E di farmi guardare. Si, ho paura. Ho paura di non trovare il coraggio per accettare quel cambiamento, che sarà forte, drastico, e inevitabile.

martedì 13 luglio 2010

La mia prima trousse!

L'avevo accennato che stavo lavorando a una trousse della ricamatrice, la prima... Oggi ho finito quella vera, non quella recuperata qualche post più sotto. Una vecchia camicia e un ritaglio di un vecchio lenzuolo di flanella mi sono venuti incontro, nonchè qualche pezzetto di velcro, un nastrino e ovviamente due o tre ricamini veloci veloci. E voilà!

Sembra un quaderno e invece...

Ta-daaaa!!! Tasche e taschine, chiusura col velcro e tocco finale...

...trovaforbici-puntaspilli con velcro sotto, così se la forbice dovesse scivolare fuori non scappa!
Io ne sono orgogliosa, anche se forse era il caso di irrigidirla un po' di più (è imbottita con uno strato solo di ovatta).

Uff...


Ci sono sere come questa in cui tutto mi sembra più fastidioso, più pesante, più antipatico e più difficile da digerire. Quello che mi passa per la testa è "cavolo, io spesso durante il giorno mi dimentico di essere malata e parto in quarta nonostante le mille magagne che mi porto dietro, accorgendomi solo verso l'ora di cena di essere fracassata. Ma spesso ve ne dimenticate anche voi, visto che quando mi vedete correre a destra e a sinistra non vi passa per l'anticamera del cervello di fare ALMENO la vostra parte in casa...". Perchè evidentemente Mamigà che corre è sinonimo di Mamigà che sta bene, non di Mamigà che corre perchè la famiglia abbia sempre e comunque quanto le spetta nonostante tutto, no? E qui sbaglio io, che dovrei incrociare ogni tanto le braccia e prendermi il mio, DIRE quello che desidero anzichè sperare (invano) che due maschietti si accorgano che desidero qualcosa. E mica desidero chissachè... A me basterebbe che ci si ricordasse alcune piccole cose, come chiudere quella benedetta porta di ingresso che è sempre spalancata, buttare via i fazzoletti di carta mezzi usati anzichè lasciarli sul tavolo, parlare anzichè urlare dal piano di sopra al piano di sotto (e quanti anni sono che lo dico), togliere la verdura dal sedile dell'auto prima che si lessi, scendere a pranzo o a cena quando chiamo invece di arrivare mezz'ora più tardi (perchè c'è un guerriero da mandare in missione e PROPRIONONSIPUO' lasciarlo lì), e altre sciocchezze del genere. Sciocchezze che io chiamo "piccole forme di rispetto".  Sciocchezze che però mi fanno perdere un sacco sacchissimo di tempo ogni giorno, e perdere tempo per sciocchezze che possono benissimo essere saltate a piè pari con un minimo di impegno comune è inutile.
Insomma, ogni tanto mi sento lasciata sola, ma sola-sola, non fisicamente, ma mollata lì, in un altro pianeta, a sbrogliare le cose più elementari e quotidiane in una bolla tutta mia in cui nessuno vuole entrare, ma da cui ognuno dipende. E se ne ha di che ben dire "mamma posso aiutarti, ti lavo i piatti?", quando non è il lavare i piatti per mettersi a posto la coscienza la cosa di cui ho più bisogno, ma tremila altre piccole cose che costano un millesimo di sforzo ma rendono tanto quanto.

Stasera ho un gran mal di stomaco. Ma ho un gran mal di stomaco da due giorni, ho la nausea,  la lingua intorpidita in un saporaccio metallico schifoso , il cuore che ogni tanto balla la macarena e sono stanca, stanchissima, mi mancano le forze. Insomma, ho fatto la chemio da tre giorni, se qualcuno qui dietro non lo sapesse. Anche se faccio finta di niente. Che non è vero che Myocet è innocuo, non è assolutamente vero. E' che sono stufa di dire sempre le stesse, inutili, banali cose, che tanto non cambia niente.

Stasera avrei voglia di essere ascoltata, ma non mi va nemmeno di parlare. Ecco.

lunedì 12 luglio 2010

Un pensierino e un lavoro in corso

Qualche giorno fa Anna Crusaneta ha messo sul suo blog la finestrella per seguirlo con Google Connect, e visto che contemporaneamente stavo mettendo a posto questo blog ne ho approfittato per iscrivermi, così da rimanere aggiornata sui suoi lavori (Anna ha una fantasia eccezionale). Mica sapevo che stavo partecipando al suo concorsino e ho pure vinto LOL! Ecco il regalino che mi ha mandato, non è bellissimo?

E' un dolcissimo segnalibro-puntaspilli, con uno spillo decorato e una matassina variegata che a guardarla sa di caramella. Grazie Anna! Questo proprio non me lo aspettavo...
In questi giorni fa caldo (che novità) e la voglia di prendere l'ago in mano è davvero poca, il tempo lo avrei anche ma lavorare con ago e filo è particolarmente fastidioso, il filo non scorre, gli aghi si ossidano alla velocità della luce, la tela si inumidisce di sudore... bleah. Ma c'è un lavoretto che ho iniziato lo scorso anno e che se non porto avanti in questa stagione rischia di rimanere lì fino al prossimo 2011, guardate e capirete il perchè.

Si si, è proprio tela nera, aida 72 nera per la precisione, una goduria per i miei occhi astigmatici! Lo ricamo a un filo solo, lo schema comprende un secondo pappagallo delle stesse dimensioni di questo e qualche foglia. In pratica sono a meno della metà del lavoro. Spero di riuscire a dargli un bel colpo in avanti in queste settimane, se non di finirlo.

domenica 11 luglio 2010

Power-sparate


Il Power si avvicina a Jack, che se ne sta stravaccato sul tavolo pensando ai fattacci suoi.
-Cibo in scatola? BLEAH.
E se ne va.
Mi sto s-cervellando per capire il senso di questa uscita. Inizio a pensare davvero che mio figlio abbia una vita interiore parallela...

sabato 10 luglio 2010

Blog Candy

Non homai partecipato prima a un blog candy, questo è del sito DRAGONFLY SHOP. Tante cose carinissime!

venerdì 9 luglio 2010


Fatta. Anche questa è fatta. Ed è la penultima sembra: grazie dottore coi Baffoni (lo dico come lo direbbe mio figlio, perchè davanti a lei mi sento un po' bambina): sono contenta che abbia accolto il mio desiderio di poter accompagnare mio figlio durante il suo ingresso alle scuole elementari anzichè stare in ospedale in quei giorni. Non sa che regalo mi fa.
E così tra tre settimane sarà finita anche questa esperienza, perlomeno per la parte che mi spaventava di più, quella che mi ha sconvolto nel corpo e nell'anima come nient'altro dopo la maternità. Ma forse ora dico così, e poi magari più avanti dopo l'intervento la penserò diversamente, chissà. Il percorso non termina qui, è ancora lungo, ma intanto questa è quasi fatta. Il resto lo affronterò man mano che arriva, perchè se c'è una cosa che ho imparato in questi mesi è guardare il passo che sto facendo per farlo bene, guardarmi indietro per apprezzare la strada fatta e darle un valore, e non guardare troppo avanti per non lasciarmi sopraffare dal terrore, perchè troppo spesso non ce n'è poi motivo.


Con oggi è trascorso anche un anno da quando ho iniziato l'iter che mi ha portato alla diagnosi della mia malattia reumatica. Lo ricordo molto bene perchè mancavano dieci giorni esatti alle nozze di mio fratello. Un anno fa mi recavo per la prima volta dal medico per i dolori lancinanti al piede, alla mano e al rachide, che da giorni non mi abbandonavano neanche prendendo i soliti antidolorifici. Ho festeggiato con una vasca di gelato


Il Power ieri ha dichiarato che è stufo.
E' stufo di andare a dormire dalla nonna ogni volta che devo andare in ospedale la mattina seguente, perchè non posso andarci sola e devo andarci presto, troppo presto per lui.
E' stufo di doverci andare per forza, di non poterlo scegliere, stufo di non avere alternative se non quella che la nonna venga a dormire da noi, ma già viene a dormire da noi la sera della terapia se il papà lavora, per non lasciarmi sola. Non le si può chiedere più del necessario, non voglio.
Il Power chiede di continuo se la prossima sarà l'ultima volta che vado dal dottore, se stavolta mi guarisce, perchè, dice, "mamma dici che ci vuole tanto tempo ma è tanto tempo che dici così, e sei sempre malata". Perchè io mi dimentico che in questi giorni è un anno che sono malata, che la strada non è partita col tumore, ma con l'artrite, quando mancavano pochi giorni alle nozze di mio fratello. E per i bambini il tempo non vola come per gli adulti. Per il Power un anno evidentemente è un'eternità.
Il Power mi chiede trenta volte al giorno come sto. Si preoccupa. Mi chiede perfino se ho fatto le punture.
Mi chiede ogni giorno chi va a prenderlo all'asilo o al centro estivo, lui vuole la mamma, e se gli dico che ci va qualcun altro che non sia il papà mi risponde "ah, di nuovo dal dottore mamma. Aaaaaaancora..." e abbassa gli occhi.

Qualcuno mi ha detto che sono fortunata perchè almeno un figlio ce l'ho. Mi è stato detto che ho qualcosa a cui aggrapparmi per star su.
Chiariamoci.
Un figlio non è "qualcosa", ma una persona, il mio poi non è nemmeno nell'età della ragione, non almeno della ragione degli adulti. Non ci si può aggrappare a lui, è lui che si aggrappa a me per capire, per farsi una ragione di quello che gli accade attorno.
E' vero, sono fortunata. Ma la mia fortuna non sta nell'avere un figlio, piuttosto nell'avere una famiglia. Perchè una mamma malata non è esente dal dare a un bambino tutto quello che gli spetta, la serenità in primis, e non è facile preservarlo dalle mie angosce quando mi assalgono anche all'improvviso e magari siamo soli. Mio figlio è la mia gioia e la mia speranza, ma anche una responsabilità, sana o malata che io sia. E per me è duro, durissimo dover chiedere e chiedere e chiedere che qualcun altro si occupi di lui così spesso come in questi mesi, sapendo di non avere alternative. Oggi mio figlio è un'altra persona che soffre per me, a modo suo, con tempi suoi, ma soffre, e Dio solo sa quanto vorrei risparmiarglielo.
Piano col dire "sei fortunata, almeno un figlio ce l'hai". Un figlio non è un soprammobile, un passatempo, una conquista.
Non esistono persone più fortunate di altre, perchè ne sono convinta, non sapremo MAI quello  che ha in cuore e a casa sua la persona che ci troviamo davanti. Pensiamoci quando ci viene in bocca quel "beata te" che è tanto facile da dire quanto inutile.

 

giovedì 8 luglio 2010

Mentre disegnavo su carta il progettino della mia prima trousse della ricamatrice (mi sono innamorata di quella di Roberta e ho pensato che MI CI VUOLE! :DDD), e rimuginando sul fatto che sarebbe stato utile avere qualcosa di pronto e pratico per portar via un ricamino da fare domani durante le ore della terapia... CHE FLASH! Questo portafoglio avrà si e no quindici anni, messo in un cassetto perchè entrate di moda le borse piccole avevo bisogno di usarne uno di dimensioni decisamente ridotte... Ma io si sa, non butto mai niente se non è distrutto distruttissimo!
Ed ecco a voi...

Una trousse già pronta per un mini kit che mi è stato regalato da mia cognata! VOILA'!

E adesso mi auto patpatto... :)))
Ooooh... là. Due giorni fa ho terminato un centro all'uncinetto, ci ho impiegato dei mesi a farlo e sapete perchè? Perchè è uno di quei lavori che "uso" per ingannare l'ansia da viaggio, ossia che faccio durante i tragitti in auto (da passeggera ovviamente!) anche solo per fare dieci chilometri. Che volete che vi dica, mi passa meglio. Eccolo!

In teoria dovrebbe essere ottagonale, perchè centri rotondi non ne faccio praticamente mai, ma l'operazione stiro non è che mi sia venuta perfetta. Però mi piace con tutti quei pippiolini, sembra un gigantesco fiocco di neve.
E poi sempre due giorni fa mia madre mi ha portato una meraviglia delle meraviglie, a cui la foto come sempre non rende giustizia!

E' un angioletto fatto a tombolo, che mia madre in teoria mi ha fatto per appenderlo all'albero di Natale, ma come si fa??? E' di una finezza incredibile, tanto più che è uno dei suoi primi lavori e quindi ha un valore di tutto rispetto. L'ho incorniciato su un fondo di velluto blu e devo trovargli un posto che gli renda onore, sperando un giorno di riuscire a trovare tempo per imparare anche questa tecnica che permette di fare dei piccoli capolavori.

mercoledì 7 luglio 2010

E infine, il dessert


Prego, favorite.

Quando Mamigà è di buonumore e in piene forze arriva anche il dessert. E oggi ne vale veramente la pena, perchè ho fatto un'altra piccola, grande scoperta. Ma non dico niente per scaramanzia, per adesso.
Buon appetito!

Scherzetto della natura


Ho tentato per diverse primavere di seminarle e non ho mai ottenuto nulla, lo scorso anno le ho prese già pronte e tenute davanti casa per mesi, in un vaso. Ovviamente a fine stagione le ho buttate, tutte secche. Ma io la terra la riciclo sempre, ogni anno, mescolandola a quella nuova per rinvasare piante e bulbi.
Ed ecco che nel vaso dell'astilbe in questi giorni ho trovato una sorpresa...





Un paio di semini, e tra l'altro quelli delle violette sono piccolissimi che neanche li riesci a prendere uno ad uno con i polpastrelli quasi, hanno deciso di piantar casa. E mi hanno regalato questa sorpresa, più vigorosa che mai.
 

Gioia, ripigliati...




...o dovrò recuperare una flebo di caffè, oltre a scoprire chi ti ha ridotto in questo stato prima che mi abbatta anche il resto del branco...