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lunedì 28 febbraio 2011

L'email del sindaco!


Chi si ricorda di QUESTO post?


Un paio di settimane fa sono andata in biblioteca con mio figlio e la bibliotecaria mi ha detto sconsolata che la mia mail, che era stata inoltrata al Sindaco, era stata evidentemente bella che ignorata, visto che non aveva avuto più notizie in merito.
Ma guardate che cosa ho ricevuto stamattina, una bella email dal Sindaco in persona! E con tanto di uso di maiuscole su pronomi e attributi!
Copio e incollo (ovviamente sfalso i nomi per ragioni di privacy)-



Gentile Signora Mamiga, Caro Power


Ho letto la Vostra mail sugli orari di apertura della biblioteca e cercherò di spiegarVi cosa è successo.


 


Gli orari di apertura all'inizio del 2011 sono stati in effetti ridotti e sono tornati com'erano nel 2009. Ciò perchè in realtà nel 2010 avevamo aumentato notevolmente tali orari proprio per venire incontro alle esigenze dei frequentatori e avevamo potuto aumentarli avendo partecipato a un bando indetto dalla Regione Friuli Venezia Giulia che prevedeva la possibilità per i Comuni di assumere per un anno come lavoratore Socialmente Utile personale che si trovava in Cassa Integrazione. Una persona di questo LSU, assunta da gennaio a dicembre, era stata destinata alla Biblioteca, perchè potesse rimanere aperta più ore.


 


Ora la Regione, anche grazie ai vostri solleciti, ha deciso di prevedere questa possibilità ancora per un anno e ha indetto un nuovo bando, al quale abbiamo ovviamente partecipato. Stiamo attendendone l'esito. A breve avremo la risposta e se sarà - come crediamo - positiva, inizieremo subito la selezione (come previsto dalla Legge) così da consentire quanto prima una maggiore apertura della Biblioteca.


 


Resto a disposizione per ogni eventuale ulteriore chiarimento e Vi invio i miei migliori saluti.


 


Il Sindaco


avv. Pinco Pallo

Sono senza parole. Anzi, si, una manciata ne ho. Spero che sia vero.


domenica 27 febbraio 2011

Si cambia


Fino a ieri avevo perfino paura a pensarlo, ma da oggi è ufficiale: mio marito ha cambiato mansioni lavorative. Dopo dodici anni di clausura al primo piano, finalmente è tornato a lavorare in strada, con qualche turno interno. Sempre nella stessa cittadina, sempre dipendente dallo stesso comando, ma attivo, non più al terminale nè al centralino. Da un mese era stato spostato un po' per prova, un po' perchè lui stesso ne aveva fatto richiesta: non ce la faceva letteralmente più. E da oggi il cambiamento è definitivo.


Ovviamente ne abbiamo parlato insieme in questi giorni, perchè il cambiamento riguarda anche noi in famiglia: niente più turni regolari (anche se molti meno notturni), a volte sta fuori per lavoro anche dodici o tredici ore di fila, non sapere oggi a che ora ti devi alzare domani, e via dicendo. E il rischio, dio mio, il rischio... Se ci penso mi si accappona la pelle.

Però...
Però Papigà ha ritrovato energia, carica, buon umore, soddisfazione. Va al lavoro con entusiasmo, torna stanchissimo ma contento, e nei suoi occhi è tornata a brillare la luce che aveva quando ci siamo conosciuti. E' anche dimagrito di sette chili in quest'ultimo mese (e su centoventi sono qualcosa), a dimostrare che avevo ragione: non è il matrimonio che gli ha allargato il girovita, ma lo stress e l'immobilità del lavoro (tiè, suocera).

Non ci vediamo praticamente quasi mai, e quel poco tempo che trascorre a casa ovviamente è monopolizzato dal Power che reclama il suo papà. Non posso più far conto su di lui per un miliardo di piccole cose, ma ora che mi sto rimettendo in forze pian piano sto tornando a riprendere le redini della mia vita e le mie incombenze quotidiane, anche se con ritmi diversi da quelli che avevo prima. Ma insomma, si fa. Devo gestirmi il Power in toto, ma d'altra parte è ora che torni a fare la mamma come è giusto che sia e come facevo prima della malattia, ora mio figlio è grandicello e ha le sue piccole autonomie, non devo più prenderlo in braccio, lavarlo, vestirlo e imboccarlo. E so che se ho bisogno che si faccia cambiare turno perchè ho una visita, un esame, o devo accompagnare la mamma in ospedale, gestire i suoi orari lavorativi per lui non è più il dramma che era prima.

Saranno sacrifici, ma quello che vedo finora in mio marito è un cambiamento positivo. E di cambiamenti positivi ne abbiamo decisamente bisogno.

sabato 26 febbraio 2011

Pulizie e letture


Ieri, mentre facevo la quotidiana necessaria ispezione nella cartella di mio figlio dopo il suo rientro a casa, ho trovato un avviso dell'insegnante di italiano, in cui si spiega ai genitori che ieri è stato iniziato un nuovo progetto di lettura: ogni venerdì ciascun bambino preleva un libro a scelta dalla biblioteca della scuola e lo restituisce quando vuole ma entro il limite massimo di una settimana. Chiede di far leggere e di leggere assieme, di far riassumere e magari ridisegnare i racconti, insomma, vuole far amare ai bambini i libri. Per il Power non c'è bisogno di insistere molto, lui ha iniziato a sfogliare i primissimi libriccini in gomma e cartone che non stava nemmeno in piedi da solo, me lo ricordo ancora seduto in mezzo alla sala con tanto di pannolone e gambette aperte mentre scopre che se si prende una pagina e la si gira dall'altra parte c'è qualcos'altro di bello da vedere. Lui i libri li ama già, tanto che quando gli ho proposto di liberarsi di quelli vecchissimi ma ancora in buono stato per darli ad altri bambini si è opposto con più fermezza che non quando gli ho fatto la stessa proposta per i giocattoli.

Guardacaso in questi ultimi giorni mi sto liberando proprio di tanti... libri. Un libro non si butta e su questo non ci piove, ma bisogna fare spazio. Il pc di mio marito ha dato forfait un paio di settimane fa, il vecchissimo pc gigangesco con cui ho iniziato a navigare in internet, passandoci le notti insonni quando ero incinta, con la Gioiuta ancora cucciolotta sgattaranzata sulla scrivania o sulle ginocchia e il messenger aperto. Il pc con cui ho fatto le conoscenze virtuali che poi sono diventate delle Amicizie importanti, reali e bellissime. Insomma, il pc è defunto, e ho voluto cogliere l'occasione per "restituire" la cameretta a mio figlio. Ergo, togliere tutto quello che non è suo da lì dentro per lasciargli al cento per cento i suoi spazi, da riempire come vuole. Ma visto che non abitiamo in una villa di trecento metri quadrati ma in una casaschiera di appena novanta distribuiti su due piani (e grazie al nonno che c'è la casetta per gli attrezzi a tamponare la mancanza di un ripostiglio) non è impresa facile. In questi giorni appunto sto facendo una sorta di puzzle: togli da qui per mettere di là, sposta quello, incastra questo e vedi se ci sta anche quell'altro, porta giù quello scatolone e porta su quell'altro, piega, smonta, sali e scendi la scala, e visto che ci sei dai anche una ripulita.  E soprattutto elimina, elimina, elimina. Non avevo idea di aver accumulato tanta robaglia in quasi undici anni di matrimonio. Ho buttato vecchi numeri di riviste, schemi a punto croce stampati anni fa che mi ero ripromessa di ricamare l'anno di san Mai, avanzi di strisce adesive da parete, fogli imbrattati, pezzi di cavi elettrici, scatole vuote di cartucce per la stampante, pile esauste, videocassette rovinate, un sellino da bicicletta coperto di muffa, metri di corda da tapparella altrettanto coperti di muffa, adesivi, pennarelli che non scrivono, carta delle uova di Pasqua, carte di caramelle,  giochini per gatti rotti (i giochini, non i gatti), macchinine senza ruote o con la carrozzeria aperta, sorpresine kinder a cui mancano pezzi,  e chi più ne ha più ne metta.

E i libri... tanti libri... finiranno in biblioteca. Non tutti, intendiamoci, non ci penso minimamente. Ho deciso di tenere solo quelli che per me hanno avuto o hanno tutt'ora un significato particolare, o mi sono stati regalati, il resto via, raus. Che tanto andandosene in biblioteca non vanno perduti, al massimo se voglio rileggerli non faccio che salire in bici e pedalare per trecento metri. La verità, un po' mi dispiace, ma non ho spazio per una libreria, e anche se l'avessi per metterci tutti i miei e quelli di mio marito ci vorrebbero un numero indefinito di metri quadrati a disposizione. Perchè mio marito ha fatto altrettanto con i suoi. E avere dieci scatoloni di libri chiusi a prender polvere sul soppalco della lavanderia è come non averli.

Insomma, sto facendo le pulizie di primavera un po' in anticipo, e penso che forse non è solo la casa che voglio ripulire e svuotare, ma non voglio addentrarmi in riflessioni psicotiche di una mente psicotica quale sono. E' che nel fare spazio, oltre a fare le pulizie con più facilità, mi sento più leggera. Liberarmi del superfluo (inderogabilmente differenziando quello che elimino, non si discute su questo) mi fa sentire meno legata.

Comunque, avevo iniziato il post parlando di lettura. E voglio lasciare a chi legge (qui) quello che ho trovato sul retro del foglio citato più sopra, tratto da un romanzo di Pennac (che non so chi sia ma mi riprometto di informarmi). Fa pensare. Sono i DIRITTI DEL LETTORE.

 



1. Il diritto di non leggere



2. Il diritto di saltare le pagine



3. Il diritto di non finire un libro



4. Il diritto di rileggere



5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa



6. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)



7. Il diritto di leggere ovunque



8. Il diritto di spizzicare



9. Il diritto di leggere a voce alta



10. Il diritto di tacere




 




 

martedì 22 febbraio 2011

L'uscita


Oggi il Power ha fatto il tempo pieno a scuola, come ogni martedì.


E' già successo altre volte che per chissà quale scherzo della sua fantasia, al momento di scendere le scale all'uscita pomeridiana il Power va in tilt, non vuole scendere, si mette a far capricci, e tocca andare a prenderlo di sopra (due piani di scale, sic) mentre l'insegnante impanicata sbraita che "signora suo figlio non si capisce perchè, è scoppiato in urla e pianti dieci minuti fa" (e se si capisse il perchè non staremmo a ribaltare tutti i santi del calendario da settembre in qui, o no, secondo lei?).
Di solito a queste uscite è sempre andato mio  marito a prenderlo, per puro caso di coincidenze di turnazioni varie. Ed erano urla sue, di mio figlio e dell'insegnante, e strattoni per tirarlo fuori dall'aula.
Oggi è toccato a me.
Siccome sono solo la madre, ho fatto le scale con tutta la calma del mondo (e col fiato sui talloni, vabbè).
Siccome sono solo la madre, entrando in aula e trovando il Power in lacrime non mi sono scomposta di un pelo (apparentemente, dentro mi sono chiesta come caspio ucire da questa situazione con meno danni possibile).
Siccome sono solo la madre ho agito di istinto, e fingendo di non sentire le urla ho espresso meraviglia per i colori e i disegni della stanza, e ho chiesto dove fosse il suo banco e chi fosse il suo vicino.
Siccome sono solo la madre ho inventato una balla di sana pianta per distrarlo, raccontando della mia compagna di banco che mi somigliava così tanto che la maestra ci confondeva.
Siccome sono solo la madre, quando la maestra è rientrata in aula dopo aver consegnato i restanti bimbi ai rispettivi genitori con le braccia alzate sbraitando angosciata che "e insomma qui..." l'ho guardata con la coda dell'occhio e le ho fatto cenno con la mano di non intromettersi, senza smettere di parlare con mio figlio. Che nel frattempo si è calmato.
Siccome sono solo la madre, ho inventato una seconda balla di sana pianta: Jack ha rotto il maialino di pongo che avevo messo vicino alla macchinetta del caffè, e bisognava costruirne un altro, quindi era il caso di muoversi.
Siccome sono solo la madre, sono riuscita a portar fuori dall'aula e dalla sua crisi di pianto e rabbia mio figlio facendogli credere di essere lui stesso a decidere che era ora di andare a casa e anche alla svelta, salutando la maestra sorridendo, maestra che nel frattempo si è calmata anche lei.

Senza urla, senza panico, ma soprattutto senza rimproveri.

Nell'uscire dall'aula, senza smettere di parlare col Power, con la coda dell'occhio ho scorto il bidello raccogliere la mascella dell'insegnante da terra.

Il Power ha la sua fetta di problemi, e su questo non ci piove. Che vada aiutato è fuori discussione.
Però, e qui mi dispiace ma devo spezzare una lancia a favore della suddetta insegnante, anche la maestra ne ha di belli e di buoni, per i quali non posso far nulla, ma capisco che essendo un essere umano (e per fortuna) con i suoi limiti e le sue ansie (come tutti) evidentemente il Power la spiazza e la mette in crisi. Sono sincera, mi dispiace. Mi dispiace perchè per lei non deve essere facile gestire mio figlio. E' che ho l'impressione che sia il cane che si morde la coda: mio figlio è ansioso, lei è ansiosa e trasmette ansia, e non se ne esce. E secondo me non è una donna da condannare, ma da aiutare. Giuro, per quanta antipatia possa avere nei suoi confronti, oggi ho provato il desiderio di farci una chiacchierata davanti a un caffè.

Lo sbaglio, e su questa cosa proprio non posso tacere, è dare per scontato che se un bambino ha dei problemi sia necessariamente al cento per cento colpa dei genitori, ai quali viene demandato in toto il compito di risolverli. Peccato che nelle ore di scuola generalmente un genitore è in altre faccende affaccendato, e non perchè la scuola sia un parcheggio per bambini, bensì un obbligo.



sabato 19 febbraio 2011

Parliamo della pagella? E parliamone...


-Due giorni fa è arrivata la pagella del Power...


Ho detto ieri pomeriggio alla dottoressa Raffa, che ha scosso la testa tutta sconsolata e ridendo sotto i denti, evidentemente capendo già quello che poteva esserci scritto.

-Eh beh - ha risposto - già si sapeva... e come ha reagito lui? Perchè immagino che voi gliela abbiate letta e gli abbiate detto che va bene ma che non è proprio quello che avrebbe potuto essere (ma chi è sta donna, una veggente?).
-Si, gliela abbiamo letta. Ma sono sincera, abbiamo calcato la mano sugli aspetti positivi della faccenda, i bei voti, altrimenti povero...
-Bene, bravi. Altrimenti non se ne esce.


Tutte le mamme bloggheresse scrivono delle pagelle dei loro piccoli scienziati in erba in questi giorni, e d'altra parte è il periodo. E io mi posso esentare? No, certo, soprattutto stavolta che di prima pagella si tratta.

Il piccolo Einstein ha avuto la sua prima pagella, appunto. Confrontandomi con altre mamme ho scoperto di essere una madre alquanto atipica: la maggior parte delle altre non ha fatto che sciorinare i voti del rampollo/a tutta contenta (perchè per chi non lo sapesse adesso hanno rimesso i voti numerici come ai tempi delle nonne), voti di cui francamente non mi importa granchè. Perchè per il Power avere tutti sette e otto (e un sei in ginnastica, ma per scarsa collaborazione alle attività... sapete come è, se non vuole fare non fa e stop) non è poi uno sforzo titanico, gli ci vuol poco, e se non sono stati più alti è perchè appunto la voglia di fare bene scarseggia. A scuola si annoia, questo è il punto.
Al di là di questo, la cosa che più preme me e suo padre è il giudizio sulla maturazione, che vabbè, è tragico, e si sapeva. Si sapeva e non c'è stato bisogno di ulteriori chiarimenti con le insegnanti, perchè tanto ci si vede ogni giorno, ogni giorno o quasi è la stessa menata, e ogni giorno fino a un paio di settimane fa o giù di lì è stata la solita riga di scontento da parte loro, da parte nostra e da parte del povero Power che non fa che sentirle prima, dopo e durante.
Ma tant'è, dopo avergli fatto i dovuti complimenti per i bei voti, abbiamo pensato bene di insistere con lui sul fatto che migliorare è possibile, e migliorerà di sicuro, perchè già si è visto un cenno di cambiamento nelle ultime due settimane, quindi dai, coraggio, andrà sempre meglio, forza Power che siamo tutti con te!

Ps. Il Power ieri è stato visto da una fisioterapista che si occupa SOLO di bambini, perchè le insegnanti (compresa quella di ginnastica) sostengono che ha problemi nel muoversi. Noi abbiamo sempre sostenuto una teoria, e cioè che essendo un bambino di sette anni che si ritrova con un fisico di uno di dieci (e questo divario c'è sempre stato fin dalla nascita) sembra logico che sia goffo e che a fatica riesca a gestire un corpo così, ma tant'è, ti dicono che ci vuole il parere di un professionista, e sia, anche solo per toglierci il dubbio.
Dopo tre quarti d'ora di visita (si fa per dire, non so come spiegarmi ma la fisioterapista gli ha fatto fare delle attività in una palestra ad hoc per osservarlo)  è uscita con lui dicendomi
"signora, qui tutto mi sembra fuorchè che il bambino abbia problemi fisici. Lo rivedo un altro paio di volte giusto per togliermi ogni minimo dubbio ma così di primo acchito non mi risulta che ci siano difficoltà motorie".
Giusto perchè poi noi siamo SOLO i genitori...

giovedì 17 febbraio 2011

Meno due


Port: fa più male farsi staccare il cerotto di mezzo metro quadro che ci incollano sopra perchè non si sposti durante la terapia che non il momento in cui ci piantano l'ago (che per chi non lo avesse mai visto è di uno spessore di tutto rispetto e con la punta ricurva che non ha niente di incoraggiante). La colla del suddetto cerotto, poi, necessita di qualcosa di simile alla carta vetrata per essere rimossa.



E con un po' di malinconia, una giusta dose di pazienza e un libro in mano se ne è andata anche questa infusione. E' durata anche mezz'ora in meno del solito: i tempi di attesa sono stati più contenuti, nonostante l'antidolorifico sia stato programmato più lentamente delle altre volte (non so perchè, non ho chiesto ma non ha nemmeno importanza). Ho fatto perfino in tempo ad andare a prendere mio figlio a scuola, sono arrivata a pelo ma ci sono riuscita.
Ora sono tutta rimescolata, ho la testa nel pallone e lo stomaco sotto alle scarpe; a ogni infusione va sempre peggio ma penso sia normale, si accumulano l'una sull'altra, e in fin dei conti da quanto mi è stato spiegato e da quanto ho letto sulla sua efficacia vale la pena arrivare fino in fondo.
E si, mezza lacrima è scesa, ma giuro, l'altra mezza è stata ricacciata indietro: lasciarmi prendere dallo sconforto significherebbe buttare all'aria tutto quello su cui ho lavorato e creduto finora, anche se di cose da dire ce ne sarebbero tante, troppe. Ma a volte il mostro è meno terrificante nella realtà di quanto non lo sia nella fantasia. E si, me lo dico da sola, sto diventando brava, perchè se c'è una cosa buona in tutta questa faccenda è che le cose di cui ho paura sono sempre di meno.

Meno due.

mercoledì 16 febbraio 2011

Ansia


Ho conosciuto Anna facendo chemioterapia. Dal giorno in cui ci siamo conosciute ci siamo sempre cercate per stare vicine durante le infusioni, finchè non sono stata operata.  Era piacevole. Rendeva quelle ore più sopportabili, per me ma penso anche per lei.
Poi ho cambiato terapia e frequenza delle infusioni, e anche lei. E ho incrociato altri volti. Le mattine in reparto non durano più sette-otto ore, ma la metà e anche meno.


L'idea di dovermi tornare a sedere in poltrona domani, che è uno di "quei" giovedì, mi sta provocando un'ansia indescrivibile, mi macina lo stomaco e mi gonfia gli occhi. Ho paura di non reggere. E' passato troppo poco tempo.

Passerà.
Fortunatamente ne mancano solo tre.

martedì 15 febbraio 2011

lunedì 14 febbraio 2011


Si, la vitalità non mi è mancata e non mi manca, evidentemente il Sustenium sta facendo il suo lavoro. Del resto bisogna sempre trovare una buona ragione per rialzare la testa...


E così beccatevi questo per san Valentino (occhio a fermare Allevi sull'ipod virtuale altrimenti sentite solo un gran cazzzzino )


 



domenica 13 febbraio 2011

Template


Beh, sapete che ogni tanto mi piace cambiare...

giovedì 10 febbraio 2011

Anna


Ho già scritto di Anna in passato, anche se non l'ho mai chiamata qui per nome.


Anna che ha fatto conoscenza col cancro diversi anni fa, e da allora ogni tanto ci esce assieme e se ne vanno a spasso a braccetto.
Anna che per tre volte ha perso i capelli, per tre volte si è messa il cuore in pace (si fa per dire) e si è attaccata all'asta delle flebo, per innumerevoli volte si è fatta tagliuzzare il petto e ha litigato furiosamente con un port per due o tre settimane prima di mandarlo cordialmente a quel paese.
Anna che mi ha fatto ridere in sala terapia, ricamina anche lei, grintosa e testona, con un amore passionale per la vita.
Anna che in casa non ha vita facile.
Anna che mi ha detto mille volte che non bisogna mai arrendersi.
Anna che con la sua testa pelata e un sorriso bellissimo è venuta a trovarmi in ospedale quando, venuta per fare il ciclo di chemio di agosto, le hanno detto che ero ricoverata un piano più sotto.
Anna che più volte ha stretto le mie mani fra le sue, dicendomi "ce l'ho fatta due volte, ce la farò anche la terza".

Oggi mi hanno detto che Anna sta male, e sbattendomene altamente dell'orario di visita sono scesa io due piani più sotto. Perchè Anna è ricoverata. In medicina. E al sentirlo dire mi sono mancate le gambe.
Anna è irriconoscibile. Il tumore le ha fatto un brutto scherzo, e quando con un filo di voce e gli occhioni spalancati  mi ha sussurrato all'orecchio cosa le ha combinato mi si è gelato il sangue. Perchè ad Anna il tumore ha pensato bene di regalare lo stesso souvenir che si è portato via mamma Maria.
Oggi Anna non aveva voglia di sorridere nè di scherzare. Non ha avuto parole di speranza nè di coraggio, aveva solo un filo di voce con cui mi ha fatto dono di questo suo piccolo grande pezzo di vita.
Anna è stanca, stremata, e per la prima volta le ho letto in volto la paura. O almeno così mi è sembrato.

Anna ce la farà. Ce la deve fare, una volta di più.

E fanc@@o l'ironia, oggi ho addosso solo lacrime amare.

martedì 8 febbraio 2011

Anni... versario


Ho pensato spesso, in questi giorni, a cosa avrei scritto oggi. Non è un giorno qualunque, non per me, e non può passarmi davanti agli occhi come un quadratino qualsiasi sul calendario.


Perchè oggi è l'otto febbraio. L'otto febbraio 2010, esattamente un anno fa, poco dopo mezzogiorno, mi è stata letta la diagnosi di carcinoma al seno.

Spesso durante l'anno trascorso sono andata col pensiero a quel giorno, il ricordare è un bisogno che sento forte ancora oggi perchè (e lo scrissi anche) in certi momenti vivo ancora in quella specie di "bolla" in cui ti senti catapultata quando ti succede qualcosa di particolarmente intenso da reggere emotivamente. Sempre meno, per fortuna, ma succede ancora.
E' trascorso un anno. Le cure non sono ancora finite, i controlli chissà se finiranno mai; il medico mi aveva detto
"un anno di tempo, se basta, per curarti", un anno non è bastato ma non andrò avanti ancora per molto per fortuna. Spero.

Dell'otto febbraio scorso mi porto dentro i volti che mi hanno accompagnato e mi stanno accompagnando durante il percorso, chi mi ha curato e mi sta curando ha tutta la mia stima anche se con qualcuno mi sono scontrata piuttosto pesantemente. Ma penso che quando arrivi a scontrarti con qualcuno per poi risolvere positivamente una questione non è mai tempo buttato, anzi forse un rapporto guadagnato.

Mi porto il ricordo di una paura che ha avuto i suoi alti e bassi, a momenti più intensa e a momenti più lieve, ma che mi ha lasciato attorno uno spettro di cui non mi libererò mai più. Lo penso ogni giorno: se il mio corpo è stato capace di farmi questo tipo di scherzo una volta, nulla gli impedisce di rifarlo.  Ma ci ho fatto amicizia. L'oncologo me lo ha detto una volta:
ci devi imparare a convivere. E così è. Ho avuto paura di morire. L'ho ancora, anche se fatico ad ammetterlo: in fin dei conti sto ancora facendo infusioni preventive, non ho la certezza matematica che nessuna cellula maligna anarchica insurrezionalista non se ne stia facendosi il nido qua e là a mia insaputa.  Ma fa parte della mia vita e non mi impedisce di vivere contenta di quello che ho, dei risultati che ottengo, dei lati buoni della faccenda.
Porto con me la consapevolezza di aver tirato fuori le unghie, cosa che non facevo da anni, e non è una cosa da buttare.

Porto il ricordo degli istanti più dolorosi, più difficili, più devastanti che abbia mai vissuto finora: dopo aver sentito la frase
"in effetti c'è un tumore", uscita dalla bocca del dottor Clooney,  credo di essere entrata in una specie di trance, perchè non ricordo più nulla se non parole buttate qua e là: chemioterapia, perderà i capelli, intervento, menopausa indotta, non solo curare ma guarire, novantotto per cento, parliamo col chirurgo... parole e pezzetti di frasi che emergevano dalla confusione totale in cui sono piombata in una frazione di secondo, e a cui riuscivo a rispondere dentro di me solo "no, no, no, Portatemi via di qui, voglio uscire, mi manca l'aria, ho un attacco di panico". Come per dire, non sta succedendo, tra poco Papigà mi da uno scossone e mi sveglio nella mia camera, col gatto sul petto, è ora di portare il Power all'asilo.
Uscita dall'ambulatorio ho chiamato il mio medico, cercando di tirar fuori la voce gli ho detto come stavano le cose, mi ha risposto
"vieni subito, ti aspetto". Nel salire in macchina ho fatto due telefonate. La prima, a mio fratello che era a Genova. La seconda, a Laura, che si è offerta di dirlo lei a Meg e non ho potuto dire di no. Poi il silenzio più totale. Lungo la strada l'unico pensiero che riuscivo a fare, e che mi lacerava l'anima metro dopo metro, era "come faccio a dirlo alla mamma", perchè pensavo che se fosse successo a mio figlio sarei impazzita. Vicino a me mio marito, con gli occhi gonfi, cercava di concentrarsi sulla guida.

Ho pianto tutto quello che potevo piangere per una decina di giorni. Poi mi sono rialzata, e sono partita. Ho fatto il sentinella, iniziato e finito le chemio, sono stata operata e tutto il resto, la storia è scritta in queste pagine e sono ben felice di averla scritta.  Per me, per chi mi vuol bene. Soprattutto per me. Perchè è stato un anno terribile, ma è stato un anno di vita, vita che non considero tempo perduto ma vita piena, intensa, con sfaccettature inaspettate, dolorose ma non inutili. Questo credo che sia quello che conta di più, in fondo: non buttare niente.
E' passato un anno. Sono qui a scriverlo, e mi ritengo fortunata. Immensamente fortunata. Per un sacco di buoni motivi.

                                 

lunedì 7 febbraio 2011

Poscritto: che san Valentino...


...arrivi pure. Io il mio bel regalo l'ho già e anche bello che indovinato, con gran disappunto di papà.
Scusate, ma cosa può esserci in una busta della Feltrinelli con la sagoma di un libro delle stesse identiche dimensioni di un libro che ti hanno regalato da poco, di cui sai che esiste solo una versione successiva e di questa hai accennato l'esistenza con un gridolino entusiasta quando l'hai vista su internet (
aaaaaaamore, guarda, c'è un secondo libro di Simon's cat, Beyond the fence!)? Solo Beyond the Fence mal mimetizzato...

Deliri da facebook - quante se ne dicono...


Non prendiamoci in giro. Tutti a dire "ah io a quella roba lì non mi iscriverò mai", oppure "io sono iscritta ma non ci guardo mai", e "ah io ci sono solo per i giochini" e via dicendo. Intanto su facebook ci sono milioni e milioni di iscritti, comprese le varie identità sdoppiate e striplicate perchè si ha bisogno di amici per progredire la propria fattoria virtuale o perchè (come a mio marito...) ha dimenticato la password di accesso e l'indirizzo email che aveva usato non è più valido, per cui il suo primo account è bloccato.


E' che di questo in realtà si tratta, di un gioco, o almeno per certi versi. Un bel gioco gigantesco, con un numero infinito di pedine e di possibilità di gioco, che però opperbacco, ti fa dimenticare spesso e volentieri che dietro a una iconcina c'è una persona in carne e ossa, che scrive davanti a un monitor, e che il più delle volte conosci per davvero. O conoscevi, perchè per questo è nato e per questo ci si sbircia quando ci si affaccia per le prime volte, per "ritrovare romanticamente le persone della tua vita" (che se le avevi perse in fondo in fondo una ragione c'è, e spesso stavano bene dov'erano, nel dimenticatoio, ma è un'altra faccenda).
Già vi vedo lì adesso a pensare
"a me non me ne frega niente", vero? Ebbene lo dicono tutti, anche le amiche di cui poi trovo in home page qualcosa come una ventina di link al giorno (se bastano) a segnarne il passaggio. E si, lo ammetto, nella mia casalinghitudine forzata anch'io sbircio e gioco, perchè con i ritmi di lavoro fisico che il mio corpo mi consente (di poco superiori a quelli di un bradipo) sono costretta a fermarmi spesso, il pc è sempre acceso, e quando sono a casa a parte nelle ore in cui accudisco la prole (il prolo) per il resto si, anch'io coltivo orti di ghost chili peppers e raccolgo frutti dai miei cashew trees (che manco so cosa sono) e mentre stiro chatto con qualche amica (vera) con il pc a un metro e mezzo dall'asse. Rido per gli scambi di video datati che faccio con il mio vicino di casa (con cui non ci si vede praticamente mai, diversità di orari), mi sbellico con quello che pubblica un'amica che vive a cinquecento chilometri da qui, e cancello senza nemmeno prenderli in considerazione gli inviti a cause, gruppi animalisti e iniziative benefiche che non hanno nè capo nè coda. E lo ammetto, mi aiuta a sentirmi meno sola.

Fortunatamente il mio blog fa parte di un altro universo. Ma non è questo il punto.

Il punto è che è vero, il più delle volte mi fa piacere ricevere richieste di amicizia da persone che non vedo praticamente da una vita e che avevo perso di vista per i casi della sorte. E' curioso, simpatico, anche divertente: nelle ultime settimane stiamo ricostruendo pian piano udite udite, la mia classe delle elementari... Che è perfettamente inutile perchè in effetti con persone che non hai più sentito nè visto dopo l'esame di quinta (e sono passati quasi trent'anni, mica uno) non hai granchè da scambiare se non frasi del tipo
"come sei cambiato" (e vorrei ben vedere) o "abiti ancora da quelle parti". E' perfettamente inutile e decisamente divertente, ma lo è molto meno quando mi succede di incrociare persone che in un tempo neanche tanto lontano avevano nella mia vita un certo peso, sono sparite sempre per gli stessi casi della vita come sono sparita io, e decidono improvvisamente che visto che c'è internet toh, riaffacciamoci, male non può fare. In questo caso mi metto un minimo in discussione, ma fa parte della mia mente contorta...
Con qualcuna di queste persone i contatti sono ripresi veramente, ci si torna a sentire per telefono, ci si chiarisce su vecchie faccende per ricostruirne di nuove. Con altre devo ancora capire perchè caspio si iscrivono a un social network se poi ti chiedono l'amicizia, la accetti e tornano a sparire nel vuoto. Scrivono sulla loro bacheca, giocano (e lo puoi notare), pubblicano link profondi che neanche sapessero tutto Gibran a memoria, vai a vedere i loro contatti e scopri che ne hanno almeno trecento, ma se ti affacci e gli chiedi "ciao come stai, è una vita..." non ti cag... ehm, non ti fanno neanche ciao ciao con la manina giusto per dire "si si ho sentito ma non me ne frega una cispa". Ma che senso ha? Almeno ci sono persone che me lo hanno detto, perfetti sconosciuti che mi hanno messaggiato dicendo
"ho visto che sei amica di tizia, ti secca accettare anche me? Ho bisogno di vicini di fattoria". Evviva la sincerità, dopotutto, no? Ma almeno lo sai, e non ti viene il dubbio - perchè è questo alla fin fine che ti passa due centimetri sopra la testa - che chi ti ha "romanticamente ritrovato dopo tanti anni" in fondo in fondo abbia solo voluto ficcare un mezzo naso nei fatti tuoi (leggi foto) per vedere se hai ancora i brufoli sul naso o se hai trovato un bel pezzo di marcantonio per marito anzichè il cefalo che si è raccattata lei.

Ora, il più delle volte è inutile dirlo, lo sapete meglio di me, la cosa da fare è dare una bella ripulita ai contatti giusto per non perder tempo a leggere cose inutili che tanto ti vengono pubblicate in bacheca anche da chi non ti si fila (e non fili nemmeno tu). Lo fanno tutti, l'ho fatto anch'io più di una volta, l'ultima giusto ieri. Ovvio. Però ci sono un paio di persone che non riesco a cancellare, persone a cui volevo bene e che avevo soppesato male, due persone che hanno voluto riaffacciarsi alla mia finestra per poi tornare nel vuoto ma che trattarle come semplici iconcine su un monitor mi sa di brutto, di insensibile, non mi appartiene come gesto. C'è stato un tempo in cui con chi non riuscivo a comunicare cose pesanti vis à vis per via delle distanze lo facevo per telefono, nell'impossibilità lo facevo per lettera, ma comunque in un modo che richiedeva molto più tempo e attenzione che non un semplice CLIC su un tasto nero. Ecco, per diverse ragioni con queste due persone i rapporti si sono rotti, non brutte ragioni in fondo, ma avete presente quelle cose che rimangono in sospeso non sai neanche tu il perchè? Quei racconti di cui hai l'impressione di non aver mai letto la fine perchè in realtà come è stata scritta non è chiaro a chi legge? Non basta cliccarci su con un tasto, ho voglia di scrivere veramente o di telefonare veramente ma se anche nella realtà virtuale mi tratti come una iconcina non credo che due righe con l'inchiostro a questo punto facciano la differenza.

Tutta questa pippa per dire che mi dispiace. Per dire che si, internet è anche un bel gioco, facebook in particolare è un bel gioco dalle proporzioni gigantesche, ma mi dispiace che sia diventato un turbine in cui ci si dimentica che dall'altra parte del monitor ci sono delle persone vere, in carne e ossa, che spesso si rifugiano in questo mondo per staccare un po' la testa dai problemi quotidiani ma che ci sono, e sono veri, concreti, autentici, e da cui non sempre si può evadere uscendo di casa a fare due passi o mettendo la testa fuori dalla finestra.
Mi dispiace che tutto diventi così leggero, spersonalizzato, e quasi quasi dispiace perfino a me stessa di aver perso tanto tempo a scriverci un post. Ma tant'è, è quasi l'una di notte, sono in preda alle vampate e non riesco a dormire perciò...

giovedì 3 febbraio 2011

Sproloqui- gli uomini primitivi, lezioni di vita


Evidentemente oggi è giornata proficua in fatto di discorsi profondi.


-Mamma gli uomini primitivi come guardavano la televisione?
-Secondo te?
-Non la guardavano. Non c'era.
-Ma che cavolo di domande che fai...
-No, era per sapere come facevano a sapere quello che succedeva negli altri paesi.
-Beh, facile.
-Correvano?
-No, non gli interessava. Ne avevano abbastanza di preoccuparsi di quello che succedeva a loro per pensare a quello che facevano gli altri.


Apperò. A pensarci bene...

Sproloqui - lavori facili


-Mamma dove vai?


-A prendere il mocio che è fuori ad asciugare.
-Perchè?
-Sto per lavare il pavimento, non vedi?
-Tutti sarebbero capaci di fare quel lavoro. Perfino io.
-E allora fallo. Dai, bagna il mocio e strizzalo, su! E già che ci sei inizia a passarlo dall'angolo della cucina.
-Eh, no grazie, adesso no.
-Ecco, vedi? Tutti sarebbero capaci di fare questo lavoro, ma quanto alla voglia di farlo...

mercoledì 2 febbraio 2011

Giochiamo? Premi Sunshine Award e... Giveway!


Ok, giochiamo, che poi non si dica che sono asociale. Occhio che questo post è pieno di link.

Pensavo che non girassero più nella blogosfera i premi virtuali, non li vedevo appiccicati nelle varie home pages da boh, forse un paio di anni (ma forse dipende dai blog che visito ?). E invece no, ci sono ancora, e me ne sono stati affibbiati ben quattro dello stesso tipo (si vede che è quello che gira al momento...), bellissima tra l'altro l'immagine del premio SUNSHINE AWARD.

                                 
Mi sono stati affibbiati da
LauraGDS (in doppia copia), Krishel, Anna Trinity e Roberta, e faccio il mio dovere di rilanciare il gioco copincollando il regolamento.

Le regole sono queste:

-ringraziare colui il quale ci ha dato tale premio.
-scrivere un post riguardante il premio.
-passarlo a 12 blogger che riteniamo meritevoli.
-mettere i link dei suddetti blog.
-avvisare i vincitori.

Dunque, a ringraziare ora passo con calma, scrivere il post lo sto facendo, passarlo a 12 blogger... eh qui viene il dramma, perchè io lo affibbierei a tutte, ma proprio tutte le bloggers che pasano di qua, perchè hanno il coraggio di raccontarsi, di dire cose che non sempre sono facili da dire, che mi tengono compagnia facendomi sentire meno sola nella mia avventura di donna, di mamma, di moglie, di gattomaniaca, anche di malata. E come si fa...
Facciamo così, per correttezza verso l'iniziativa io ne scelgo dodici, ma lo faccio a caso, davvero, non me ne vogliate. Per me questo spazio è un luogo particolare dove tutte le persone che passano hanno il loro valore, ognuna a modo suo, perciò anche chi non ho nominato sappia che è come lo fosse stata. E si senta libera di prelevare il premio e rilanciarlo (o ignorarlo) a propria volta.

Vado?

Dunque, le prime quattro sono le persone che me lo hanno assegnato, aggiungendoci
Meg anche se so che è un po' allergica a queste cose (ma non me la prendo) perchè sono anche care amiche. E fanno cinque.
Sei:
Gegia88, leggerla mette addosso una sensazione di freschezza incredibile.
Sette e otto:
Lamammadicarlo e Ilmondodipiui: mamme toste di bambini altrettanto tosti.
Nove: eeeh qui si va sul supertenero,
Fragolina74, neomamma di un neocampione. Ho seguito i racconti della sua gravidanza con commozione, e spero che non voglia smettere di scrivere adesso che ha qualcosa di mooooolto più impegnativo tra le mani.
Dieci, undici e dodici:
Mia, Ziacris e Widepeak. E qui non serve che dica nulla.

Ok, ora vado ad avvisare.
Prima però voglio partecipare al primo giveway di casa Mamigà. Mi è stato segnalato da Angeliss, la proprietaria del blog, che seguo tra l'altro senza commentare mai ma con sommo rispetto visto il tema che tratta. Ho lavorato come commessa per anni, leggere quello che scrive mi fa sorridere perchè mi fa fare sempre un tuffo nel passato e nei ricordi di situazioni tanto assurde quanto ilari. Vabbè, essendo il primo giveway a cui partecipo non so se mi sto comportando nella maniera corretta, mi sembra di dover mettere la fotina qui





laddove la fotina è anche un link al blog.

E ora me ne torno ai miei suffumigi. Ho un raffreddore da chilo, mi sono ripromessa in questi giorni di non assumere medicinali in più oltre a quelli strettamente necessari per le cure che sto facendo perchè sono già tanti anche senza il paracetasgnauss, perciò mi sto drogando di suffumigi di acqua e sale e spremute d'arancia. Speriamo che bastino.

martedì 1 febbraio 2011

Power KO

E anche il Power si ammalò. La classica influenza: squarauss, mal di testa e di stomaco e un po' di febbre. Ovvio, nella sua classe credo che sia l'unico ad aver atteso febbraio per farsi la dose di paracetasgnauss.
E noi che iniziavamo a pensare che avesse i superpoteri...

Bricomamiga - Micio!


E' arrivato un altro micio! Questo però non sporca, non attenta alla bistecca nel piatto, non fa dormire storti nel letto, non si azzuffa con nessuno e non gratta sui vetri per entrare ed uscire.






Ho trovato il tutorial QUI (link), modificandolo un po' perchè non vado a comprare pezzi di panno nero solo per fargli il naso nè perline per gli occhi (ho rimediato con cotone lanato avanzato da vecchi lavori a mezzopunto e un bottone nero, e rafia per i baffi anzichè spago). Ho impiegato due ore piacevolissime alla macchina per cucire domenica pomeriggio mentre marito e figlio si deliziavano con uno dei film/cartone animato che piace a loro, sfoderando la mia arma/pistola per colla a caldo e riesumando il pattern che giaceva stampato e ripiegato da boh, un paio di anni? Beh. Peccato per la foto come sempre sfocata.
Per dovere di cronaca, ho fatto un doppio post, qui e anche nel blog creativo.

Micio!

E' arrivato un altro micio! Questo però non sporca, non attenta alla bistecca nel piatto, non fa dormire storti nel letto, non si azzuffa con nessuno e non gratta sui vetri per entrare ed uscire.




Ho trovato il tutorial QUI (link), modificandolo un po' perchè non vado a comprare pezzi di panno nero solo per fargli il naso nè perline per gli occhi (ho rimediato con cotone lanato avanzato da vecchi lavori a mezzopunto e un bottone nero, e rafia per i baffi anzichè spago). Ho impiegato due ore piacevolissime alla macchina per cucire domenica pomeriggio mentre marito e figlio si deliziavano con uno dei film/cartone animato che piace a loro, sfoderando la mia arma/pistola per colla a caldo e riesumando il pattern che giaceva stampato e ripiegato da boh, un paio di anni? Beh. Peccato per la foto come sempre sfocata.