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martedì 27 novembre 2012

Le mani, la coperta e le visite

Raramente posto qui i miei lavori di bricoMamiga, ma a questo tengo particolarmente. L'ho finito ieri, ci lavoravo da un annetto abbondante (escludendo i mesi estivi, in cui tenere la lana in mano era impossibile).
Oh si, stavolta mi dico "brava" da sola, perchè è il lavoro più grande che ho fatto in vita mia finora (misura ben 275 x 160 centimetri), perchè è utile (cosa da non sottovalutare nei miei canoni bricoleschi), perchè tiene caldissimo, perchè è fatta al 99 per cento con avanzi di altri lavori (non miei, della Maria), perchè scalda il cuore con tutti questi colori, perchè mi piace moltissimo. Oltretutto appena fatta la foto mi sono accorta di aver fotografato la coperta a rovescio, ma non c'è poi questa gran differenza. Mi ricorda tanto quelle coperte che si vedono sui film americani, di solito distese sui divani in case di montagna, davanti al fuoco del caminetto. Le ho sempre snobbate perchè mi ricordano le nonne, e io non ho questa grande esperienza fantastica di nonne, ma fatta con le mie mani ha tutto un altro aspetto ai miei occhi e al tatto. Ci si accoccolava il gatto di turno mentre la stavo lavorando tenendola tra le ginocchia e il pavimento, adesso ci si accoccola mio figlio mentre guarda i cartoni animati la sera, in pigiama. Ci sta davvero bene sul divano, anche se il Gatto Alfa sostiene che è il modo migliore per rovinarla.  Pensa tu come la testa modifica la percezione degli oggetti. Fa tanto "Natale", no? Ecco, il fuoco della stufa a legna ce l'ho, la coperta sul divano anche, mi manca solo lo chalet :D

Mi piace pensare di poter fare il bis prima o poi. Non tanto per la coperta, ma perchè farlo significherebbe che sono ancora in grado di usare le mani in questo modo.
Mi fanno male. Molto. Sono settimane che al mattino appena sveglia non riesco nemmeno a chiudere i pugni, e sale la rabbia. Passi per l'attrezzatura dalle anche in giù, ma le mani, le mani e i polsi... Tutte e due poi... Poi me la faccio anche passare, ci mancherebbe. Non si può rimanere arrabbiati tutta la vita, anche perchè quello che mi succede è il normale avanzare della malattia e lo sapevo dall'inizio, non è che mi abbia colto di sorpresa. Non più ormai. Cerco di concentrarmi su quello che posso fare piuttosto che su quello che non posso fare più, e va bene così. Oggi pomeriggio ho la visita con la reumatologa, dopo un anno dall'ultima. Tanto so già che uscirò dopo essere stata toccata su tutti i millemila punti dolorosi del mio corpo e aver trattenuto il fiato per non eccedere con i lamenti biblici, con altre impegnative per ripetere sempre gli stessi esami, tentare altri farmaci dopo una attenta esclusione di questo e di quello, perchè il tumore, perchè il cuore, perchè la menopausa, perchè perchè perchè. Che palle. Si può dire?

Intanto ieri pomeriggio ho portato la mamma ad oncovisita di revisione del veicolo, a Palma. Le hanno stampigliato il timbro "OK" sulla fronte e consegnato il foglio di via, prossimo tagliando a marzo. E son soddisfazioni. 


lunedì 26 novembre 2012

La coperta!

Ho finalmente finito la mia prima (ed unica penso...) coperta granny. Sono partita con questo...









...e ci ho lavorato e lavorato sopra, lasciando da parte la lana durante i mesi estivi perchè era davvero fastidioso tenerla in mano, riprendendo il lavoro un mese fa, per ottenere...



...questa! L'ho misurata dopo averla stirata, così com'è misura 275 x 160 centimetri, ovvero una coperta per letto singolo molto abbondante. Non pensavo di ottenere tanto sinceramente, e non pensavo che fosse così pesante! L'ho chiamata "la coperta della Maria", perchè la considero una sorta di eredità ricevuta da lei attraverso Mia. E' fatta con millemila tipi di lana, tutti avanzi che lei teneva rigorosamente da parte, e nella sua imperfezione mi è tanto cara.

giovedì 22 novembre 2012

Oggi è il turno del ginecologo (altro giro di follow-up, mica chissachè)

Meno male che visita ed eco TV mi toccano solo una volta l'anno.
 
"Lei deve uscire da sotto al camion che l'ha travolta, se lo ricordi, e non ne è ancora uscita. Lei sta bene per quanto di mia competenza, ma solo per ora. Lo tenga bene a mente."

Un minuto di silenzio per il lavoro dei medici psiconcologi.

martedì 20 novembre 2012

Oggi...

Oggi compio 40 anni.
Dicono che la vita a 40 anni ricomincia. Io, per me, credo di aver giocato d'anticipo.
Per questo compleanno avevo immaginato di scrivere un post di tutt'altro stampo.
Ma alla fine non è che la continuazione del precedente.

lunedì 19 novembre 2012

Nascere e morire

La nascita e la morte sono la stessa cosa. Entrambe portano un cambiamento definitivo, ma nè di una nè dell'altra si può prevedere con certezza il quando, il dove e il come.

Luigia P., 
18 gennaio 1912 - 19 novembre 2012


venerdì 16 novembre 2012

Uscite

Genero 1 non si capacita che tutto il mondo ruoti attorno a Suocera Secolare in questi giorni difficili, così prende ogni pretesto per dire la sua e usare il telefono in duplex ogni volta che qualcuno chiede notizie, anche quando la sua opinione non è richiesta. Beninteso, tu non sai che il telefono è in duplex fino a quando, mentre parli con Figlia 1, non senti sospiri e singhiozzi che sembrano appartenere ad una interferenza aliena transitante su una linea parallela, che diventano esclamazioni particolari di tanto in tanto.
Figlia 2 si fa un mazzo tanto per assistere la madre ogni giorno, ma non essendo automunita e abitando in un paese dove i trasporti pubblici sono una fantasia, si fa portare in ospedale ogni giorno dal marito pensionato, e venire a riprendere dopo ore. Il marito, cioè Genero 2, ha chiesto un rimborso delle spese della benzina a Figlia 1, non si capisce bene a che titolo visto che si tratta dell'assistenza di sua suocera, e non di una persona estranea.
Nipote 2, cioè mio marito, si è permesso di chiedere ai medici notizie della nonna, non essendo in grado Figlia 2 di fornirgli informazioni esaustive, cioè che vadano oltre al "mah... boh... intanto le mettono le flebo, no sai nuje". In seguito si è permesso di parlare apertamente con Nipote 3, figlio trentacinquenne di Figlia 2, dando per scontato che Nipote 3 (con due lauree sul groppo, mica stupido) sapesse che la nonna sta preparandosi per il Grande Viaggio. Figlia 2 ha in seguito letteralmente fatto nera al telefono Figlia 1, in quanto secondo lei Nipote 2 in qualità appunto di nipote (e non di figlio) non aveva nessun diritto di presentarsi al medico a chiedere informazioni. Inoltre si è macchiato della orribile colpa di aver parlato di morte con il cugino, Nipote 3 appunto, che Figlia 2 si illudeva di tenere all'oscuro della bruttissima verità.
Nessuno fino a qualche giorno fa si era accorto che per quattro giorni la bisnonna non veniva alimentata in alcun modo, nè con del cibo, nè artificialmente. La mancanza è saltata all'occhio alle ausiliarie, dopo che per l'ennesima volta servivano il pasto alla vecchietta e al ritiro del vassoio non era stato toccato nulla. Da allora, e solo da allora, al suo capezzale c'è sempre qualcuno, 24 ore su 24.

Moglie di Nipote 2, cioè la sottoscritta, ha deliberatamente deciso di tenersi lontano da tutto questo, perchè ritiene che quello che pensa realmente di tutta questa faccenda non sia affatto utile a migliorare la situazione, e quello che i più si aspettano che faccia sarebbe una recita fatta proprio male. Quindi, supporta Nipote 2 in tutto e per tutto quanto è possibile per aiutarlo a sostenere i suoi genitori (perchè via, in fondo non sono mica una bestia nè una scheggia di iceberg), lo libera da ogni minima e immaginabile incombenza che vada oltre al suo orario di lavoro, così da lasciargli il maggior tempo possibile per occuparsi di loro e di tenere ferma la testa, ma lo fa dietro le quinte nel modo più concreto possibile, per motivi personali e non sbloggabili.
Le hanno mandato a dire che sembra che non gliene importi nulla di quanto sta accadendo in famiglia.
Sulla mia lapide, al tempo, incideranno a caratteri gotici dorati la dedica "sostenne per tutta la vita la causa del chi se ne frega".

No, in realtà non è che non me ne importa nulla. Tutt'altro. Sono estremamente emotivamente coinvolta in tutto questo, anche se cerco di non darlo a vedere a nessuno, sopratutto perchè tutto si sta trascinando oltre quello che si pensava, ed è esasperante. Ma faccio una fatica tremenda a relativizzare il tutto, a dirmi "le persone in situazioni come questa non sempre sono razionali, e spesso esce quello che in tempi tranquilli non passerebbe nemmeno per l'anticamera del cervello, perdono la testa, non è il caso di dare più peso del necessario a queste uscite". Non mi capacito che, pur riconoscendo che in virtù dello scarso legame che la bisnonna ha stretto con chiunque (compresa la parentela) non ci si poteva aspettare le lamentazioni bibliche in processione a capo coperto in ginocchio sui ceci, in questo momento così difficile troneggi un così spiccato ingegno in chiunque (o quasi, perchè fare di tutta l'erba un fascio è sempre sbagliato) per tirar fuori il peggio di sè. E per non esplodere evito, perchè le esplosioni ora sono fuori luogo e controproducenti.

E la Ghighie intanto è ancora qui, non si sa bene per quanto. Obiettivamente potrebbe anche tornare a casa, in pratica spostarla dal letto di ospedale dove si trova è un rischio, del quale nessuno si prende la responsabilità. Ma nel mentre si diverte a  fare il gesto dell'ombrello a chi le sta metaforicamente prendendo le misure per la bara.

Premio Dardos e piccoli lavori

Povero il mio bloggherello trascurato... Ricamo poco ultimamente, mi dedico di più all'uncinetto, ma per sbloggare serve la voglia di farlo, e ce n'è poca. Rimediamo un po'.

Per prima cosa vorrei ringraziare Mammagabry per avermi "passato" il premio Dardos.



Riprendo le sue parole per descrivere cos'è questo premio:



E' un riconoscimento creato nel 2008 dallo scrittore spagnolo Alberto
Zambade nel suo blog " El Pequeno Dardo" e da consegnare a 15 blog da
lui selezionati. Poi il premio ha cominciato a girare sui vari blog ed
ora eccolo qui, sul mio blog!Questo premio è il riconoscimento ad ogni
blogger per il suo impegno nel trasmettere valori culturali, etici,
letterari e personali.




Ora, oltre a ringraziarla anche qui per l'onore (immeritato secondo me) di cui sono stata investita, devo dire che sono una super frana nel trasmettere premi e quant'altro ad altre bloggher, sistematicamente mi dimentico di chi apprezza e di chi non ha voglia di avere queste cose tra i piedi, e ci faccio mooooooolto spesso di quelle figure... Vabbè. Mettiamola così: i blogs creativi che seguo regolarmente sono quelli nel blogroll qui a fianco, e ovviamente se sono nel blogroll è perchè mi piacciono molto e da loro traggo sempre spunti per mettermi al lavoro o migliorare quello che faccio, per cui ecco, a tutte loro dedico questo premio, oltre a un grandissimo GRAZIE :D



Ma veniamo a me. Come ho detto, ultimamente ricamo davvero poco, ma qualcosa faccio eh. Dal blog di Maryse ho scaricato questo free, che diventerà un quadretto non appena mi decido di andare a prendergli una cornice



Poi, non so perchè, ma in vista delle feste mi viene sempre voglia di mettere su tela uno schema di Jeremiah Junction. Forse perchè i colori e il tipo di disegni mi fanno tanto "casa", "focolare"... Insomma, poi era davvero tanto tempo che non ne ricamavo uno. Velocemente ho ricamato questo



Che altrettanto velocemente è diventato un top per un coperchio di una scatola dei soliti biscotti danesi (che come si è capito qui vanno alla grande). Ma non per una scatola portalavoro, come sarebbe ovvio, bensì...



...una scatola portacaramelle. Nella mia mente bacata ho pensato che se in casa danno per scontato che è un portalavoro tirano dritto e non si sbafano tutto :DDD


Che altro... Come ho detto, mi sto dedicando soprattutto all'uncinetto ultimamente: con l'abbassarsi della temperatura torna la voglia e il piacere di tenere la lana in mano, soprattutto la sera davanti al fuoco. Così ho ripreso in mano la coperta a quadrotti granny che ho iniziato l'anno scorso, e il lavoro procede spedito. L'ho quasi finita, mi mancano meno di una quindicina di quadrotti da fare e assemblare, per poi poter rifinire con un giro di lana bianca tutt'attorno. Ma la foto la posterò solo a riquadri terminati, quindi... spero presto.


sabato 10 novembre 2012

La Ghighie

In questi giorni di metà autunno nei nostri pensieri c'è una sola persona: Ghighie P., classe 1912, furlanata DOC, di quelle che ce ne sono rimaste non moltissime ormai. Furlanata in tutti i sensi, e credo che solo altre furlanate siano in grado di comprenderne il vero senso.
Trattasi della centenaria nonna di mio marito, di cui parlai in un post mesi e mesi fa, dieci esattamente, in occasione del suo appunto secolare compleanno. Ne torno a parlare perchè la Ghighie ci dà da pensare parecchio, per il motivo più ovvio: ci sta facendo credere di essere arrivata al capolinea. Beh, niente di più normale, in fondo l'aspettativa media di vita dell'uomo lei l'ha già superata da un pezzo, e passare oltre la frontiera a cent'anni non è certo una cosa che uno può dire "e chi se lo aspettava", tutt'altro.
E io che non sono particolarmente legata a lei affettivamente, con il distacco che mi è proprio verso di lei, ogni tanto mi ci perdo a pensare a questa vita lunghissima.

Cento anni. Tanti. Tantissimi. Mia madre ad ogni compleanno ci ricorda che lei si è prefissata di arrivare a compierne cento, e per quel compleanno fuori dal comune vuole tutte e cento le candeline su una torta adeguata (e anche un buon adesivo per dentiera per spegnerle, non si sa mai). Mia madre è arrivata a sessantaquattro, e ne ha viste tante. Immaginate chi ne ha viste per cento anni.
La Ghighie ha al suo attivo due guerre, un numero ics tra fratelli e sorelle (non ricordo se cinque od otto, comunque tutti già morti da tempo), una matrigna, un marito, tre figli di cui uno già passato a miglior vita, sei nipoti, e un numero imprecisato di bisnipoti (me ne sono noti solo due, dato che con una parte della famiglia ha interrotto ogni tipo di rapporto una trentina di anni fa). Ha visto nove Papi (lei è credente infervoratissima), due re, undici presidenti della Repubblica. E' nata in anni in cui la donna non aveva diritto al voto, la scolarizzazione femminile era cosa approssimativa, corrente elettrica e acqua dal rubinetto erano cose da ricchi, il Titanic faceva il suo primo ed ultimo viaggio, il cinema era muto e la televisione non esisteva. E ne ha passate tante, la Ghighie, tante che mai, nella sua vita da persona semplice, che ha conosciuto povertà e fame fino a quando i tempi non hanno reso la vita più vivibile e dignitosa a chi lavorava. E la Ghighie ha lavorato tanto. Mi raccontava spesso, quando ancora era in grado di esprimersi, degli anni in cui lavorava in filanda, "a giornata", facendosi i chilometri in bicicletta o sui carretti ogni giorno. Storie che a sentirle raccontare sembrano favole, e in realtà non lo sono, storie come altre migliaia, tutte uguali e tutte diverse. Andavamo a trovarla ogni tanto io e mio marito, quando eravamo ancora fidanzati e lei viveva da sola. Sola in una casa a due piani, di cui si era riservata una sola piccolissima stanza per mangiare e dormire (jo no ai voe di stà a netà dute la cjase, mi baste che cjamarute chi, e l'ort). Al piano di sopra viveva il marito. Si, perchè i due si detestavano caldamente e cordialmente, ma il matrimonio è cosa sacra e non si tocca. Così, onde evitare di ammazzarsi l'un l'altra, uno su e l'altra giù, finchè morte (di lui) non li ha separati. Ci faceva entrare in casa (dove viveva chiusa a chiave) dal retro e ci preparava il caffè, con il suo macinino elettrico che mentre frantumava i chicchi scuri lei fissava compunta (se tu lu chialis, al ven mior, diceva).  Poi ci faceva uscire dal davanti, non so per quale motivo. E ho ancora impresso il senso di terrore che ho provato la prima volta che sono uscita da quella porta, nel notare posata in un angolo sul pavimento... un'ascia. Era convinta che se qualcuno avesse tentato di entrare in casa contro la sua volontà se la sarebbe vista con lei, armata di ascia.

La Ghighie poco prima dei quarant'anni si è chiusa in casa e non è uscita più, se non per curare il giardino e l'orto. O meglio, ha chiuso fuori dal cancello tutto il resto del mondo, e ha continuato a vivere nel suo universo. Pochi anni prima di trasferirsi da mia suocera le si è rotto il televisore, e non ha mai voluto farlo riparare o sostituirlo, perchè diceva, non le interessa sapere cosa succede fuori di casa sua. L'unico contatto con il resto dell'umanità (si fa per dire) è radio Maria, che ascolta 24 ore su 24, e a cui è appesa come ci si appende al maniglione del corrimano degli autobus. Anche di notte. 
Non si è mai capito il perchè di questa sua reclusione, non ne ha mai voluto parlare, e me ne sono fatta l'idea di una psicosi che oggi cercheremmo di risolvere con l'aiuto di un buon professionista e di farmaci adatti, ma ai tempi della Ghighie e con la Ghighie... no, non se ne può nemmeno fare accenno. Perchè la Ghighie era ed è furlanata di vecchio stampo, e ho detto tutto. Anche perchè lei a modo suo l'ha risolta questa cosa: ha addestrato i figli a vivere per lei, a pensare per lei, ad agire per lei, e a sentirsi incommensurabilmente in colpa nel momento in cui avessero l'ardire di pensare per un momento a loro stessi. E in questo, è da dirlo, è stata una campionessa. Di fatto ha trasformato questa sua vita nascosta, con tutto quello che ne è seguito per forza di cose, in un motivo per non farsi amare praticamente da nessuno al di fuori delle figlie, e di un nipote. Non è che la detestino, semplicemente nessuno ha per lei quell'attaccamento che più o meno si ha con una nonna o con una zia. E non per cattiveria, ma perchè non ha fatto praticamente nulla per farsi amare. Allergica alle manifestazioni di affetto più comuni come possono essere un bacio od un abbraccio, si guardava bene dall'interessarsi di chiunque, nemmeno una telefonata, in nessun caso e per nessuna ragione, fosse anche la nostalgia. A parte una unica chiamata in occasione del primo compleanno di mio figlio, il nulla. Fuori dal suo cancello è cambiato il mondo via via, è cambiata la sua cittadina, ci sono state nascite, morti, diplomi e prime comunioni, matrimoni e divorzi, e lei se ne è tenuta stoicamente al di fuori, senza ripensamenti, mai. Come se per lei il mondo fosse troppo da sopportare, troppo da accettare, come se affrontarlo o solo farne parte  richiedesse un sacrificio troppo grande da fare, e lei in un terzo della sua vita aveva già sacrificato troppo. In famiglia si dice che è questo suo egoismo ad averla fatta vivere fino a cento anni. Il suo medico ci aggiunge il fatto che da sempre ha l'abitudine di bere un bicchierino di grappa all'una di notte (si si, avete letto bene), e il giorno in cui mia suocera gli ha chiesto se non fosse una abitudine nociva, lui si è limitato ad alzare le mani e a risponderle "signora...". Mia suocera quando ne parla la giustifica con il fatto che le serve per sciogliere quel poco di catarro che le si deposita in gola stando sdraiata, perchè ha la gobba. Ma lo sappiamo tutti che è perchè il grappino le piace, solo che si sa come va, si fa ma non si dice, e se si deve dire almeno diciamolo elegantemente.

L'ho criticata spesso, non posso negarlo, e chi non lo farebbe. L'ho criticata e giudicata fino al giorno in cui qualcuno si è permesso di criticare e giudicare apertamente il mio modo di condurre la mia esistenza, senza peraltro conoscere le ragioni delle mie decisioni, e ho capito che no, non si può. Non sono diversa da lei in fondo, nessuno lo è, fino a quando cerchiamo di vivere quello che ci è dato di vivere sbagliando e cercando di migliorare, cercando la felicità con quello che abbiamo a disposizione, in mezzi concreti e risorse umane, nè più nè meno. Ma poi, a cent'anni, cosa vuoi andarle a dire, che ha sbagliato tutto? Che ha fatto soffrire più di qualcuno? Che tu avresti fatto diversamente? Ti risponderebbe, ne sono quasi certa, che lei ha già dato, adesso tocca a te.  A cento anni ha ancora la lucidità per zittirti con al massimo quattro o cinque parole, e dette in un modo che non ammette repliche. Ha ancora la capacità di farti sentire piccolo come un granello di sale,  anche se ti poni davanti a lei sicuro delle tue ragioni e carico della tua istruzione e delle tue esperienze, o quelle che credi essere tali. Che lei vive in sedia a rotelle da un pezzo, è piantata davanti alla televisione per ore senza peraltro riuscire a sentire perchè è sorda come una campana, ha la pelle incartapecorita e non le sta più su la dentiera, ma basta guardarla in quegli occhi vitrei per capire che la sa molto, molto più lunga di quello che credi.

Insomma, la Ghighie aveva detto stop. Aveva.
E' ricoverata in lungodegenza da due settimane, perchè mia suocera ha dovuto subire un piccolo intervento al ginocchio e l'ha ricoverata, con l'opportunità di farle fare il solito ceck-up che fa ogni anno. Una settimana fa ha avuto un piccolo infarto ed è stata portata al Big Hospital d'urgenza. L'hanno tenuta in osservazione.  Due notti fa ne ha avuto un altro, e i medici ci avevano avvertito di prepararci al peggio: entro qualche ora al massimo avrebbe incontrato nostro Signore. Non l'hanno nemmeno messa in terapia intensiva, non avrebbe avuto senso.
E invece no. E' ancora qui.  Mio marito è stato a trovarla ieri sera e l'ha trovata sveglia, lucida, consapevole, ciarliera, e ben determinata a seppellire ancora qualche anima prima di lei. Cose che se capitassero a un comune mortale sarebbe andata ben diversamente. Come quando qualche anno fa si convinse che il suo mal di denti non era un mal di denti ma un tumore alla bocca che l'avrebbe portata via nel giro di poco, o il raffreddore che doveva essere un tumore ai polmoni fulminante, mentre invece le analisi fatte poco tempo fa le diagnosticavano solo un lieve calo di pressione e un abbassamento della vista. Il minimo della pena. Come quando vai in farmacia a fare spesa e paghi solo il ticket.
E' inutile farsi illusioni, immagino (ma non ne sono nemmeno tanto sicura) che sia come il canto del cigno. Obiettivamente, non ci si può aspettare che rinsavisca e viva altri dieci o vent'anni. In ogni caso, prima o dopo che succeda, tanto o poco che le si sia voluto bene, mancherà. Se non altro perchè nel suo ruotarle attorno nell'organizzazione della vita, chi ha dovuto e voluto starle vicino ha comunque imparato qualcosa.