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mercoledì 31 luglio 2013

Dato!

Ce l'abbiamo fatta.
Abbiamo tolto questo benedetto neo, con soli tre quarti d'ora di attesa, dieci minuti di intervento, venti per la sutura, un po' di più per digerire il senso di schifo nel vedere il brandello di carne che il chirurgo (lo stesso che mi impiantò il port a suo tempo, peraltro) mi ha tolto e sventolato davanti per farmi vedere "quanto" ha dovuto asportare in profondità (non serviva, grazie), e molta, molta meno tensione di quanto avessi preventivato (anzi, nonostante in tv in sala d'attesa stessero trasmettendo un film d'azione giuro che mi stavo addirittura abbioccando. Sarà stata l'aria condizionata, non so). Stai a vedere che sto risalendo di nuovo la china delle crisi di ansia, veh? Chissà.
Di fatto ora non rimane che aspettare un mesetto per avere l'esito della biopsia.
E speriamo in bene. Che di problemini con la mia buccia ne ho già a sufficienza, senza che se ne aggiungano di ulteriori.

venerdì 26 luglio 2013

Il livello

Casa mia, interno giorno, ore nove e mezzo del mattino. Io sono immersa nelle prime faccende domestiche, il Power al centro estivo (l'ultimo giorno peraltro), il Gatto Alfa... n'in zo. Ora che è in ferie potrebbe essere ovunque. DOVE non mi è dato sapere, e neanche mi interessa più di tanto, dato che mentre smestiero qualsiasi umano che intralcia il mio andirivieni verrebbe sistematicamente travolto dalla mia furia casalinga, quindi aria, e loro - i miei coinquilini umani - lo sanno molto bene. So che è uscito, so che è anche rientrato, la telefonata al medico per prenotare la visita che doveva prenotare l'ha fatta, tanto mi basta.

Fuori il sole riverbera solo sul lato davanti della casa, quello in cui soggiorniamo di meno, quindi dove mi trovo io - la sala - si respira ancora. Ancora per poco. Da fuori arriva solo qualche rumore attutito, due auto che passano, una vicina che bagna l'orto, la vita della periferia del paese a quell'ora. Dentro, solo il fruscio della scopa che sto passando sul pavimento: niente aspirapolvere, perchè rompere la quiete? Ci ha già provato un vicino di casa alle sei del mattino lavando il muretto con l'idropulitrice, interrotto dopo poco non so da quale ispirazione mandata dal cielo (un rosario tirato sulla testa da qualcuno? Possibile). Insomma, da che mondo è mondo il paese non è la città, e alle nove e mezzo di un qualsiasi mattino di luglio in paese - a maggior ragione fuori dal centro, dove appunto c'è la mia tana, casa mia - c'è tranquillità, la mia adorata tranquillità, quella che non c'è niente che la paghi. Una scena idilliaca, quasi come l'inizio di un film per famiglie degli anni cinquanta con tanto di melodia di uccellini canterini come sfondo; mi mancano solo un paio di scarpe col tacco e un grembiulino tutto pizzi a nascondere una gonna sotto al ginocchio, magari con la crinolina. E un rossetto rosso sulle labbra, si capisce, altrimenti che casalinga da film sarei...

D'un tratto si eleva un urlo catatonico, qualcosa di difficilmente assimilabile a qualcos'altro, un urlo umano straziante, imperativo, udibile credo fino al paese vicino. L'urlo del Gatto Alfa. Cos'è, sono sbarcati gli alieni? Si è intasato il water? Hai trovato una rana nella ciabatta, segno di inestimabile devozione felina? Ti sei rotto un'altra volta il tendine? Che io scatto come una cavalletta, sono già con i sandali ai piedi e le chiavi dell'auto in mano, e la strada per il prontosoccorso nella testa in un flash-back, mentre cerco il cellulare per avvisare qualcuno che mi vada a prendere il Power al centro estivo!

No, macchè. Ecco dov'era il Gatto Alfa. Era al pc. Ha solo passato un livello particolarmente "ostico" di Candy Crush, su cui era fermo da BEN due giorni.

Ossignore. -_-

lunedì 22 luglio 2013

Power e Dewey

Ieri ho scoperto (perchè non me lo ha detto lui, l'ho scoperto per puro caso trovandolo sulla sua scrivania con tanto di segnalibro posizionato) che mio figlio ha prelevato tra i miei libri questo, e ha iniziato a leggerlo. Se lo finirà non lo so, o non so quando perlomeno, che è un eccellente ed appassionato lettore da quando aveva un anno si sa, ma è da ammettere che a nove anni non è proprio il libro che pensavo di trovargli tra le mani.
Gli ho chiesto come mai avesse preso un libro del genere da leggere e non uno dei suoi, e se avesse capito quelle poche pagine già lette.
-Parla di un gatto, è una bella storia, cosa c'è da capire?

No, cioè... Geronimo Stilton CHI? :D

mercoledì 17 luglio 2013

Colori

C'entra poco con questo blog, ma mi va di mostrarvelo perchè io adoro giocare con i colori, e questo mi ha dato una piccola soddisfazione.
L'ho fatto ieri, mentre cuocevo delle cipolle per il contorno per cena. Ho tinto un pezzetto di tela bianca da ricamo con le bucce delle cipolle, una cosa improvvisata ricordando di averla fatta con successo un paio di anni fa con del tè. Qui pubblico un collage delle foto dei vari passaggi, ma ho fatto una spiegazione più dettagliata del lavoro sul mio blog creativo.
Click sulla foto per vederla ingrandita

E adesso lasciate che me la tiri un po ghghgh! :D

domenica 14 luglio 2013

Di pagella e di disgrafia

-Hai visto? Tutte a mettere la foto della pagella del proprio figlio su FB per vantarsi di quanto è stato bravo. Io mi rifiuto scusa, mi sembra una cosa poco carina, una mancanza di rispetto verso chi ha i figli che fanno fatica ad arrivare a prendere un sei!". Così è esordita giorni fa la mamma del Di, che povera tata sarà anche impulsiva e pure un tantino odiosa, ma si trova a tirar su un figlio che quanto a tostaggine e problemi comportamentali a scuola non ha nulla da invidiare al mio, tranne qualche centimetro in alto e in largo. Ma ci vuol poco per essere più bassi di lui, si sa.

(Tra me e me) "Fa rabbia anche a me, da morire, perchè sembra quasi un confronto, e non puoi dire "chi se ne frega degli altri io guardo il mio", te la sbattono in faccia la bravura dei propri, e glielo leggi in viso quando le incontri e inizi a parlare di scuola lo sguardo di compassione per te che devi tollerare pugni sullo stomaco una pagella dopo l'altra, che tutti i figli degli altri sembrano delle cime paragonate al tuo solo perchè hanno una sfilza di DIECI uno dopo l'altro, incolonnati sulla pagella. E hanno poco da dirti che non è colpa tua, se poi ti spiegano che il loro è così bravo e giudizioso perchè l'hanno sempre trattato così e colà. E' come se i voti in pagella fossero i loro, non quelli dei figli. Parlare della scuola con altre mamme è sempre un'incognita, ci sono madri naturalmente portate a sentirsi delle caccole (come me, e la mamma di cui sopra) e altre particolarmente portate a calcare la mano.".

Comunque.

Io non l'ho pubblicata la pagella del Power (ma quandomai, è una moda nuova, e io con le mode non ho sempre feeling, ma poi non ci capisco proprio il senso. Una mia ex compagna di elementari e medie di cui ho parlato qualche tempo fa, con cui c'era un rapporto tutt'altro che idilliaco, l'ha fatto: ha mostrato orgogliosa la pagella di sua figlia che ha finito la quarta con una riga di voti eccellenti, manco un nove, e sotto commentata "tutta sua madre". Ho dovuto trattenermi per pura cortesia. "Sua madre" che io ricordi passava da un anno all'altro con un calcio nel sedere, finchè in terza media i professori devono essersi mossi a pietà dei colleghi che l'avrebbero ricevuta come allieva alle superiori e l'hanno fermata a ripetere l'anno. Ma non sono così cattiva da infierire, dai, a che scopo poi...).

Dicevo, non l'ho pubblicata, ma ho pianto nel ritirarla. La migliore pagella in tre anni, ottimi voti (tre dieci, di cui uno in storia, io che in storia arrivavo al sei per compassione) e un giudizio che per la prima volta non era composto da tre frasi, di cui la prima parte di ciascuna è un contentino e la seconda ti richiede un Gaviscon per essere parata giù, no. Tutt'altro. Tutto bene. E insomma, cresce il Power, ho diritto anch'io ad avere la mia parte di soddisfazione, no? Mica solo preoccupazioni!

Parte di questo cambiamento di direzione nella resa scolastica devo riconoscerlo alle maestre. Dopo l'incontro avvenuto lo scorso settembre tra noi, loro e le dottoresse del servizio a cui Gabri è affidato per tutto l'ambaradan psicologico, le insegnanti hanno ridimensionato completamente le loro pretese. Riconosco loro la disponibilità in questo senso: ora puntano sulla qualità del lavoro del Power, non su come lo espone a livello grafico, non si sono più fissate sui suoi tempi, non sono più arrivate note in questo senso. Per farmi capire, se il Power non riesce a stare al passo col dettato gli forniscono una fotocopia del lavoro di una compagna per finirlo a casa, sotto dettatura da parte mia. Se le divisioni sul quaderno non sono rappresentate bene, la maestra di matematica ci passa sopra e gli segnala in rosso solo il risultato quando è sbagliato, la forma passa in secondo piano. Certo, insistendo un po' sulla cura perchè il Power è furbo e ci marcia, ma senza mettergli l'ansia di prima, perchè più di così a volte non ce la fa proprio. Queste, ma anche altre strategie che hanno messo in atto, hanno reso la scuola al Power molto meno sgradevole di prima.

Quindici giorni fa il Power è stato sottoposto per la seconda volta al test per la disgrafia, e mercoledì scorso ci hanno convocato per l'esito.
Il Power è migliorato quanto all'impegno che ci mette, è maturato molto. Ho visto il primo test e il secondo, e la differenza c'è. Ma la disgrafia è confermata. A livello lieve per fortuna, in parte dovuta al lato ansioso della sua personalità (come sua madre del resto), ma rientra perfettamente nei parametri di un disgrafico. Vogliono aspettare per farci avere una certificazione, perchè comunque alle elementari le maestre si sono già attivate come ho spiegato sopra, per le medie se ne riparlerà, dato che comunque più si va avanti più da lui esigeranno, ed è giusto che abbia quello che gli spetta. Non so se condividere o no questa condotta da parte delle terapiste, intanto a settembre ci rivediamo assieme alle insegnanti, e poi il Power inizierà una seconda serie di incontri con la fisio.

Sembrerò incosciente, ma io sono contenta. Chi ha a che fare direttamente con questa problematica sa bene di cosa parlo. Essere certa che mio figlio ha un problema oggettivo e non è uno svogliato, mi da modo di attivarmi in una direzione ben precisa per sostenerlo ed educarlo, mi permette sapere dove andare a cercare i sostegni adatti, e mi impedisce di sbattere la testa contro il muro per niente. Io sono quella che preferisce una brutta verità ad una bella bugia, perchè almeno so come muovermi. E non credo di essere l'unica a pensarla in questo modo.