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mercoledì 30 settembre 2015

Reagire! Reagireeeeee!

Ciapàtevelo il lato positivo! Sono rientrata nel mio tubino taglia 46 datato A.D. 2000! Una sforbiciata all'orlo e via! Eh beh... Stai a vedere che tra un po' mi tocca anche dire grazie...


domenica 20 settembre 2015

In sella

Non ho tanta voglia di scrivere, ma magari mi aiuta.

Sto male. Sto male di quel male che dilania l'anima, che certi schiaffi non si possono spiegare nè tantomeno raccontare, ma se ne può percepire il dolore, e sperare che i vecchi mezzi per attutirlo, come il blog, possano dare quel minimo di sollievo necessario almeno per riaprire un po' lo stomaco. Che nell'ultima settimana ho perso un chilo di peso, e se in altri momenti potrebbe avermi fatto un gran favore, perderlo così non mi piace. Preferivo il chilo in più  e dormire la notte.
Non posso sbloggare la causa, ma posso sbloggare la sensazione, ed è rovente. Rare volte mi sono sentita così lacerata per una cosa che non sia la malattia fisica, bensì la semplice non-comprensione di qualcosa di grande, enorme, immenso. Siamo fatte male noi donne, dovremmo imparare un po' dagli uomini e lasciarci scivolare le cose dalle spalle con più facilità. E invece no, ce le gustiamo tutte, ce le facciamo passare tutte dalla testa ai piedi attraversando ogni singola cellula. Che errore.

Però quello che voglio appuntarmi oggi è una conquista.
Anzichè rimanere nella mia tana a leccarmi le ferite come ho sempre fatto in passato, in questi giorni ho conquistato i chilometri. Letteralmente. Ho scoperto il potere taumaturgico della strada che scorre sotto alle ruote. Camminare non posso, e pedalo. Mai come negli ultimi sette giorni ho macinato strada con la mia dueruote. Ho la fortuna di vivere in un posto bellissimo, che offre luoghi da attraversare in bici spettacolari, tanti percorsi, tante piste ciclabili, tanto.



E pedalando, e ascoltando la strada che passa sotto di me, e soprattutto meravigliandomi di non sentire un minimo di fatica, assaporandone il beneficio nell'intimo, arrivo a comprendere che sul sellino che viaggia mi sento forte, come se potessi con la stessa facilità passare sopra a quello che mi ha ferita e soprattutto a chi mi ha ferita, andare oltre, calpestarlo senza toccarlo e senza sporcarmi. Una metafora che si concretizza. E l'aria che mi investe, la luce del sole contro gli occhi, i rumori della campagna, sono balsamo. Tanto che cerco la mia bici ancora e ancora, ogni giorno cerco di ritagliarmi un momento per montare in sella e partire, ho bisogno di lei.

E vado. Ovunque. In questi giorni mi ha portato anche degli incontri inaspettati e gradevoli, momenti di chiacchiere non messi in conto; anche oggi che ci si trovava (siamo usciti in bici in tre, non succede quasi mai di solito pedalo da sola e va bene così) in mezzo al boschetto dietro casa

e abbiamo fatto un pezzo di sentiero assieme a una famiglia di amici incontrati lì. Qualche giorno fa, con il desiderio di fare strada per smaltire lacrime e tensione allo stomaco, sono arrivata in uno dei paesi vicini e ho incontrato per la prima volta una amica conosciuta virtualmente, passando con lei un'ora piacevole. Sono partita col cuore pesante, sono tornata con il sorriso e la luce del tramonto negli occhi.

Pedalo, e giorno dopo giorno smaltisco calorie e calore. Faccio fiato. Se non mi trovate, aspettatemi sotto alla tettoia delle auto in fondo al vialetto, a fianco alla mia auto arancione, dove parcheggio lei. Prima o poi finisco il giro e torno a casa.

Sperando che piano piano passi.


sabato 19 settembre 2015

Come va alle medie?

Va così. Anzi, per la precisione torna così.

Ore 13,07. Entra in casa sudato come una spugna dopo la corsa in bicicletta (alle medie va e torna da solo, finalmente), zaino in spalla, sparato, si pianta in mezzo al soggiorno, gambe divaricate, braccia allargate e dita delle mani a pistola, la mano destra più avanti.

-CCCCCIAO MA', CCCCCIAO PA', COME BBBBBUTTA? OGGI POMERIGGIO DEVO FARE UNA PIALLATA IN CARTOLERIA, HO UN BOTTO DI ROBA DA PRENDERE PER ARTE.

Scusaaaaaaaaaaa??? 
Effetto metamorfosi da scuola media.
Che poi sta cosa della PIALLATA devo farmela spiegare per bene.

lunedì 14 settembre 2015

Segni di fine estate in fondo al vialetto: una cucchiaiata di facezie mie

In fondo al vialetto l'estate è finita.
Ogni anno finisce allo stesso modo, e mi sono ritrovata così per caso qualche giorno fa a notarlo: ci sono gesti che ogni anno si ripetono, tutti nel giro di due giorni al massimo, e che mettono i paletti tra una stagione e l'altra in casa mia.
So che potrà non importarvene una ceppa, ma...
In fondo al vialetto l'estate finisce quando le tende che pendono dal terrazzo a fermare la luce del sole un metro prima del muro e della portafinestra, pendono invece dai fili della biancheria, belle lavate (nella foto sembrano a righe rosa stile "materasso delle cliniche psichiatriche di fine ottocento", ma in realtà le righe sono belle arancioni).
Finisce quando anche le tende che stanno sul davanti, a proteggere dal sole l'ingresso, vengono rimosse (dalla sottoscritta) con i loro ganci e i loro bastoni di sostegno, e lavate.
E quando in giardino c'è un grande cerchio di terra battuta scura...
...lasciato dalla piscina, che è stata rimossa, pulita e stesa ad asciugare sotto alla tettoia.
Finisce quando in bagno tornano ad apparire i bagnoschiuma fioriti e spariscono quelli "freschi" (piccola nota frivolissima: io ho la MANIA dei bagnoschiuma, soprattutto se fioriti).
Quando lo split del condizionatore rimette il cappotto
e il gazebo si toglie il cappello, nonostante il sole.
E infine l'estate è finita del tutto  stamattina, quando mi sono mossa in macchina mentre pioveva per fare una cosa non rimandabile, e ho dovuto spostare la posizione della manopola dell'aria sulla funzione "spannatore".
Ed è stata una bellissima estate. Ma ne parlerò in un altro post, mi ci vuole del tempo per scriverlo, e adesso non ne ho più :-)

venerdì 11 settembre 2015

Perchè le lezioni si imparano

Ieri verso le tre e mezzo bussano alla porta. Io sto pichignando al pc, il Power sta giocando con la Wii. Guardo l'ora, a quest'ora può essere una persona sola a bussare: il Gi. E chiedo al Power di andare ad aprire.
Effettivamente è il Gi. Sta sulla porta. Sento il dialogo tra i due undiciemezzenni.

-Ciao. La mia mamma ha bisogno di dormire. Posso stare qui da voi a giocare un po'?
-Ma ti ha mandato la tua mamma qui? O sei venuto perchè hai voglia di giocare con me?

Io dal soggiorno, sette od otto metri più in là circa, ascolto e sorrido nel cuore: il Power ha capito la lezione. Mette le mani avanti. La nasata dell'altro giorno qualcosa gli ha insegnato. Anche se il Gi ha sempre dimostrato di essere per lui come un fratello, adesso il Power ha imparato a mettere i paletti.

"Non si sa mai, ma se voglio evitare di soffrire ancora è meglio che mi protegga. Perchè ho capito che a volte mi faccio un'idea sbagliata delle persone. Meglio chiarire subito."

Bravo Power. E' così che si cresce.

-La mia mamma ha detto che ha bisogno di dormire perchè è stanca, tra un'ora e mezzo dobbiamo andare via, e io ho pensato di passare con te questo tempo invece di stare a casa ad aspettare che la mamma si svegli. Posso entrare?

-Mamma, il Gi può stare con noi e blablabla?
-More, ho sentito tutto. Gi, vieni dentro e stai qui quanto vuoi. Non dobbiamo andare da nessuna parte. Basta che non facciate chiasso, che il Gatto Alfa è a letto che sta poco bene. 

Sono stati a giocare alla Wii per mezz'ora, e con le carte per un'ora al tavolo dell'ingresso. Hanno riso tutto il tempo trattenendo il volume il più possibile, per il Gatto Alfa. E quando è arrivata per il Gi l'ora di tornare a casa, il Power lo ha accompagnato come sempre: con una mano sulla sua spalla fino in fondo al vialetto.

giovedì 3 settembre 2015

Powernasate da rapporti umani - e inauguriamo un nuovo tag

Oggi il Gatto Alfa ha progettato di portare il Power al cinema, a vedere i Minions. Gli ha proposto di invitare il Pi (lo chiamerò così, è un compagno di scuola del Power dall'asilo e lo sarà anche alle medie, uno dei pochi che il Power ritiene un amico-co da un paio di anni). Si sono sentiti quindi via SMS. Nel frattempo io sono di sopra in camera mia a mettere la biancheria pulita, asciutta, ritirata dallo stendino e piegata nei cassetti.

Il Power chiede al Pi di venire al cinema.
Il Pi risponde "si ma solo se non andiamo a vedere i Minions, che li ho già visti".
Il Power ribatte che è l'unico film che danno oggi, e gli piacerebbe vederlo assieme a lui, per poi fermarsi a mangiare al Mac Donald's che il papà offre per tutti.
Il Pi rifiuta.

Il Power fa le scale lentamente, lo sento passare dalle scale alla sua stanza. Singhiozza. Lo chiamo, appare alla porta, lo invito ad entrare, ci sediamo sul lettone. Inizialmente non vuole dirmi cosa lo fa piangere, ma io insisto: ha la faccia del dolore dell'animo. Non del capriccio, non della rabbia, ma del dolore, con gli occhi gonfi, rossi e spalancati, la bocca a smorfia come i neonati ma che tentava di contrarre per dimostrare a forza (e invano) un minimo di orgoglio da testosterone incalzante, cosa che fa stringere lo stomaco a qualunque madre come solo una madre sa.
Poi piano piano si apre e mi racconta cosa è successo. E la frase che gli esce a sillabe tra un singhiozzo e l'altro mi strappa un pezzo di cuore:
"io però pur di stare insieme con lui mi sono pur visto lo stesso film due volte, prima di Natale, e non glie l'ho neanche detto che lo avevo già visto per non farlo restare male!". 

E quindi ci siamo arrivati.
Siamo arrivati a quel punto della crescita nel quale essere considerati dagli amici è più importante di qualunque soddisfazione diano mamma e papà. La cosa bella non era il fatto che papà gli proponesse di passare un pomeriggio insieme al cinema tra loro due ("tra uomini, mamma", mi diceva una volta), ma l'idea che ci andasse un amico. Altre volte ci sono andati lui, il papà e uno o due amici, ma che ci fossero o meno gli amici era un dettaglio irrilevante. Oggi qualcosa è cambiato. Se il cinema fosse stato in paese anzichè a 35 chilometri da casa, ci scommetterei che avrebbe detto al papà "rimani a casa, non servi".
Ci siamo passati tutti.

Siamo arrivati alle prime nasate, le prime delusioni umane, che a quell'età fanno un male cane perchè si è sempre vissuti nell'illusione che "siamo tutti amici e le litigate si aggiustano con poco", e ogni "no" valeva quanto un "si", non faceva male dentro. E anche da qui ci siamo passati tutti.
E ho la sensazione che l'avergli fatto una bonaria maternale su quanto lo capissi, sul fatto che lo so che fa male quando una persona non risponde alle nostre aspettative ma lo sbaglio è nostro a darle un peso esagerato, e che gli Amici-ci con la A maiuscola si contano sulle dita di una mano e avanzano sempre delle dita, sia servito a poco. Il Power inizia a dare molto, moltissimo peso al modo con cui i suoi amici rispondono ai suoi inviti, alle sue iniziative, alla sua presenza. Vuole essere stimato. Ci tiene ad essere accettato.
Noi, mamma e papà, non gli bastiamo più. Non c'è più nella sua testa il "chi se ne frega, se non mi vogliono torno da mamma e papà", gliene frega eccome.
E a me addolora che debba scontrarsi già adesso con queste cose, con il fatto che i rapporti umani sono la cosa più difficile della vita da gestire, soprattutto per uno come lui che non è mai stato per carattere il compagnone di tutti, così come suo padre e sua madre, e proprio perchè so quanto difficile sia trovare la propria dimensione e soprattutto quanto tempo ci voglia prima di maturare in questo senso, so quanto soffre. Ma non posso farci nulla. E' la sua strada. E' la sua crescita. Tutti siamo cresciuti prendendo nasate con amici che credevamo Amici e che almeno una volta ci hanno deluso, ed è stata la strada obbligata per capire che le persone non sono tutte uguali. Per queste nasate posso solo offrirgli una spalla su cui appoggiarsi finchè non riprende le forze. Non posso nemmeno più mediare tra lui e il Pi o chi per lui come facevo fino a un po' di tempo fa, perchè il Power non vuole più che mi metta in mezzo su queste cose, e ha ragione: è grande per avere la mamma che gli gestisce le amicizie. L'unico lavoro che può fare la mamma è per dietro.

Il Power è partito con quella che "basta, col Pi ho chiuso, questa cosa di oggi significa che non mi vuole e io non voglio più lui".

Ma anche no, Power. Se ci pensi, il Pi è sempre venuto a cercarti quando faceva comodo a lui: per i compiti, perchè gli mancava uno per completare la sua squadretta di calcio in strada, per fargli da compagno di strada per andare al centro estivo senza mamme appresso dato che abitiamo a cinquanta metri da lui (unica condizione che abbiamo posto io e sua madre per lasciarceli andare in autonomia, almeno per questa estate). Per giocare semplicemente insieme lo sei sempre andato a cercare tu, fai mente locale e te ne rendi conto da solo. E un milione di volte ti ha detto "o giochiamo a calcio o non giochiamo insieme", e te ne sei tornato a casa con le pive nel sacco dopo cinque minuti di partita perchè tu a calcio sei una frana e lui e gli altri suoi amici ti prendono in giro, togliendoti il divertimento. Tante persone sono così. Bisogna prenderne atto e accettarle come sono. Il Pi non è cattivo, è solo un po' egoista, e se ci pensi un po' egoisti lo siamo anche io e te per altri versi. Il Pi ha pensato al film, non a te che lo invitavi. Non ha nemmeno proposto una alternativa, nè ti ha detto qualcosa tipo "ci vediamo un altro giorno". Ha solo detto "allora no", stop. Non è una cosa che puoi cambiare. Solo, visto che hai capito che il Pi è così, la prossima volta che ti cerca per qualcosa e non per la tua compagnia, accetta solo se va anche a te, non "pur di stare con lui". Questo carico di affetto riservalo per qualcun altro che lo merita, come il Gi, che per te farebbe qualsiasi cosa da quando avevate tre anni. Ti ricordi l'altro giorno? Stavate giocando con la Wii, lo stavi inondando di commenti logorroici e di consigli non richiesti ogni volta che faceva una mossa con il suo personaggio, ero stufa di sentirti perfino io che stavo dietro di voi a tagliare la verdura per la cena e non giocavo; gli ho chiesto ironicamente se gli venisse mai voglia di mandarti a quel paese, hai sentito cosa mi ha risposto? "No, a me il Power va bene così".

Oggi inauguro un nuovo TAG: lo chiamo "preadolescenza che avventura". Ci sta a pieno.
No, il Power non è più un bambino. E' un ragazzino che inizia a fare i conti con le sue emozioni.
E io, di riflesso, per certi versi, con le mie.