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domenica 29 maggio 2016

Da menopausa farmacologica a menopausa chirurgica.

"Precoce", ha scritto il mio medico sulla cartella. Se non altro mi ha dato della "giovane" :-)

Piccola estemporanea. Poi torno con un post un po' più decente, giuro.

La scorsa settimana sono stata al controllo post-operatorio. Non ho più dolori, solo tante fitte, soprattutto quando sto in piedi, ma mi è stato detto che è normale, che è presto per dimenticarsene. Mi è stato consegnato il referto della biopsia, l'ambaradan asportato conteneva alcune schifezzuole non rilevate dalle ecografie e dalla isteroscopia (un fibroma grande "solo" due centimetri per tre all'imboccatura di una tuba, mica niente... e altre cose, ma tutto negativo. L'endometrio era già stato analizzato ed è stato il suo referto a portarmi in sala operatoria, quindi quella parte di faccenda già la sapevo). Sono stata visitata come da prassi, la sutura interna è stata trovata non ancora ben chiusa, di conseguenza la convalescenza è protratta per ulteriori 40 giorni (seeeeeee... e io obbedisco, come no...).
MA. Ho avuto il via libera per ricominciare a guidare il minimo indispensabile, e SOPRATUTTO per rimontare in sella per fare al massimo qualche centinaio di metri.
E io non me lo sono fatto ripetere due volte. Il giorno dopo ero già a cavallo.
Mi mancava da morire. Non c'è bella stagione senza di lei.

Oncologo e ginecologo mi avevano tranquillizzato riguardo al fatto che, secondo loro, con la menopausa chirurgica non avrei avuto nè più nè meno che gli stessi sintomi della menopausa farmacologica. Ergo, teoricamente nella mia vita quotidiana non sarebbe cambiato niente.

Sarà un fattore psicologico, sarà fisiologico, non lo so, forse un mix di ambedue le cose. Ma ad oggi (un mese e mezzo dall'intervento) posso appuntarmi INVECE che, a differenza di prima:

-le vampate sono notevolmente aumentate non in intensità ma in numero. Ma proprio tanto.

- gli sbalzi di umore sono diventati una cosa talmente eclatante e drastica che viaggio col pacchetto di fazzoletti in tasca. Tipo che ora rido come una deficiente, tra tre minuti sono in lacrime. Ma piango sul serio, mica due lacrime e via. Mi faccio perfino paura.
Per raccontarne solo una tra le tante... L'altro giorno stavo stirando in pace paciorum davanti alla tele, di sopra il Power e il suo socio a delinquere il Gi stavano costruendo una nave in cartone, nastrocarta, stoffa per le vele e spago, senza fare la solita cagnara (infatti una volta terminato il lavoro il Power se ne è uscito con un "oh, Gi, è la prima volta che ci divertiamo senza fare danni, un progresso!", ma è un altro discorso). Una situazione gradevole, tutto sommato. Dal vialetto arriva una vocina di bimba in pianto. Mollo il ferro ed esco: era la Lì, la figlia quattrenne biondina di uno dei vicini, caduta dalla bicicletta. Non vedendo la madre mi avvicino, prendo la bambina in braccio e cerco di consolarla, le do un bacino sulla manina ("mi fa tanto maleeeeee") e mi avvio a portarla a casa sua, venti metri più in là. Riconsegnata alla mamma (che era rientrata in casa per due secondi, i soliti "due secondi" in cui ti giri e i bambini ti combinano quello che non ti combinano il resto del tempo in cui li hai sotto gli occhi) sono tornata a casa in lacrime. Motivo? E non lo so mica. Anzi si, forse lo so. Ma non mi va di raccontarlo.

-Mi sono sorpresa ieri ed oggi a riempire di aglio in polvere (mica fresco, no, in polvere, bello concentrato) una terrina di insalata condita con yogurt, aglio appunto, e sale, e a non sentirne assolutamente il sapore, e allora giù, e giù ancora aglio e semi di girasole, anche questi totalmente insapori alle mie papille gustative. Stessa cosa con un pane ai semi di lino fatto ieri, che io sostengo essere insipido da paura e i miei famigliari hanno trovato eccellente. Le cose sono due: o i condimenti erano scaduti (ma ho controllato, e no, anzi, scadenze belle lontane), o sto diventando come mia nonna novantenne  e mia suocera settantaseienne, che una volta entrate in menopausa hanno iniziato a condire gli alimenti con container di sale (che io insisto, comunque, a sostituire diligentemente con altro) affermando candide ciò nonostante che "ah, è lamia (o dessavìa, a seconda del dialetto) sta roba". Mi preoccupa sta cosa.

-Ma ancora di più mi preoccupa il fatto che inizio a convincermi che assieme ad utero ed ovaie mi abbiano asportato anche i freni della lingua. Perchè mi sto rendendo conto che non mi trattengo più: quello che devo dire dico, poi magari pentendomene perchè ho scatenato qualche discreto p***aio (e farmi odiare non mi piace), ma pare che il mio buonsenso (se mai ne ho avuto qualche pillola) e la mia tolleranza siano volati via come le rondini ad ottobre (vanno via ad ottobre, vero? Prima che faccia l'ennesima figuraccia). Non trattengo più nulla. E siccome sta cosa mi sta creando non poche difficoltà, ho iniziato ad anteporre (o almeno a provarci) alle risposte violente (quando si presenta l'occasione per sciorinarne una) un rigido silenzio, che alle volte non so se sia peggio questo o quelle. Non ricordo più come si scende a compromessi, dove sta la diplomazia, e nemmeno la forza di dire alle persone quello che vogliono sentirsi dire per quieto vivere. Il brutto è che questa cosa non riesco proprio a controllarla, con tutta la mia buona volontà.

Forse sto davvero diventando vecchia.




domenica 8 maggio 2016

Ma io mamma...

Oggi è la festa della mamma, e nonostante mio figlio la pensi diversamente, io non mi sento proprio una mamma da festeggiare. Sarà perchè oggi ho inferto a mio figlio una delusione a causa di una mia debolezza, ma mi brucia il cuore, e visto che in televisione e sul web e perfino sui volantini pubblicitari dei supermercati da giorni non si fa altro che rimarcare quanto sia bello essere mamma, e quanto le mamme siano belle e buone e perfette e un milione di altre supercose, io non faccio altro da quando sono in piedi che ricordarmi tutti i motivi per cui io mi sento tutto fuorchè la madre che avrei voluto essere, e tutti i motivi per cui se da grande mio figlio dovesse detestarmi ne avrebbe tutte le ragioni.