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sabato 18 giugno 2016

Con quella camminata un po' così

Gli ultimi giorni di scuola sono trascorsi con un nervosismo Poweresco totale. Tanto da fargli tornare tutti i tic di questo mondo.
Due settimane fa circa, ha partecipato ad un concerto con il coro della scuola, durante il quale il suddetto coro si è esibito in quattro o cinque brani a più voci alternandosi ad altri due cori della zona.
La scorsa settimana si è ripetuta l'esibizione, ma assieme al coro delle prime medie una sera, e a quello delle seconde e terze la sera successiva. Più impegnato della corale della Rai, praticamente.
La scorsa settimana è stata anche intensa dal punto di vista scolastico: i ragazzini Furlish hanno terminato le lezioni sabato scorso, e i giorni precedenti non sono stati esenti da compiti a casa (fino all'ultimo giorno) e interrogazioni di recupero (di cui l'ultima, appunto, venerdì).
Sabato, alla fine delle lezioni, unico momento di relax: per la prima volta i ragazzini si sono recati in pizzeria da soli, senza accompagnamento adulto, mentre noi genitori ci si è trovati nel giardino di mamma e papà del Giac per una spaghettata in compagnia. Un bel momento per noi e per loro (gli undic/dodicenni), che ci hanno raggiunti a fine pizza e hanno giocato insieme liberi tra cortili e campi circostanti fino a tardo pomeriggio. Foto di rito, auguri di buone vacanze come da protocollo, promesse di far incontrare i ragassuoli durante l'estate per giocare insieme (rito che non porta mai a nessuna realizzazione, perchè poi ognuno se ne va per i fatti suoi fino a settembre), sorrisi e baci, ciao ciao.
E poi l'attesa dell'esposizione dei quadri.
Quei due giorni che sembravano non passare mai. Perchè c'è poco da fare, anche per il migliore della classe (che non è il Power) rimane il punto di domanda, nessuno arriva a fine anno senza quel poco di tensione che ti fa annodare lo stomaco fino al giorno in cui non vedi scritto nero su bianco che si, è andato tutto bene, non te lo sei sognato.
La notizia è arrivata lunedì sera: il Power a settembre andrà in seconda media. Sollievo, fine dei tic nervosi, attesa della pagella (la prossima settimana) e via a goderci le previste due settimane senza nemmeno un accenno di compiti per le vacanze.

L'altra sera, tornando a casa in macchina da non ricordo dove, il Power mi ha fatto notare che non mi ha mai vista così contenta per una promozione, durante il periodo delle elementari. E io gli ho spiegato che il motivo è anche intuibile: alle elementari si va via dritti, alle medie non sempre. E il Power, ve lo assicuro, non è filato dritto tutto l'anno; in pagella almeno un buco in storia è sicuro, un secondo (storia dell'arte) è incerto. Inoltre sempre lunedì siamo venuti a sapere che il Gi, il suo amico-complice-fratello-separato-in-culla-alla-nascita, è stato bocciato, cosa che gli ha sbattuto in faccia la realtà che il ritornello "non sei più alle elementari, alle medie la promozione ce la si guadagna" non era un bluff. E per digerirlo gli ci sono volute buone 24 ore. Fino al giorno dopo, quando si è deciso a prendere il telefono e fare una sorta di personali condoglianze al Gi. Gi che all'apparenza, e con gran sollievo del Power, al momento sembrava dare più importanza a darsi un appuntamento per giocare insieme che altro. "Si può anche morire, non sono morto, sono solo stato bocciato. Quando ci vediamo?", è stata la risposta. Prendi e porta a casa. Sono forti, a questa età.

Durante l'estate io e il Power passiamo insieme moltissimo tempo, come è normale. Martedì mattina abbiamo fatto la spesa insieme, i soliti giri per supermercati che di solito faccio da sola fino a metà giugno due volte a settimana. Stavolta l'ho osservato molto, tra le corsie. Mi sono accorta che cammina con l'andatura da giovane gorilla, con le braccia penzoloni dondolanti, le spalle curve in avanti, i passi scoordinati e la testa ciondoloni di chi si porta appresso un corpo che non gli appartiene. Durante l'ultimo inverno il Power ha mantenuto fermo il peso ma ha preso altezza, perciò ha l'apparenza (quando si muove) di un qualcosa di non molto stabile su sè stesso. Ma è normale. E' l'età. La stessa età che oggi gli ha fatto dire "mamma, non capisco perchè cambio umore così spesso, adesso ho un magone addosso che non mi spiego, dato che ho passato tutto il pomeriggio col Gi e abbiamo riso tutto il tempo. Non sono mica normale!". E io gli ho risposto quello che mi è venuto sul momento, che non sarebbe normale il contrario a dodici anni e mezzo, e che probabilmente anche i suoi compagni sono così anche se non lo dicono, perchè soprattutto tra maschietti certe cose si ha pudore nel dirle, ma io che con le altre mamme (non gli ho detto quali, ovviamente) ci parlo, glielo posso assicurare. E che anch'io mi sentivo così. E anche papà. E che tra qualche tempo gli passerà.
E tra me e me, in silenzio, ho ringraziato perchè ancora mi dice queste cose.

Insomma, adesso che ce l'ho a casa in ferie lo guardo di più, e mi sembra di aver consegnato a scuola un bambino a settembre e mi sia stato restituito un adolescente una settimana fa. Forse è ora che ne prenda proprio atto. E non mi sembra nemmeno strano, solo straordinariamente bello. Che io ogni volta che mi propinano il ritornello "figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi", giuro, rispondo che grazie, ma indietro non tornerei, grazie tante ma a me sta benissimo così; per come sono fatta io ci sto molto meglio adesso, da mamma, che non quando si viveva di capricci interminabili e pantaloni sporchi di fango e di marmellata insieme. Quella volta certe cose non si facevano insieme. Cose come preparare la cena insieme ma anche poi lavare i piatti insieme. O ballare insieme una musica scelta insieme.
(Ho scaricato Spotify, che il Power per farmi ridere chiama FFFFPOTIFAI. Ieri sera ha voluto che lo sintonizzassi sulla musica... anni 50. Si, proprio 50, "per sentire com'è, mamma". E si è scatenato in quello che ha definito "un rock verameeeeeente figo!". Per poi farmi ballare con lui, in grembiule e con i cucchiai in mano - stavamo cucinando pomodori ripieni - questa).

giovedì 2 giugno 2016

Dieci anni di blog

Dieci anni fa, di sera tardi, a Power (allora "Trippa", due anni e mezzo) addormentato, appostata davanti al mio vecchissimo pc-bussolotto aprivo questo blog su Splinder. Lo avevo chiamato "Ma che Mamma!".
Qualche anno dopo lo spostavo qui, su Blogspot, per forza di cose, dopo un brevissimo passaggio obbligato attraverso Iobloggo, e gli cambiavo nome dandogli quello che ha oggi.

Cinque anni fa, per festeggiare la "ricorrenza" (si fa per dire, perchè non sto a spiegarvi per quale perverso gioco della mia mente lo considero un po' qualcosa di vivo) feci un concorsino nato dal caso, con in palio una mamigata a sorpresa, e vinse Silvia (tvb).

Per oggi avevo tante cose in mente da scrivere, ma ho deciso che no, non serve. Non serve a me. Perchè per riassumere quello che penso del mio blog, a distanza di dieci anni, è bastato molto meno di un papiro. Ho preso tutti i miei diari cartacei dal 1986 ad oggi, ho rubato un blocchetto di carta e un pennarello a mio figlio (occhio non vede...), ho scelto una musica che mi piace molto e che si adatta allo scopo, e ho creato questo.
Beccatevelo, anche se vi consiglio di guardarlo direttamente su Youtube   (non so perchè, ma la risoluzione che impone Blogspot nell'incorporazione del video è tremenda, o sono io ad essere imbranata nel gestirlo, che mi pare più verosimile).
Dura meno di un minuto. Anche se vorrebbe trasmettere a voi che leggete un miliardo di pensieri in più.


E voi, dove eravate dieci anni fa?