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domenica 29 novembre 2015

Ce l'ho! Ce l'ho!

E' sempre stato così: arrivo tardi. In quasi qualsiasi cosa che non sia un appuntamento. Ma arrivo eh.
Non lo volevo, perchè sono sempre stata dell'idea che se sto al pc è perchè o sono in pausa, o perchè devo fare qualcosa che posso fare solo con il pc. Quindi non vedevo la necessità nè l'utilità di avere un pc-ino in borsa: se ho con me la borsa evidentemente è perchè sono fuori casa, fuori casa di tecnologico ho bisogno solo del cellulare, e un cellulare deve fare il cellulare, cioè telefonare e mandare sms. Tutto il resto sono orpelli inutili.
Pare, però, che il resto del mondo non la pensi così, e si organizza diversamente. Così il chiederlo è stato quasi obbligatorio: le mamme della scuola hanno il gruppo whatsup per girarsi le comunicazioni e i verbali degli interclasse, il coro degli adulti della parrocchia (canto di nuovo dopo quindici anni, veh che novità?) si passa le novità dell'ultima ora e le variazioni in corsa tramite whatsup, la mia "socia" per il mercatino di Natale (faccio il mio primo mercatino, veh che altra novità?) ed io abbiamo un milione di cose da dirci ogni santo giorno per organizzare le cose e via sms o telefonata costerebbe un mutuo, insomma, se non hai whatsup oggi sembra che tu sia tagliata fuori da una fetta di mondo piuttosto consistente.
Insomma, con la scusa del compleanno mi sono "calata", ed è arrivato.
Signore e signori, squilli di trombe, da una decina di giorni ho il mio SMARFONO. Che non è lo Smartphone, io sono veneta, e i veneti hanno lo SMARFON, italianizzato SMARFONO.
 E direte, "e quindi? Lo abbiamo tutti, non sei l'unica".
Grazie, lo so. Ma se lo scrivo è perchè in questi giorni sto riflettendo su quanto un cosino così piccolo effettivamente può cambiarti le abitudini. Per la serie, "come cappero facevo prima?".

Stiamo facendo conoscenza.
Litighiamo per diversi motivi:
-scivola dalle mani. E' sottile, superliscio, la custodia deve ancora arrivarmi (ne ho ordinata una superfighizzima, nera con disegnate delle farfalle rosa e arancioni, con i gatti non c'era, mannaggia), sguscia come un'anguilla. E a me le anguille fanno senso, da vive e da secondo piatto.
-La tastiera è piccola, i tasti sono piccoli, anche a girarlo in orizzontale.
-Il T9. Ho dichiarato guerra aperta al T9. Scrivo, correggo, invio la parola alla barra di testo e me la ri-corregge come vuole lui, sequenza a ripetersi un milione di volte. Fa passare la voglia di scrivere e fa venir voglia di fare direttamente una telefonata, non fosse che io detesto comunicare per telefono a voce. Mette gli spazi dove vuole, non capisce che "Latisana" e "La tisana" non sono la stessa cosa, e io una la raggiungo in auto e l'altra la bevo due volte al giorno, che gli piaccia oppure no, e non sono interscambiabili nella stessa frase. Tanto per dirne una. Il T9 deve morire, o cambiare spacciatore.
-La batteria dura il tempo di un respiro. Il Gatto Alfa dice che finchè lo uso nel modo in cui lo sto usando in questi giorni, non può durare di più. Avrà anche ragione. Ma io ero abituata a mettere in carica il cellulare due volte a settimana, non due volte al giorno. Una sana via di mezzo sarebbe una cosa sana, no?
-E' meno intuitivo del mio pc. Non mi è stato fornito un manuale d'uso, sto imparando ad usarlo a naso e coadiuvata dall'esperienza di amiche e conoscenti (via whatsup, e come sennò?), ma sto coso è pieno di misteri. Per esempio la mission di questi giorni è imparare a spostare la maggior parte dei dati sulla scheda di memoria aggiuntiva, ed è una impresa che pare titanica.
-Appunto, la memoria del telefono è quella di un criceto. E qui mi fermo, per rispetto ai criceti.
-Ha un milione di funzioni, ma faccio ancora pasticci per rispondere alle telefonate. Facendo peraltro figure assai magre, e per fortuna ridendoci sopra la gente all'altro capo della linea si intenerisce e di solito mi tranquillizza con un "non preoccuparti, ci sono passata anch'io", come se fosse il morbillo. Vero o no, è imbarazzante. E quando parte la marcia a squilli di trombe che ho impostato come suoneria (ma quanto mi manca la mia cara vecchia registrazione del Power che urla "mammaaaaa rispondi al telefonoooooo!", devo vedere se riesco a metterla anche qui) e appare la malefica striscia rosso-verde che ammicca, parte qualcosa di paragonabile ad un mini attacco d'ansia.

Peeeerò.
E' anche vero che molte cose, con lui, sono più facili di prima.
Ho internet dove voglio. Ho tutte le informazioni che voglio dove voglio e quando voglio. L'altro giorno ero da mia madre, mi racconta che la nonna ha un problema col medico: ha cambiato numero di telefono, non sa come recuperare quello nuovo, con la zia ha litigato e non vuole darglielo, non vuole fare brutta figura a chiederlo in giro, sull'elenco non c'è ancora. Ho googolato il numero della farmacia del posto, ho chiesto il numero, l'ho passato. In meno di due minuti. Una stupidaggine. Ma non per una donna di novant'anni che vive da sola.
Ho perso la lista dei fogli da preparare sul libro del coro. Una mia compagna di gorgheggi ha fotografato la sua lista e me l'ha passata via whatsup in un secondo.

E poi...
Si ha un bel dire che la tecnologia ammazza la comunicazione. Va di moda dire che abbiamo la testa china sullo strumento elettronico e siamo soli anche in mezzo alla folla. Ma anche che la comunicazione tramite il virtuale è solo una illusione.
Fino a un po' di tempo fa mio marito aveva l'abitudine di portare l'arma su e giù da casa al lavoro e viceversa (ora la tiene per lo più in ufficio, per motivi che non sto a spiegare). Capitava che di ritorno dal turno di notte la dimenticasse in soggiorno, scaricata ovviamente, anzichè portarla di sopra al suo posto; in quindici anni di matrimonio più due di fidanzamento ho imparato presto a considerarla parte dell'arredamento, ma quando mia madre arrivava di prima mattina per il suo solito giro e se la trovava davanti sul ripiano della libreria partiva sistematicamente l'ululo: "aaaaah! Porta via quea roba! Che no succeda calcossa!". Non ho mai capito cosa debba succedere con un arnese scarico, per giunta con la sicura innescata, appoggiato come un soprammobile. Avrei potuto batterci le bistecche, o al massimo usarla come piantabulbi per i crocus prendendola per il manico e forandoci il terreno in giardino. Ma quello che rappresenta spaventa (non me, ma io non faccio testo, per lo stesso motivo per cui quando vedo la Gazzella nei dintorni anzichè allarmarmi accendo la macchina del caffè).
Insomma, sono convinta che gli oggetti siano solo dei mezzi, sta a noi usarli bene o male.
E io al mo smarfono ho trovato una utilità per comunicare mica da poco.
Sono molto meno sola, e contemporaneamente riesco a fare più cose. Perchè se prima per stare al pc e chiacchierare con le amiche (anche e soprattutto quelle reali, ce ne sono poche che non conosco ancora di persona tra quelle con cui comunico quasi quotidianamente) dovevo appiattarmi in postazione e attendere i comodi di sua maestà il pc stesso (e usare taaaanto tempo in più per niente), adesso mi porto messenger, telefono e whatsup ovunque in poco spazio. Certo, non è come prendere un caffè vero (quello è insostituibile), ma per me è una cosa preziosa. E' stato prezioso nei giorni scorsi durante le attese in ospedale, perchè non c'è di meglio per calmare l'ansia di quattro battute alla cavolo con chi sa dove andare a parare per farmi ridere, o anche per farmi spostare l'attenzione su cose piacevoli o frivole alternate alle partite a Tetris (odi et amo). Ed è prezioso in questi giorni in cui il gelo, sommato al lavoro per il mercatino, mi tengono inchiodata in casa per molte ore.


4 commenti:

Livia ha detto...

Benvenuta nel club!
Mi raccomando, scaricati Candy Crush Saga e le ore in sala d'attesa voleranno!
Con questi telefoni impari solo smanettandoci. Il grosso della batteria lo consuma lo schermo (più è grosso e più ciuccia), quindi appena capisci come impostare la luminosità tienila bassa. Poi ci sono le applicazioni che girano in background, ma non so come stopparle.
Buon divertimento :)

Andretta La Puff ha detto...

queste sono più o meno le cose che ho pensato quando ho avuto il mio primo smartphone. ora il mio impareggiabile marito mi ha regalato un iPhone che sto per mettere in uso... faccio la dura, no ma a me queste cose non interessano, ma figuriamoci, ma mica ho 16 anni.... epperò......... :-)

francescabianca ha detto...

non vedo l'ora di leggere un post sul mercatino :-)

Mamiga ha detto...

Epperò, Puff... =)))