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lunedì 24 dicembre 2012

Auguri!

Dunque.
Ho passato l'intera mattinata a fare pulizie e a stirare quattro cose in sordina, dato che il Gatto Alfa ha fatto il turno di notte, e dopo averci portato le brioches calde dal forno per colazione si è meritatamente e legittimamente tuffato tra le braccia di Morfeo, as usual, fino all'una.
Ho trascorso il pomeriggio tra i fornelli, per adempiere al mio dovere natalizio come la maggior parte delle mie amiche e parenti amorevoli mamme e/o mogli (ovviamente un occhio al lavoro e un occhio al messenger per tenersi aggiornate sui relativi avanzamenti, in questo la tecnologia è una gran sostituta del "poner" del secolo scorso :D). Ho prodotto:
-involtini di sfoglia e wurstel con semi di papavero e di sesamo
-grissini allo speck, grana e semi di finocchio
-crema di radicchio e filadelfia da spalmare sui crostini
-crema di gorgonzola, filadelfia e noci per riempirci i voul au vent
E questo per domani. Per cena ho fatto solo un risotto e dei grissini con l'affettato, il panettone con cioccolato e crema è arrivato di straforo.
Non contenta, dopo cena mi sono messa a fare delle crepes ripiene di besciamella (pronta), funghi ed emmenthal. Si da il caso che il Gatto Alfa oggi pomeriggio sia stato da sua madre, e l'ha trovata in disperazione per aver cucinato un'anatra risultata poi immangiabile: esageratamente salata. E credetemi, se mia suocera dice "salata" significa che è stata letteralmente travolta da una valanga composta da tutto il sale del Mediterraneo. In questo caso penso che un piatto in più la farà sentire meno in colpa per aver fatto qualcosa in meno di quanto si era prefissata. O forse la farà sentire in colpa un tic di più, ma tant'è, lì i sensi di colpa sono parte del materiale con cui sono fatte le piastrelle del pavimento, quindi... Ops, pardon, è Natale, niente sarcasmi.

Adesso dovrei fare Babba Natale: il Power si è addormentato da poco, e ci sono dei doveri a cui adempiere. L'ho scritto un anno fa, mio figlio sa di Babbo Natale dall'anno scorso, ma vuole continuare il gioco, e noi lo si asseconda più che volentieri perchè diverte anche noi. Vado a prendere il suo paccone (il Power ha chiesto il microscopio quest'anno), incarto e infiocchetto, e poi sinceramente prendo la via del materasso alla velocità della luce, perchè sono frantumata.
Ma non prima di aver lasciato il mio augurio personale a chiunque passerà di qui.
Io quest'anno non ho scritto web-letterine a Babbo Natale, mi pare una cosa ovvia e troppo usata qui sul web. E poi per chiedere cosa, che tanto qualsiasi cosa si chieda l'anno prossimo ci si trova a chiederla di nuovo, visto che non è certo Babbo Natale a risolvere i problemi o ad esaudire i desideri ma il più delle volte è solo una questione di volontà personale, assieme ad una tosta dose di fondoschiena? Ho pensato però che, se proprio dovessi chiedere, chiederei un incantesimo sulla legnaia: che la legna nella stufa potesse durare un po' di più, così da farmi risparmiare qualche viaggio dentro-e-fuori per caricare la stufa, con buona grazia della mia povera schiena. Poi una mia cugina mi ha suggerito un banalissimo carrello, e allora ho pensato vedi, siamo davvero noi Babbo Natale. E non solo per questo genere di incantesimi.

Buon Natale a tutti! Trascorretelo come volete, con chi volete e dove volete, ma cercate di portare del buono e di trarne del buono, tanto o poco che sia.
Auguri!

domenica 23 dicembre 2012

Preparativi

Ci stiamo preparando a trascorrere il più tradizionale dei Natale in famiglia. Considerando che a Natale 2010 la mamma era sotto chemioterapia e io sotto radioterapia ed Herceptin (una pelata ed una ustionata, una coppia brillante insomma), e a Natale 2011 la mamma aveva una gamba ingessata ed io ho trascorso la vigilia in prontosoccorso con il Gatto Alfa (che si è rotto un tendine del braccio, quindi anche lui ingessato) posso soprassedere sulla "variante 2012 - forno a microonde defunto il 22 sera dopo sette anni di onorato servizio". In fondo poteva andare peggio, ma tengo il profilo basso perchè a Natale mancano ancora due giorni, e non si sa mai.

Il Power ha finito la scuola con ieri. Non sono ancora riuscita a capire quanti e quali compiti gli sono stati assegnati per le vacanze, glie l'ho chiesto tre volte e per tre volte è rimasto molto, molto, molto, ma molto molto molto (per riprendere il post precedente) sul vago. Ho iniziato ad esplorare i quaderni in cerca di indizi (perchè non sia mai che i compiti si scrivano sul diario, no, troppo facile), per ora ho trovato solo due fotocopie di matematica: una contiene un problema da risolvere, l'altra le indicazioni pratiche per fare esercizio (tabelline, numerazioni eccetera eccetera). Alla mia richiesta "hai qualcosa di italiano?" ho ricevuto la risposta, attenti bene eh:
"Certo! La maestra di italiano è la stessa di matematica, ci ha dato i compiti di matematica quindi sono a posto". Di libera interpretazione.  Proseguirò le ricerche domattina, o al massimo il giorno dopo Santo Stefano. Numero di telefono della mamma di Bimbabionda alla mano, ovviamente.

Quest'anno il programma natalizio prevede il pranzo dai suoceri, dopo anni che non si faceva. Ci saremo tutti, tranne mia cognata con la famiglia, che ci raggiungerà nel pomeriggio. Nell'organizzazione del pasto (ognuno porta una pietanza, come sempre) stavolta mi dedico agli antipasti. Non che la cosa mi entusiasmi, non ho molta fantasia in questo senso, domani mi piazzo in cucina e quel che viene viene. In frigo non ci sta più nemmeno uno stuzzicadente, visto che il poco spazio che era rimasto dopo aver fatto la spesa due giorni fa è stato riempito dalla montagna di radicchio di Treviso ricevuta in dono da una cara amica, su un bel vassoio di cartoncino argentato avvolto nel cellophane, anch'esso in quantità industriale. Buono! Il radicchio, non il cellophane.

Io spero di aver raggiunto tutte le persone che avevo in mente di raggiungere con un pensiero o con un biglietto, senza dimenticare nessuno. Che io sono una donna vecchia maniera in queste cose.
No, non li uso più i pennini da un pezzo ormai, ci vuole la mano ferma e non l'ho più, quelli in foto fanno parte della collezione che facevo anni fa. Qualcuno è arrugginito. La "cannuccia" è riposta in una scatola, gli inchiostri sono seccati ma non ho il coraggio di buttare le boccette. Avevo questo vizio, scrivevo a china in bella grafia realizzando quadretti e segnalibri da regalare a seconda dell'occasione, quando ancora veniva apprezzato. Sono passati tanti anni, sono passate le mode e le mie mani... vabbè. Ma non è arrugginito il motivo che mi fa usare ancora i classici biglietti scritti a mano con la biro, con un pensiero per ciascuno ma appunto pensato, non standard, altrimenti che pensiero è? Ieri un'amica mi ha ringraziato tramite FB di averle mandato gli auguri scritti, mi ha detto "è vero, portano via tempo, ma riceverli fa sempre piacere". E ha fatto un gran piacere anche a me riceverne in questi giorni, li ho appesi al frigorifero con i soliti magneti e contribuiscono a colorare la stanza. Niente a che vedere con dei freddi SMS, no affatto. Che saranno anche veloci, economici e pratici da mandar via, ma detto in tutta sincerità quando li ricevo - soprattutto quelli fatti in serie, che per quanto originali e simpatici hanno tutti lo stesso gelo - mi sembra di ricevere un gesto fatto per togliersi di dosso un dovere velocemente tra lo sgroppino e il panettone. Poi si sa, ci sono persone che non si possono raggiungere in altro modo, e allora ben vengano gli sms. Ma se posso, evito. Piuttosto, meglio una mail o una telefonata.

Se riesco passo a lasciare anche qui un augurio a chiunque passa (ma mi auguro che chi legge il giorno di Natale abbia ben di meglio da fare!). E' troppo divertente sgarfare nei siti di gif in cerca di immagini natalizie da piazzare qui e là :-)

mercoledì 19 dicembre 2012

Compiti per casa

No, perchè poi mi viene da ridergli in viso anche se non si dovrebbe.

La consegna: SCRIVI SEI FRASI CON I VERBI "SENTIRE" E "PROVARE" 

La frase del Power: "Voi sentite fame".

-More, dai su, puoi fare di meglio che non sia una frase così striminzita. Aggiungi qualcosa, completa il lavoro.

La frase riscritta: "Voi sentite molta, molta, ma molta molta molta fame". 

O.o


mercoledì 12 dicembre 2012

Natale anche in fondo al vialetto

Natale sta arrivando, e magari tardi ma inizio a sentirlo anch'io. Intendo sotto l'aspetto creativo :-)

La tradizione voleva albero e Presepe montati sabato 8 dicembre, ma proprio quel giorno la famiglia ed io abbiamo preso altri impegni che ci hanno portati un po' lontano. Così abbiamo rimediato il giorno dopo, e nel pomeriggio il Mamigalbero 2012 è sorto al suo solito posto, nel soggiorno



con diecimila lucine, e sembrano sempre poche... (spero che dalla foto si riesca a vedere un po' lo sberluccico)



E' sempre lo stesso, da qualche anno in qua. O quasi. Come l'anno scorso è quasi tutto bianco con qualche cosa dorata, e come tutti gli anni interamente coperto di hand made rigorosamente infrangibile, dai cuori ai cuscinetti ricamati, dagli angioletti di panno ai cristalli di neve all'uncinetto







Un bel catafalco insomma.

Ho anche lavorato su qualcosa per qualche amica lontana, sperando che arrivi in tempo alle varie destinazioni. Ma aspetto appunto che arrivino prima di sbloggarne le foto, non vorrei rovinare qualche sorpresa.

domenica 9 dicembre 2012

Mamigalbero 2012

E con un giorno di ritardo sulla tabella di marcia (ma solo perchè ieri avevamo altro di più importante da fare) andò su anche il Mamigalbero 2012
Che poi è praticamente identico al Mamigalbero del 2011, del 2010, del 2009... e via a ritroso. Sempre quello. Ok, qualche addobbo nuovo (inteso prodotto lo scorso anno, perchè quest'anno non ho aggiunto assolutamente nulla) ha sostituito qualche addobbo vecchio, niente fiocchi rossi con i bottoni dorati come qualche anno fa, ma sempre di paccottiglia hand-made si tratta; e soprattutto sempre rigorosamente in materiali infrangibili antigatto, antibimbo e antimamiga, che quando scende di volata le scale e gira l'angolo con il cestone della biancheria da lavare tra le mani alle sette del mattino tutto ci mette fuorchè l'attenzione a dove va (a sbattere). Certo è che poesia zero quest'anno: se l'è mangiata il Power dopo che, una volta finito di sistemare le statuine nel Presepe schierandole come fossero un plotone d'assalto decimo cavalleria Palestina in miniatura (non visibile in foto per motivi strategico-militari), ha inscenato una vera e propria rievocazione storica della guerra Lombardo-Veneto contro le armate di Cecco Beppe, con tanto di morti, feriti e crocerossine. A intimare la resa sono stata io, minacciando di rimettere tutto nelle scatole domattina mentre lui è a scuola se non si fosse giunti a un compromesso di pacificazione immediata. Altro che "l'allegria di un pomeriggio in famiglia passato a decorare la casa per Natale cantando Astro Del Ciel con i bambini", c'è stato un momento in cui ho fortemente desiderato che una fila di lucine andasse in corto e si mangiasse tutto con una fiammata spettacolare. Ma è passato presto.

Vabbè, l'albero è montato anche quest'anno, con doppi ancoraggi sul retro per resistere ai raptus di free-climbing felini, as usual. Sembra che ci abbia un po' nevicato sopra da tanto bianco ho usato, forse in un inconscio tentativo di imitare la neve che è scesa davvero in questi giorni, anche in fondo al vialetto

giovedì 6 dicembre 2012

Work in progress

Questo è quanto si presenta a chi entra in casa mia in questi giorni, subito dopo aver varcato la soglia
Ed è lo stesso tavolo dello stesso ingresso fotografato nel post precedente, sul quale sostavano solo Maya, un vassoio di frutta secca e la pianta che si vede in alto al centro di questa foto. Come la versione in miniatura del bancone di Babbo Natale, dove c'è di tutto tra piccoli doni e materiale per confezionarli. Credo che sia l'unica occasione nella quale il disordine non mi da fastidio, ma al contrario mi mette di buonumore.
Anche quest'anno solo pensierini ma sentiti, anche quest'anno spero di non dimenticare nessuno di chi mi sta a cuore e posso raggiungere solo via posta (ma so già che qualcosa sfuggirà di sicuro), ma a differenza degli anni scorsi spero di riuscire a far partire tutto in tempo utile, vale a dire almeno i primi giorni della prossima settimana. Intanto infilo berretto rosso a punta e barba finta e faccio il folletto.

sabato 1 dicembre 2012

Magari tardi, ma ho iniziato anch'io a canticchiare "Jingle Bells" di tanto in tanto. Ho iniziato ieri sera.
C'è il primo delizioso pacchettino da infilare sotto l'albero (ho sbirciato il contenuto, lo ammetto, ma ho subito richiuso la scatola da brava ragattina)

C'è la frutta secca a tavola, che fa tanto Natale, fa tanto Inverno, fa tanto ingrassare, ma non c'è Natale senza sgranocchiamento di noci e noccioline (questo in foto è un presente che mi hanno portato gli ospiti che ho ricevuto ieri sera, nuove piacevoli conoscenze)

C'è il piacere di rimettersi ai fornelli (sempre a proposito di "due minuti in bocca e tutta la vita sul..." vabbè)
Ci sono i gatti che sistematicamente si prendono il posto migliore davanti alla stufa prima che passi per la testa a me
E c'è lo spirito creativ-natalizio che magari tardi, ma inizia a produrre anche quest'anno
Stasera, dato che sono sola in casa come accade spesso, mi sono messa di impegno nell'iniziare a confezionare una parte dei pensierini da spedire nei più disparati angoli del Bel Paese. Ci sono i parenti lontani, e le amiche, vorrei sempre raggiungere tutti e regolarmente mi dimentico qualcuno, che anche se c'è crisi ma magari qualcosa di piccino e pensato deve partire. Se poi una volta che riesco ad immergermi nello spirito adatto scopro che ho tutto tranne la carta da pacchi, senza la quale non parte un cavolo di niente...

Le visite sono andate bene. Circa meno quasi.
La reumatologa mi ha prescritto due farmaci nuovi, tanto per arricchire l'armadietto dei medicinali (e per fortuna periodicamente faccio una scrematura e scarto i farmaci scaduti o in scadenza a breve, altrimenti scoppierebbe): clorochina e un miorilassante. E io, come da manuale Mamigaesco, me li sono procurati solo a quattro giorni di distanza. Non ho assolutamente voglia di iniziare a prenderli (me lo dico da sola: e allora perchè vai dal medico se poi non fai quello che ti dice? Risposta: ci sono momenti in cui mi terrorizzano di più i farmaci del dolore stesso, ma siccome questa cosa è periodica, aspetto che passi e che si alzi l'altro piatto della bilancia. Succede sempre, prima o poi). Ho vinto esami del sangue, ecografia a mani e piedi da eseguirsi assolutamente in reparto, visita oculistica e corso di ginnastica adatta alla patologia. Niente cioccolatini in omaggio. E questo mi brucia. Accidenti.
Il cardiologo, che ho visto giovedì, dice che teoricamente sono guarita: non sono più cardiopatica. Ma devo comunque prendere le pastigline per il cuore, almeno fino alla prossima visita, tra un anno. Per precauzione, ha detto la dottora, e perchè in vista dell'assunzione della clorochina, potenzialmente cardiotossica anch'essa, è meglio continuare ad assumerle. E io sono stufa di vivere appesa ai blister.

La reumatologa mi ha bacchettata perchè non le ho portato quelli che dovevano essere i miei compiti per casa: misurare la pressione due-tre volte a settimana e segnarla.
La cardiologhessa mi ha bacchettata per lo stesso motivo.
Il mio MMG, a seguire, mi ha raccomandato di farlo. Come i vecchietti, avete presente? Quelli che al mattino accendono prima la macchinetta per la pressione di quella per il caffè.

Io invece vorrei vivere continuando a dimenticarmene come ho fatto fino ad oggi, avendone le scatole più che piene di queste cose.
Intanto mi sono fatta il pomeriggio stesa con il mal di schiena.

martedì 27 novembre 2012

Le mani, la coperta e le visite

Raramente posto qui i miei lavori di bricoMamiga, ma a questo tengo particolarmente. L'ho finito ieri, ci lavoravo da un annetto abbondante (escludendo i mesi estivi, in cui tenere la lana in mano era impossibile).
Oh si, stavolta mi dico "brava" da sola, perchè è il lavoro più grande che ho fatto in vita mia finora (misura ben 275 x 160 centimetri), perchè è utile (cosa da non sottovalutare nei miei canoni bricoleschi), perchè tiene caldissimo, perchè è fatta al 99 per cento con avanzi di altri lavori (non miei, della Maria), perchè scalda il cuore con tutti questi colori, perchè mi piace moltissimo. Oltretutto appena fatta la foto mi sono accorta di aver fotografato la coperta a rovescio, ma non c'è poi questa gran differenza. Mi ricorda tanto quelle coperte che si vedono sui film americani, di solito distese sui divani in case di montagna, davanti al fuoco del caminetto. Le ho sempre snobbate perchè mi ricordano le nonne, e io non ho questa grande esperienza fantastica di nonne, ma fatta con le mie mani ha tutto un altro aspetto ai miei occhi e al tatto. Ci si accoccolava il gatto di turno mentre la stavo lavorando tenendola tra le ginocchia e il pavimento, adesso ci si accoccola mio figlio mentre guarda i cartoni animati la sera, in pigiama. Ci sta davvero bene sul divano, anche se il Gatto Alfa sostiene che è il modo migliore per rovinarla.  Pensa tu come la testa modifica la percezione degli oggetti. Fa tanto "Natale", no? Ecco, il fuoco della stufa a legna ce l'ho, la coperta sul divano anche, mi manca solo lo chalet :D

Mi piace pensare di poter fare il bis prima o poi. Non tanto per la coperta, ma perchè farlo significherebbe che sono ancora in grado di usare le mani in questo modo.
Mi fanno male. Molto. Sono settimane che al mattino appena sveglia non riesco nemmeno a chiudere i pugni, e sale la rabbia. Passi per l'attrezzatura dalle anche in giù, ma le mani, le mani e i polsi... Tutte e due poi... Poi me la faccio anche passare, ci mancherebbe. Non si può rimanere arrabbiati tutta la vita, anche perchè quello che mi succede è il normale avanzare della malattia e lo sapevo dall'inizio, non è che mi abbia colto di sorpresa. Non più ormai. Cerco di concentrarmi su quello che posso fare piuttosto che su quello che non posso fare più, e va bene così. Oggi pomeriggio ho la visita con la reumatologa, dopo un anno dall'ultima. Tanto so già che uscirò dopo essere stata toccata su tutti i millemila punti dolorosi del mio corpo e aver trattenuto il fiato per non eccedere con i lamenti biblici, con altre impegnative per ripetere sempre gli stessi esami, tentare altri farmaci dopo una attenta esclusione di questo e di quello, perchè il tumore, perchè il cuore, perchè la menopausa, perchè perchè perchè. Che palle. Si può dire?

Intanto ieri pomeriggio ho portato la mamma ad oncovisita di revisione del veicolo, a Palma. Le hanno stampigliato il timbro "OK" sulla fronte e consegnato il foglio di via, prossimo tagliando a marzo. E son soddisfazioni. 


lunedì 26 novembre 2012

La coperta!

Ho finalmente finito la mia prima (ed unica penso...) coperta granny. Sono partita con questo...









...e ci ho lavorato e lavorato sopra, lasciando da parte la lana durante i mesi estivi perchè era davvero fastidioso tenerla in mano, riprendendo il lavoro un mese fa, per ottenere...



...questa! L'ho misurata dopo averla stirata, così com'è misura 275 x 160 centimetri, ovvero una coperta per letto singolo molto abbondante. Non pensavo di ottenere tanto sinceramente, e non pensavo che fosse così pesante! L'ho chiamata "la coperta della Maria", perchè la considero una sorta di eredità ricevuta da lei attraverso Mia. E' fatta con millemila tipi di lana, tutti avanzi che lei teneva rigorosamente da parte, e nella sua imperfezione mi è tanto cara.

giovedì 22 novembre 2012

Oggi è il turno del ginecologo (altro giro di follow-up, mica chissachè)

Meno male che visita ed eco TV mi toccano solo una volta l'anno.
 
"Lei deve uscire da sotto al camion che l'ha travolta, se lo ricordi, e non ne è ancora uscita. Lei sta bene per quanto di mia competenza, ma solo per ora. Lo tenga bene a mente."

Un minuto di silenzio per il lavoro dei medici psiconcologi.

martedì 20 novembre 2012

Oggi...

Oggi compio 40 anni.
Dicono che la vita a 40 anni ricomincia. Io, per me, credo di aver giocato d'anticipo.
Per questo compleanno avevo immaginato di scrivere un post di tutt'altro stampo.
Ma alla fine non è che la continuazione del precedente.

lunedì 19 novembre 2012

Nascere e morire

La nascita e la morte sono la stessa cosa. Entrambe portano un cambiamento definitivo, ma nè di una nè dell'altra si può prevedere con certezza il quando, il dove e il come.

Luigia P., 
18 gennaio 1912 - 19 novembre 2012


venerdì 16 novembre 2012

Uscite

Genero 1 non si capacita che tutto il mondo ruoti attorno a Suocera Secolare in questi giorni difficili, così prende ogni pretesto per dire la sua e usare il telefono in duplex ogni volta che qualcuno chiede notizie, anche quando la sua opinione non è richiesta. Beninteso, tu non sai che il telefono è in duplex fino a quando, mentre parli con Figlia 1, non senti sospiri e singhiozzi che sembrano appartenere ad una interferenza aliena transitante su una linea parallela, che diventano esclamazioni particolari di tanto in tanto.
Figlia 2 si fa un mazzo tanto per assistere la madre ogni giorno, ma non essendo automunita e abitando in un paese dove i trasporti pubblici sono una fantasia, si fa portare in ospedale ogni giorno dal marito pensionato, e venire a riprendere dopo ore. Il marito, cioè Genero 2, ha chiesto un rimborso delle spese della benzina a Figlia 1, non si capisce bene a che titolo visto che si tratta dell'assistenza di sua suocera, e non di una persona estranea.
Nipote 2, cioè mio marito, si è permesso di chiedere ai medici notizie della nonna, non essendo in grado Figlia 2 di fornirgli informazioni esaustive, cioè che vadano oltre al "mah... boh... intanto le mettono le flebo, no sai nuje". In seguito si è permesso di parlare apertamente con Nipote 3, figlio trentacinquenne di Figlia 2, dando per scontato che Nipote 3 (con due lauree sul groppo, mica stupido) sapesse che la nonna sta preparandosi per il Grande Viaggio. Figlia 2 ha in seguito letteralmente fatto nera al telefono Figlia 1, in quanto secondo lei Nipote 2 in qualità appunto di nipote (e non di figlio) non aveva nessun diritto di presentarsi al medico a chiedere informazioni. Inoltre si è macchiato della orribile colpa di aver parlato di morte con il cugino, Nipote 3 appunto, che Figlia 2 si illudeva di tenere all'oscuro della bruttissima verità.
Nessuno fino a qualche giorno fa si era accorto che per quattro giorni la bisnonna non veniva alimentata in alcun modo, nè con del cibo, nè artificialmente. La mancanza è saltata all'occhio alle ausiliarie, dopo che per l'ennesima volta servivano il pasto alla vecchietta e al ritiro del vassoio non era stato toccato nulla. Da allora, e solo da allora, al suo capezzale c'è sempre qualcuno, 24 ore su 24.

Moglie di Nipote 2, cioè la sottoscritta, ha deliberatamente deciso di tenersi lontano da tutto questo, perchè ritiene che quello che pensa realmente di tutta questa faccenda non sia affatto utile a migliorare la situazione, e quello che i più si aspettano che faccia sarebbe una recita fatta proprio male. Quindi, supporta Nipote 2 in tutto e per tutto quanto è possibile per aiutarlo a sostenere i suoi genitori (perchè via, in fondo non sono mica una bestia nè una scheggia di iceberg), lo libera da ogni minima e immaginabile incombenza che vada oltre al suo orario di lavoro, così da lasciargli il maggior tempo possibile per occuparsi di loro e di tenere ferma la testa, ma lo fa dietro le quinte nel modo più concreto possibile, per motivi personali e non sbloggabili.
Le hanno mandato a dire che sembra che non gliene importi nulla di quanto sta accadendo in famiglia.
Sulla mia lapide, al tempo, incideranno a caratteri gotici dorati la dedica "sostenne per tutta la vita la causa del chi se ne frega".

No, in realtà non è che non me ne importa nulla. Tutt'altro. Sono estremamente emotivamente coinvolta in tutto questo, anche se cerco di non darlo a vedere a nessuno, sopratutto perchè tutto si sta trascinando oltre quello che si pensava, ed è esasperante. Ma faccio una fatica tremenda a relativizzare il tutto, a dirmi "le persone in situazioni come questa non sempre sono razionali, e spesso esce quello che in tempi tranquilli non passerebbe nemmeno per l'anticamera del cervello, perdono la testa, non è il caso di dare più peso del necessario a queste uscite". Non mi capacito che, pur riconoscendo che in virtù dello scarso legame che la bisnonna ha stretto con chiunque (compresa la parentela) non ci si poteva aspettare le lamentazioni bibliche in processione a capo coperto in ginocchio sui ceci, in questo momento così difficile troneggi un così spiccato ingegno in chiunque (o quasi, perchè fare di tutta l'erba un fascio è sempre sbagliato) per tirar fuori il peggio di sè. E per non esplodere evito, perchè le esplosioni ora sono fuori luogo e controproducenti.

E la Ghighie intanto è ancora qui, non si sa bene per quanto. Obiettivamente potrebbe anche tornare a casa, in pratica spostarla dal letto di ospedale dove si trova è un rischio, del quale nessuno si prende la responsabilità. Ma nel mentre si diverte a  fare il gesto dell'ombrello a chi le sta metaforicamente prendendo le misure per la bara.

Premio Dardos e piccoli lavori

Povero il mio bloggherello trascurato... Ricamo poco ultimamente, mi dedico di più all'uncinetto, ma per sbloggare serve la voglia di farlo, e ce n'è poca. Rimediamo un po'.

Per prima cosa vorrei ringraziare Mammagabry per avermi "passato" il premio Dardos.



Riprendo le sue parole per descrivere cos'è questo premio:



E' un riconoscimento creato nel 2008 dallo scrittore spagnolo Alberto
Zambade nel suo blog " El Pequeno Dardo" e da consegnare a 15 blog da
lui selezionati. Poi il premio ha cominciato a girare sui vari blog ed
ora eccolo qui, sul mio blog!Questo premio è il riconoscimento ad ogni
blogger per il suo impegno nel trasmettere valori culturali, etici,
letterari e personali.




Ora, oltre a ringraziarla anche qui per l'onore (immeritato secondo me) di cui sono stata investita, devo dire che sono una super frana nel trasmettere premi e quant'altro ad altre bloggher, sistematicamente mi dimentico di chi apprezza e di chi non ha voglia di avere queste cose tra i piedi, e ci faccio mooooooolto spesso di quelle figure... Vabbè. Mettiamola così: i blogs creativi che seguo regolarmente sono quelli nel blogroll qui a fianco, e ovviamente se sono nel blogroll è perchè mi piacciono molto e da loro traggo sempre spunti per mettermi al lavoro o migliorare quello che faccio, per cui ecco, a tutte loro dedico questo premio, oltre a un grandissimo GRAZIE :D



Ma veniamo a me. Come ho detto, ultimamente ricamo davvero poco, ma qualcosa faccio eh. Dal blog di Maryse ho scaricato questo free, che diventerà un quadretto non appena mi decido di andare a prendergli una cornice



Poi, non so perchè, ma in vista delle feste mi viene sempre voglia di mettere su tela uno schema di Jeremiah Junction. Forse perchè i colori e il tipo di disegni mi fanno tanto "casa", "focolare"... Insomma, poi era davvero tanto tempo che non ne ricamavo uno. Velocemente ho ricamato questo



Che altrettanto velocemente è diventato un top per un coperchio di una scatola dei soliti biscotti danesi (che come si è capito qui vanno alla grande). Ma non per una scatola portalavoro, come sarebbe ovvio, bensì...



...una scatola portacaramelle. Nella mia mente bacata ho pensato che se in casa danno per scontato che è un portalavoro tirano dritto e non si sbafano tutto :DDD


Che altro... Come ho detto, mi sto dedicando soprattutto all'uncinetto ultimamente: con l'abbassarsi della temperatura torna la voglia e il piacere di tenere la lana in mano, soprattutto la sera davanti al fuoco. Così ho ripreso in mano la coperta a quadrotti granny che ho iniziato l'anno scorso, e il lavoro procede spedito. L'ho quasi finita, mi mancano meno di una quindicina di quadrotti da fare e assemblare, per poi poter rifinire con un giro di lana bianca tutt'attorno. Ma la foto la posterò solo a riquadri terminati, quindi... spero presto.


sabato 10 novembre 2012

La Ghighie

In questi giorni di metà autunno nei nostri pensieri c'è una sola persona: Ghighie P., classe 1912, furlanata DOC, di quelle che ce ne sono rimaste non moltissime ormai. Furlanata in tutti i sensi, e credo che solo altre furlanate siano in grado di comprenderne il vero senso.
Trattasi della centenaria nonna di mio marito, di cui parlai in un post mesi e mesi fa, dieci esattamente, in occasione del suo appunto secolare compleanno. Ne torno a parlare perchè la Ghighie ci dà da pensare parecchio, per il motivo più ovvio: ci sta facendo credere di essere arrivata al capolinea. Beh, niente di più normale, in fondo l'aspettativa media di vita dell'uomo lei l'ha già superata da un pezzo, e passare oltre la frontiera a cent'anni non è certo una cosa che uno può dire "e chi se lo aspettava", tutt'altro.
E io che non sono particolarmente legata a lei affettivamente, con il distacco che mi è proprio verso di lei, ogni tanto mi ci perdo a pensare a questa vita lunghissima.

Cento anni. Tanti. Tantissimi. Mia madre ad ogni compleanno ci ricorda che lei si è prefissata di arrivare a compierne cento, e per quel compleanno fuori dal comune vuole tutte e cento le candeline su una torta adeguata (e anche un buon adesivo per dentiera per spegnerle, non si sa mai). Mia madre è arrivata a sessantaquattro, e ne ha viste tante. Immaginate chi ne ha viste per cento anni.
La Ghighie ha al suo attivo due guerre, un numero ics tra fratelli e sorelle (non ricordo se cinque od otto, comunque tutti già morti da tempo), una matrigna, un marito, tre figli di cui uno già passato a miglior vita, sei nipoti, e un numero imprecisato di bisnipoti (me ne sono noti solo due, dato che con una parte della famiglia ha interrotto ogni tipo di rapporto una trentina di anni fa). Ha visto nove Papi (lei è credente infervoratissima), due re, undici presidenti della Repubblica. E' nata in anni in cui la donna non aveva diritto al voto, la scolarizzazione femminile era cosa approssimativa, corrente elettrica e acqua dal rubinetto erano cose da ricchi, il Titanic faceva il suo primo ed ultimo viaggio, il cinema era muto e la televisione non esisteva. E ne ha passate tante, la Ghighie, tante che mai, nella sua vita da persona semplice, che ha conosciuto povertà e fame fino a quando i tempi non hanno reso la vita più vivibile e dignitosa a chi lavorava. E la Ghighie ha lavorato tanto. Mi raccontava spesso, quando ancora era in grado di esprimersi, degli anni in cui lavorava in filanda, "a giornata", facendosi i chilometri in bicicletta o sui carretti ogni giorno. Storie che a sentirle raccontare sembrano favole, e in realtà non lo sono, storie come altre migliaia, tutte uguali e tutte diverse. Andavamo a trovarla ogni tanto io e mio marito, quando eravamo ancora fidanzati e lei viveva da sola. Sola in una casa a due piani, di cui si era riservata una sola piccolissima stanza per mangiare e dormire (jo no ai voe di stà a netà dute la cjase, mi baste che cjamarute chi, e l'ort). Al piano di sopra viveva il marito. Si, perchè i due si detestavano caldamente e cordialmente, ma il matrimonio è cosa sacra e non si tocca. Così, onde evitare di ammazzarsi l'un l'altra, uno su e l'altra giù, finchè morte (di lui) non li ha separati. Ci faceva entrare in casa (dove viveva chiusa a chiave) dal retro e ci preparava il caffè, con il suo macinino elettrico che mentre frantumava i chicchi scuri lei fissava compunta (se tu lu chialis, al ven mior, diceva).  Poi ci faceva uscire dal davanti, non so per quale motivo. E ho ancora impresso il senso di terrore che ho provato la prima volta che sono uscita da quella porta, nel notare posata in un angolo sul pavimento... un'ascia. Era convinta che se qualcuno avesse tentato di entrare in casa contro la sua volontà se la sarebbe vista con lei, armata di ascia.

La Ghighie poco prima dei quarant'anni si è chiusa in casa e non è uscita più, se non per curare il giardino e l'orto. O meglio, ha chiuso fuori dal cancello tutto il resto del mondo, e ha continuato a vivere nel suo universo. Pochi anni prima di trasferirsi da mia suocera le si è rotto il televisore, e non ha mai voluto farlo riparare o sostituirlo, perchè diceva, non le interessa sapere cosa succede fuori di casa sua. L'unico contatto con il resto dell'umanità (si fa per dire) è radio Maria, che ascolta 24 ore su 24, e a cui è appesa come ci si appende al maniglione del corrimano degli autobus. Anche di notte. 
Non si è mai capito il perchè di questa sua reclusione, non ne ha mai voluto parlare, e me ne sono fatta l'idea di una psicosi che oggi cercheremmo di risolvere con l'aiuto di un buon professionista e di farmaci adatti, ma ai tempi della Ghighie e con la Ghighie... no, non se ne può nemmeno fare accenno. Perchè la Ghighie era ed è furlanata di vecchio stampo, e ho detto tutto. Anche perchè lei a modo suo l'ha risolta questa cosa: ha addestrato i figli a vivere per lei, a pensare per lei, ad agire per lei, e a sentirsi incommensurabilmente in colpa nel momento in cui avessero l'ardire di pensare per un momento a loro stessi. E in questo, è da dirlo, è stata una campionessa. Di fatto ha trasformato questa sua vita nascosta, con tutto quello che ne è seguito per forza di cose, in un motivo per non farsi amare praticamente da nessuno al di fuori delle figlie, e di un nipote. Non è che la detestino, semplicemente nessuno ha per lei quell'attaccamento che più o meno si ha con una nonna o con una zia. E non per cattiveria, ma perchè non ha fatto praticamente nulla per farsi amare. Allergica alle manifestazioni di affetto più comuni come possono essere un bacio od un abbraccio, si guardava bene dall'interessarsi di chiunque, nemmeno una telefonata, in nessun caso e per nessuna ragione, fosse anche la nostalgia. A parte una unica chiamata in occasione del primo compleanno di mio figlio, il nulla. Fuori dal suo cancello è cambiato il mondo via via, è cambiata la sua cittadina, ci sono state nascite, morti, diplomi e prime comunioni, matrimoni e divorzi, e lei se ne è tenuta stoicamente al di fuori, senza ripensamenti, mai. Come se per lei il mondo fosse troppo da sopportare, troppo da accettare, come se affrontarlo o solo farne parte  richiedesse un sacrificio troppo grande da fare, e lei in un terzo della sua vita aveva già sacrificato troppo. In famiglia si dice che è questo suo egoismo ad averla fatta vivere fino a cento anni. Il suo medico ci aggiunge il fatto che da sempre ha l'abitudine di bere un bicchierino di grappa all'una di notte (si si, avete letto bene), e il giorno in cui mia suocera gli ha chiesto se non fosse una abitudine nociva, lui si è limitato ad alzare le mani e a risponderle "signora...". Mia suocera quando ne parla la giustifica con il fatto che le serve per sciogliere quel poco di catarro che le si deposita in gola stando sdraiata, perchè ha la gobba. Ma lo sappiamo tutti che è perchè il grappino le piace, solo che si sa come va, si fa ma non si dice, e se si deve dire almeno diciamolo elegantemente.

L'ho criticata spesso, non posso negarlo, e chi non lo farebbe. L'ho criticata e giudicata fino al giorno in cui qualcuno si è permesso di criticare e giudicare apertamente il mio modo di condurre la mia esistenza, senza peraltro conoscere le ragioni delle mie decisioni, e ho capito che no, non si può. Non sono diversa da lei in fondo, nessuno lo è, fino a quando cerchiamo di vivere quello che ci è dato di vivere sbagliando e cercando di migliorare, cercando la felicità con quello che abbiamo a disposizione, in mezzi concreti e risorse umane, nè più nè meno. Ma poi, a cent'anni, cosa vuoi andarle a dire, che ha sbagliato tutto? Che ha fatto soffrire più di qualcuno? Che tu avresti fatto diversamente? Ti risponderebbe, ne sono quasi certa, che lei ha già dato, adesso tocca a te.  A cento anni ha ancora la lucidità per zittirti con al massimo quattro o cinque parole, e dette in un modo che non ammette repliche. Ha ancora la capacità di farti sentire piccolo come un granello di sale,  anche se ti poni davanti a lei sicuro delle tue ragioni e carico della tua istruzione e delle tue esperienze, o quelle che credi essere tali. Che lei vive in sedia a rotelle da un pezzo, è piantata davanti alla televisione per ore senza peraltro riuscire a sentire perchè è sorda come una campana, ha la pelle incartapecorita e non le sta più su la dentiera, ma basta guardarla in quegli occhi vitrei per capire che la sa molto, molto più lunga di quello che credi.

Insomma, la Ghighie aveva detto stop. Aveva.
E' ricoverata in lungodegenza da due settimane, perchè mia suocera ha dovuto subire un piccolo intervento al ginocchio e l'ha ricoverata, con l'opportunità di farle fare il solito ceck-up che fa ogni anno. Una settimana fa ha avuto un piccolo infarto ed è stata portata al Big Hospital d'urgenza. L'hanno tenuta in osservazione.  Due notti fa ne ha avuto un altro, e i medici ci avevano avvertito di prepararci al peggio: entro qualche ora al massimo avrebbe incontrato nostro Signore. Non l'hanno nemmeno messa in terapia intensiva, non avrebbe avuto senso.
E invece no. E' ancora qui.  Mio marito è stato a trovarla ieri sera e l'ha trovata sveglia, lucida, consapevole, ciarliera, e ben determinata a seppellire ancora qualche anima prima di lei. Cose che se capitassero a un comune mortale sarebbe andata ben diversamente. Come quando qualche anno fa si convinse che il suo mal di denti non era un mal di denti ma un tumore alla bocca che l'avrebbe portata via nel giro di poco, o il raffreddore che doveva essere un tumore ai polmoni fulminante, mentre invece le analisi fatte poco tempo fa le diagnosticavano solo un lieve calo di pressione e un abbassamento della vista. Il minimo della pena. Come quando vai in farmacia a fare spesa e paghi solo il ticket.
E' inutile farsi illusioni, immagino (ma non ne sono nemmeno tanto sicura) che sia come il canto del cigno. Obiettivamente, non ci si può aspettare che rinsavisca e viva altri dieci o vent'anni. In ogni caso, prima o dopo che succeda, tanto o poco che le si sia voluto bene, mancherà. Se non altro perchè nel suo ruotarle attorno nell'organizzazione della vita, chi ha dovuto e voluto starle vicino ha comunque imparato qualcosa.

martedì 30 ottobre 2012

Declutterando

Ci sono stati anni, e parlo più o meno del periodo in cui ero adolescente (ma anche dopo) in cui reagivo agli eventi dolorosi ed alle delusioni facendo quello che ironicamente qualcuno chiamava "sciopero della fame". Non era proprio così, diciamo che mi si chiudeva lo stomaco per dei giorni, ma l'acqua passava. Ecco.
E' evidente che se sono arrivata a pesare quasi novanta chili qualcosa è cambiato in questo senso, che posso incolpare i farmaci fino a un certo punto per questo cambio drastico di mole, punto oltre il quale c'è una fame da reazione nervosa che periodicamente si ripresenta dopo ogni piccola batosta, da un paio di anni in qua. Ma è un altro discorso.
A periodi ci sono stati degli episodi un po' più creativi: una volta ad esempio, dopo aver ricevuto una lettera bruttissima da una persona bruttissima in un momento bruttissimo (ah? Che fantasia) mi sono chiusa nel bagno del piano di sopra (che è il più grande dei due), e ho - in termini venessianassi - svarechinato le piastrelle, dandoci dentro con tanto di quell'olio di gomito da averne credo consumato il primo strato di lucidatura della fabbrica. Ci si poteva spalmarci sopra la Nutella e leccarcela con la lingua, da tanto erano pulite alla fine. Un'altra volta, la scorsa estate, per non spaccare contro il muro qualcosa di solido, atto che mi avrebbe procurato probabilmente una vacanza-premio dove si vede il sole a quadratini dato che il "qualcosa" era un paio di teste umane, ho inforcato la bicicletta (erano tipo le nove di sera) e ho fatto il giro della zona industriale del paese a tempo di record. Ci stava che, oltre ai nervi tesi, mi portavo dietro anche una certa dose di inquietudine per la zona che avevo istintivamente scelto di percorrere a quell'ora, ma ormai, fatta era. Durante il periodo della malattia con la M maiuscola, poi, ho dato il meglio di me riversando sulla tastiera tutto il riversabile, ma è cosa nota.
Insomma, tutto concorre a riequilibrare un po' le energie, come direbbe il mio maestro di Qi Gong. E finchè non fai del male a qualcuno, aggiunge mia madre, ogni sistema "ze bon par tornar in qua".
Ecco, in questi giorni sto scaricando un paio di delusioni abissali facendo... Decluttering.

Che?

Faccio spazio. Elimino, taglio, ordino, seleziono e mi libero di tante cose.  Ho anche scoperto che è una cosa a cui hanno dato il nome gli inglesi, una pratica che ha iniziato ad andare di moda un paio di anni fa o poco più, c'è chi tiene perfino dei corsi di decluttering (ma c'è chi ne ha bisogno? Mah.). Sul web si trova veramente di tutto. Ho anche letto che qualcuno l'ha definito "passatempo per casalinghe annoiate", evidentemente qualcuno che non ha la vaga idea di quanto difficile sia per una casalinga annoiarsi.

Taglio ed elimino per necessità, ma non di spazio (beh, si, anche, nel senso che ben venga questo secondo scopo, anche se come primo impatto con la mia furia eliminatoria così può sembrare - e per un momento lo è sembrato anche a me).

Qualcuno anni addietro mi ha detto che non sono molto brava a nascondermi le cose,  ed essere sinceri con sè stessi sarà anche una virtù sotto certi aspetti, ma spesso è un po' una condanna: non puoi evitare di guardare in viso le tue miserie. Ci provo, ogni tanto. Stavolta ho provato a convincermi che non ha senso tenere qualsiasi cosa perchè un giorno potrebbe tornare buona, perchè tanto i tempi cambiano e cambiano abitudini e gusti, quindi che senso ha lamentarsi che la casa è piccola e non c'è mai spazio a sufficienza se tengo con me l'impossibile?

Ma che grossa, grossissima balla. Voglio liberarmi di quella parte di me che non accetta le sconfitte, che non tollera le umiliazioni, che mal sopporta i silenzi propri e altrui, che non vuole piegarsi ed accettare di vivere in quella mediocrità che mi vedo addosso da qualsiasi lato mi guardi. Voglio eliminare quel senso di frustrazione dilagante che mi pervade in questi giorni, quando tutto quello che cerco di fare che vada al di là del banale e del piccolo, sistematicamente sfuma, scoppia come una bolla di sapone, lasciandomi lì come un salame a darmi della stupida per averci provato. E non è che nel momento in cui l'ho capito mi sia messa a fare i salti di gioia per la bella scoperta, sia chiaro. Non ne vado fiera. Ma ognuno deve fare i conti con sè stesso, e i conti li sto facendo a colpi di... decluttering.

E così in questi giorni hanno preso la strada della raccolta differenziata un mucchio di cose, tra cui vecchi appunti, pezzi di spago, fogli stampati venuti male, depliant dei supermercati super scaduti, vecchie riviste, scatole e scatoline che tenevo da parte per contenere le tempere, pennarelli consumati, matite rotte, fotografie sfocate, sacchetti di nylon che ormai non si possono nemmeno più usare per le immondizie, calzini bucati con più buco che calzino attorno (di cui già ho un paio di scatole piene, e che uso per lucidare le scarpe e spolverare), ciabatte rotte, pezzi di cartone, ganci piegati, garanzie degli elettrodomestici scadute da anni, videocassette talmente usurate che non si capisce nemmeno più che film contenevano, rossetti ed ombretti che avrebbe potuto benissimo aver acquistato mia madre negli anni settanta, costumi da spiaggia di quando portavo la taglia 42 (a ricordarmi che si, c'è stato un tempo in cui entravo in una 42 e un push-up serviva solo ad aumentare e non a sostenere), e via dicendo.  Tutto eliminato, e da eliminare ce n'è ancora. Tutto diviso tra sacco per la plastica e sacco per il secco residuo, scatolone per la carta e sacchi per la Caritas, la stufa a legna per la carta combustibile eccetera eccetera. Grazie a Mia, poi, ho scovato su Facebook un gruppo di utenti regionali che tramite la pagina offre e scambia (gratis) gli oggetti che non usa più, mi ci sono iscritta e spero di riuscire a dare una degna destinazione agli oggetti in buono stato. Perchè va bene eliminare, ma ho ancora una testa per farlo secondo certi criteri.

Fare questo lavoro mi sta dando una strana sensazione di leggerezza, come se respirassi l'aria a bocconi e mi si aprissero i polmoni. Di sicuro la casa ci guadagna in spazio, e io che sono un po' maniaca dell'ordine mi sento soddisfatta nel poter diradare le mie partite a Tetris tra me e  il mio lavoro quotidiano in casa. Che tanto poi ci pensa il resto della ciurma a reincasinare tutto di nuovo, in un modo o nell'altro. Ma si sa, la convivenza richiede dei compromessi, e nessuna famiglia ne è esente.
Ma di solito tra la mia sistemazione e il loro recupero del disordine casalingo passa un po' di tempo, qualche giorno, forse un paio. E in questa parentesi spero di riuscire a liberarmi di quello che non è possibile buttare nei sacchi.
Quello che, come dice qualcuno, fa riequilibrare l'energia interiore e torna ad orientarla in positivo.

lunedì 22 ottobre 2012

Di difesa e di ottimismo

Il Power oggi è tornato a casa raccontando dell'ennesima litigata con un gruppetto di compagni, durante la ricreazione. Sempre quello. E' il genere di gruppetto di "svegli", di quelli che fanno la parte dei bulletti ma solo finchè se la vedono tra di loro e il pollo che prendono di mira (e bisogna dirlo, mio figlio si presta degnamente a fare la parte del pollo), che se niente niente si avvicina un bambino di quinta che passa di là per gettare nel bidoncino della differenziata il contenitore del succo consumato per merenda, diventano più minuscoli del pulcino Pio (e altrettanto fastidiosi). Che mio figlio, poi, è tanto grande e grosso (e fa pure judo!) ma è, come si dice dalle mie parti, pandolo. Grando, grosso e maon. Che lui la differenza tra la il suo metro e quaranta per quarantadue chili di peso e il metro e dieci per venti chili bagnati del solito DiEmmeBi e compagnia bella (sono in tre in tutto, e tutti e tre della stessa stazza - stazza? Tascabilità è più appropriato) non la vede. NON -LA-VEDE. E si lascia prendere in giro, e se la prende sul personale, e ci rimane male, e si lascia picchiare. Oddio, male non gli fanno dato che... come dire... non ci sono le proporzioni. Non al fisico almeno. Ma al cuore, quel cuoricione di cucciolo di orsacchiotto preso a zampate dal micetto di passaggio, a quello gli fa un male cane. Al cuore e all'autostima. Perchè il Power, per qualche strano mistero, quel trio di sardine con la pinna da squalo allacciata alla schiena con l'elastico delle mutande, lo venera come si venera la statua di Giulietta in quel di Verona. (E diciamola tutta, che il Power non reagisca con le mani alla fine conviene anche, è una fortuna, visto che se fosse il contrario il conteggio dei danni a cose e persone sarebbe quantificabile con imbarazzo).

Ora, sono mesi che io, da missionaria pacifista quale sono (ah ehm, dovrei essere) a seguito dell'investitura materna da parte della natura, cerco di inculcargli nella testolina delle soluzioni alternative a quelle che di istinto mi verrebbe da adottare personalmente (ma che mi guardo bene dall'elencargli, visto che sono apertamente politically S-correct). E sarebbero, in ordine casuale:

-Provare a parlarci, proporre un modo alternativo di passare il tempo.
-Ridere loro in faccia mentre lo prendono in giro, che non c'è maggior soddisfazione e miglior invito ad aggiungere legna al fuoco per tipi come loro di un compagno che se la prende a male (che magari poi ti viene da ridere sul serio e impari a prenderti con un po' più di sense of humour, eh, Power?).  Ridi, dopo un po' gli passa la voglia di continuare.
-Ragionarci sopra: ti chiamano Elefante? Guardati, vedi che sei un bambino, non un elefante, se tu sei un elefante loro sono molto, ma molto miopi. Ergo, il problema è loro, non tuo. Ma fin lì ci arrivo anch'io, troppo razionale per essere messo in pratica a ricreazione, dove si liberano gli istinti tenuti repressi durante le due ore di matematica precedenti.
-Cercati altri amici. Che non capisco perchè, con 180 bambini in tutta la scuola, tu ti debba andare a cercare proprio quei tre spavaldi ed esuberanti soldi di cacio per passare il tempo, e soprattutto perchè devi dar peso solo alle loro parole e non a quelle dei rimanenti 176. Lo so che la spavalderia del trio Moschettieri in Mutande attira perchè fa più "figo", ma rassegnati, troppo spesso "figo" è "solo figo", a sostanza siamo messi maluccio. Dice che i bambini tranquilli non lo vogliono con loro, dopo che gli anni scorsi lui interpretava il "giochi con noi" come un "agli ordini capo". Che proprio perchè evidentemente sono bambini più intelligenti, col cavolo che sottostanno ad un compagno così. Oh caro et amato figliuolo, i rapporti umani sono la cosa più difficile della vita, ma non possiamo farne a meno perchè l'uomo è un essere sociale, altrimenti sarebbe un felino (che anche lì, vabbè). C'è di buono che si può imparare dagli errori fatti e cambiare per vivere meglio, quindi tesoro, accetta i compromessi necessari per andare d'accordo - un po' si cede, un po' ci si impone - e vai a giocare con Pietro, Enrico, Davide e compagnia bella. E soprattutto via quel muso, che quello no, non piace a nessuno.
-Vai dalla maestra e fatti aiutare.

Ovviamente tutto questo mio parlare finora non ha riscosso successo, o in alcuni casi ha avuto un riscontro positivo ma temporaneo. E ci ha pensato il papà, oggi, ad insegnargli la sua versione della soluzione per il problema. Una soluzione da maschio. Pratica, semplice, veloce, efficiente ed efficace.  Arriva il pugno? Ti sposti e gli fermi il braccio. Ti carica? Ti sposti un momento prima che arrivi al tuo stomaco, il volo sul pavimento è un perfetto autogol che fa passare la voglia di fare il bis. Che mica ti mandiamo a judo per niente, no? Impara la filosofia della cedevolezza ed applicala!
Che io adesso non è che sappia bene spiegare a parole com'è che più forza usa uno per tirarti un pugno sullo stomaco e più male si fa (e se lo fa da solo!), sta di fatto che lo so, non si vorrebbe arrivare a questo punto, ma come si dice, a mali estremi, estremi rimedi. E deve cavarsela da solo a scuola, caro lui, che a scuola non ci sono mamma e papà a risolvere le situazioni, e non si può nemmeno pretendere che le maestre si inseriscano in ogni minima bega tra bambini (anche se in tutta sincerità mi meraviglia che non si siano accorte  che ci sono bambini che durante la ricreazione alzano le mani, o se ne siano accorte e non prendano provvedimenti,  discorso che verrà tirato fuori da qualcuno "a caso" durante la riunione di venerdì), altrimenti si che non è più finita.

Insomma, tutto questo discorso fa parte del chiacchiericcio di oggi durante il pranzo in famiglia, e si è protratto (per la parte "pratica") durante il dopo-caffè.
E quindi mentre lavavo i piatti, Power e Gatto Alfa dietro di me, facevano prove tecniche di autodifesa soft, ma in una maniera talmente giocosa ed allegra da riempire la casa di risate. Perchè sono discorsi seri, ma a otto anni si ha tutto il diritto di sapere che i problemoni della vita sono altri, e che su questi alla fine possiamo prenderci il lusso di guardare con ottimismo. Non sono drammi.
Prima che finissi di sciacquare il lavandino erano già usciti in giardino per iniziare a sistemarlo per l'inverno, rincorrendosi sotto il sole.

E io ho pensato tra me e me che, per quanto mi riguarda, il mondo avrebbe potuto anche fermarsi li.



domenica 21 ottobre 2012

Od-ori e raffredd-ori :-)

Sono fiorite le piante di incenso: manco sapevo che l'incenso producesse dei fiori, che peraltro trovo splendidi!
 E profumati, ovvio.
Questo autunno non è iniziato nel migliore dei modi: sto ospitando la sorella dell'influenza del mese scorso, tale et quale ma molto più violenta. Ieri ho trascorso la giornata a letto, niente febbre perchè tengo preso l'antipiretico, ma con dolori alle ossa tali da non riuscire a stare in piedi. C'è di buono che il clima e il tempo sono quelli giusti per trasformare l'influenza in un modo per godersi il tepore della stufa, che da qualche giorno abbiamo iniziato ad accendere la sera. La stufa, ma anche le tisane calde, la compagnia di quattro gatti che da quando la temperatura si è assestata sotto i venti gradi hanno ricominciato a gradire le coccole (se non a pretenderle), il piacere di avere tra le mani lana e cotone da lavorare senza dover buttare gli aghi ossidati con la frequenza con cui si usa la carta igienica, le domeniche pomeriggio dedicate ad attività piacevoli, con un sottofondo di musica piacevole, chiacchiere piacevoli in famiglia, progettando piacevolmente l'inverno che arriva tra mille attività, mille impegni e tanti incontri. Anche se sinceramente con il raffreddore non mi viene voglia di fare niente di quanto sopra, limitandomi a leggere qualche rivista e, quando possibile, dormire. Svegliandomi di tanto in tanto per liberare i polmoni dal peso del gatto di turno.

Porta + trova-forbici: prova numero zero!

Ne ho visti tanti in giro per il web, e ho voluto provare a fare il mio! Si tratta di un set porta + trova forbici. Ecco lo schema, tratto dal blog "La Passion au bout des doigts" , ovviamente declinato in due toni di colore diversi da quelli proposti, e ricamato su etamine di cotone bianca:







Ed ecco il lavoro finito giusto oggi pomeriggio, che è l'apoteosi dell'imperfezione, ma come prima prova pensavo molto peggio:




Fronte...






...retro...




e aperto.

E siccome oggi è domenica e di solito la domenica pomeriggio la dedico solo a cose piacevoli, ho fatto anche un altro esperimento: gli scaldamani di riso. Ma ne farò un prossimo post, visto che per oggi mi sono limitata a provare a fare solo un cuscinetto bianco ripieno, per vedere se funziona.

Scambio biscornu! E una piccola riflessione

Finalmente è terminato il giro di scambi di biscornu organizzato dal forum Papaveri e Papere! Dico "finalmente" perchè non sono la persona più paziente di questo mondo quando si tratta di fare e ricevere sorprese, sono più curiosa di un gatto.

Ecco il biscornu che ho ricevuto da Mindcreativity




click sulla foto per vederla ingrandita

La foto non rende bene, ma è pieno di perline trasparenti che lo rendono sbrilluccicoso, e le roselline a punto vapore sono proprio carine. Grazie Maria!



Ecco invece quello che ho spedito a Cinzia, che tra l'altro ha anche un blog carinizzimo agli aggiornamenti del quale mi iscrivo volentieri.







Carino, no? Ho finito di ricamarlo mentre ero in viaggio verso quel di Lodi, per far passare più tranquillamente le ore in auto. Il disegno è un free che avevo scaricato dal sito The Floss Box, quando appunto i free erano ancora scaricabili (ora per un periodo non si potrà più fare, peccato).



Rond Robin, SAL, Swap... è da una vita che non ricamo più in compagnia, per così dire. Ricamo solo per me stessa da tanto tempo, perchè purtroppo ho il vizio di illudermi che in generale chi riceve un ricamo sappia cosa sta ricevendo, mentre il più delle volte non è così, e ci rimango male davanti a certe espressioni di sufficienza che ricevo in cambio. E dire che non mi sembra di lavorare poi così male. Comunque sia, ho smesso di condividere, se non tramite il monitor, dove so che vengono a sbirciare solo persone che sanno come si accoppiano un ago e una gugliata di filo.

Ma dall'altra parte è anche vero che ricamare da sola alla lunga non dà soddisfazione quanto la condivisione, e la condivisione stimola la creatività molto più di una bella rivista con tante belle idee da copiare. E allora via, è tempo di aprire un po' le finestre.


martedì 16 ottobre 2012

Sproloqui - test genetico

In fondo al vialetto, interno giorno, ore tredici, si chiacchiera a pranzo.


-Ma come fai ad essere sicuro che sono proprio io la tua mamma, e non ti abbiamo raccontato una supermega bugia da quando sei nato?

Non alza nemmeno la testa dal piatto per assicurarsi che fosse una domanda seria. 
 

-Facile! Quando bacio le altre femmine mi fa schifo, con te no!

Non fa una piega.

martedì 9 ottobre 2012

A caccia - il seguito

Non che la notizia sia di importanza sconvolgente per alcunchè, ma oggi è arrivato anche il pappagallino.
Il "fu" pappagallino.Giallo e verde.
E niente, sto pensando che forse se tagliassi i viveri ai novelli Davy Crockett della Bassa, potrei fornire un incentivo sufficiente a far sì che le prove della loro domestica devozione spariscano (sparissero?) secondo natura.

lunedì 8 ottobre 2012

A caccia

E' indubbio che chiunque divida vita e ambienti con dei felini sappia che l'attività venatoria di questi sia compresa tra le attività più naturali della loro specie, e per quanto possa far pietà un povero uccellino/lucertolina/topolino/coniglietto che dir si voglia che si trovi malauguratamente nella loro traiettoria, fa parte delle cose da accettare se si allevano uno o più gatti che non siano costretti a vivere tra le mura di casa.
E' anche vero che un gatto che caccia nonostante in casa abbia a disposizione costantemente un ricco buffet e se ne serva abitualmente più volte al giorno, è un gatto sano, che ha conservato il proprio istinto, e quindi presumo felice. E la cosa mi inorgoglisce non poco.

Però devo ammettere che dopo che per quattro giorni di fila (anzichè una tantum come durante il resto dell'anno) la prima cosa che vedo quando alzo la saracinesca che dà sul giardino è un cadavere (nell'ordine: pezzo di piccione, piccione, topo, piccione), e poco distante uno o due dei miei gatti (il più delle volte uno) che mi fissano leccandosi i baffi con aria soddisfatta,  inizio a pensare seriamente di tenermi in casa i gatti almeno di notte. A meno che non imparino a "finire" il lavoro iniziato alla maniera degli umani (perchè è ovvio che per loro una volta ucciso e portato a casa hanno fatto quello che dovevano fare).
Che schifo però.


Ps. come risolvo il problema non ve lo dico, non è molto... civile.

sabato 6 ottobre 2012

Caaaaaaaade!

Ai primi di giugno mi sono messa a dieta con impegno, e in quattro mesi ho perso, udite udite, DODICI chili. E a parte un mal di testa galoppante che mi fa compagnia da un paio d'ore, posso dire che, nel contesto, mi sento molto meglio di quattro mesi fa.
Considerando che il mio programma prevede di perderne in tutto una ventina per raggiungere un (per me rispettabile) traguardo di 68-69 chili o retrocedere di almeno tre taglie (ad oggi ne ho perse due), mi dico BRAVA da sola e vado avanti.
Stamattina però, seduta sul letto guardandomi allo specchio, mi sono resa conto che quello che prima era un addome cioppo, oggi è un addome caduto rovinosamente in basso, e molle.
Non so se mi fa più schifo questo, o il cicciume che c'era prima. Bleah.

venerdì 5 ottobre 2012

Tre modi per... riciclare un bicchiere spaiato

Perchè buttarlo? O lasciarlo in un angolo di un armadietto in cucina?

Diventa portamatite per il trucco da lasciare in bellavista sulla specchiera del bagno



o un portacandela (anche senza decorazione natalizia, ovvio)



E il bicchierino da liquore diventa un grazioso segnaposto, basta infilarci dentro un fiore tagliando lo stelo corto corto, quanto basta (ma non dimenticate un dito d'acqua per farlo durare un po')




Fine follow-round numero ics

Tesa come una corda di violino, ma non per il più ovvio dei motivi bensì per qualcosa che non è proprio carino sbloggare (mi rivelerei per quello che in realtà sono, un serbatoio di acidità pauroso), ieri pomeriggio sono stata ad oncovisita. E si è chiuso anche questo giro di controlli.
"Chiuso" più o meno, nel senso che ho rifatto il pieno di impegnative da usare entro fine anno. Niente di allarmante, cose di routine che peraltro già immaginavo di dover fare: ecopanza (visto che l'ultima l'ho fatta un anno e mezzo fa), visita ginecologica (ad un anno dall'ultima, e in piena terapia ormonale), e visita cardiologica con eco-cuore a dicembre (ma era già stata preventivata dal cardiologo stesso). Lunedì mattina vado a prendere gli appuntamenti, e già mi vien male: radiologia a parte, in ospedale chiedere appuntamenti entro tre mesi è come chiedere la luna, o quasi. Per questo, come le altre volte, mi è stato consigliato di non chiamare il CUP al telefono ma di recarmi personalmente nella struttura, che se non dovessero riuscire ad accontentarmi allo sportello farò direttamente il giro dei reparti. As usual.
A gennaio, se tutto sarà negativo, il port se ne va. Spero.
Nel mentre ho vinto anche il terzo anno di Decapeptyl. Che non è niente, per carità. Ma mi sto ancora chiedendo se la "cosa" dei due anni me l'ero solo sognata, o l'ho proprio fraintesa, visto che sulla cartella che hanno in reparto è stato proprio evidenziato in arancio fluo "ALMENO tre". Ma tant'è, s'ha da fare, si fa.

E avanti. Che finora è filato tutto meravigliosamente liscio.

giovedì 4 ottobre 2012

Di uscite e rientri, partenze e arrivi, e confetti (buoni!)

Detto-fatto, il mio pc stasera è tornato a casa! Lo avevo mandato in vacanza perchè aveva alcune cose da sistemare, quattro per la precisione. Me ne hanno sistemate la metà, ma è più che sufficiente per ora. E finalmente ho la mia connessione wireless, che ho saputo essere saltata a causa della station. Ma non avevamo messo la V. station proprio per avere un router wi-fi che ci permettesse di connetterci ovunque senza cavo e in due contemporaneamente? Appunto. Ma se i programmi di V.S. e pc non sono compatibili tra di loro, la wi-fi salta. Non si finisce mai di imparare (e di sbagliare, puntualizziamo).

However, in questi giorni in vacanza ci siamo andati anche noi. Vabbè, mini-vacanza. Ma per me è la prima vacanza da quando abbiamo acceso il mutuo, e il mutuo è solo una concausa. Diciamo che se prima di sposarmi ero sempre con la valigia in mano con relativo biglietto del treno al seguito (ma anche di traghetto, conditio sine qua non-non andavo da nessuna parte), dopo la musica è cambiata in maniera drastica. E non ho voglia di spiegare il perchè.

Sta di fatto che stavolta ho rifatto la valigia (LE valigie, in volume tale da far pensare che anzichè muoverci in tre ci si doveva muovere in tredici, e ciò nonostante ho dimenticato un paio di cose fondamentali), ho allacciato il busto e fatto scorta di antiemetici (e xamamina per il Power), e tenendo stretto stretto al cuore il mio obiettivo per tutto il tempo ho percorso tutti i 370 chilometri che dalla bassa Friulana mi separano dal Lodigiano. L'ho fatto serenamente, seduta sul sedile posteriore con mio figlio per avere più possibilità di movimento, ammirando paesaggi che ricordavo piuttosto bene avendoli attraversati infinite volte da ragazza, rileggendo via via i nomi delle uscite dell'autostrada A4 e collegando ciascun luogo a un ricordo, a un volto, a una situazione. Un viaggio che in altri tempi per me era scontato,e in seguito... no.

Dicevo, l'obiettivo: le nozze di LauraGDS (link al blog). Ma più che altro lei e Meg, indipendentemente dall'occasione. Che quella matta aveva previsto il matrimonio da qui ad un anno, e mi ero detta, da qui a settembre 2013 ho tutto il tempo per prepararmi seriamente all'evento. E invece no: un mese fa, circa meno quasi, arriva l'aggiornamento tempistico: non tra un anno ma tra un mese. E che si fa? E le ferie del Gatto Alfa? E i miei controlli? E la mia schiena? E io, ce la faccio? No, non ce la faccio. Ma se non ci vado me ne pento per il resto della vita, la prospettiva non è per niente piacevole. No, io ci vado. Mi imbottirò di calmanti se necessario, ma ci vado, dovessero infilarmi nel bagagliaio dopo avermi fatto sedare con un badile in fronte.

E ci sono andata, a dispetto di chi non ci credeva. E per un momento non ci ho creduto nemmeno io.
Ma faccio fatica a crederci ancora adesso, perchè tre giorni sono volati talmente velocemente da avere l'impressione di essermi immaginata tutto.

Siamo stati qui
Link al sito del B&B


 dove ci siamo fermati a dormire per due notti. Peccato non aver pensato di fotografare gli interni, ma nel sito dell'agriturismo ci sono anche le immagini degli ambienti, che ho trovato deliziosi. E per essere a meno di cinquecento metri in linea d'aria dal casello autostradale, c'era una quiete disarmante.
Ok, fine pubblicità.

Tecnicamente: arrivo a Lodi verso l'una e mezzo, abbracci commossi e pastasciutta veloce, puntata alla "ccuola matenna" a ritirare la Mimi e sosta al parco, riposo-e-poso bagagli, pizza in compagnia, crollo totale prima delle dieci.
Il giorno dopo c'è le mariage, e piove. Tutto il giorno. Ma non è un problema: ecco il motivo di un bagaglio monumentale, mi ero studiata le previsioni del tempo giorni prima. Altrimenti cosa la uso a fare la V.Station, come fermaporta? Naaa...

Non posso mettere le foto degli sposi, ma posso dire che tutta la giornata, a dispetto del tempo, è stata così

Colorati gli sposi, colorati i fiori, colorati i confetti, di bianco c'era poco o quasi niente. Ma mi è piaciuto tutto tantissimo, perchè nel suo essere "fuori dalle convenzioni" ho trovato in ogni cosa la personalità di chi l'ha organizzata, tanto da farmi (e farci, perchè abbiamo fatto tutti e tre la medesima riflessione involontariamente) sembrare di essere veramente a pochi passi da casa, in tutti i sensi. Per tutto il giorno, finchè dopo una cena veloce con Meg, la stanchezza ha preso il suo legittimo sopravvento.

Il mattino dopo siamo ripartiti poco dopo le nove, e con una breve sosta in autogrill abbiamo impiegato quattro ore per rientrare a casa. 

Nella mente rimangono tante immagini, i visi, le voci, come dopo ogni viaggio che si possa chiamare così. C'è che quando la strada porta verso persone che ci stanno particolarmente a cuore, il ricordo ha tutto un altro peso, e lo sappiamo bene. Come tutto un altro peso ha la strada del ritorno. E rimane il rammarico per le parole non dette per mancanza di tempo, ma anche la sensazione di aver fatto qualcosa di importante, di positivo in ogni senso, di aver ricevuto molto, moltissimo.
Rimane, a me, la sensazione di essermi fatta un regalo enorme.
(E di averlo sbloggato come fosse un tema di quinta elementare, ma non ho voglia di ripensare il post tutto daccapo).


Pausa caffè con sproloquio

-Mamma, sai che da quando è iniziata la scuola è andata bene ogni giorno?
-Lo so. L'ho notato eccome.
-La maestra non mi ha mai sgridato, non mi ha mai messo in punizione, non mi sono mai arrabbiato, non ho mai perso la calma.
-E secondo te come mai questo cambiamento?
-Perchè mamma, la prima e la seconda sono difficili da affrontare, ma la terza... fila liscia come l'olio.
- :-)

Non è che mi sono stancata di scrivere, anzi. E ho tutto lo scorso fine settimana da sbloggare, che è stato un fine settimana bellissimo per più motivi. Ma ho il mio pc in manutenzione e sto scrivendo con quello di mio marito, che per me è infinitamente scomodo e non ci posso lavorare le immagini per inserirle. Spero di poter rimediare presto.

giovedì 20 settembre 2012

Tutto è bene...

...quello che ritorna al suo posto.
Se stamattina in paese si è alzato un urlo da far sospettare un attacco di isterismo ai vicini, ero io che urlavo come una cretina dalla gioia.
A Tisan i vigili mi aspettano con la mia TARGA, che qualcuno evidentemente ha rinvenuto nei giorni scorsi, ed è stato mosso da un apprezzabile senso civico (grazie grazie grazie!).
Non ho mai ringraziato tanto il cielo per un ritardo, che è quello con cui l'agenzia di pratiche auto ha preso in mano il fascicolo per reimmatricolare la Greta (quattro giorni sulla tabella di marcia preventivata). Inutile dire che la prima cosa che ho fatto dopo averlo saputo (la vigilessa è venuta a notificarmi il ritrovamento tra un caffè e un aerosol) è stato fiondarmi a riprendermi i documenti che avevo lasciato all'impiegata, e annullare la cosa. Domattina vado a riprendermi la targa.
Duecento neuri risparmiati.
Mi sento come se mi avessero liberato di una pietra di due chili dallo stomaco.

lunedì 17 settembre 2012

Sinusite, tracheite, ho fatto il pieno

C'è che dopo due settimane di naso chiuso, mal di testa, dolori alle ossa e la sensazione continua di essere appena uscita da una lavatrice dopo la centrifuga, il consumo di un bancale di fazzoletti di carta e due di scatole di kleenex, e questo nonostante diversi suffumigi di acqua e sale e un numero ics di dosi di paracetamolo, stamattina mi sono decisa ad andare dal medico.
Ho vinto dieci giorni di antibiotico, aerosol di cortisone, antinfiammatori e un badile di fermenti lattici.
Circolava la voce che in farmacia c'erano i saldi di mezza stagione.

domenica 16 settembre 2012

Follow-up produttivo :D

Nella nevrosi di questi giorni, dovuta ai controlli oncologici semestrali (e i controlli sono come il Natale, quando arrivano... arrivano), per cercare una sorta di calmante naturale ho... prodotto. Credo di aver ufficializzato un nuovo sistema terapeutico, la sew-therapy, che assieme alla pet-therapy in casa mia ormai la fanno da padrone, perchè assolutamente prive di effetti collaterali (solo un qualcosina al portafogli, ma neanche più di tanto, considerando che io punto sempre al riciclo...).

Vabbè. Ecco cosa ho fatto.

Un ricamo...



...profumato alla lavanda, che ho inserito in questo piccolissimo sacchettino a cuore (venuto malissimo peraltro, ma vabbè)...



...per una comoda e capiente...



...trousse portatrucco.





A cui ieri ho provveduto ad affiancare una...



...bustina da tenere in borsetta, foderata all'interno come quella più grande.



Ovviamente nel rispetto delle mie regole riciclose, vale a dire con tessuti che avevo già in casa e di cui mi erano rimasti solo dei ritagli, cerniere ricavate da pantaloni distrutti e un vecchio vestito, e le perle, quelle sono le solite perle di cui ne ho ancora una marea.

Che se la nevrosi da follow-up mi fa questo effetto non so quanto male poi sia... ^_^






mercoledì 12 settembre 2012

Il lato buono della faccenda

Mia ogni tanto dice che siamo anime gemelle. Non so se è vero, di fatto ha trovato le parole per esprimere esattamente quello che in questi ultimi due giorni mi rode quando mi affaccio sul web, in particolare su un certo tipo di pagine. Pagine che mi riprometto più e più volte di non andare a guardare, ma poi è più forte di me, e mi provoca un dolore sordo. Fa male perchè tocca la vita. E io, noi, la vita ce la siamo riguadagnata una volta di più, a dispetto di chi non vuole parlarne e gira la testa dall'altra parte perchè ha paura per sè stesso. A dispetto di chi vuole dimenticare, anzichè ricordare per trattenere il poco o il tanto di buono che se ne può trarre. E in faccia a chi, nonostante il tempo che passa, vive nella botte della sua rabbia per quello che la vita le ha messo davanti, senza volere per nessun motivo al mondo rialzare la testa anche se può. Trattando male chi ha deciso di vivere dopo la malattia, anzichè sopravvivere. Indirizzando commenti acidi e provocatori al metablog e ai singoli autori, accusandoci di nascondere dietro all'ottimismo una vita infima  che secondo qualcuno non abbiamo il coraggio di ammettere pubblicamente.

Riporto il post di Mia, che poi parlandone tra gli autori di Oltreilcancro abbiamo scoperto essere paro paro un post che avrebbe potuto scrivere ciascuno/a di noi, cosa che mi rende ancora più orgogliosa di farne parte. Anche se mai con la chiarezza con cui lo ha scritto lei.


Noi no

Due anni fa, in questo periodo, un gruppo di cancer-bloggers lavorava alacremente per dare vita ad un progetto molto speciale. Sono stati mesi pieni di entusiasmo, di idee e di proposte, che hanno portato alla nascita di Oltreilcancro.
Ci eravamo incontrati in Rete quasi per caso, attraverso contatti comuni o seguendo qualche link, trovando nelle parole affidate ai nostri blog un'affinità che andava oltre la malattia. Anche dopo la nascita del meta-blog, abbiamo continuato a leggere qua e là e il gruppo iniziale si è arricchito di nuovi autori; ci siamo scelti perché abbiamo scoperto di avere in comune la volontà di cercare tutto il buono possibile nelle nostre vite.

Questo non significa che sottovalutiamo il peso di quello che ci è successo. Il cancro ci ha rubato tanto: si è portato via pezzi del nostro corpo e dei nostri sogni... e sappiamo bene che potrebbe prendersi anche la nostra vita. Tutti noi, almeno qualche volta, abbiamo provato rabbia per questo, e ci stava tutta.
Ma ognuno di noi ha deciso di non lasciare che la malattia ci rubasse anche il sorriso, abbiamo scelto di raccogliere tutte le cose buone che abbiamo incontrato e continuiamo ad incontrare, nonostante tutto, lungo il nostro cammino.

Le nostre vite non sono certo perfette, siamo esseri umani con i nostri problemi, dolori, dubbi e paure e non li neghiamo. Ma abbiamo anche piccole e grandi gioie e soddisfazioni e vogliamo godercele.
Il nostro non è coraggio né tantomeno eroismo; piuttosto, forse, è egoismo. Perché abbiamo capito che sprofondare nella rabbia e nelle recriminazioni ci fa male, mentre l'apertura verso le cose buone ci aiuta a stare meglio e fa stare meglio le persone che ci amano.
È per questo che abbiamo scelto di unirci e condividere le nostre esperienze, nella speranza di essere di aiuto a chi si trova ad affrontare situazioni simili alle nostre.

Ultimamente le nostre strade si sono incrociate con quelle di chi ci vorrebbe perennemente arrabbiati, tristi e frustrati, in continua lotta contro una vita che non è quella che avremmo voluto. Qualcuno non accetta che, almeno ogni tanto, noi possiamo sentirci bene ed essere felici.
Ognuno ha le proprie opinioni, che vanno rispettate. Chi desidera trascorrere la propria vita coltivando rabbia e rancore, sentendosi perseguitato, crogiolandosi nella propria sofferenza oppure alimentando polemiche, è libero di farlo.
Noi no.
Il post originale QUI