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lunedì 29 dicembre 2014

Il blog "Genitorialmente": una scoperta!

MA CHE BELLO, sono finita qui

http://www.genitorialmente.com/2014/12/top-of-post-29-dicembre.html

Non conoscevo questo blog, lo sto scoprendo adesso. E' bellissimo! ^_^
E grazie a Flavia e Manu per essere passate da me, è un onore.

giovedì 25 dicembre 2014

martedì 23 dicembre 2014

Anno-links - Una breve, pigra riflessione

In questi giorni sui social network girano, tra gli altri, i soliti link riguardo alla fine dell'anno: "Che finisca presto questo anno di ***", "Questo 2014 ha ancora nove giorni di tempo per dimostrami che non ce l'ha con me", "Caro Babbo Natale, portati via questo 2014, e magari il prossimo anno portami qualcosa di meglio (che ci vuol poco)", potrei andare avanti ad oltranza.
Sinceramente?
A me non fanno sorridere.
Non mi fanno nemmeno pensare "toh guarda questo/a mio/a contatto/a quante ne deve aver passate".
Non mi spingono a compassione.
Non mi scoccia nemmeno trovarmeli davanti (che tanto sono ogni anno sempre uguali, sui social poi quello che non mi piace leggere lo salto a piè pari senza batter ciglio).

Quest'anno mi è caduto l'occhio su un aspetto singolare di questo fenomeno del "condividi il pessimismo, che tutti sappiano che non te la sei passata bene".
A parte il fatto che sono sempre le stesse persone, ogni anno, che lanciano questo messaggio (la lamentela va di moda).

Però.
Ho notato una cosa.
Sarò strana, avrò visto male, non so.

Le uniche persone che frequentano quotidianamente i social (e che quindi leggo spessissimo, o ci chiacchiero via messenger con una certa frequenza) che ho tra i miei contatti, e che non hanno finora lasciato un messaggio del genere in bacheca, sono quelle che in questo anno che sta terminando hanno affrontato o stanno affrontando malattie gravissime in prima persona o comunque in famiglia stretta, che hanno vissuto un lutto pesantissimo, che hanno affrontato una separazione o un divorzio. E sono tante. Anche amiche-amiche, e parentela, non solo conoscenti. Per qualcuna ho anche pianto, immaginandone la grande sofferenza, non potendo far nulla per essere in qualche modo di supporto.

Da queste persone, frasi sarcastiche riguardo all'anno trascorso... niente.

Ecco, a me questa cosa sta facendo davvero pensare.
Mi fa pensare che forse, quando il periodo nero è davvero Nero con la N maiuscola, o Intenso con la I maiuscola, ti fa dimenticare in quale giorno dell'anno ti trovi a viverlo. Finchè non passa la bufera.
E il più delle volte è più facile lamentarsi in pubblico di cose che hanno meno peso di quelle veramente serie (e ci sta eh, per carità... io giorni fa mi sono lamentata della rottura della lavatrice... una cavolata, ci si sfoga anche per queste scemenze per sbottare e trovare l'amica che ti ci prende anche in giro per tirarti su, si chiacchiera), che sono davvero, davvero poche. E a queste "poche", quando le si vive, non si ha la stupidità di attribuirne la paternità all'anno in corso, illudendosi che sia solo il cambio di un numero sul calendario a fare la differenza. In certe situazioni non lo si nota nemmeno. E di conseguenza non gli si fa nemmeno pubblicità.
Con le dovute eccezioni, si capisce.

venerdì 19 dicembre 2014

Ok, ho sbollito

Ok, ho sbollito.
E di più, ci ho trovato anche il lato positivo. C'è che adesso ho la certezza che addormentamenti al braccio sinistro e stilettate (decine al giorno) alle costole non appartengono al cuore. Perchè la mente, in questi mesi, ha vagato. E parecchio. E ha prodotto. Brutta, anzi pessima cosa.
Posso mettere via una fetta d'ansia. E' qualcosina.

giovedì 18 dicembre 2014

L'altra faccenda: altro giro, altra tegola.

Sto facendo i controlli oncologici e reumatologici, e man mano ritiro gli esiti.
Sono arrivata quasi al termine. Finora quelli oncologici sono negativi, eccezion fatta per la prescrizione di proseguire il betabloccante per almeno un altro anno, ma se basta la minima dose per farmi stare bene, ben venga. Mancano i markers, ma rimando a dopo le feste, a ridosso della visita. Farli prima ha poco senso.

E' la risonanza magnetica che è andata male. Cioè, bene perchè finalmente il dolore al rachide e a metà testa aumentato in maniera esponenziale negli ultimi mesi in intensità e frequenza, i formicolii al braccio e le fitte quotidiane e numerosissime alle costole sinistre hanno un nome. Male perchè è una seconda ernia discale, stavolta in D3-D4, sotto a quella che c'è già dal 2009 in C5-C6.

Figo. Proprio figo.
Due dischi lombosacrali non ci sono più, erniati ed escissi, e sostengo quel tratto di schiena col busto e adottando le precauzioni indicatemi dalla "neurochirurghessa" che ci ha messo mani e bisturi due anni e mezzo fa.
Due dischi, uno cervicale e uno dorsale, sono erniati.
Totale, quattro.
Poi facciamo basta, però. Eh?
Che quando mio marito mi chiede "ma sono dolori da artrite o dolori da ernia?" non so nemmeno più cosa rispondere, perchè ci sono giorni in cui è solo un grandissimo casino e basta.
E facciamo che mandiamo per direttissima a Fanchiurlo le facce toste che mi vengono ogni volta a rimarcare che "ho passato di peggio, questo cosa vuoi che sia".  Ma piantatela, fatemi un favore. Che è ora di finirla: se hai avuto un tumore c'è sempre il demente di turno che ti ricorda che non hai più il diritto legale nemmeno di starnutire dicendo "oppoccavacca che bvutto vaffveddove" come chiunque altro. Mi è giusto capitato stasera. Ne ho letteralmente piene le scatole. Giuro.

I pensieri che mi passano per la testa stasera sono tanti. Il primo fra tutti è quel punto di domanda che è il futuro. La malattia fa il suo lavoro, dopotutto. E io, che pensavo lo facesse molto più lentamente, ho un po' di paura. E ho paura di tornare di nuovo in sala operatoria, non voglio.
Il sentimento, invece, uno solo: la rabbia. Rabbia verso il mio corpo che non mi dà tregua. E io vorrei con tutto il cuore amarlo per come è, ma stasera mi fa solo rabbia.

Domani mi passa, eh. Sicuro che domani mi passa. Alla fine non è nient'altro che un' altra ernia. Devo solo sbollire, e mi prendo il diritto e le ore per farlo.

martedì 9 dicembre 2014

Mamigalbero 2014

E come ogni anno da qualche anno a questa parte, eccomi a sbloggare il Mamigalbero tradizionale, che quest'anno ho voluto rigorosamente tutto bianco ed oro (non c'è un filo di rosso neanche se lo cercate con la lente di ingrandimento). Come al solito, poi, mi è costato il mal di schiena da pomeriggio intero a far su-e-giù dal mobile e dagli sgabelli. Perchè si sa, ogni anno da che sono sposata (e quando si è aggiunto un Power in grado di dare una mano concreta vista l'altezza e data l'età, la musica non è cambiata), le decorazioni natalizie in casa sono una cosa a cui nessuno qui dentro vuole rinunciare, ma il canto natalizio che accompagna la giornata dell'otto di dicembre è il classico dei classici: non "Jingle Bells", ma "fai, fai". E io faccio. Quest'anno un po' controvoglia e in misura estremamente ridotta, ma ho "fatto-fatto".

Ho comprato qualcosa di profumatissimo per accompagnare il pomeriggio (ieri ho assaggiato la variante "frutta, uvetta e aroma rhum", una cosa fantastica)


Ho preparato qualche decorazione nuova
Angioletto per metà copiato da una rivista e per metà inventato di sana pianta, col vestitino e il berretto di lana, in tono col freddo che fa

Sfera di carta crespa, il cui tutorial per realizzarla è stato trasmesso in TV qualche giorno fa. Le uniche decorazioni che sono riuscita a fare coinvolgendo il figliuolo.
 Ho montato l'ambaradan
che con le luci accese (miste, perchè erano le uniche sopravvissute agli anni scorsi e che di solito andavano all'esterno, ma l'Omo all'esterno non vuole mettere più nulla... si è stufato) diventa (fotografato male, sembrano quasi due alberi diversi, non chiedetemi il perchè... questione di riflessi delle luci penso) così

E' stato anche allestito un Presepe super-minimal: decisione presa arbitrariamente dalla sottoscritta e senza possibilità di appello da parte dei coinquilini, dato che mi sono letteralmente rotta di fare il Presepe grande - che significa tira giù gli scatoloni e il mega supporto di legno dal soppalco, sgombera il ripiano del soggiorno, infila con cautela il supporto nell'apposito vano senza rigare il mobile, impazzisci con le lucine che non stanno dove le vuoi far stare (e vai di metri di nastro adesivo per quelle "in alto" e di puntine per quelle in basso... puntine che sistematicamente si storgono, la differenziata ringrazia), pulisci l'interno della pompetta della fontana dai residui del muschio dell'anno prima che si sono infilati dentro come per magia e l'acqua non scorre (e il meccanismo di quella stramaledettissima pompetta è di un complicato da tirar fuori senza rompere il cartone che circonda la vaschetta...), litiga con le prese di corrente per farci stare luci e fontana senza staccare televisore e lettore DVD, imbastisci lo scenario con tutti i materiali possibili, posa casette e statuine, distribuisci un chilo di muschio a coprire tutti i cavetti, riordina l'ambaradan, PULISCI il disastro di muschio-ghiaia-pagliericcio volato praticamente OVUNQUE fuori dalla sacra scena. E nel mentre prepara le merende, gestisci il fuoco nella stufa, tieni lontano i gatti dagli scatoloni (impresa ardua, ma con un po' di coraggio per defenestrarli fino a sera ce la si può fare; bisogna solo riuscire a buttarli fuori uno alla volta assicurandosi che, aprendo la porta, nel buttarne fuori uno non ne entrino altri due passandomi in mezzo alle gambe). E poi?
E poi le lucine e la fontana non vanno mai accese, perchè le prese sono dietro al supporto per il televisore ed accedervi è una seccatura (bisogna spostare la TV, farsi strada tra giornalini e cavi vari, e una volta raggiunta la presa... cercare di infilarvi le spine a ripetuti tentativi, perchè non ci si vede).
Non solo. Nessuno lo guarda più, neanche a luci spente.
E allora ben venga questo.
Rapido, veloce, indolore, rispettoso della tradizione. Ho solo dovuto spostare tre fotografie e il telefono.

E adesso avanti. Non ho intenzione di tirar fuori altro dalle scatole della nataleria, se non qualche Stella di Natale finta da mettere qui e là, e pochissima biancheria da cucina. Ah si, è uscita anche la ghirlanda per la porta. Non ho voglia, c'è poco da fare. Perchè pare davvero che stia a cantarmela e a suonarmela da sola. Ma in compenso ho l'immensa fortuna di avere una famiglia che bada più alla sostanza che alla forma. E il Natale, con loro, è molto altro che questo.

lunedì 1 dicembre 2014

Gatteria: Amy e le coccole

Ogni sera, io ed Amy, il dessert lo prendiamo così. E' pur sempre un dolce.
Ha sei anni passati, ma su questo miss "Melassa" non è cambiata in niente da quando aveva due mesi.
Il filmato è stato girato dal Power.

sabato 29 novembre 2014

Scuole aperte... tocca a noi

E' arrivato l'avviso ieri: siamo invitati ad andare a "Scuole Aperte" il 19 di Dicembre, la sera.  Dopo i genitori dei bambini della classe dei "grandi" della Scuola dell'Infanzia.

Cioè, hanno convocato noi, quest'anno. Noi che abbiamo un figlio nato nel 2004. Il Power. Quando ho iniziato a raccontare di lui su questo blog dovevo ancora spannolinarlo, e dormiva ancora nel lettino con le spondine. Praticamente ieri. O forse no.

Allora è vero che tra poco più di un mese tocca iscriverlo alle medie.

Alle medie???

Ma se a stento si accorge di avere il cavallo dei pantaloni che gli arriva alle ginocchia, e quando glielo faccio notare alza le spalle con stizza, come se tirarseli su fosse una seccatura evitabile, dato che esistono un miliardo di cose più urgenti e importanti da fare? O.o

mercoledì 26 novembre 2014

Power at school. Riattivatori - blogterapia, a me

Non scriverò quanto "grossa" me l'ha fatta stavolta, perchè rischio, se intercettata (anche se ne dubito fortemente, ma meglio mettere le mani avanti), guai seri per diffamazione. Anche se, fatti alla mano, gli strumenti per denunciarla al Provveditorato, se volessi (e NON voglio, il perchè si può intuire qualche riga più sotto), li avrei io.

Non scriverò nemmeno come si è andata a risolvere, perchè sarebbe troppo lunga da raccontare.

Posso scrivere che, come accennato nel post precedente, la snervata che mi ha fatto prendere mi ha chiuso lo stomaco al punto da farmi perdere un chilo in tre giorni (ma forse questo è il lato positivo, anche se i chili è meglio perderli in altro modo). Ma questo, e grazie al mio vizio di lavorare interiormente di continuo con determinati strumenti, mi ha permesso di captare e dare un nome a un particolare "riattivatore" che scatena in me l'inferno, interiore e fisico. Come sedarlo ancora non lo so, dato che nonostante ciò - a distanza di una settimana - i sintomi che mi provoca sono ancora belli attivi e pesanti (ed è davvero difficile affrontare le giornate così, credetemi), ma ci sto - ci stiamo - lavorando. Anche adesso, mentre ne scrivo, sto tremando come un motopicc, e questo è il sintomo più lieve. Confido nell'utilità della blogterapia per riuscire a calmarmi almeno un poco. E' stata efficace quando ho riversato sul monitor le mie ansie di malata di cancro, chissà che non torni utile anche adesso. Mi ci appiglio.

Ma c'è una cosa che è cambiata dopo il colloquio avuto ieri con il rappresentante degli insegnanti.
Quella maestra non mi fa più rabbia. Non ho più l'istinto di eliminarla dalla vita di mio figlio e dalla mia per tutta l'eternità e il più presto possibile, come lo avevo una settimana fa; anche se onestamente pensare che il Power è stato preso per quattro anni e più per quello che NON è a causa degli occhiali sbagliati con cui lei affronta il suo mestiere e le relazioni in generale, con tutte le conseguenze concrete del caso (e non solo per lui purtroppo, e non solo per noi come famiglia) fa male.

Tanto.

Mi fa male come mamma. Perchè da mamma mi sforzo di guardare a mio figlio per l'uomo che sarà. L'uomo che dovrà fare i conti con il bambino che è stato, nel bene e nel male, per tuttta la vita, portandosi appresso anche ciò che io non posso controllare, filtrare, rielaborare per lui.

Saputa la verità, quella donna oggi mi fa davvero tanta, tanta pena. Non mi importa più del fatto che lei si sia messa in testa lasciandole trapelare molto poco velatamente cose che non esistono, e che mi hanno offesa nel profondo, ferita, riempita di inutili sensi di colpa. La avessi saputa prima, questa verità, avrei spostato di scuola mio figlio già in prima elementare. Questo si. Ma è andata così. E io, da ansiosa a mia volta, non me la sento di condannarla. Non più.
Ora perlomeno so come raddrizzare il tiro, con lei (e con mio figlio), per i mesi che ci separano dalla fine della scuola elementare.

Caxxo però. Scusate.

giovedì 20 novembre 2014

CompleMamiga

Un po' (parecchio) giù di morale dopo una batosta catatonica di nervi ricevuta non più di due giorni fa (e che a tutt'oggi mi lascia con lo stomaco chiuso... poco male, ho già perso un chilo in 48 ore).
Un po' (parecchio) stressata da cose che non posso rendere pubbliche.
Un po' (parecchio) sottotono, dato che i due precedenti li ho trascorsi in lacrime di lutto: nel 2012 per la nonna di Marco, l'anno scorso per Anna, lo stesso giorno (com'è strana la vita, come sono strane le coincidenze...) e ho perfino un po' di pudore a farmi gli auguri.
Un po' (parecchio) avvilita perchè oggi lo vivrò da sola, dato che l'omo lavora fino a sera, il Power dopo la scuola sarà ad una festa di compleanno di uno dei suoi migliori amici, e mia madre ha l'UTE tutto il pomeriggio.
Comunque oggi festeggio il mio 42esimo compleanno. O meglio, la mia "terza volta quaranta", come dice il Power.
E auguri siano. Sperando che la giornata si volga comunque in positivo.


lunedì 17 novembre 2014

Power at school: la biografia. Ovvero: togliete l'italiano dalle materie scolastiche, o mollo in quinta.

La consegna per casa: "SCRIVI LA TUA BIOGRAFIA".
Il testo (scritto una riga si e una riga no, chiaramente, così sembra un bel testo lungo):

"Buongiorno. Mi chiamo Power Ranger Mystic Force. Mi chiamo anche Ranger perchè è il nome del nonno paterno, la mia mamma gli vuole bene come fosse un papà e ha pensato che mettermi il suo nome come secondo nome sarebbe stata una bella cosa.
Dei miei primi anni di vita non ricordo niente.
I primi due anni delle elementari e un po' anche il terzo me li voglio dimenticare perchè mi sono comportato male, e se li scrivo mi rovino il CURRICULUM VITE che poi quando a diciotto anni andrò in cerca di lavoro non mi prende nessuno.
Perciò finiamola qui.
Fine".

Nella stanza accanto, il soggiorno (lui fa i compiti nell'ingresso, c'è un tavolo bello grande tutto per lui e una buona illuminazione), a tre metri a spanne di distanza, la sottoscritta è nel mezzo di una sessione di stiro olimpionico.
-Power, non puoi portare al maestro un testo del genere. Ti tira dietro il quaderno. Sei in quinta elementare, non in seconda. Ti si chiede di scrivere un testo, non tre pensierini, e un testo serio. Per piacere, rifai meglio, completa il lavoro, puoi farlo sicuramente.
-Noooooooo ma io non so cosa scrivereeeeeeee va bene cosììììììì! (Agita le mani in alto scacciando mosche che non esistono, aggrottando la fronte e soffiando come un mantice dopo ogni serie di vocali multiple).
-Power, NON VA bene così! Capisco che non hai voglia di scrivere, ma così esageri! Ti pare il caso? Solo perchè non hai voglia di metterti lì a pensare? Dai su! I compiti non sono un impiccio che ci si può togliere di dosso con il minimo sindacale, il minimo sindacale in quinta elementare non lo accettano più, e dovresti saperlo bene dopo che per lo stesso motivo hai preso CINQUE sull'ultima verifica di scienze! E mica perchè non sapevi niente, no, solo perchè hai scritto risposte stitiche, che manco un telegramma! Con la testa e la bravura che hai a mettere assieme le parole quando parli, puoi fare infinitamente meglio!
-No! Va-bene- così! Ti assicuro che va -bene- così! (E stavolta il tono è risoluto, picchetta addirittura ogni singola parola agitando con veemenza dall'alto al basso il pollice e l'indice uniti).
-E allora fai come vuoi! Domani porti al maestro questo testo e qualsiasi cosa ti dica guai a te se ti lamenti! Poi però non dire che non te l'avevo detto! 

Il giorno dopo arriva  la reazione del maestro, una bella scritta rossa gigantesca, di traverso, scritta in stampatello: "RIFAI". Il minimo della pena. Fosse stato un altro insegnante gli sarebbe stato piazzato semplicemente un "5" per chiudere la pratica. Ma il maestro di italiano no: lui sa che il Power può lavorare, si arrabbia quando non lavora per pigrizia, ma non si arrende. Mai. Tanto meglio. Conviene approfittarne finchè è la scuola elementare e ci sono certe concessioni.

Il Power trascorre tutto il pomeriggio, lo stesso pomeriggio, seduto davanti al tavolo con le mani sulle tempie e i gomiti posati sul tavolo, il musetto sconsolato. Non sa cosa scrivere. E sa che non può bissare il tono del testo precedente, o il brutto voto arriva davvero. Che il maestro ha pazienza, ma la pazienza del maestro non va mai sfidata o sono guai. E i guai del maestro hanno il brutto vizio di protrarsi oltre l'orario e l'ambiente scolastico, fino a casa, perchè in fondo al vialetto vige la vecchia regola che recita "nota o brutto voto a scuola, punizione a casa". Che brutta cosa avere dei genitori attaccati alle vecchie regole. Poco conveniente davvero. Ma tant'è, questa è una regola senza deroghe. In questa casa, piaccia o no, così funziona. Conviene mettersi a lavorare sul serio. Ma uffa...

Mi viene un'idea: ti tiro giù l'album delle fotografie, l'ultimo, quello dove iniziano ad esserci anche foto sue, dei suoi primi anni di infanzia (attualmente aggiornato al 2009, dovrei terminarlo, lo farò).
-Fai così. Sfoglia l'album, vedrai che ti verranno in mente tante cose da poter scrivere. E quello che non sai o non ricordi me lo chiedi, io sono qui nella stanza accanto a stirare. E per favore, scrivi su TUTTE le righe, non una si e una no, non credere di fare una furbata per la seconda volta. E' un trucco vecchio che non hai inventato tu, ma non ti sistema la qualità del compito. Ok?
-OoOoOoOochei. 

E sfoglia. E inizia a saltare sulla sedia.
-Mamma! Quella gita a Bordano! E il primo giorno di asilo, mi avevate comprato il colbacco col pelo! Mamma! Il mio secondo compleanno con la torta a forma di Titti coperta di zucchero giallo! E la foto col Gi alla festa dell'ultimo giorno di asilo! E quel Natale che ho ricevuto in regalo la mia prima bicicletta, quella con le rotelle, ti ricordi quando ho imparato ad andare senza? Mamma! A quanti anni ho imparato a camminare? E quando ho perso il primo dente? E quando è arrivata Heidi in casa nostra? E qui c'è la prima piscina grande in giardino! E quella volta che la nonna ha compiuto gli anni e le abbiamo fatto la grigliata e le abbiamo regalato il tagliaerba rosso con gli zii! E la prima Comunione! E in questa fotografia c'è la nona Gigia in casa nostra, ma perchè il divano era messo sulla parete di qua? Ah già, non c'era la stufa, mamma ti ricordi quando ci hanno messo la stufa? E...

Ed è esploso un torrente di ricordi, e di non-ricordi fatti di eventi fissati nelle foto e nella mente della mamma da cui trarre date e particolari. E ne è uscita la sua biografia, con - miracolo di San Martino? - la fretta di scrivere tutto prima di dimenticarselo: quasi due pagine scritte su tutte le righe, con una calligrafia ben leggibile, qualche maiuscola latitante (al solito), un testo a mio giudizio accettabile. Senza licenze poetiche o umoristiche. Senza note a margine come fa spesso. Bastava spingere sul tasto giusto, alla fine.

Il giorno dopo vado a prenderlo, come tre giorni su cinque, all'una. Esce col muso lungo. E il maestro ha le mani sui fianchi. Quelle mani sui fianchi che mi fanno sudare da lontano, fin dai tempi dell'asilo. E mai invano.
Mi avvicino.
Nessuno dei due parla. Inizio io. Mica possiamo star qui fino all'ora di cena a guardarci...
-Maestro, che è successo?
-Power, dillo tu alla mamma che è successo.
-Niente, la biografia andava benissimo. E' che...
-Che cosa?

-Che ho dimenticato il quaderno a casa.
Segue il tonfo relativo alla caduta simultanea delle mie braccia sul nuovo passatoio in porfido color salmone, posato l'ultimo giorno delle vacanze estive dalla nuova amministrazione Comunale a coprire, dopo cinquant'anni da che l'edificio scolastico è in piedi, l'enorme buca lunga quanto una piscina olimpionica che separava il cancello dal portone di ingresso. "Oltre ad evitare che i bambini debbano indossare pinne e braccioli per entrare a scuola nei giorni di maltempo", recitava all'incirca l'ultimo bollettino periodico distribuito dal Comune, "è fatto in un materiale particolare creato appositamente per attutire le eventuali cadute dei fanciulli e limitare al massimo la violenza degli impatti". Sto in fiducia.

Il maestro ha dovuto girarsi dall'altra parte fingendo di notare qualcosa d'altro, ma l'ho visto ridere in silenzio. E mentre si tornava a rivolgere al Power con la bocca contratta in una doverosa ma forzata espressione di estremo disappunto, minacciava il Power:
-Se domani non lo porti, la nota sul libretto non te la toglie nessuno.

Tempo di infilare la chiave nella toppa del portoncino e il quaderno era già nello zaino.






sabato 15 novembre 2014

Gatteria autunnale - atto secondo

Sempre perchè qui l'autunno è una stagione piena di vitalità...
In fondo al vialetto, tre sere fa, ore venti.
Buonanotte eh.

venerdì 14 novembre 2014

Novembre: ricominciamo i controlli. Anche per l'artrite.

E si ricomincia.
Stavolta i premi vinti sono:
-visita ginecologica ed eco TV (fatta oggi, tutto a posto).
-mammografia (24 novembre)
-analisi del sangue (markers, quando mi gira, più in là possibile)
-visita cardiologica (5 dicembre)
-oncovisita (as usual, a fine round).

Inoltre, dato che sono due anni che latito dall'ottavo padiglione dell'ospedale della Big City (pura pigrizia e poca voglia di riaffrontare l'argomento), ho preso contatti con la reumatologa (da cui andrò in ginocchio sui ceci con il capo cosparso di cenere), e in previsione della visita (per dicembre) ho i seguenti compiti per casa, da svolgere entro le prossime tre settimane:
-analisi del sangue (tre fogli di impegnativa belli pieni)
-RMN al rachide (3 dicembre)

Per abituarsi, ci si abitua (non sono mica i primi controlli...). Ottimista lo sono, non ho motivi concreti per non esserlo. Ciò non toglie che non ho nessuna voglia di ricominciare a girare come una trottola e a farmi rabaltare per l'ennesima volta. Anche perchè ogni volta capita il tipo/a che ti ricorda che "che vuoi che sia, hai passato di peggio", e non c'è miglior riattivatore del mio istinto omicida. Giuro. E i motivi li lascio all'immaginazione di chi legge.

mercoledì 12 novembre 2014

Gatteria autunnale

L'autunno è inoltrato e...
...ognuno ha il suo modo di goderselo.

mercoledì 5 novembre 2014

Batte... batte... batte...

-E anche per questo trimestre ti ho bucato (Decapeptyl, n.d.M.). Cos'altro dovevi dirmi?
-Doctor, sono tachicardica. Di nuovo. Da un mese.

Mi guarda. Sorride.

-Hai ricominciato a prendere il farmaco come ti avevo detto?
-Si. Ma sono tachicardica lo stesso.

Mi guarda ancora. Sorride. Mi fa tenerezza quell'uomo. Ha un bel viso nonostante l'età che ha, ma quell'espressione da "sono io il medico, non tu" in certi casi mi irrita e non poco. Perchè lui è il medico, ma io ormai mi conosco. Hai voglia se mi conosco. Ho dovuto imparare a farlo. E' il lato curioso del dover fare cure a lunghissimo termine: impari a conoscerti anche se non vuoi. E gli strumenti di misurazione, che comunque uso molto meno di quanto teoricamente dovrei secondo la reumatologa e il cardiolauss (non mi va, c'è poco da fare, non mi entra in testa) sono solo degli optional. 

-Non si direbbe. Se lo sei, lo mascheri molto bene. 
-Doc, sono tachicardica ti ho detto. Soprattutto al mattino. Prendo il betabloccante, il disturbo si allevia, dopo qualche ora riparte.  Tra un mese ho la cardiovisita, l'ha richiesta l'oncologo l'ultima volta che ci sono stata, ma nel frattempo? Sto male e ho paura.
-E io scommetto che stai bene. Non hai la faccia da tachicardica.
-E' il fondotinta Doctor, fidati. Fondotinta, ombretto verde, mascara ed eyeliner.

Mi fa le misurazioni di rito.
La faccia cambia. Il sorriso compiacente svanisce.

-Cappero. Troppo. E' vero. Sei tachicardica. Raddoppiamo il betabloccante. Di nuovo. E sentiamo il cardiologo.

Si, ho imparato a mascherare bene. Se sono riuscita ad ingannare anche lui che mi conosce da quindici anni più per dentro che per fuori, sono diventata decisamente brava.

venerdì 24 ottobre 2014

Ricicli svenevoli

Si è messo in testa, adesso, di essere completamente in grado di valutare se gli avvisi che gli consegnano a scuola sono di nostro (suo) interesse o meno. Se secondo lui non lo sono, anzichè infilarli nel diario e consegnarceli, ci fa... barchette o cappellini.
-Lo fanno anche gli altri.
Il concetto che "anche no, non si fa" glie l'ho spiegato, e con parecchia, ma parecchia stizza.
Poi mi tira fuori il foglietto "depennato" e riciclato di turno.
E una madre ha anche i suoi limiti quando si tratta di fare la dura... Perchè avrà anche problemi di grafìa, ma per farsi capire si fa capire bene.


sabato 11 ottobre 2014

E avanti

La prima sgridata è arrivata, dalla maestra di inglese, con tanto di attesa del genitore all'uscita di scuola con le mani sui fianchi, a mo' di gendarme. Per fortuna quel giorno ci è andato l'omo a ritirare il pollo.
E' arrivato anche il primo "cinque", per la mancata recita di una poesia a causa di un improvviso attacco di emotività. Voto recuperato una settimana dopo (il maestro, capendolo, ha voluto dargli un'altra possibilità... Mai preso "cinque" finora, sarebbe stato un peccato. Privilegi di essere ancora alle elementari.) con un "sette", che a fare media col "cinque" precedente gli ha fruttato un "sei" sul registro. Pas mal.
E sono arrivati i primi battibecchi a ricreazione.

Ma sono arrivati anche i primi "dieci", le prime lodi all'uscita, i primi lavoretti dell'ora di arte (va beh, mettiamola così, il Power non sarà mai un pittore nè uno scultore. E che sarà mai. Ci sono tanti altri mestieri nella vita, tra cui scegliere), i libri da ricopertinare (quest'anno fortunatamente solo cinque, tutti gli altri sono testi che valevano anche per la quarta, quindi di plastica e scotch... già dato), e l'avviso della prima riunione (tra dieci giorni).

Un equilibrio accettabilissimo, insomma, di alti e bassi.

Si prosegue. E speriamo che vada avanti così. C'è che dall'alto della sua statura con la quale guarda negli occhi la maggior parte delle insegnanti senza piegare la testa all'indietro, e dal largo delle sue spalle, ormai, quando dice in giro che frequenta la quinta elementare non gli crede più nessuno.

giovedì 9 ottobre 2014

Libri - Via Col Vento

Difficilmente scrivo qualcosa sui libri che leggo, perchè ho dei gusti letterari che non amo sciorinare in giro: sono totalmente fuori moda. Mi piacciono le storie di donne: donne di tutti i tempi, storie ambientate in tutte le epoche, biografie, storie vere ma anche no.
Però ho appena finito di leggere da qualche giorno "Via Col Vento", e ho ancora la storia e i personaggi che mi abitano la testa. Mi sono immersa talmente tanto in quelle 916 pagine, che non riesco ad uscirne ancora: e il libro non l'ho più in mano, l'ho restituito alla Biblioteca dalla quale l'avevo preso in prestito. Per questo voglio segnarmi alcune cose, prima di perderle.
Ma era un libro particolare non solo per la storia, guardate:
E' una edizione, siore e siori, datata 1951. L'ultima volta che è stato preso in prestito è stato nei primi mesi del 1993. Cioè, erano più di vent'anni che nessuno apriva quelle pagine. Con tutto il rispetto per i nuovi e-book, avere questo testo in mano dà al cuore una sensazione tutta sua, che niente di elettronico può sostituire. La consistenza delle pagine un po' macchiate dal tempo, il loro odore, il colore così ingiallito, gli errori di battitura qui e là (mica c'era il correttore automatico...), ha dato alla lettura un tocco inspiegabile, quasi un aiuto ad immergersi nel contesto in cui si svolge il racconto.
Ho voluto accostarmi a questa lettura dopo che, tempo fa (parecchio tempo fa), durante una chiacchierata con un'amica che lo aveva già letto, ho appreso che il libro e il film sono due cose estremamente diverse, di cui il film è solo un riassunto estremamente succinto della storia originale. E siccome il film è tra i film che amo di più (si, lo so, ho gusti antiquati, ma a me i film girati in quell'epoca piacciono e rilassano, mi fanno viaggiare molto di più di altri) la curiosità l'ha avuta vinta.
Ho "mangiato" 916 pagine in meno di un mese. Senza sforzo, anzi, avidamente. A parte la conoscenza di tantissimi personaggi che il film non nomina nemmeno, ma che nella storia hanno ruoli importantissimi, il libro catapulta letteralmente non sono negli eventi, ma anche nel contesto storico che, Wikipedia alla mano, ho potuto appurare essere riportato con precisione. E mi ha entusiasmato, perchè il tutto è raccontato con dovizia di particolari, colori, pare di sentire addirittura i rumori e gli odori che l'autrice descrive. C'è tutto il dramma di una nazione prima florida, con tutti i suoi rituali, la sua società con le sue regole a volte assurde ma intoccabili, poi ridotta in ginocchio nel vero senso della parola, e costretta a cambiare e a "crescere". Anche i caratteri dei personaggi ho scoperto essere molto più intensi di come il film li dipinge: Rhett Butler è a tratti di una cattiveria incredibile, Ashley Wilkes di un melanconico e un indeciso che fa cadere le braccia (e a me, per come sono fatta io, fa venir voglia di tirare più di qualche volta un sonoro ceffone), e Rossella... Rossella l'ho odiata. Gretta, avida, calcolatrice, egoista allo stremo, ambiziosa, cieca per tutto quello che non è il suo tornaconto personale. L'ho odiata fino quasi all'ultimo, provando pena per il suo personaggio solo nelle ultime tre pagine. Lì si intravede un'anima che si apre, ma il racconto finisce, e rimane la curiosità di sapere come andrà a finire. Ma finisce lì.

Da un paio di giorni ho iniziato un libro nuovo, anch'esso ispirazione per un film che mi è piaciuto molto.
Ho letto poche pagine, ma confesso che stavolta la lettura non è molto semplice per me: il linguaggio usa espressioni intrise della parlata del nostro Sud, e ad ogni frase devo fare un piccolo sforzo per afferrarne bene il significato. Ma non demordo. Credo, da come è partita la lettura, che ne valga la pena.



lunedì 15 settembre 2014

E il primo giorno è andato

E' partito felice come una Pasqua, brontolando perchè ho voluto accompagnarlo fino a raggiungere la sua fila (io volevo vedere i bambini di prima! Mi fanno tenerezza i bambini di prima, mi fanno!).

E' tornato musone, furibondo perchè gli hanno cambiato l'insegnante di storia (la sua materia preferita). Motivo della furia? "Questa maestra è severa! L'ho conosciuta gli scorsi anni quando ci dividevano per le classi se non c'era la nostra maestra, lei insegnava alle terze, è perfida! E PENSA! Se non lavori TI SGRIDA E TI METTE UN CINQUE!"
Apperò. Proprio perfida. Ma tu guarda. La denunceremo al ministero dell'istruzione.
E' tornato anche stizzito perchè ha fatto il primo bisticcio a ricreazione.
Contrariamente a quello a cui ci eravamo abituati, a pranzo ha fatto un preciso resoconto della mattinata. Roba che fa pensare che ci sia bisogno di una visita dallo psichiatra. O mi hanno sostituito il figlio.
E' arrivato anche il primo pacco di avvisi, con tanto di comunicazione che anche quest'anno c'è una variazione di orario a causa di una ulteriore riduzione del monte-ore settimanali (grazie Italia, che pretendi adulti formati professionalmente - quelli che ci pagheranno la pensione - e frigni perchè il resto d'Europa sostiene che i nostri ragazzi sono i più ignoranti, ma di fatto nell'istruzione investi sempre meno), e il cambio dei giorni del rientro pomeridiano. 
Ah, udite udite: sapete quali ore hanno tolto dal totale? Le ore di tecnologia e informatica. Non commento, diventerei scurrile.

Tutto regolare, insomma. Ad ogni inizio anno la sua sorpresa.

Quanto manca alle vacanze di Natale?

mercoledì 10 settembre 2014

Ma la scuola no...

Un momento di sbotto.
Tutte le mamme di FB a postare la loro felicità per il ripartire dell'anno scolastico, tra oggi e lunedì. Tutte belle contente, corredate di faccine con gli occhi a stellina o a cuoricino.

Noi si ricomincia, appunto, lunedì 15. Si va in quinta elementare, per chi avesse perso il conto.

Ma io vi assicuro che se domani mi arriva la lettera del preside che mi comunica che per cause X l'inizio della scuola è rimandato di un mese, lancio il busto che mi fascia da dieci giorni fuori dalla finestra e mi metto a ballare sul tetto.
No, giusto per chiarire la mia posizione in merito, se interessasse a qualcuno.

martedì 9 settembre 2014

Ritardi

Lo abbiamo fatto tutti.
Anche noi, io e mio fratello: si abitava in un condominio con un cortile di pertinenza situato lungo tutto il perimetro dello stabile per la larghezza di quattro-cinque metri al massimo, uno stabile alto quattro piani e sufficientemente lungo da essere suddiviso in due gruppi di otto appartamenti ciascuno, ogni gruppo con il suo ingresso e la sua scala. Si scendeva a giocare, si prometteva di tornare ad una certa ora, e matematicamente a quella certa ora si fingeva di non avere l'orologio al polso: per eludere le chiamate materne si andava a nascondersi sull'unico lato del cortile da cui non potevamo essere visti. "Non avevamo mica sentito che ci chiamavi!", ci si scusava poi. No no... mica... Peggio ancora quando si ebbe, dopo una certa età, il permesso di andare a giocare con i ragazzini dell'isolato successivo, stesso quartiere, duecento metri più in là: lì davvero non si arrivava a sentire l'ululato di richiamo. Ma si sentiva il resto quando si tornava a casa. Immancabilmente. E immancabilmente dopo poco lo si era già dimenticato. Perchè quando si hanno dieci anni, soprattutto durante le vacanze di scuola, c'è molto da fare fuori casa.

Dicevo, lo abbiamo fatto tutti, e mio figlio pare non essere da meno. Quest'anno ha finalmente trovato la sua compagnia di giochi pomeridiani, anche lui un isolato più in là, stesso quartiere, duecento metri di distanza che copre in bicicletta (attaccato a casa non ci sono bambini), e finalmente - evviva - ci si può fidare a lasciarlo andare da solo. E' un gruppo di una decina di bambini e bambine più o meno della sua età, la zona è completamente residenziale e fuori da qualsiasi passaggio di veicoli eccezion fatta per quelli di chi ci vive, dietro casa della nonna, una corta e larga strada chiusa a formare quasi una specie di piazzale, e a ridosso di campi e strade bianche. Ce n'è da fare e da sporcarsi divertendosi un mondo in un posto così...
La regola è una sola: per le sette, a casa. E ligio al dovere, al Power non era mai, ma proprio mai-mai-mai passato per la testa di mancare all'obbligo.
Fino all'altra sera, quando si è finalmente (ahimè, dico io, ma ciò mi dimostra che è un bimbo normale almeno) reso conto che mamma e papà, in quell'angolo all'estrema periferia del paese, mica ci sono. E vuoi che si accorgano se sgarra? Certo che no... E in questo caso, dei genitori all'antica che non lo hanno ancora fornito, a differenza di alcuni suoi amici, di cellulare per il controllo-posizione (ma come cappero si fa a giocare nei fossi, sulle stradine bianche e tra le zolle dei campi arati con un cellulare in tasca, io mi chiedo?), è un bel vantaggio.

Insomma, ha tardato di venti minuti il rientro a casa.

Ed è rientrato solo perchè il padre, dietro mia insistenza, ad un certo punto ha inforcato la bici ed è andato a recuperarlo, non senza dover alzare di parecchio la voce per fargli capire chiaramente che non gli stava dando un consiglio, ma un ordine perentorio. E' tornato a casa paonazzo per la corsa, a testa bassa. E a dargli il colpo di grazia facendogli sporgere il labbro inferiore come quando aveva due anni ed era sull'orlo del pianto catastrofico, ma stavolta con la migliore sferzata di sensi di colpa della storia della famigliola in fondo al vialetto, ci ha pensato quella strega di sua madre, con pochissimi, brevi, ma ben piazzati dardi, spediti al destinatario via sguardo assassino dritto dritto negli occhi.  Il meglio del meglio delle tecniche mortificatorie ripescate dal fondo della mia memoria di figlia.
Colpito e affondato.

Si arriva ad una età, o ad un certo punto della vita, in cui ci si rende conto che senza volerlo si ripetono le stesse gesta e le stesse parole che qualcun altro, trent'anni prima, ha compiuto con noi. Non ci si scappa. Perchè qualcun altro di cui si ha la piena responsabilità si trova a fare le stesse cose che noi, trent'anni prima, si faceva. Alla fine passano le generazioni, ma certe cose non cambiano mai. Ci si deve rassegnare. E brucia un po' dover ammettere che si è passati da quel lato della barricata che fino a pochi anni prima si criticava e a volte anche pesantemente, ma ce la si deve far passare, perchè è vero e in coscienza non se ne può proprio fare a meno.  E in questa piccolezza di un primo, piccolo (mamme più navigate mi diranno la frase scontata "aspetta tra qualche anno quando saranno ore!". Ok, adesso ha dieci anni e sono venti minuti, una cosa alla volta perchè è stato così per tutte) ma meditato ritardo fatto passare per un "non mi sono accorto del tempo che passava" (balla colossale, te ne sei reso conto eccome, ce l'hai stampato in fronte, e tra l'altro non l'hai inventata tu per primo, sappilo), prima ci ho messo dentro tutta l'angoscia di "oddio oddio gli è successo qualcosa" (tralascio i particolari, le mamme hanno una fantasia degna dei migliori colossal cinematografici, ma credo sia anche in parte legittimo), poi ci ho piazzato il mio dovere (che lo ha fatto anche piangere un po', e non me ne pento), infine mi ha fatto ricordare con tenerezza tante cose. In primis che sono stata bambina anch'io, e le mie priorità non erano quelle di mia madre.

Cavolo però, quanto male si sta da "questa parte" quando i minuti sembrano dilatarsi a dismisura. Ho la sensazione che sia solo l'inizio di una progressiva "perdita del controllo totale" di quello che pare, piano piano, si tia trasformando in qualcuno che proprio il mio bambino non è più, ma un ragazzino ancora solo un po' tatone.
Non che mi dispiaccia. Tutt'altro.
Ma mi spiazza.





mercoledì 27 agosto 2014

Rosso!

Deve essere l'età, il "dopo i quaranta", che fa cadere certi tabù estetici che ex-ragazze come me si sono sentite inculcare fin da bambine. C'è che a quasi quarantadue anni sto scoprendo che non mi importa assolutamente nulla di non avere una dentatura perfetta, o un viso regolare, o la bocca con le rughette, o chissà che altro impedimento a indossarlo.
Cosa?

Un rossetto rosso. Una piccola conquista di una donna che ha sempre pensato, perchè le è stato inculcato da sempre, che "certe cose" bisogna essere perfette per portarle, e che sempre "certe cose" necessitano anche di una dose di coraggio per poter essere portate, perchè attirano gli sguardi, e le donnine "perbene" dagli sguardi è meglio che si discostino con discrezione.

Sapete che c'è?
C'è che ho una cascata di capelli neri, non ho più la carnagione cerulea che avevo fino a trent'anni (chissà perchè? Metamorfosi post parto?), il mio bel rossetto rosso non è il pugno in un occhio che poteva essere quando avevo la faccia scavata nei miei cinquantacinque chili, e soprattutto l'unica opinione di cui mi importa veramente è la mia. Finalmente.
Lo porto a spasso con orgoglio anche solo per andare a fare la spesa, essere guardata o meno non rientra tra le cose che noto quando esco, e mi ci sento pure a mio agio.

Adoro i miei quarant'anni. Sto scoprendo essere l'età in cui quello che pensa il resto dell' universomondo se ne va dritto dritto a quel paese passando tranquillamente un centimetro sopra alla mia testa. Avessi passato con questo stato d'animo anche i quattro decenni precedenti, mi sarei fatta molti meno complessi per niente.


martedì 26 agosto 2014

Gatteria: Amy e il guanto.

Ho speso otto euro di guanto spazzolatore. Non che non avessi una spazzola, ma l'unica che la gradisce maniacalmente è Maya. Maya che, alla vista del guanto, si catapulta in una dimensione parallela, cosa che gli altri quattro fanno quando mi vedono armarmi della spazzola.

Ho scoperto che, invece, per gli altri il guanto.... aaaaah, il guanto, che manna quegli otto euro! Magari averlo scoperto prima!
Amy, detta "gatta-melassa".


domenica 24 agosto 2014

Quattro anni senza cancro

24 agosto 2010 - 24 agosto 2014
Quattro anni senza cancro.

Ancora un anno, e posso tirare il sospiro di sollievo che aspetto dal giorno della diagnosi.

Sono viva. Non ho ancora recidive.
Sono fortunata.

Oggi, per me, è festa.

Come un secondo-quarto compleanno. 
E come quando ho urlato al mondo lo schiaffo peggiore che mi sia mai arrivato in viso, di notte, sono così emozionata al pensiero da non essere riuscita ad aspettare che si faccia mattino per voler condividere questa cosa così bella.
Una cosa, questo "conteggio", che solo chi l'ha vissuta sulla sua propria pelle può comprendere fino in fondo, perchè ne conosce il significato stretto relativo alle probabilità di sopravvivenza, ma anche i pensieri, il terrore, le speranze, le fatiche, tutto quello che si cela dietro all'apparenza, soprattutto quello che non si svela a nessuno, e che rimane custodito nel profondo dell'anima.
Come tutte le cose pesanti, intense, che in bene o in male ti cambiano profondamente la vita.


martedì 19 agosto 2014

Liz

Non l'ho fatto io di testa mia, mi è stato chiesto dalla mia mamma, e alla mamma come si può dire di no?
Ci ho messo un anno per farlo, compreso il tempo in cui lavorarlo mi era impossibile (l'inverno, per il tipo di luce che i miei occhi non riescono a sfruttare per queste cose).

Sono dieci toni di grigio compresi il bianco e il nero, più tre toni di violetto, e il lavoro è stato fatto su lino 14ct color terracotta. Una sfaticata. Ma lei, la "signora" in questione, la merita. Perche come lei, nella storia del cinema, nessuno mai. O solo poche altre elette. Con quegli occhi particolari che l'hanno sempre contraddistinta...
... e che stavano incastonati in un volto immortalato innumerevoli volte, e che ho immortalato anch'io, posato su un paio di mani che pare si sfiorino appena. Punto dopo punto.
Mi sono solo pentita di non aver inserito delle perline bianche mentre lavoravo gli orecchini, ma tutto sommato sta bene anche così. E questo è il risultato finale.
Quadro che andrà a fare il paio, sullo stesso muro della stessa casa, con un'altra "divina" che occupa un posto speciale nelle passioni di gioventù di mia madre: Audrey, finita l'anno scorso, ricamata sullo stesso identico supporto.
Entrambi i disegni sono stati tratti da dei vecchi numeri de "Le Idee di Susanna". Suoi ovviamente, perchè io non compro più la rivista da tanti anni.
Io le trovo stupende. Ma mai più lavori del genere.

martedì 29 luglio 2014

Power-cambiamenti: ormoni vagans? (post lungo)

Ho iniziato a raccontare del Power quando lui aveva due anni e mezzo. Allora quello che scrivevo riguardava tutta la sfera di un pisquano ancora in pannolino e con in bocca parole abbozzate, frasi per lo più  da interpretare (ma neanche tanto, dato che ha imparato presto a farsi capire). Poi via via, man mano che cresceva, cambiavano anche le Powerate.

Da dove iniziare questo capitolo... vediamo un po'.
Sono settimane che osservo nel Power dei cambiamenti ulteriori. Non ho voluto parlarne prima perchè pensavo si trattasse di uno dei soliti periodi che hanno tutti i bambini, e che passano in fretta. Ma qui la cosa pare farsi seria, e posso metterlo nero su bianco che tanto ormai indietro non si torna.

Il Power da settimane sta gustandosi un nuovo piacere: quello della privacy. Trascorre ore in camera sua, con la porta chiusa. Che fa? Legge, pensa, talvolta gioca, ma credo che la maggior parte del tempo lo trascorra rimuginando. Lo vedo dallo sguardo che ha quando esce di lì. E guai ad entrare senza bussare (perchè di tanto in tanto vado a vedere se è tutto in regola, posto che fino a un po' di tempo fa allo scattare dei tre minuti di silenzio totale scattava anche l'altissima probabilità che stesse per combinare un guaio): ti fa notare, e anche piuttosto fermamente, che "quella è camera sua".
Stessa cosa per il bagno: se c'è lui, non si entra. Guai. Gnudo non lo si può vedere più neanche per sbaglio. 

Il Power, e questo è un lato parecchio più irritante della faccenda, è particolarmente strafottente e maleducato. Ti risponde sistematicamente facendo spallucce, o ridacchiando sotto ai baffi, o peggio ancora rispondendo per le rime come se si trovasse davanti a un compagno di scuola.
Per raccontare un episodio tra tanti: tre pomeriggi fa eravamo soli in casa, giù nel soggiorno, e sento sbattere una porta di sopra. Gli chiedo gentilmente di salire a chiuderla, lui ci va, chiude la porta e scende. Dopo trenta secondi la porta torna a sbattere.
-Power, per favore, sali a chiudere quella porta.
Non alza nemmeno gli occhi dal fumetto che sta leggendo.
-Ci sono già stato.
-Power, se la porta sbatte ancora significa che o l'hai chiusa male, o hai chiuso la porta sbagliata. Per favore torna su e chiudi bene.
Ancora con gli occhi sul fumetto esclama seccato:
-NON E' PIU' UN PROBLEMA MIO.
SCUSA??? Si è elevata una nube di fumo radioattivo dalla sommità della mia testa, e l'urlo catatonico è partito imperante, che credo mi abbiano sentito fino al paese vicino. A quel punto le scale sono state risalite in un balzo unico. Eh beh! Te la abbasso io la cresta!
E appunto, questo è uno dei millemila episodi quotidiani su questa linea.
Mia suocera ieri mi ha fatto uscire un'altra quantità di fumo dalle orecchie, quando dopo il mio racconto ha esclamato "dovevate educarlo quando era piccolo". Certo, non ci abbiamo mai provato, ad educarlo. Abbiamo sempre usato il metodo "fai quel cappero che ti pare", no? Detto dalla stessa persona che ci intima (davanti a lui e col dito puntato!) di non sgridarlo ogni qualvolta ci troviamo tutti e tre a casa sua e il Power inizia bellamente a mettere le mani dove non deve (cassetti, attrezzi del nonno e quant'altro...)! E se anche davvero ogni tanto mi viene da chiedermi "ma gli ho insegnato davvero a rapportarsi in questo modo? Dopo che io e suo padre viviamo a colpi di "per favore, grazie, prego e faccio io" anche per passarci il sale a tavola?

Ma il Power fa anche discorsi nuovi, tocca argomenti di cui fino a poco tempo fa non poteva importargli di meno. Chiede lumi sull'amore, chiede che gli si racconti la storia di quando io e suo padre ci siamo incontrati e innamorati, e ancora chiede quali fossero i miei pensieri quando avevo la sua età. Prima o dopo a tutte le mamme capita, nelle occasioni più disparate, di esclamare "quando avevo la tua età io facevo così e cosà", ma raramente ai ciufoli interessa granchè. Adesso invece si. Adesso le domande le fa lui. E fa domande sui sentimenti, sui progetti che facevo, su come guardavo avanti, al futuro. Discorsi seri, pesanti, intensi. Li fa mentre pranziamo soli, o nei pomeriggi in cui io sono appesa al ferro da stiro e lui mi fa compagnia, o tiene in mano un libro ma si vede lontano un chilometro che non sta leggendo. Come se fino a ieri avesse avuto altro da fare, cose tipo "spaccare il mondo e rabaltarlo come un calzino", e adesso avesse terminato i lavori per pensare agli arredi.

Il Power ha perso interesse per qualsiasi tipo di cartone animato: D'Alton, Oggy, Yu-Gi-Oh, non si guardano più in questa casa. Si guarda Amici (bleah!), il Boss delle Torte, si segue il TG (finalmente) e si fanno domande, si risponde ai quiz de "Reazione a Catena" e via dicendo.

E il Power... puzza. Si si, ha smesso di profumare di Dermogella e ha iniziato a puzzare di "eau de Sorc Mort" e "Parfum des Ormons" ad ogni minimo movimento che produca quattro gocce di sudore. I punti più olezzosi? Testa e piedi. Una cosa terribile, da non riuscire più a stargli vicino. 

Giorni fa ho incrociato la dottora che lo seguiva per i disagi che aveva nel periodo peggiore delle cure oncologiche. Le ho rubato cinque minuti per raccontarle questa cosa, e chiederle se avessi io le visioni o se davvero ci fosse un ravanamento dal nome ben preciso, che abbiamo conosciuto tutti. Ha sorriso bonariamente, e in due parole mi ha chiarito i dubbi.
Tutto questo ha un nome. Si chiama PREADOLESCENZA.

Quando volevo un figlio, dodici anni fa, non volevo una bambola con cui trastullarmi. Non mi sono mai piaciuti granchè i neonati, sarò sincera. Cioè, mi piacciono e molto, ma non li ho mai guardati con l'animo di chi pensa che dovrebbero rimanere così, che sono tanto carini e ti tirano fuori tutta la giuggioleria possibile quando li guardi, e soprattutto non danno problemi (no, macchè... non danno problemi quelli degli altri, ma è un altro discorso). Ho vissuto l'evento-maternità come un inizio, e benchè ad ogni passaggio di crescita e ad ogni conquista io mi commuova ancora per il miracolo continuo a cui sono fortunata nel poter assistere e poter custodire, ho sempre avuto ben chiaro in me che un figlio è un essere in divenire e non un cosino di cui godere il più possibile. Mi guardo spesso dentro, ed è sempre ferma dentro di me la convinzione che indietro non tornerei: è vero che più crescono e più i problemi aumentano di spessore, ma è anche vero che parimenti aumentano soddisfazione ed orgoglio, e perchè perderseli rimpiangendo pannolini, girello e posate di plastica?

C'è che... questa cosa mi spiazza, ecco. Mi spiazza notevolmente. Primo, perchè pur sapendo che prima o poi questa fase sarebbe arrivata ero convinta che l'avrebbe fatto più avanti di almeno un paio d'anni. Secondo, perchè a volte ho l'impressione di vivere con un mezzo estraneo. E' come se mi stesse costruendo davanti un muro, ancora piuttosto basso per fortuna, ma inamovibile. Mi sento impreparata. Ma dato che mi sentivo impreparata anche il giorno in cui l'ho portato a casa dal reparto maternità e poi me la sono comunque cavata come se la cavano tutte, ho fiducia che anche adesso andrà così.
Il Power, forse fortunatamente, è ancora tatone: ingenuo, senza malizia, affettuosissimo, coccolone, gli piacciono ancora i giochi semplici, vuole ancora baci e carezze prima di salire a dormire (ma non devo permettermi assolutamente di accompagnarlo a letto! E vuole dormire con la porta chiusa!), e per me è il contentino che mi ricorda che è ancora il mio bambino. Ma è quasi un ragazzino, anzi forse lo è già, ed è difficile stabilire il confine tra l'una e l'altra cosa. E forse non è nemmeno necessario.

Constatando tutto questo, ci siamo pensati di raddrizzare un po' il tiro anche noi, anche per arginare un minimo la strafottenza imperante e la supponenza di un imberbe per il quale pare che tutto, in famiglia, sia dovuto: lo abbiamo messo a lavorare. Chiami pure il Telefono Azzurro, non mi interessa. Gli abbiamo affibbiato delle responsabilità in più rispetto a quelle che già aveva prima, sulle quali non si scende a compromessi neanche se interviene il Papa in persona. Il Power, dalla fine della scuola, ha la piena gestione della sua stanza: la mamma è casalinga, ma in camera sua entra solo per mettere nei cassetti la biancheria stirata, cambiare le lenzuola quando necessario e per smontare e rimontare le tende quando è il momento di lavarle. Pulizie, riordino, rigoverno del letto, spetta tutto a lui. Anche i vetri. Perde qualcosa o inciampa nei giochi sul parquet? Problema suo, si adoperi per sistemare. E' suo il taglio dell'erba settimanale (sotto sorveglianza, si capisce), i lavori extra con il padre (sistemare la legna nella legnaia, hanno fatto insieme la manutenzione degli infissi dell'ingresso - rimozione della vernice vecchia e applicazione della nuova, e quel che arriva man mano), è suo il giro dal fruttivendolo ogni due giorni - lista, shopper e money alla mano -, e via dicendo. Deve ritirare la biancheria stesa quando è asciutta (anche sulle corde dato che ci arriva comodamente) e aiutarmi a ripiegarla, e dato che ha un'altezza sufficiente a raggiungere comodamente i fornelli senza rischio di farsi male sta anche imparando a cucinare. Quando ha fatto merenda a metà mattina e metà pomeriggio, sa bene che eventuali stoviglie che ha usato deve lavarsele da sè. Sono cose che, alla sua età, io facevo già da un po': non vedo perchè non dovrebbe farle lui. Almeno finchè non si torna a scuola. E una parte anche dopo. Tutto nella speranza di non tirar su un ragazzo mammo-dipendente prima e un uomo moglie/compagna-dipendente dopo. Che se la mamma è a casa non significa che sei autorizzato a diventare un adulto debosciato.

Non lo so se sono sulla strada giusta, se sto usando lo spirito giusto, se metto in atto i mezzi giusti. Sbaglio? E chi lo sa. Mi rendo sempre più conto che è un investimento a lunghissimo termine, e certe risposte le avrò chissà quando, se le avrò. Nel mentre faccio un po' come tutte, credo: il meglio che posso. E mettermela via che arriva il momento in cui non puoi più controllare tutto.



martedì 22 luglio 2014

Giù... giù... giù...

La butto lì. Non che ne abbia voglia. Ma ho bisogno di una dose di blogterapia, tra qualche minuto vedo se funziona ancora o no.
Mi sono dovuta rimettere in cammino per reimparare a domare l'ansia.
Sono mesi che vivo malissimo.
Mi sembra di essere dentro ad una spirale di negatività verso i miei stessi confronti, che capisco molto bene da dove viene, ma non riesco a staccarmi di dosso da sola.
Sto lasciando fuori dalla mia vita il resto del mondo reale, i motivi li conosco e lo sto facendo volontariamente, il guaio è che speravo mi facesse star meglio mentre sta accadendo l'esatto contrario. Si può essere così incoerenti da cercare la solitudine, e struggersi perchè ci si sente soli?

Annaspo. Letteralmente. Concretamente. 

giovedì 17 luglio 2014

Prettamente baby: il metro ricamato.

Post puramente, sviolinatamente, vergognosamente mammesco.
Ho iniziato a ricamare il metro poco dopo aver saputo di essere incinta: al bando la scaramanzia che regnava sovrana da parte di chi mi circondava, mi venne quest'idea pensando che mi/ci avrebbe accompagnato per un bel po'. Fino a quando non potevo saperlo, avevo trent'anni ma non me ne intendevo di "ritmi di crescita".  Ho misurato attentamente la tela, scelto  i disegni (devo averli ancora da qualche parte) e i colori, e sono partita. Appena saputo che il calciatore che avevo intra panza sarebbe stato un maschio, e non avendo mai avuto dubbi sul nome che gli avremmo dato, ho ricamato anche il nome appunto, in cima. L'ho rifinito con sbieco di raso e campanellino (che in questi anni i gatti che si sono avvicendati in casa hanno usato ben bene a modo loro, ma è un dettaglio) e l'ho appeso all'altezza perfetta rispetto al pavimento, in modo che "150" segnasse realmente un metro e mezzo da terra. Ho messo in una busta un foglio quadrettato con i numeri disegnati a matita, un ago, una matassina di cotone blu violaceo e ho riposto la busta tra le pagine del quaderno che uso come colorario (così da avere costantemente a disposizione il materiale, sempre lo stesso - stesso font e stesso colore - per gli aggiornarlo negli anni a seguire senza ogni volta doverli andare a cercare nel marasma del materiale crocettoso). E ho iniziato ad attendere.
Poi il Power è nato, e tornata a casa dall'ospedale ho regalato un minuto e mezzo al lavoro: ho segnato la prima misurazione. Cinquantatrè centimetri.
Le visite periodiche dal pediatra ci hanno fornito le misurazioni successive per tre o quattro anni.
Finchè il pediatra ci disse che, a meno che non ci fossero problemi particolari, il Power poteva essere esentato definitivamente dai tagliandi: cresceva sano, i percentili (altissimi, c'è bisogno di dirlo? Oscillavano tra il 95 e il 98esimo, torello lui) erano stabili dalla nascita, si va dal pediatra solo se serve. E ho iniziato a tenerlo misurato io. Come fanno quasi tutte le mamme, penso.
Ieri ho fatto l'ultima misurazione, e un po' a malincuore (ma anche con tanto orgoglio) mi sono resa conto che il percorso-metro è terminato. Ieri il Power misurava un metro e mezzo esatto. L'ho segnato, come ogni volta che metto l'ultimo pezzetto di filo su un lavoro mi sono tremate le dita (è una cosa forse strana, ma è sempre stato così), e ho guardato soddisfatta il risultato.
Il metro ci ha accompagnati per dieci anni e mezzo. Era (è) appeso sul muro antistante l'ingresso della stanza del Power, e ci dice che in dieci anni e mezzo il Power ha quasi triplicato la sua altezza. E in mezzo ci sta tutto-tutto, ad ogni data corrisponde uno stadio di crescita, e in ogni data è racchiuso un marasma di ricordi.

Il Power stesso, ieri, mentre mi guardava "scrivere con l'ago", ha esclamato "mamma, adesso basta pupazzetti, no? Adesso solo belle ragazze". Ho riso dentro di me per la battuta, perchè il Power è ancora così tato che le belle ragazze che lo circondano per ora sono solo le animatrici del centro estivo. Però qualcosa di vero c'è nella sua affermazione. Sono pensieri su cui sto riflettendo da settimane, perchè il Power sta cambiando sul serio. Ma ci scriverò un altro post. E' una cosa, per lui, grossa. E un po' anche per me.



sabato 12 luglio 2014

RItorno alla normalità

E dopo due mesi e mezzo di infortunio il giustiziere smascherato tornò completamente operativo, nel pieno dei suoi militareschi ranghi. In fondo al vialetto si riprende la normale quotidianità. Come dice il Power prima che il Gatto Alfa parta, "vai papà e acchiappali tutti"!
Ma la prossima volta - se proprio dovesse esserci una prossima volta per disgrazia - ricordati di cadere di sinistra. Per par condicio e per raddrizzare la simmetria, mica altro.

lunedì 30 giugno 2014

Una piccola ma sostanziale svolta per "A Casa di Mamigà". Lavori di filo e uncinetto

Sono mesi che non aggiorno l'altro blog, quello creativo. Non c'è nulla da fare, non ho la costanza di farlo, e infatti scorrendo lo storico del blog sulla pagina di amministrazione mi rendo conto che, a parte l'esiguo numero di post, ci sono dei "buchi" temporali tra un post e l'altro immensi. E' che stare a mostrare ogni scemenza che faccio via blog richiede più tempo, per quelle cose uso il velocissimo FB; poi chi vuole guarda, chi no passa oltre. Vorrei impegnarmi, dato che comunque quanto faccio di creativo è parte essenziale di me e senza non sarei io, a riportare quello che avrei sbloggato dall'altra parte almeno qui, se non altro le cose più sostanziose. E chiudere l'altro. Per chiudere ci penso ancora un momento, per postare posto.
Facendo così forse, questo blog perderà di interesse per qualcuno, ma è casa mia. E a casa mia c'è anche questo: come sempre, la porta è aperta per entrare ma anche per uscire.

E' con orgoglio, quindi, che metto in bellamostra il lavoro ad uncinetto a cui ho dedicato le serate e le penniche pomeridiane delle ultime due o tre settimane: un lavoro a moduli (un tipo di lavoro che adoro particolarmente, e che mi da sempre tanta soddisfazione).
Questo è il modulo.
E questo è il lavoro finale. Misura, al diametro massimo, 56 cm.

L'idea è quella di metterlo sul tavolo dell'ingresso durante l'inverno, dato che in questo periodo c'è qualcosa di più colorato.
Ok, anche il centro-margherita è carino.
Un grazie speciale al Gatto Alfa che, in quattro e quattr'otto, mi ha realizzato uno strafighissimo pannello in polistirolo bello grande, facendo il puzzle con tre pezzi di medie dimensioni e qualche metro di nastro biadesivo, per puntare e inamidare i miei lavori in maniera superefficiente e superefficace.

mercoledì 25 giugno 2014

Gatteria: a noi il termometro...

...non serve.
Ah, ho messo qui a fianco una iconcina nuova: il link alla pagina FB dei miei gatti. Perchè siore e siori, ormai sono diventati dei personaggi!

martedì 24 giugno 2014

Epilogo di due post fa: alla fine...

... è arrivata la centrifuga.
Bianca e arancione, anche carina, grande, pesante. Con quattrocentocinquantasette pezzi da smontare, lavare, asciugare e rimontare. E riporre. Peggio del robot da cucina che mi regalò qualcuno per le nozze, e che giace nel sottoscala perchè, per quanto efficiente, sullo scolapiatti se ci piazzo i pezzi del robot a scolare non posso infilarci altro che ulteriori tre bicchieri, e il "coso" che si aggancia alla macchina per caffè espresso per farci, appunto, il caffè (accidenti non mi viene il nome).

Ieri sera, per la cena dai suoceri, mio marito ha indossato una maglia rosso-mestruo che indossa solo quando va da sua madre, per farle vedere che ha apprezzato il relativamente recente dono (storia lunga questa della maglia rosso-mestruo, se la racconto adesso perdo il filo del discorso). Mio suocero indossava una maglia che gli abbiamo regalato per il suo compleanno all'inizio del mese, immagino (a questo punto) con lo stesso scopo.

Mi sa che la centrifuga, dopo che ci avrò lasciato giocare un po' il Gatto Alfa, farà la stessa fine.

venerdì 20 giugno 2014

Oncontrolli: scrociatevi pure...

...Che è andato tutto bene.
Si riparte a fine novembre.


Dialoghi inutili in fondo al vialetto

I dialoghi inutili tra me e il Gatto Alfa.

-More, prendila con calma e serenità. Ho da dirti una cosa su mia madre. (E già la premessa...).
-Dimmi.
-Ha PENSATO di regalarci la centrifuga per frutta e verdura per l'anniversario e ha voluto parlarmene prima.
-More, a parte che per un qualsiasi anniversario che alla fine è importante solo per noi non è affatto necessario che ci faccia un regalo, dille di no, non ho posto per metterla. In cucina non ci entra più nemmeno un cucchiaino, già parte dei piccoli elettrodomestici è stipata nel sottoscala.
-Ma lei VUOLE farlo.
-More, io NON la voglio, non so dove metterla e non è indispensabile.
-Ma l'ha vista sul depliant del Lidl, esce in questi giorni, è un'occasione!
-MORE, lo so che tua madre è malata del Lidl (ti ricordo l'utilisssssimo sedile per auto massaggiante e autoriscaldante, il giratorta, il set per sommelier - a te che sei praticamente astemio - e altre genialate arrivate "solo perchè del Lidl, quindi economiche, facilmente recuperabili e facilmente impacchettabili"... you remember? Alla fine il giratorta è diventato un sottopianta, il set per sommelier è bello che andato perchè arrugginito e i tappi si sono spezzati alla base, e il sedile... non rivanghiamo), ma NON so dove metterla!
-Tanto lei ha deciso che ce la regala e ce la regalerà. Prometti di fare buon viso a cattivo gioco.
-A parte che io con i tuoi, nonostante mi irritino i peli del chiurlo innumerevoli volte, sono SEMPRE stata educatissima al contrario di certe loro uscite se pur involontarie, in nome del fatto che ci hanno aiutato tantissimo nel momento del bisogno, ma se LEI ha già deciso, cosa mi tiri fuori il discorso a fare scusa???
-Perchè prima di comprarla vuole il tuo benestare.
-Che non avrà. Perchè non ci regala qualcosa d'altro visto che proprio vuole far qualcosa? Qualcosa di meno ingombrante di una centrifuga? Un mazzo di fiori per esempio??? Se ne sta sul tavolo un po' di giorni, a fiori appassiti sparisce!
-Non sa cos'altro fare. Al Lidl c'è l'occasione, a LEI piace ed è sicura che piace anche a te.

Respira a fondo, Mamigà.
-Alfa, ricominciamo daccapo. Prima me la fai passare come proposta, poi mi dici che ha già deciso, poi che ha deciso ma prima di comprarla vuole essere sicura che io sia contenta, infine mi fai capire che in ogni caso ce la regalerà. Quale dei vocaboli NON-SO-DOVE-METTERLA è poco chiaro???


Siamo andati avanti così per ulteriori quindici minuti.
Mia suocera (e ci tengo a dire che le voglio un gran bene, sia chiaro, ma su certe cose con lei non si ragiona a prescindere) ha una casa grande due volte e mezzo la mia, ma chissà come mai nella sua testa in casa mia può entrare di tutto, in casa sua non portare uno spillo di più che te lo restituisce perchè turba l'armonia museale che vige tra le stanze.
Ho il sospetto che aprirò un pacchetto di nevrosi.

mercoledì 18 giugno 2014

Ero una bella sposa...

... QUATTORDICI anni fa.

martedì 17 giugno 2014

Otto anni

Ricordavo di aver iniziato in questo periodo dell'anno, non ricordavo esattamente il giorno e in un momento di "non ho altro da fare che perdermi" ho voluto verificare.
Era il due giugno di otto anni fa. Aprivo il blog. Di notte.
Evidentemente sono destinata a pensarle sempre di notte le cose più toste, al pari di chi le pensa sempre in quel posto di casa nel quale nessuno può fare le cose al posto tuo.
L'ho aperto con QUESTO post, sono andata a rileggermelo due minuti fa e l'ho trovato ancora attuale nel suo senso: potrei averlo scritto oggi, particolari a parte.

Otto anni. Apperò. Otto anni, e ancora di tanto in tanto (compreso quest'ultimo periodo) mi interrogo sul suo senso. Ma intanto scrivo. Ancora.
E pensare che prevedevo che mi sarei stufata presto :-)

domenica 8 giugno 2014

Oncontrolli: si riparte.

Passati sei mesi, pepperepeppeppè, arieccoci.
Stavolta il convento passa solo eco al seno (domani), analisi del sangue (markers, più tardi possibile!) e visita oncologica giovedì 19.
E siccome il mio proposito al riguardo rimane quello del "concediti di pensarci solo il giorno prima o non vivi", il giorno prima è oggi e mi arrogo il diritto di essere un po' tesa.
Non ho paura, credo di star bene per quel verso. C'è la poca, credo comprensibile, voglia di rimettersi nell'ordine di idee di ripercorrere certi corridoi e sostare in certe sale d'attesa. Puro fattore psicologico, ne sono pienamente cosciente. Alla fine è solo il chiudersi del terzo anno di follow-up, e finora gli intoppi sono stati pochi e relativamente easy.
Però magari se incrociate un po' di zampe e di code assieme a me vi dico anche grazie. Ne sento umanamente il bisogno.

giovedì 5 giugno 2014

Il post-post-post faccenda: tacchi e cipria.

Ultimamente dedico molto tempo alla cura del mio corpo.
Non c'è un motivo particolare. Sarà la crisi dei quarant (uno) anni, che mi vede davanti allo specchio mentre mi fisso i capelli bianchi e le prime rughe sotto agli occhi e con la testa pensare "tinta, crema contorno occhi, subito!", con la stessa enfasi con cui si programma un pellegrinaggio ad un santuario (io lo faccio al super dei detersivi e cosmetici). E l'ora del riposo pomeridiano, che fino a un po' di tempo fa trascorrevo col ricamo o l'uncinetto in mano e i video de "la Tata" (visti e stravisti, conosco i dialoghi a memoria) in sottofondo a tenermi compagnia, da settimane ha il sottofondo dei video di una tizia, triestina, simpatica, che tra l'altro mi assomiglia anche, che fornisce i suoi consigli sul trucco e la cura della persona.
Ma sarò scema? Sono regredita allo stato adolescenziale! Alla mia età e con una famiglia da mandare avanti! Ma è normale?
E poi, mi chiedo, con tutto quello che ho passato, non dovrei avere altro per la testa? Che tutti mi dicono "eh, dopo il cancro capisci il vero peso delle cose, capisci che sono davvero poco le cose per cui sbattersi, comprendi che la salute è tutto e quando hai riguadagnato la tua vita tutto il resto è aria fritta".

BALLE.

Dopo il cancro sono tra le tante fortunate che ha trovato la vita e non la morte. A 37 (trentasette!) anni ho vissuto l'inferno della chemio, dell'intervento e della radio che mi hanno sfigurato togliendomi, quanto alle sole cose visibili dal di fuori, i capelli in cambio di venti chili in più. Ne sono uscita, ho ristabilito gli equilibri (visibili) tra capelli (e che capelli! Mai avuti capelli così belli in vita mia come nel dopo-chemio, li sto lasciando crescere luuuuuuuunghi, per recuperare) e chili, tutto il resto è storia. E poi? Perchè devo essere agli occhi degli altri e ai miei "quella che ha avuto il cancro" vita natural durante? Come se non bastassero le mie cicatrici a ricordarmelo ogni volta che faccio la doccia. Come se non bastassero il mio cardias che fa il lavativo, il cuore ballerino, i tatuaggi della radioterapia sul petto e sui fianchi, gli sbalzi d'umore e le vampate di un periodo che fisiologicamente avrei dovuto passare tra dieci anni od oltre,  a ricordarmi ogni giorno “hai-avuto-il-tumore-al-seno”. Ma devo portarlo scritto in viso a tutti i costi? No, non voglio e non lo farò.

Uscita dal tunnel, l'unica cosa che ho desiderato davvero, dal profondo del cuore, è stato riappropriarmi della mia vita. Lo scrissi anche, al tempo. Riavere la vita di una quarantenne normale. Senza ciclo mestruale, tranciata la possibilità di avere un altro figlio come speravo e desideravamo tanto (ma è un altro discorso, e lungo), ma per il resto delle cose... normale. E a quarant'anni spero che sia normale anche iniziare a guardarsi allo specchio e piacersi, ma desiderare di piacersi ancora di più, perchè il tempo fa comunque il suo lavoro.
E poi ammettiamolo va là, giocare coi trucchi mi è sempre piaciuto un fracco fin da adolescente, quando compravo il Dolly (qualcuna si ricorda il Dolly? Un giornalino, un mito); di tanto in tanto c'era in regalo la matitina per occhi o il lucidalabbra di turno e pasticciavo allo specchio con una mia cugina coetanea sentendoci pheeghe, ma in realtà dipingendoci da far ridere i polli. Di nascosto alla mamma, chiaro. Ad oggi c'è la gioia di una che si è potuta permettere un giocattolo desideratissimo, quando scopre al super di cui sopra una cipria trasparente in polvere libera nello scaffale delle creme per il viso (anzichè in quello del make-up) a soli sei neuri e qualcosa; per curiosità Googola, scopre che è la migliore sul commercio nonostante sia difficile recuperarla perchè di una marca vecchissima e ormai fuori moda, va ad acquistarla (sprecona!), la prova e le sembra di concedersi una coccola che neanche il Fimble elettronico che mettevo nella culla del Power per farlo addormentare era così dolce e melenso.
Oggi mi trucco un filo ogni mattina anche se non devo uscire, perchè ho letto da qualche parte che se fare la casalinga è il tuo lavoro, la mattina devi prepararti come se andassi al lavoro. Dunque, tra una passata di aspirapolvere, una di straccio e lo scarico della biancheria dalla lavatrice, quando incrocio uno specchio o una vetrina muovendomi per casa voglio vederci riflesso qualcosa di piacevole, non un carciofo con gli occhi da pesce lesso che all'una ha la faccia di chi si è appena alzata dal letto.
E ancora, mai soddisfatta, mi scopro indugiare davanti allo specchio per un tempo interminabile prima di decidere di infilarmi le scarpe ed uscire. E sforzarmi di abituarmi di nuovo a portare i tacchi come anni fa, prima che l'artrite mi rovinasse i piedi: venti chili in meno che pesano sui piedi mi permettono di rientrare nelle mie scarpe quelle-belle-che-veneravo, un po' di sforzo per riadattare la loro forma alle mie nuove zattere e qualche cerottino e la mia autostima ne guadagna.
Sono malata. Od ho solo quarant (uno) anni.

Poi una mattina, mentre prendo il caffè delle dieci e mezzo col Gatto Alfa che è ancora a casa in infortunio (proprio come la pausa caffè di chi lavora fuori), ricevo il più bel complimento che le mie orecchie abbiano mai udito.
"Tu non sarai mai una sventola, di quelle che fanno girare gli uomini quando passano per strada. Non lo sei, puoi sforzarti quanto vuoi di essere sexy come quando avevi vent'anni, ma sei cambiata. Sei una donna solida. S-O-L-I-D-A. Su di te si può contare, sei una bella quarantenne ma non sei frivola. Sei una donna con le palle.".

Cioè... io? Solida? Sicuro?  Scusa Mamigà, ma è molto, molto meglio di Sventola. Una Solida con eyliner, mascara, tacchi e cipria.


mercoledì 7 maggio 2014

La prima Comunione

Postilla aggiunta post-posting: è un post piuttosto lungo. Ma se decidete di leggerlo, leggetelo fino in fondo.

E' stata un'avventura, durata per l'esattezza due settimane.
Cioè, ho iniziato a pensare a questo giorno un anno fa, quando il Power ha fatto la prima Confessione (lo so che è tanto tempo, ma cuore di mamma, che volete farci...), ho iniziato ad uncinettare le bomboniere due mesi e mezzo fa dopo aver valutato decine di idee ed eseguito diversi campioni delle fogge e con le tecniche più disparate, abbiamo prenotato l'abbuffet per asporto un mese fa, ma le ultime due settimane sono state incredibili.
Pasquetta: il Gatto Alfa, come ogni anno, lavora. Ma quest'anno gli tocca un servizio particolare, più lungo degli altri, e fuori sede: Venezia. Di tanto in tanto capita, ed è capitato a Pasquetta. Durante lo svolgimento del suo lavoro si fa male, ma male-male: in un inseguimento a piedi prende male un piastrone e vola giù da un ponte dritto dritto sulla fondamenta, the flying black man, cadendo di gomiti con l'istinto di ripararsi la faccia, buttandosi fuori la spalla destra. Dopo aver trascorso quattro ore al prontosoccorso con annessi e (non oso immaginare quanto dolorosi) connessi me lo rimandano a casa riaggiustato dove arriva alle otto e mezzo di sera, ovviamente accompagnato dai colleghi, senza camicia (hanno dovuto tagliargliela per fargli quello che dovevano fargli cioè visitarlo, imbottirlo di antidolorifici e di calmanti e fargli una manovra - da quello che ho capito - che ha qualcosa di simile a quando noi si giocava col Geeg Robot d'Acciaio magnetico, presente? Il braccio che si staccava e riattaccava), con addosso solo corpetto e giacca di ordinanza quasi completamente sdrucita, braccio al collo. Tipo che quando me lo vedo scendere dalla sua auto guidata da un altro, e l'auto dei colleghi dietro (per riportare indietro chi lo ha accompagnato assieme alla sua auto) per poco non mi prende una sincope. Si, perchè (e a posteriori dico per fortuna) nessuno mi ha avvisato dell'accaduto prima del suo rientro, per non farmi stare in pensiero, che tanto è solo una spalla lussata, ma sapete com'è, sapere e non vedere manda in palla chiunque, e il tempo che ha trascorso in ospedale è poco più del tempo che mi ci sarebbe voluto per raggiungerlo.
Comunque è andata, braccio immobile per due settimane, riposo assoluto per almeno un mese, e poi fisioterapia.
Già, due settimane. Due settimane in cui il Gatto Alfa non ha potuto fare praticamente nulla che implicasse l'uso della mano destra. Neanche tagliarsi una bistecca, allacciarsi le scarpe o farsi la barba. Figuriamoci rabaltare casa e giardino per ricevere la famiglia per la prima Comunione. Una persona che conosce entrambi piuttosto bene, poco tempo fa ci disse che io e lui siamo come i due piatti della stessa bilancia: quando uno scende l'altro sale. Ed è una vera botta di chiurlo, perchè a parte un momento di crisi durato quattro o cinque giorni per un banale ma fastidioso raffreddore e il risveglio dei dolori reumatici dovuti all'innalzarsi della temperatura, per il resto sono riuscita nonostante tutto a  giravoltarmi in qualche maniera tra i preparativi e la gestione del quotidiano in toto, imparando perfino a fargli la barba. Non so come, ma ce l'ho fatta. Cioè si, lo so, imbottendomi di yogurt e miele e muesli ipercalorico ed iperenergetico al mattino e nonostante tutto non prendendo nemmeno un etto di peso.

Comunque.
E' stato il meno.
La cosa che più ci ha fatto seriamente ipotizzare che non se ne sarebbe fatto assolutamente nulla è stata un'altra.

Pochi sanno che il Power è ansioso. O meglio, quasi nessuno sa QUANTO sia ansioso. Come sua madre, veh, si dice che i frutti non cadano lontano dall'albero, ed ho smesso perfino di sentirmi in colpa dato che non posso farci assolutamente nulla, e più parlo con la gente più scopro che essere ansiosi è una cosa talmente comune che è più difficile incontrare persone che non lo siano. La cosa che più mi addolora è che io ho imparato a convivere con la mia ansia, ad accettarla, a trovare i mezzi (molto concreti) per scenderci a compromessi. Mio figlio no. A dieci anni non ancora. Ed è un cammino in divenire.
Insomma, due giovedì fa c'è la penultima prova per la Comunione: parcheggio in chiesa il Power all'ora del catechismo come al solito, e come al solito dopo meno di un'ora vado a riprendermelo.
Scena: entro in chiesa, tutti i bambini sono sull'altare a semicerchio, non vedo il mio bambino. Penso "sarà dietro, è alto, la suora mi aveva detto che li mettevano in ordine di altezza, lui chiaramente finisce dietro a tutti". Mi siedo su uno degli ultimi banchi e attendo che finiscano.
Passa qualche minuto, e dritto dritto davanti a me, da sotto ad un banco, vedo alzarsi la testina di un bambino che, durante la prova, si è rifiutato di farla ed è rimasto sdraiato lì a piagnucolare.
Cappero, il Power.
Mi alzo, vado a prendermelo, lui piange, lo porto fuori (anche un po' arrabbiata, lo confesso, perchè la stessa scena me l'ha fatta una settimana prima per un'altra situazione) e saliti in macchina capisco che... ha avuto un attacco di panico. Non "per modo di dire". Chi soffre di attacchi di panico sa cosa sono, e io che ne soffro da tanti anni lo so distinguere bene. Non sono capricci. E' crisi nera.
Per farla breve lo porto a casa, lo lascio sfogare, finito il pianto parliamo. E gli faccio una proposta: può scegliere. Non è obbligato a fare nulla che lui non voglia, se non se la sente di fare la prima Comunione può farne a meno, può anche farlo da grande che non cambia nulla; però ce lo deve dire, perchè ha un'età in cui le decisioni che prende non riguardano più lui e lui soltanto, ma coinvolgono concretamente altre persone e mettono in moto meccanismi ben precisi, soprattutto in questa occasione. Gli do una giornata per pensarci seriamente, e lui fa di più.
La sera dopo chiede di parlarci con un foglio in mano. Ha diviso il foglio in due parti: da una parte ha scritto le motivazioni per il SI, dall'altra quelle per il NO. Poi ha contato le une e le altre, ha constatato che i SI erano più numerosi dei NO e ha deciso: ok, la faccio. E allora io ho preso tutti i suoi NO (perchè conosco il mio pollo, e so che su quei NO lui ci avrebbe rimuginato COMUNQUE per tutta la settimana a venire) e gli ho assicurato che anche per quei NO ci sarebbe stata eventualmente la soluzione: se ti scappa la pipì in sacrestia c'è il bagno, se ti sale l'ansia ci facciamo un gesto di intesa tipo l'occhiolino dall'altare al banco perchè io ti vedrò durante tutta la cerimonia (tanto sapevo che la suora ci avrebbe assegnato il primo banco come genitori, dato che ha sistemato i posti in modo che tutti potessero vedere il proprio bambino - e quindi i bambini sistemati dietro avrebbero avuto mamma e papà in prima fila), e se proprio non te la senti all'ultimo momento ti accompagno e faccio la comunione assieme a te, d'accordo col parroco. 
E con queste premesse la prova del venerdì successivo con relativa ultima confessione è andata a meraviglia.
Il giorno dopo, sabato, mentre il Power era intento a ripulire e riordinare la sua stanza per fare bella figura con le tre bimbette che sarebbero state nostre ospiti, ho finito di rabaltare casa, concedendomi nel pomeriggio un paio d'ore per smaltaccarmi le unghie delle mani e decomprimermi quel tanto che basta.

E domenica è andata così.
Al mattino ci siamo alzati presto e abbiamo finito di sistemare casa subto dopo colazione, montato il secondo gazebo (in prestito) e sistemato le tovaglie fuori, ancorate con mollette sotto agli angoli dei tavoli e bottiglie d'acqua sopra perchè non volassero via col venticello che tirava. Abbiamo tirato fuori sedie e panche, nascosto gli zoccoli che usiamo in giardino di solito, e ho posizionato le calle finte sugli angoli del gazebo fisso.

Ho tirato fuori le bomboniere che ho preparato e confezionato con cura e le ho disposte su un cesto in vimini con un grande centro bianco all'uncinetto sul fondo (non ho la foto del lavoro finito... pazienza),



i bicchieri "buoni" sugli steli dei quali ho nei giorni scorsi arrotolato delle callette finte con scritti i nomi di ciascun ospite, i tovaglioli coi tulipani, abbiamo riempito il pozzo con acqua della falda per tenere fresche le bibite.
Poi ci siamo vestiti di tutto punto (ho messo un semplicissimo completo pantaloni/giacca blu e una camicia rosa che adoro in cui non entravo da almeno tre anni!), mi sono fatta di nascosto una bella tisana di melissa per calmare la tensione e l'acidità di stomaco conseguente, il Gatto Alfa ha tolto finalmente il foulard che gli teneva il braccio al collo, ho infilato la tunica al Power
e alle dieci e trenta l'ho lasciato entusiasta in canonica.
E' andato tutto alla perfezione. Il Power compunto e fiero di fare la sua parte è stato impeccabile dall'inizio alla fine. L'ho tenuto d'occhio ogni minuto, ogni secondo, col cuore gonfio di orgoglio e di emozione. Davvero non immaginavo che sarebbe stata una gioia così intensa per me, nonostante non fossi io al suo posto: è difficile trovare le parole giuste per descriverla. L'ho visto sconfiggere la sua paura, godersi la giornata, e per me è come se avessi ricevuto un regalo che non mi aspettavo. E non voglio sapere se ha vissuto più o meno intensamente il senso vero del Sacramento che ha ricevuto, non voglio entrare nella sfera del suo sentire più intimo, perchè lui stesso inizia ad avere i suoi primi segreti e non ho il diritto di cercare di violarli. Anche perchè poi il sentire si riflette sui fatti, e da lì eventualmente capirò. Se e quando vorrà parlarmene, lo farà. Come sempre.
Durante le ore successive ho fatto di tutto per cercare di non far mancare nulla agli ospiti e non ho sentito minimamente la stanchezza, forse per la prima volta non mi hanno nemmeno toccato le frecciate poco carine di mia suocera o il muso di mio suocero, che era scontento per non essere seduto davanti al suo piatto di pasta al ristorante: io vedevo solo mio figlio e basta. Mi è bastato vederlo felice di avere con sè la famiglia che adora, correre in giardino tra gli ospiti (la famiglia stretta, appunto, più una mia cugina con marito e bimba e una famiglia di amici intimi, in tutto meno di venti persone compresi i bambini), leccarsi le dita sporche della panna della torta, distribuire i confetti profumatissimi e, la sera, crollare sfatto con una unica preoccupazione:
-Mamma, sono triste, ho paura di ricordarmi questa giornata domani, poi dopodomani un po' meno, alla fine della settimana quasi per niente, e alla fine la dimenticherò".
-Non credo proprio, amore. Queste cose non si dimenticano. E se proprio avessi voglia di rinfrescarti la memoria ci sono le foto, i biglietti che hai ricevuto e che ho già messo da parte perchè non vadano persi, la pergamena che ti hanno dato in chiesa, i tuoi bei regali, e il racconto della tua mamma. Almeno finchè non la prende l'Alzheimer."