lunedì 31 gennaio 2011

Ordine


Stamattina, nell'alzare la saracinesca in cameretta, mi è saltata all'occhio una cosa che ho avuto davanti agli occhi per giorni e giorni, ma per qualche scherzo della mente non ci ho mai fatto caso.


L'occhio si posa sulla tettoia delle auto, e sotto la punta più alta del triangolo di legno del frontale fa l'occhiolino... la piccola corona natalizia di raso bianca e rossa che vi ho appeso ai primi di dicembre.
Che cosa curiosa.
Pensi di aver messo tutto in ordine, richiuso gli scatoloni, archiviato l'archiviabile, e dopo un bel po' ti accorgi che qualcosa è sfuggito. Ovviamente di tirar fuori tutto di nuovo per metterla via non ha molto senso. E' un lavoraccio. E non è nemmeno indispensabile. Però lì appesa, in fondo al vialetto, non ci fa una gran bella figura in questo periodo dell'anno. Non è brutta, è solo fuori posto. Tutto sommato basta trovarle un'altra collocazione, provvisoria, finchè non tornerà Natale.
Come per certe cose della vita.

domenica 30 gennaio 2011

Mamma mia questo povero bloggherino lasciato a sè stesso... Dovrei aggiornarlo più spesso, ma in effetti questa piattaforma non è comoda come pensavo, sto seriamente pensando di tornare al mio vecchio blog su Splinder. Nel mentre che prendo una decisione, vediamo di scrivere qualcosa giusto per non far pensare al mondo dell'etere che me ne sto con le zampe in zampa.
In questi mesi non ho ricamato quasi nulla, mi sono dedicata al lavoro a maglia e ho riscoperto ancora di più la lettura come passatempo: mi sono buttata a pesce sui romanzi di Jane Austen, con una soddisfazione incredibile. Però qualcosa si, ho ricamato e cucito: ho finito e spedito tutti i sacchettini di lavanda (trenta!) che ho preparato durante il 2010 per le amiche che so io (mi ero ripromessa di fotografarli tutti prima di spedirli ma poi è andata che... ho spedito e basta), ho cucito diverse shoppers di tela con tasca ricamata (alcune sono andate in regalo ad altre care amiche, un paio me le sono tenute per me), ho confezionato uno scaldacollo con berretto a maglia, e riutilizzato qualche lavoretto piccino picciò per farne dei segnalibri.
Oggi però ho un lavoro da mostrare che mi ha inorgoglito non poco. Si tratta di una scatola con un ricamo sul coperchio




Il ricamo credo di averlo fatto non meno di un paio di anni fa. La scatola contiene qualcosa di particolare: le statuine in coccio decorate del Presepe di quando ero bambina, che ho ricevuto in dono due anni fa. Le conteneva una scatola di cartone foderata con carta di giornale di quasi quaranta anni fa, perchè le statuine a loro volta appartenevano ai miei nonni. La scatola era ridotta a brandelli, così ne ho acquistata una di nuova più robusta, ho applicato un ricamo (tratto da un sampler di JJ) realizzato su un ritaglio di lino e lavorato di colla a caldo e cordoncini. Il risultato mi piace moltissimo, e spero che duri almeno altri quarant'anni.

venerdì 28 gennaio 2011

Sensazioni dolorose


Non ho mai allattato. O meglio, mai direttamente. Ho spremuto latte materno per sei mesi. Credo i sei mesi più lunghi degli ultimi sette anni.


Ma non è un post sul mio seno. E' un post su quello che provavo.

Non ho mai avuto manie di perfezione estetica, nè contrarietà particolari all'allattamento: si, forse un po' l'idea di dover attaccare un coso urlante a una parte del mio corpo e non poterne fare a meno mi metteva ansia quando ero incinta, attaccata come sono sempre stata alla mia indipendenza e un po' al mio egoismo, ma si sa, poi l'istinto o la natura fanno il loro corso, partorisci e vien da sè che quel coso in realtà è la tua creatura, e attaccarlo al seno significa dargli nutrimento, in termini di cibo e di coccole, di amore, di sicurezza.
Questo tra me e mio figlio non c'è mai stato. Ho un brutto seno, non è predisposto ad allattare (per non essere più esplicita, ma credo che molte donne abbiano già compreso), ma avevo tanto latte da averne perfino congelato una quantità industriale. E mio figlio non si è mai voluto attaccare. Le abbiamo (uso il plurale perchè anche mio marito ha fatto la sua bella parte in quanto a corse nelle varie farmacie) provate tutte, dalle tettarelle artificiali alle ventosine, dalla stimolazione fisica alla dose infinita di pazienza, consigli delle puericultrici dell'ospedale, del pediatra, credo che ci mancasse solo di rivolgerci a una santa protettrice delle balie se esiste. Ma niente: ogni volta che avvicinavo mio figlio al seno iniziava ad urlare e a irrigidirsi come una trave di legno, aveva una fame impellente e non voleva perder tempo, il latte doveva esserci immediatamente, tanto, e anche sette-otto volte al giorno per il primo mese o giù di lì.  Ergo, per non ricorrere al latte artificiale rinunciando ai millanta vantaggi (per lui) del latte materno, visto che ce n'era per due, Mamigà si è armata di tiralatte e Papigà di biberon, e via, giorno e notte, tira il latte, daglielo, smonta, lava, sterilizza, congela, scongela, scalda... e piangi. Già un neonato è impegnativo di suo, se poi ci si mette anche sta cosa vicino non rimane molto tempo per gioire della maternità.

Al di là di questo, mi ricordo bene la sensazione di impotenza che si era impossessata di me. La sensazione, anche, di essere rifiutata. Assurdo vero? Per settimane, forse mesi, sono stata convinta che mio figlio mi odiasse. Perchè non accettava nulla da me, la cosa più naturale che potevo offrirgli, il contatto con la mamma, lui lo rifiutava, e per me era una sofferenza indicibile: come se avessi fallito nella cosa più semplice del mondo. Nella cosa più importante del mondo, del suo piccolo mondo di neonato. Leggevo le riviste, i siti internet dedicati, i forum, mi confrontavo con le mamme del corso di massaggio neonatale (si, abbiamo fatto anche quello), e morivo dentro di me ogni volta che sentivo parlare del rapporto meraviglioso che si instaura tra madre e figlio quando si allatta. Io vivevo l'esatto contrario. E mi sentivo sbagliata. Mi sentivo fallita.

So che sembra assurdo, sono passati sette anni e tutto è ridimensionato, tutto quel periodo ora lo ricordo sotto un'altra luce, ma se l'ho rivangato un motivo c'è.

Perchè sono mesi che provo di nuovo la stessa sensazione. Non voglio raccontare per filo e per segno la situazione che sta vivendo mio figlio ora e noi con lui, non è il luogo adatto, è troppo personale e troppo delicata questa cosa per poterla sbloggare. Ma la sensazione che provo nei confronti di quanto sta succedendo in questo senso penso che non sia solo mia, ma che sia comune a tante mamme che vorrebbero risolvere i problemi dei loro figli semplicemente tenendoseli stretti al petto, e la frustrazione che si prova nel rendersi conto che non è possibile, è immensa. Quando ti rendi conto che di fronte a un grosso problema puoi intervenire fino a un certo punto, e oltre non puoi andare, dovendoti affidare ad altre mani per non lasciarlo cadere, capisci che hai dovuto semplicemente accettare una soluzione alternativa, ma fa male. Ti senti fallita, impotente, sbagliata. Ti sembra di mancare in una cosa in cui tutte sembrano fare meglio di te e con uno sforzo minimo. Che non è vero, ma guardi tuo figlio negli occhi e ti sembra così. Ti sembra che ti rifiuti, che rifiuti il tuo aiuto. A volte, per quanto paradossale, ti sembra che ti odi. E ti arrovelli per capire dove sbagli, senza saltarne fuori.
Ecco, è così che mi sento. Come sette anni fa. Nè più nè meno. E no, non è affatto piacevole.

Il controllo cardiologico


Voto: ancora lievemente insufficiente.


Indicazioni generali: proseguire la cura senza variazioni, ma con un po' di pazienza in più.

Non sono migliorata.
Ma non sono neanche peggiorata.

Quindi direi bene.

giovedì 27 gennaio 2011

Altro flebo-gettone


Scintigrafia: tutto a posto.


RMN: tutto in regola.

Ergo, non so nemmeno io che dire. E nemmeno l'oncologo. Sul suo viso perplesso si è stampato un "andiamo avanti, è la terapia ormonale. Succede".
E andiamo avanti allora: ancora Herceptin, ancora cortisone, ancora antidolorifici, ancora pastigline per il cuore, ancora gastroprotettore ogni mattina, ancora tam, settimana prossima decapeptyl (me ne sono ricordata io stasera a cena... anche se non so se devo andare a farlo in ospedale o devo farmelo prescrivere, domani mi informo). Ogni tanto, un calmante giusto per gradire (e vabbè, nessuno è perfetto). Insomma, finchè il tran tran va avanti senza modifiche mi ritengo più che fortunata e penso che va tutto bene. Nei limiti del contesto, si intende. 
Domani, nel primo pomeriggio, ho il controllo cardiologico periodico.

Stamattina sono stata a fare la solita infusione, togliendo quella di oggi siamo a meno tre. Fare la terapia il giovedì anzichè il venerdì comporta una piccola seccatura: il giovedì devo provvedere affinchè a prendere il Power a scuola ci vada qualcun altro, perchè fa solo mezza giornata, ma visto che si tratta solo di poche volte ancora credo che organizzarci non sarà un dramma. E un po' mi dispiace perchè ci sono volti che non vedrò più se non per volere del caso.
Prima di andarmene sono passata in radiologia per ritirare tutte le eco mammarie fatte finora: solo qualche giorno fa, rimettendo in ordine in camera e cercando le lastre della prima RMN alla testa (quella del 2009), mi sono resa conto che non me le avevano mai restituite dopo le visite oncologiche, ma erano tornate tutte giù al primo piano. Con la gentilezza di sempre sono andati in archivio a recuperare le mie bustone, quattro o cinque in tutto.

E l'ho rivisto. Anzi, l'ho visto per la prima volta, perchè lo scorso anno, mentre ricevevo la diagnosi, ricordo di averlo intravisto solo per qualche istante appeso alla paretina retroilluminata dell'ambulatorio oncologico, ma non me ne interessai nemmeno, presa dall'ascoltare quello che mi veniva detto su di lui. Come era fatto era di scarsa importanza per il mio interesse, quel giorno: era già sufficientemente scioccante sapere che cos'era.

Comunque, oggi l'ho visto in faccia, anzi, in foto. La mia curiosità è stata appagata da un "coso" un po' informe, senza una sagoma precisa, che si distingue dal resto. Mi ha fatto una certa impressione. Il primo pensiero che ho fatto è stato
"eccolo, il b...do. L'ho fatto io. Non so come, ma l'ho fatto io. E guarda che gran casino ha provocato sto coso.".
Il secondo è stato "andiamo a casa và, ho una fame dell'anima." E ho ingranato la prima pregustando un piatto di gnocchetti al gorgonzola.
Come dire, pratica archiviata. Che non è vero, archiviata al cento per cento non lo sarà mai, ma ormai sapere com'era fatto effettivamente non ha più importanza.

lunedì 24 gennaio 2011

RMN


Tutto qui? Pensavo peggio... Il tubo degli orrori non era nè buio nè claustrofobico, solo molto rumoroso nonostante i tappi nelle orecchie, e ben illuminato. Il mezzo di contrasto non me lo hanno fatto, perchè dopo il primo "passaggio" senza, il radiologo ha detto che è riuscito a vedere lo stesso quello che cercava. Cosa non lo so, non ha voluto esprimersi nemmeno lui. Comunque ritirerò gli esiti già mercoledì pomeriggio, così giovedì avrò tutto in mano per poter portare all'oncologo quello che ha chiesto. Perchè da questo mese mi hanno spostato le infusioni al giovedì, anzichè al venerdì.


Comunque mi sono pippata lo stesso la profilassi, quindi torno al mio letargo da antistaminico (caspio, a parte UN MALE BOIA al momento dell'iniezione, ma Atarax è una bomba che disinnesca i neuroni!). Se non mi sveglio per Pasqua cominciate a preoccuparvi.

domenica 23 gennaio 2011

Buste di plastica addio?


E vabbè, non è mica sto gran problema... al di là del fatto che le buste di tela si trovano ovunque, Mamigà si è organizzata da tempo immemore non tanto per l'obbligo di legge, quanto per la passione per le bags hand-made.
Ieri pomeriggio ho terminato di confezionare l'ennesima, su modello di una normalissima shopper di plastica, con tessuto pagato a peso (a un prezzo ridicolo) al solito spaccio aziendale di una nota azienda di tessuti. Tra le mie, e quelle che ho regalato, ormai ci ho preso la mano...
Queste sono solo quelle che tengo nel bagagliaio per fare la spesa, vecchie e nuove, mancano le tre grandissime fatte con ritagli di vecchi jeans e una gonna di lana dell'anteguerra. Quella cucita ieri pomeriggio è la shopper sui toni azzurri.

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Che la scomparsa delle buste di nylon ci fa un baffo, ci fa...