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giovedì 6 febbraio 2014

Sport

A causa del trasferimento a Tisanville del vecchio (va beh, nel senso di "primo") maestro di judo del Power, ed essendo Tisan decisamente scomodo per noi per fargli fare attività sportiva, dallo scorso settembre abbiamo iscritto il Power al Dojo della cittadina dove vivono i suoceri, a 12 km da qui ma più comoda per tutta una serie di motivi.
Questo Dojo ci piace molto: lo spirito della società sportiva che lo gestisce mira al divertimento dei bambini più che all'avanzamento di grado nello sport stesso, ed è esattamente quello che cercavamo per nostro figlio.
Il Power però non è l'allievo diligente, obbediente, serio e preciso. Lo sapete com'è. E sapete anche che ad un bambino come lui le cose le puoi spiegare, puoi cercare di insegnargliele con le buone e con le meno buone, ma il carattere è quello che è, e non puoi far diventare un mulo da soma un cavallo da corsa. Al massimo gli puoi indicare suppergiù il percorso che deve fare e dargli una motivazione sufficientemente valida per farlo, semprechè la accetti e la faccia sua, e non è detto.

Il Power è vivace. Il Power mette fantasia in quello che fa, anche andando contro le direttive della maestra (ha una maestra, qui). Il Power sovente disturba. Il Power protesta. Il Power a volte frena la lezione. Il Power è una bella gatta da pelare per l'insegnante, che però in un modo o nell'altro riesce sempre a rimetterlo al suo posto, non senza difficoltà. Una insegnante di judo che tu la guardi e vedi una ragazzina poco più che ventenne con la cintura nera addosso che le fa tre giri anzichè due da tanto è magra, alta solo una manciata di centimetri più del Power, e ti vien da pensare che è stata messa lì per sbaglio o per scherzo; ma che appena sale sul tatami e prende il comando dei ragazzini tira fuori un carisma e un'autorità che raramente ho visto in persone molto più adulte di lei. Giuro che quando mi capita di vederla riprendere la truppa per rimetterla in riga (arrivo sempre a prendere il Power qualche minuto prima della fine della lezione così mi diverto a guardare un po') mette in soggezione anche me. E non usa la frusta.

E vengo al dunque.
Pare che il padre di un ragazzino arrivato anch'esso da poco al Dojo con la cintura bianca da neofita e un judogi nuovo di pacca di quattro taglie più grande, padre tra l'altro a sua volta cintura nera di non so quale arte marziale, circa un mese fa sia andato a lamentarsi di mio figlio (!!!) con il responsabile delle attività (che è un collega del Gatto Alfa e un suo buon amico, è per questo che lo siamo venuti a sapere) chiedendo di allontanare il bambino (il Power!) perchè, udite udite, "quel bambino non permette a mio figlio di fare un allenamento serio e di apprendere i fondamenti delle arti marziali, frenandone l'avanzamento di cintura".
Immaginate come posso averla presa.
E immaginate come può averla presa questo signore (che per quel poco che ricordo di lui, avendolo visto una manciata di volte, mi era sembrato una personcina anche ammodo) quando si è sentito rispondere che "la società sportiva è aperta a tutti i bambini che vogliono divertirsi imparando qualcosa, nessuno escluso. NESSUNO. Questa è una regola sulla quale non intendiamo scendere a compromessi.".
Sottinteso, se non ti va bene quella è la porta.

Da un mese padre e figlio non si sono più visti. Il ragazzino è stato ritirato dal corso.

E io lo ammetto, sono una a cui sfuggono molte cose. Pensavo che questa mentalità esistesse solo nell'ambito del calcio, ma pare di no. Devono diventare tutti campioni. Devono andare tutti alle olimpiadi. Devono tutti arrivare sul podio. Devono tutti mirare al massimo.
C'è che vedete, sarà che io forse sono stata tirata su con cose completamente diverse per la testa e senza nessunissima ambizione, sarà che forse punto troppo poco sulle potenzialità fisiche del mio piccolo uomo (sbagliando, chissà...), ma proprio non riesco a comprendere come possa essere che nella testa di un padre (ma anche di una madre eh) si formi l'idea che un figlio debba soddisfare il proprio personale orgoglio arrivando a vette dove, forse, non è riuscito ad arrivare lui, calpestando tutto quello che trova lungo la strada e che non gli torna utile. Tutto ciò che non è perfetto.



2 commenti:

roberta ha detto...

Calcio, judo, nuoto, basket, pallavolo.... tutti campioni con genitori hooligan minano la bellezza degli sport.
Roberta

Patrizia Gabibba ha detto...

pensa che nel quartiere di maria merola hanno fatto una piccola sfilata di moda per bambini, in occasione della festa del quartiere... io ho portato la piccola a provare dei vestiti e alcune mamme erano già lì.,per scegliere i vestiti migliori per le loro bimbe, perchè non sfigurassero...:-(