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giovedì 3 settembre 2015

Powernasate da rapporti umani - e inauguriamo un nuovo tag

Oggi il Gatto Alfa ha progettato di portare il Power al cinema, a vedere i Minions. Gli ha proposto di invitare il Pi (lo chiamerò così, è un compagno di scuola del Power dall'asilo e lo sarà anche alle medie, uno dei pochi che il Power ritiene un amico-co da un paio di anni). Si sono sentiti quindi via SMS. Nel frattempo io sono di sopra in camera mia a mettere la biancheria pulita, asciutta, ritirata dallo stendino e piegata nei cassetti.

Il Power chiede al Pi di venire al cinema.
Il Pi risponde "si ma solo se non andiamo a vedere i Minions, che li ho già visti".
Il Power ribatte che è l'unico film che danno oggi, e gli piacerebbe vederlo assieme a lui, per poi fermarsi a mangiare al Mac Donald's che il papà offre per tutti.
Il Pi rifiuta.

Il Power fa le scale lentamente, lo sento passare dalle scale alla sua stanza. Singhiozza. Lo chiamo, appare alla porta, lo invito ad entrare, ci sediamo sul lettone. Inizialmente non vuole dirmi cosa lo fa piangere, ma io insisto: ha la faccia del dolore dell'animo. Non del capriccio, non della rabbia, ma del dolore, con gli occhi gonfi, rossi e spalancati, la bocca a smorfia come i neonati ma che tentava di contrarre per dimostrare a forza (e invano) un minimo di orgoglio da testosterone incalzante, cosa che fa stringere lo stomaco a qualunque madre come solo una madre sa.
Poi piano piano si apre e mi racconta cosa è successo. E la frase che gli esce a sillabe tra un singhiozzo e l'altro mi strappa un pezzo di cuore:
"io però pur di stare insieme con lui mi sono pur visto lo stesso film due volte, prima di Natale, e non glie l'ho neanche detto che lo avevo già visto per non farlo restare male!". 

E quindi ci siamo arrivati.
Siamo arrivati a quel punto della crescita nel quale essere considerati dagli amici è più importante di qualunque soddisfazione diano mamma e papà. La cosa bella non era il fatto che papà gli proponesse di passare un pomeriggio insieme al cinema tra loro due ("tra uomini, mamma", mi diceva una volta), ma l'idea che ci andasse un amico. Altre volte ci sono andati lui, il papà e uno o due amici, ma che ci fossero o meno gli amici era un dettaglio irrilevante. Oggi qualcosa è cambiato. Se il cinema fosse stato in paese anzichè a 35 chilometri da casa, ci scommetterei che avrebbe detto al papà "rimani a casa, non servi".
Ci siamo passati tutti.

Siamo arrivati alle prime nasate, le prime delusioni umane, che a quell'età fanno un male cane perchè si è sempre vissuti nell'illusione che "siamo tutti amici e le litigate si aggiustano con poco", e ogni "no" valeva quanto un "si", non faceva male dentro. E anche da qui ci siamo passati tutti.
E ho la sensazione che l'avergli fatto una bonaria maternale su quanto lo capissi, sul fatto che lo so che fa male quando una persona non risponde alle nostre aspettative ma lo sbaglio è nostro a darle un peso esagerato, e che gli Amici-ci con la A maiuscola si contano sulle dita di una mano e avanzano sempre delle dita, sia servito a poco. Il Power inizia a dare molto, moltissimo peso al modo con cui i suoi amici rispondono ai suoi inviti, alle sue iniziative, alla sua presenza. Vuole essere stimato. Ci tiene ad essere accettato.
Noi, mamma e papà, non gli bastiamo più. Non c'è più nella sua testa il "chi se ne frega, se non mi vogliono torno da mamma e papà", gliene frega eccome.
E a me addolora che debba scontrarsi già adesso con queste cose, con il fatto che i rapporti umani sono la cosa più difficile della vita da gestire, soprattutto per uno come lui che non è mai stato per carattere il compagnone di tutti, così come suo padre e sua madre, e proprio perchè so quanto difficile sia trovare la propria dimensione e soprattutto quanto tempo ci voglia prima di maturare in questo senso, so quanto soffre. Ma non posso farci nulla. E' la sua strada. E' la sua crescita. Tutti siamo cresciuti prendendo nasate con amici che credevamo Amici e che almeno una volta ci hanno deluso, ed è stata la strada obbligata per capire che le persone non sono tutte uguali. Per queste nasate posso solo offrirgli una spalla su cui appoggiarsi finchè non riprende le forze. Non posso nemmeno più mediare tra lui e il Pi o chi per lui come facevo fino a un po' di tempo fa, perchè il Power non vuole più che mi metta in mezzo su queste cose, e ha ragione: è grande per avere la mamma che gli gestisce le amicizie. L'unico lavoro che può fare la mamma è per dietro.

Il Power è partito con quella che "basta, col Pi ho chiuso, questa cosa di oggi significa che non mi vuole e io non voglio più lui".

Ma anche no, Power. Se ci pensi, il Pi è sempre venuto a cercarti quando faceva comodo a lui: per i compiti, perchè gli mancava uno per completare la sua squadretta di calcio in strada, per fargli da compagno di strada per andare al centro estivo senza mamme appresso dato che abitiamo a cinquanta metri da lui (unica condizione che abbiamo posto io e sua madre per lasciarceli andare in autonomia, almeno per questa estate). Per giocare semplicemente insieme lo sei sempre andato a cercare tu, fai mente locale e te ne rendi conto da solo. E un milione di volte ti ha detto "o giochiamo a calcio o non giochiamo insieme", e te ne sei tornato a casa con le pive nel sacco dopo cinque minuti di partita perchè tu a calcio sei una frana e lui e gli altri suoi amici ti prendono in giro, togliendoti il divertimento. Tante persone sono così. Bisogna prenderne atto e accettarle come sono. Il Pi non è cattivo, è solo un po' egoista, e se ci pensi un po' egoisti lo siamo anche io e te per altri versi. Il Pi ha pensato al film, non a te che lo invitavi. Non ha nemmeno proposto una alternativa, nè ti ha detto qualcosa tipo "ci vediamo un altro giorno". Ha solo detto "allora no", stop. Non è una cosa che puoi cambiare. Solo, visto che hai capito che il Pi è così, la prossima volta che ti cerca per qualcosa e non per la tua compagnia, accetta solo se va anche a te, non "pur di stare con lui". Questo carico di affetto riservalo per qualcun altro che lo merita, come il Gi, che per te farebbe qualsiasi cosa da quando avevate tre anni. Ti ricordi l'altro giorno? Stavate giocando con la Wii, lo stavi inondando di commenti logorroici e di consigli non richiesti ogni volta che faceva una mossa con il suo personaggio, ero stufa di sentirti perfino io che stavo dietro di voi a tagliare la verdura per la cena e non giocavo; gli ho chiesto ironicamente se gli venisse mai voglia di mandarti a quel paese, hai sentito cosa mi ha risposto? "No, a me il Power va bene così".

Oggi inauguro un nuovo TAG: lo chiamo "preadolescenza che avventura". Ci sta a pieno.
No, il Power non è più un bambino. E' un ragazzino che inizia a fare i conti con le sue emozioni.
E io, di riflesso, per certi versi, con le mie.






5 commenti:

Anonimo ha detto...

Pensa che io mi faccio già di questi problemi e il mio ha solo 8 anni...So che è un percorso inevitabile ma duro da affrontare perchè, come dici tu, le emozioni da tenere a bada a volte sono più sue che mie..
Posso solo mandarti un abbraccio
Anna

Andretta Baldanza ha detto...

Solidarietà completa col povero Power e con te.
Capisco perfettamente il punto, e capisco la sofferenza di tuo figlio perché ero anche io così, ci tenevo un sacco e ci restavo malissimo in caso di disillusione.
Mio figlio maggiore, ora quindicenne, non è mai stato così invece o quantomeno, non lo ha mai dato a vedere.

Però, che sia detto tra me e te...... 'sto Pi meglio perderlo.......

Anonimo ha detto...

Eh lo so...il muso va sbattuto per potersi costruire un pezzettino di corazza che serve, prima o poi, a farci provare meno dolore...
L'anno scorso è toccato a mia figlia più grande all'inizio della scuola media: due delle sue migliori amiche non sono capitate in classe con lei...i pianti, le angosce, la fatica dei primi giorni di scuola, ma per lei era comunque importante mantenere l'amicizia, i rapporti...tutti i giorni a ricreazione andava da loro a salutarle, finchè le due "amiche" le hanno fatto recapitare una lettera in cui le dicevano senza mezzi termini che la loro amicizia era finita, che dovevano guardare avanti e farsi nuove amicizie, quindi lei poteva anche essere "cestinata".
Non ti dico il dolore che ha provato! Uno schiaffo che però le servito a svegliare il suo orgoglio! Dal giorno dopo è andata a scuola con un'angoscia sempre più lieve e ha guardato avanti, tanto che queste due ad un certo punto le hanno chiesto scusa, dopo essersi meravigliate della reazione avuta da mia figlia! Credevano di vederla in lacrime per tutto l'anno!...Purtroppo è vero che a quest'età sono fragili e anche molto "stronzi"...star loro vicino e dargli forza è importante, ma l'esperienza è ancor più salutare!!
Scusa il pistolotto!!
Un Bacio!

Silvia

Mamiga ha detto...

@Andretta Baldanza: vero, il Pi a sto punto può anche andare a farsi un giro da solo. Il guaio è che questo Pi è richiestissimo: perchè gioca bene a calcio, perchè ha la casa pheega con la piscina pheega, perchè ha tutti i giochi che vuole (e con cui far giocare gli amici), per un sacco di motivi molto contingenti che lo rendono "attraente". Difetta in sensibilità però, per ora. E mi sa che il Power se ne è accorto. E non è una mancanza da poco.

@Silvia: no, cioè, leggendo il tuo racconto mi sono venuti i brividi. A questa età davvero non sanno misurare l'effetto che ha sugli altri un gesto di cattiveria (perchè scusa, ma il comportamento delle due ragazzine nei confronti di tua figlia è cattiveria allo stato puro per come la vedo io). Brava tua figlia a reagire, ma quanto deve aver sofferto!

Anonimo ha detto...

Anch'io le ho trovate perfide e ingiustificabili anche se "piccole"...ho detto a mia figlia che l'amor proprio viene prima di tutto e che una bella dose di rabbia e indifferenza le avrebbe fatte sentire delle cacchette!!!...e questo è stato! ;-)

In bocca al lupo per la nuova avventura scolastica!!

Silvia