E' iniziato tutto a fine gennaio.
In questi undici mesi me lo hanno guardato, palpato, schiacciato, tirato, sforacchiato, ecografato, colorato col pennarello, ubriacato di sostanze chimiche, tagliato e ridotto, ricucito, incerottato, tatuato, fotografato, irradiato, impomatato, ustionato, disinfettato.
Adesso basta. Oggi ho terminato la radioterapia, e quel che mi rimane da fare per lui non è più nulla di invasivo.
Adesso me ne prendo cura io del mio seno, per quel che mi compete. Mi guardo allo specchio e vedo una cosa orrenda, piena di segni, di bolle, di ustione, con due cicatrici lunghe e brutte, di un colore che ricorda la carne cotta alla brace. Ma non l'ho mai amata come ora. E pian piano la aiuterò a ritrovare la sua bellezza, sperando che tutto questo non si debba ripetere mai più.
E come mi ha commosso, oggi, il medico, quando mi ha detto "signora oggi è arrivata al termine di questo percorso, adesso la strada sarà tutta in discesa", con la stessa commozione auguro a chiunque passa di qua di vivere un anno come quello che ho appena trascorso io: un anno da ricordare per l'intensità delle emozioni belle che hanno preso il sopravvento sulle brutte, per le amicizie che ho stretto, l'affetto che ho visto farsi concreto e moltiplicarsi a dismisura, il coraggio che ho riscoperto avere dentro, la voglia di vivere e di difendere la vita. Auguro a tutti di riuscire a trovare il "lato buono della faccenda" sempre e comunque, anche quando richiede del tempo, anche quando è più forte la tentazione di prendere "la faccenda" a calci e scappare in Patagonia o in qualunque altro posto.
Buon 2011!

Ps. prima della visita, oggi pomeriggio, il dottorino (che non ho mai visto prima in quel reparto) mi ha raccomandato di sedermi al centro del lettino e non ai piedi, "perchè sa, signora, non si sa mai con questi lettini, è capitato che...". Niente, è capitato che una certa storia ha evidentemente fatto il giro dei corridoi del reparto!




), ma mi sono ridimensionata presto, e nel silenzio del mattino rotto solo dal rumore del motore della mia Greta e i campi ghiacciati che mi scorrevano a destra e a sinistra sotto a un cielo di cristallo e nubi, pensavo ai buoni propositi per l'anno nuovo. Come da bambina mi aveva insegnato la mia mamma ho continuato a farlo ogni anno, in primis propositi molto materiali, più avanti obiettivi personali da raggiungere, riguardanti per lo più lati del mio carattere da cercare di migliorare. E quest'anno?
. Rompo la mia personalissima e banale tradizione e mi astengo dal fare progetti su di me. Non è il momento, e poi ho la netta sensazione che come i numeri dei giorni siano solo parentesi che noi uomini abbiamo imposto al tempo per darci una regola, così ci sono delle cose per le quali queste parentesi non vanno affatto bene, non servono ad altro che aggiungere ansia ed angoscia per una scadenza imminente. Di scadenze ne ho fin troppe: la scadenza della rata del mutuo, l'assicurazione dell'auto e la revisione, i compleanni, l'ora del pranzo e della cena, il quotidiano è pieno di scadenze e di orari da rispettare.
?
è stato lo scambio di battute con la dottoressa radiologa, o meglio, fantastica è stata la sua faccia. Mentre aspettavo in sala d'attesa passa, mi guarda e la faccia le diventa violacea, nel trattenere una risata che secondo me, se solo non avesse avuto il camice bianco addosso sarebbe esplosa con ben poco senso del decoro.


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Come il papà quando fa il donatore di sangue? 













. Non puoi andarci lunedì?
vado via prima delle nove, così sono lì presto e presto esco, evitando così tutta la coda delle ore di punta.
