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domenica 23 marzo 2014

Crisi di coscienza

Stanotte ho dormito male.
Veramente sono diverse notti che dormo male. Mi sveglio ripetutamente a causa dei dolori articolari, in questo periodo mi si sono tornate a gonfiare le mani e i piedi, e ultimamente mi fanno male anche le ginocchia. Il destro spesso, mentre faccio le scale, cede e mi devo appoggiare al corrimano per non cadere. Non sto neanche a tornare dal medico. A che pro? Per sentirmi dire sempre la stessa cosa? Che non si può far niente, che me la devo tenere, che questa malattia è fatta così. E ormai non mi stupisco più di nulla, quindi rismarmiamo benzina e code inutili.

Il dolore mi sveglia, i pensieri mi impediscono di riassopirmi. Niente di grave, sia chiaro. Solo rimorsi di coscienza. E la coscienza è una brutta bestia.
Stiamo preparando la prima Comunione del Power, che si terrà il quattro maggio prossimo. E' un momento di gioia perchè lui lo è davanti a questa prospettiva. Noi ci si sta dando da fare per la parte logistica. Faremo il rinfresco a casa nostra per risparmiare qualcosa (lo dico francamente, di più non si può, e ci si adatta), da un mese sto lavorando alle bomboniere e mi sto divertendo a farle e a confezionarle, giovedì prossimo andremo a ritirare la tunica, e tante altre piccole cose.
A fare un po' di outing forse solleverò qualche obiezione (e qualcuno ci rimarrà anche male forse, non so), ma ognuno le cose le fa come crede, nessuno ha il diritto di giudicarle, e parto dal presupposto che se le persone arrivano a quarant'anni a prendere determinate decisioni è perchè le esperienze della vita (per quanto poche se ne possano fare in quarant'anni rispetto a chi ne ha di più) le hanno portate ad agire così.

Mi sono sposata in chiesa perchè ci credevo. Ho battezzato mio figlio perchè ero convinta fosse la cosa giusta. Poi passano gli anni, si avvicendano gli eventi, rifletti e fai quattro conti con la realtà, noti degli scollamenti tra quello che pensavi e quello che vedi e senti e vivi, e la prospettiva cambia. Ho letto da qualche parte che solo gli stolti non cambiano mai opinione.

Lo dico chiaramente. Fosse stato per me, mio figlio non l'avrei condotto a prendere questo sacramento.
Ho i miei motivi. Ho le mie convinzioni che non sono tenuta a spiegare a nessuno.
Ma un figlio lo si fa in due e lo si cresce in due, e dato che sono da sempre convinta che una coppia di sposi potrà anche essere un corpo e un'anima ma NON E' una testa sola bensì DUE e ben distinte, non si può sempre e solo imporre la propria volontà, e il compromesso è, oltre all'amore, la cosa che - ne sono certa - spesso e volentieri ha fatto da collante tra me e mio marito.
Per mio marito, che il Power faccia la prima Comunione, è importante. Ha le sue ragioni, discutibili che siano o meno (lui parla - tra le altre motivazioni - di tradizione, concetto che in questo caso io aborro come la cosa più assurda, dato che per me la religione è qualcosa di decisamente più sostanzioso di una tradizione portata avanti per forza di inerzia), ma per lui è importante. E in cuor mio ho preso la decisione di accettare questo compromesso. Non si sfascia un rapporto per una cosa del genere. Non lo si mette nemmeno in discussione. IO non voglio metterlo in discussione per questo. Come dice una mia cara amica, in fondo, "male non gli fa".
Sarà.
Io però non sono tranquilla. Perchè chiaramente mi viene chiesto di partecipare emotivamente a questa cosa, e io mi rifiuto. Mi rifiuto di partecipare al ritiro spirituale una settimana prima (per i soli genitori peraltro, e il fine mi è sconosciuto dato che noi, la prima comunione, la si è già fatta più di trent'anni fa), mi rifiuto di partecipare alle riunioni che non abbiano altro scopo che quello puramente organizzativo (quando possibile, dato che devo fare comunque i conti con i turni del Gatto Alfa, e le sere a casa da solo il Power non ce lo posso assolutamente lasciare). Categoricamente. Io sono fatta male, sapete. Se mi impunto a tenere chiusa una porta, ci piazzo davanti anche un armadio se non bastano i chiavistelli. Poi però, da dentro, ci rimugino. Questa cosa mi urta e non mi lascia l'animo in pace.
Perchè si, perchè per me la religione è una cosa seria, e ho l'impressione che dicendo a mio figlio "vai e fai perchè si è sempre fatto così" come vuole suo padre, gli do un insegnamento sbagliato. E questa cosa mi rode da morire. Io credo che esiste un dio, mi ritengo cristiana perchè è il modo con cui mi è stato insegnato a vivere la religione (uno come gli altri, diverso solo nel nome e nell'interpretazione, ma è solo il mio modo di vederla), ma non credo in questa chiesa da diversi anni e su questa cosa nessuno mi può far cambiare idea, però in seno a questa chiesa gli faccio fare un sacramento. Il ridicolo (mi si passi il termine) è che mio marito la pensa alla mia stessa maniera su questo punto, ma ci mette sopra il "si è sempre fatto, si fa" che a me non va proprio giù. Mi sembra di raccontare a mio figlio una storiella imponendogli anche di viversela. E per come sono fatta io - male, perchè quando le cose le si vuol vedere o bianche o nere senza variazioni di grigio si fa fatica, spesso, a trovar loro una collocazione giusta - è un boccone grosso da ingoiare.
Anche se continuo a domandarmi chi sono io per imporre le mie convinzioni a mio figlio, che dopotutto è una persona a sè e ha il diritto di costruirsi le sue personali opinioni sulle cose prima di farsi un'idea attinente alla propria esperienza di vita, come io ho potuto farmi la mia liberamente. Perchè il succo del problema, alla fine, non è "credere o non credere e in cosa credere", su questo ho le idee ben chiare, ma la mia posizione rispetto a mio figlio e le scelte che, da madre, almeno per qualche anno ancora devo fare per lui. Molto concretamente.

E' una lotta intima, personale, che stamattina avevo bisogno di buttar giù sullo schermo per alleggerirmi un po', avevo bisogno di un pezzetto di blogterapia alternativa dopo una notte faticosa, intrisa di pensieri pesanti. Che la coscienza, appunto, è davvero una brutta bestia.

Ieri, chiacchierando con un'amica (mamma) di questa cosa, ho scoperto di non essere la sola madre a pensarla in questo modo. Un po' mi consola, perchè mi sento un po' più normale.
Ho anche saputo che non sono la sola che per il proprio figlio, assieme al suo compagno, ha preso la stessa decisione (e qui do atto a mio marito che, per questa cosa, il compromesso lo ha accettato lui): al Power non imporremo la Cresima, tantomeno il percorso di preparazione ad essa; da grande - quando vorrà - deciderà se si o se no in tutta libertà. Ergo, a meno che non sia lui a chiederlo (il che è anche possibile dato che lui ci va volentieri, e in quel caso ben venga), a settembre non riprenderà a frequentare il catechismo, anche se continuerà a frequentare le ore di religione a scuola. Mi attirerò commenti poco carini da più di qualcuno, soprattutto da una certa parte della famiglia (quella dell'omo), ma alla fine penso che ognuno si cresce i propri di figli come meglio crede, e il Power è figlio mio. Non sarà certo questa cosa a fare di lui una persona migliore o peggiore di quello che potrebbe essere, dato che, e non venitemi a dire che non è vero, il buono e il meno buono c'è tanto in chiesa quanto sul sagrato. Tanto vengo comunque contrariata già per tante decisioni che prendo per lui, con tanto di corredo di acidità di stomaco (mia), un motivo in più o uno in meno non farà sta gran differenza.

Sui blog passano sempre meno persone a commentare, ma qui lasciano ancora il segno tante persone che mi fa sempre piacere leggere. Su questa cosa, però, chiedo la cortesia di non commentare con frasi polemiche. Soprattutto vi chiedo di non giudicare. Ho fatto fatica a scrivere questo post, mi sono sforzata di farlo perchè ne sentivo, stamane, un estremo bisogno.



21 commenti:

Sara L'arcobaleno di Sara ha detto...

Cara Sara,
ti ho letta con interesse e condivido molti dei tuoi argomenti. Anch'io mi sono sposata in chiesa perché ci credevo fortemente...oggi forse (e sottolineo FORSE) la mia idea sta cambiando. Come te non condivido troppi punti con questa chiesa che trovo purtroppo sempre più giudicante e meno accogliente. questo non mina la mia Fede in Dio che resta immutata, ma solo la mia voglia di aderire alla chiesa dell'uomo, perché di questo si parla.
Io sono stata cresciuta da una catechista (mia madre) e un padre ateo. Ho avuto modo di scegliere.
tutti dovremmo.
ti abbraccio
Sara

ps: voglio vedere le bomboniere!

Mamiga ha detto...

@Sara: le bomboniere le mostrerò volentieri (e con orgoglio, perchè ne sono soddisfattissima!) a consegna effettuata :-)
Per il resto grazie per il tuo pensiero. Lo apprezzo molto.

Patrizia Gabibba ha detto...

il fatto che tu ti ponga dei problemi, che ci pensi molto, sta solo a dimostrare che sei una persona seria e una brava mamma...io sono una credente tiepida...mi son sposata in chiesa perchè ero minorenne all'epoca e mia mamma non mi avrebbe fatta sposare in comune. Non mi è dispiaciuto all'epoca fare frequentare la chiesa ai miei figli, perchè cmq non era un ambiente negativo...oggi non lo farei più...cmq nel frattempo loro son diventati atei...io sto ancora qui a farmi domande...

Isabella ha detto...

Cara Sara, ho letto con interesse il tuo post e mai mi permetterei di criticarti, io fra l'altro non mi pongo mai il problema di quello che pensano gli altri! Tu pensa che io ho una figlia di quasi 11 anni, sono andata a convivere un mese e mezzo prima che nascesse e mi sono sposata con rito civile (mio marito non ne voleva sapere di sposarsi in chiesa) nel 2012 quando mia figlia aveva già 9 anni. Mia figlia ha fatto la comunione e tuttora frequenta il catechismo. Mi definisco credente, ma a volte penso che io abbia un forte bisogno di credere a qualcuno che esiste e ci protegge da lassù, soprattutto in certi momenti.
Tuo figlio che ritengo un bambino molto in gamba, da quello che leggo abitualmente, vedrai che già a questa età saprà decidere se continuare il percorso o meno...e poi crescendo potrà anche cambiare idea e sarà sempre lui a decidere.
Purtroppo il mondo della chiesa a me a volte sembra un pò bigotto, si predica bene e si razzola male! Non è sempre così, la mamma di una compagna di mia figlia è l'esempio vivente di una ragazza cresciuta a pane, chiesa, impegni in oratorio etc... ed è una persona dal cuore grande e di cui non dubiterei mai!
Dormici su (ma dormi però!) e non stare ad angosciarti, per me tutto sarà naturale e se gli altri parlano, lasciali parlare!
Isa.

Anonimo ha detto...

Ciao,
io non sono sposata ed ho un bimbo di 5 anni.
Ho fatto la comunione perché cosi usava fare 30 anni fa, ma non sono cresimata.
Già adesso mi chiedo cosa farò se mio figlio mi chiederà di fare catechismo perché i suoi amici lo fanno e perché la comunione "porta regali".
Se riuscirò, vorrei non fargliela fare e farlo decidere da grande.
Un abbraccio da chi ti segue sempre ma commenta molto poco.
Claudia

Anonimo ha detto...

Difficile non giudicare o polemizzare...io sono daccordo con chi ha detto "tanto male non fa" beh in questo mondo malato dove i valori, il rispetto e la buona educazione sono in via di estinzione, un pò si sano catechismo non può che fare bene alla crescita nostri figli, ovvio la fede è personale, ognuno crede alla sua maniera o non crede proprio a niente. Un mio amico non credente ha dovuto fare i tre sacramenti prima del matrimonio in chiesa perchè la sua fidanzata voleva così, quindi può succedere che non si è comunque liberi di scegliere...ne da piccoli ne da grandi!
Dormi tranquilla ci sono cose peggiori che una "Prima Comunione".
Marilisa.

Mamiga ha detto...

Marilisa, mi sa che non hai colto il senso del post.
Peccato che il catechismo non ti garantisca affatto di avere, un domani, delle persone che portano più rispetto e più educazione di chi non lo frequenta. Le carceri sono piene di gente che ha frequentato il catechismo e ha preso i sacramenti, sai? Quanto ai valori di cui parli io li ho sempre considerati importanti A PRESCINDERE dalla religione in cui uno crede, perchè sono solo mezzi che ci permettono di costruire qualcosa di buono. Ci sono famiglie atee più sane e più positive, più aperte e più serene di tante famiglie che si dichiarano cristiane. Ne conosco più di una, non parlo per partito preso. Come ho già scritto nel post, conosco persone splendide che non mettono mai piede in chiesa, come persone che si consumano le ginocchia sui banchi ma fuori sono odiose, così come il contrario.
E ancora, se una persona decide di prendere i sacramenti per accontentare chi ama e potersi sposare in chiesa non la ritengo meno libera di chi non lo fa: semplicemente mette l'amore verso questa persona davanti a dei gesti che, comunque, per lui/lei rimangono senza valore, e farli gli costa meno che mettere in discussione il rapporto. Male non fa? Cos'è, una scaramanzia?

Quanto a "cose peggiori di una prima comunione", ti invito a leggere qualcosa di più di una semplice pagina di questo blog.

Mamiga ha detto...

Ah, dimenticavo.
A proposito di "sano catechismo", due anni fa a mio figlio faceva catechismo una suora.
Mio figlio è vivace, turbolento, è difficile catturare la sua attenzione al punto da tenerlo buono ad ascoltare.
Un pomeriggio, durante un incontro di catechismo, la suora evidentemente esasperata se ne esce rimproverandolo così: "Se devi fare così, tanto vale che te ne stai a casa".
Bene. L'HO TENUTO A CASA.
Perchè Gesù Cristo ha detto "lasciate che i bambini vengano a me", e non "lasciate che i bambini buoni, educati, ordinati, silenziosi, obbedienti, vengano a me".
Questo è il SANO catechismo?

Anonimo ha detto...

Vedi che e difficile non giudicare o non polemizzare. Credo di non averlo fatto ma ho solo dato un mio parere senza entrare nel personale, poi ogni caso e a se e io non posso fare di tutta l'erba un fascio. l'ultima mia frase era per augurarti di passare una bella giornata il giorno della Prima Comunione.
Marilisa.

Laura A. ha detto...

Mio figlio è stato battezzato d'urgenza in ospedale, senza che nemmeno ai genitori sia stato chiesto cosa ne pensavamo. Poi ci è stato detto che se non eravamo d'accordo bastava dichiararlo perché avevano fatto un
" battesimo a tempo " !! In pratica scadeva, come il latte ... poco che mi pareva una cavolata e il battesimo è rimasto tale, perché per me ( e per mio marito) un battesimo è un battesimo.
Poi però non ha fatto comunione e cresima, dato che a causa dei suoi problemi, per lui non avrebbe avuto senso.
Critiche? Ne abbiamo avute, ovvio. Pazienza. Ci si fa il callo!
Ciao Sara!

Sara ha detto...

Ciao Sara,non leggo gli altri commenti perchè così non correro' il rischio di farmi influenzare....
io ho due bimbi più piccoli del tuo, ma che hanno comunque iniziato il percorso del catechismo...faranno la comunione in 5 elementare e già adesso che la più grande è in seconda, ci sono incontri periodici con i genitori: io trovo assurda questa cosa, perchè sì che i genitori partecipino a questo evento, ma infondo il sacramento lo abbiamo preso a suo tempo...BASTA!
In relazione al discorso del tuo rimorso di coscienza...stai tranquilla:è proprio quello che vivo quotidianamente anche io!!!Credo in DIO, ma non in questa chiesa e scelgo il compromesso con mio marito, che dice la stessa frase del tuo "SI è' SEMPRE FATTO COSI'"...l'unico neo di tuttta questa vicenda(almeno nel mio caso), è che i miei figli sono troppo svegli per non capire che la loro mamma ha qualche dubbio e/ riserva....e semmai me ne chiederanno conto...non potro' raccontre loro delle frottole!!

Anonimo ha detto...

Ciao Sara,
sono molto d'accordo con te. Usare il pensiero critico è sempre utile e anche in questo caso: vai e fai, ma lascia perdere raduni e ritiri che a parer mio hanno il solo scopo di tenere legate le persone sempre più, magari agendo sul senso di colpa. Anche mio figlio 16enne è senza cresima: prima stavamo in prov. di Bologna, lì fanno due anni di preparazione subito dopo la comunione, ed è fatta. Poi ci siamo trasferiti in Friuli, qui ci vogliono anni e anni... fino ai 16, anzhe dopo. Il senso mi sembra chiaro: tenerli in chiesa il più a lungo possibile. Religione a scuola, Ok perché la nostra cultura è questa (B. Croce dixit) e non si può capire l'arte o molta letteratura se non si conosce la cultura cristiana. L'anno prox però mio figlio "non si avvale" perché è diventato solo un guardare film e fare discussioni. Amen! :-)
Un caro saluto,
Paola

roberta ha detto...

Non vedo la Cresima, che nella mia parrocchia udinese si chiamava Confermazione, come un obbligo di tenere legati i ragazzi alla chiesa più a lungo possibile ma come una maggior possibilità di scelta autonoma rispetto a quanto deciso dai genitori per un bambino delle elementari/prima media.
Miei figli sono stati battezzati tardissimo, contro il volere di tutto il parentado e solo io a difendere le mie convinzioni religiose. Stanno facendo un percorso di catechesi sia scolastico che oratoriano, gli incontri per noi genitori per me sono spunto di riflessione perché da qualche anno mi sono riavviciata a quella Chiesa dalla quale sono stata lontano per tanti anni. E' pur vero che gli uomini di Chiesa sono uomini e non sono al di sopra di tutto. Conosco genitori atei che non rifuggono o denigrano le scelte altrui e consentono ai loro figli di partecipare libemente al catechismo. Mi sembra un approccio assolutamente liberale.
E io, pur credendo, ho lasciato ai miei figli la possibilità di scegliere se percorrere o meno questa strada, spesso infastidita (lo ammetto) da quei genitori che brontolano in continuazione per i ritiri (due l'anno), la Messa o le iniziative legate alla vita in Oratorio. Ricordo che quello non è solo un parcheggio estivo a chiusura scolastica: troppo comodo dare giù ai preti e alla chiesa ma ricorrere a loro ogni qualvolta non sanno dove piazzare i figli!
Detto ciò, ritorno nel mio mutismo.
Roberta

Anonimo ha detto...

Cara Sara, ti capisco perfettamente!!! la penso esattamente come te e per questo ho deciso di non far fare comunione e cresima ai miei figli!!! non potrei esprimere meglio di te un sentire così comune!!!
All'inizio mio marito non era così d'accordo per lo stesso motivo del tuo (anche se lui la cresima non l'ha fatta e ci siamo sposati in comune perché nessuno dei due crede alla "sacralità" del matrimonio....), ma quando gli ho detto: "Ok, se per te è importante, te la vedi tu! in Chiesa e ai ritiri ci vai tu, ti impegni tu in primis!", la sua convinzione è crollata come un castello di carte!
Non sopporto l'ipocrisia di chi "costringe" i propri figli a questi sacramenti solo per tradizione, e per il 99% dei genitori è così! è vero!!!
Per la prima volta in vita sono stata una mosca bianca, ma con convinzione e con la coscienza pulita!
Credo in Dio, ma odio troppo la Chiesa troppo falsa ed ipocrita per piegare anche in questo caso la testa!!
Lo dico sempre: il Cattolicesimo NON è IL Cristianesimo, ma una branca di esso!
vabbè va mi fermo e ripeto, ti capisco benissimo!!!
Un abbraccio.
Silvia Busati

Romina ha detto...

Premetto: ho subito passivamente i sacramenti perché "vanno fatti". Ad oggi non sono contenta di questa imposizione e non ho intenzione di farla a mia figlia. Non è che non credo nella chiesa, io non credo assolutamente in dio, che è diverso. Dal catechismo non è mi è derivato nulla di male, ma non penso mi abbia insegnato nulla al di là delle preghiere o degli aspetti prettamente "tecnici", per così dire, della religione. In compenso, la dedizione al lavoro, l'onestà, la sincerità, l'aiutare in silenzio, il trovare il buono in ogni circostanza e molto altro mi sono stati insegnati dalla mia famiglia e dalle persone che ho incontrato sul mio cammino (quasi nessuna delle quali è cattolica praticamente. Mia figlia crescerà in base a questi principi anche se non frequenterà una chiesa (se non lo vorrà). Qui si sta perdendo di vista un punto molto importante: i sani principi non sono prerogativa esclusiva di chi frequenta la parrocchia. Mi pare una soluzione un po'di comodo che sgrava la coscienza in qualità di esseri umani e, forse, a volte, di genitori. Se un ragazzino fa il bullo con i compagni, non è perché non ha fatto catechismo, è perché i genitori non gli hanno insegnato cos'è il rispetto. Aver fatto catechismo, aver frequentato più o meno assiduamente la chiesa non è una garanzia di buoni sentimenti o di sani principi. Onestamente, non vedo perché mia figlia debba venir su come una bestiolina maleducata solo perché non è battezzata. Ho conosciuto molte persone che millantano buoni sentimenti e un cuore puro solo perché vanno a battersi il petto la domenica in chiesa. Aver ricevuto i sacramenti non è una garanzia di integrità morale o di sani valori, mi dispiace. Altrimenti, non si spiegherebbe perché approssimativamente il 99,9% delle teste d'abbacchio che conosco hanno frequentato regolarmente la parrocchia. Io non mi schiero contro il credente, più o meno praticamente che sia, perché non mi interessa, non è un mio problema e non vedo perché non potrei imparare qualcosa da tutti. Ma per favore, che non senta dire che la chiesa e il catechismo sono la fonte di tutti i sani principi del mondo perché non è assolutamente vero. Comunque, anche il mio compagno avrebbe battezzato volentieri la figlia perché "si fa", nonostante lui non entri in chiesa per una messa penso da vent'anni. Anche io gli ho detto "ok, se ci credi, fallo. Io alla cerimonia non vengo, pensa tu a parlare con prete ed organizzare tutto e inizia ad andare a messa ogni domenica perché la religione, così come tutto il resto, si insegna anche col buon esempio". Ovviamente, se ne è guardato bene. ..Ah, a proposito...io ci parlo con le altre mamme: diciamo che spessissimo si battezza perché si fa, perché si temono i commenti dei parenti e perché si ricevono un sacco di regali utili e costosi e soldi per i bimbi. Questi, forse, sono sani principi?

Nuvola Sospesa ha detto...

Cara Mamiga', scusa se mi permetto di commentare (io che passo di qua molto raramente).

Non sto a leggere gli altri commenti. Solo: capisco le tue preoccupazioni, e ti ammiro per il compromesso che fai.

Solo una cosa: di chi mi impone una settimana di esercizi spirituali (solo i genitori, senza i bambini) penserei che sono pazzi.
Totalmente staccati dalla realta'.

Anche se non importa e non cambia le cose piu' di tanto, sappi che ti ammiro.

B.

Anonimo ha detto...


Ciao Sara
Vedo che il mio commento ha sollevato un polverone, prima di tutto non avrei mai collegato il carcere con il catechismo, due cose estreme secondo me, a mio parere chi è in carcere a un certo punto della vita si è trovato in una situazione o condizione disperata che lo ha portato a commettere un reato, la maggior parte di queste persone ovviamente avrà avuto una vita normale fatta anche di catechismo, altre no, ma esiste un censimento sulla questione per affermare determinate cose? mah...
Quando parlo di "sano " catechismo mi riferisco a quello fatto da persone normali che mettono a disposizione il loro tempo in maniera volontaria per spiegare la parola di Dio e dove c'è rispetto e condivisione e ditemi se questo non è a favore dell'educazione dei bimbi? poi è ovvio che l'educazione, i valori principalmente dipendono dai genitori. Se poi ti capita la suora esaurita che non sa gestire un bambino vivace non si può neanche generalizzare e fare di tutta l'erba un fascio, lo ripeto ogni caso è a sè e ognuno parla secondo le proprie esperienze ma io non mi permetterei mai di generalizzare.
Io sono credente poco praticante, la chiesa purtroppo è fatta da uomini peccatori e fedeli imperfetti ma chi sono io per giudicare o per puntare il dito? (non sono perfetta nench'io ho i miei peccati)eppure qualcuno lo fa...
Veniamo al sacramento della Prima comunione senza pensare ai difetti della chiesa...è difficile ma dal momento che hai deciso di farla fare a tuo figlio la cosa più naturale è che tu genitore credente condivida appieno questo giorno di allegria e di festa con tuo figlio capendone il vero significato, poi se per qualcuno è più imporante la bomboniera piuttosto che l'abito che indosserà quel giorno beh allora vuol dire che non ha capito niente del significato del sacramento.
Ripeto questo è un mio parere basato sulla mia esperienza,
Sara del tuo blog ho letto molto più di una pagina proprio perchè ho ammirato fin dall'inizio la tua forza nel combattere la tua malattia, seguo spesso anche il tuo blog di cucito con interesse anche se ammetto che non sono brava quanto te, mi dispiace essere stata fraintesa o non essere daccordo in tutto quello che hai espresso nel tuo post.
Marilisa.

Mamiga ha detto...

Marilisa,
ammetto di aver scritto il post e risposto ai commenti in un momento di particolare foga e di poco controllo emotivo. Come ho scritto nel post, ho steso le righe dopo una notte intrisa più di pensieri e di rimorsi che di sonno. E i miei toni non sono stati proprio i più misurati.
Rimane il fatto che non sono d'accordo con il tuo punto di vista (che non mi sembra polemico nè mi sembrano polemici quelli delle altre amiche ma piuttosto proprio altri punti di vista), ma d'altra parte scrivendo in un blog pubblico accetto (e non è sempre facile con il mio carattere, ma fa parte del "gioco") anche questa cosa.
Il messaggio centrale che volevo trasmettere non era tanto il mio modo di vivere la fede o la non-fede, quanto la difficoltà mia di accettare con mio marito un compromesso come questo, che implica il mettere l'importanza del nostro legame davanti alle mie convinzioni personali profonde. Per me è stato difficile dire "ok, per te-marito- è importante, facciamolo", ma non posso per questo ANCHE condividere emotivamente i contenuti di quello che mio figlio va a fare. Sarò una madre egoista, ma io per mio figlio sono disposta a fare tutto fuorchè andare contro me stessa. Perderei il rispetto che ho per me, e alla lunga (perchè sono convinta che i nostri figli certe cose o prima o dopo le capiscono) perderei anche il rispetto del Power.
A parte questo aspetto della cosa si, ho intenzione di vivere una giornata festosa, bella, se non altro perchè il Power sta arrivando alla Prima Comunione felice di farla, emozionato, contento perchè avrà tutta la sua famiglia con sè, e se lui è contento tanto mi basta. Tra l'altro lui NON SA (perchè nessuno finora glie l'ha detto, e ho raccomandato alla famiglia di non farlo proprio) che riceverà anche dei regali, sarà una sorpresa. E io anche la sua sorpresa voglio godermela tutta tutta :-)

Laura GDS ha detto...

Mi trovi perfettamente d'accordo: la religione e la fede non sono cose che avrebbero fatte/vissute "perchè è uso e consuetudine": la fede, ancor prima della religione, è qualcosa profondo ed intimo, non una tradizione come il palo della cuccagna alla festa del paese.
Mi spiace davvero tanto che tu ti ritrovi a vivere un peso sulla coscienza così grande. Un abbraccio.

Ulisse Di Bartolomei ha detto...

Le religioni sono al capolinea della storia! Nate quando nell'Europa e nell'Africa stavano pochi milioni di persone, si rivelano inadeguate in demografie di miliardi di individui. Dio, Gesù e un mondo "spirito" non sono in dilemma qui, ma i riti che si arrogano di gestirne gli approcci. Ne consegue che dobbiamo ripensare la religione, prima che ci travolga. Le estrapolazioni etiche dal misticismo monoteista appaiono sommamente interessanti, ma non sempre producono gli esiti sperati. Il “buon pastore” è un vanto del cattolicesimo rappresentato dal papa, ma cosa fare quando il pastore è vile e sacrifica le sue pecore? Perché nel cattolicesimo italiano spesso ci si suicida, invece di reagire ai soprusi? Siamo concreti: differente dai protestanti che di “pastori” non ne hanno, quello cattolico è un gregge disperato! Disquisiamo sulle vicende dei nostri tempi, dove i culti determinano i contegni dei popoli come mai avvenuto prima e l'urgenza di aggiornare il ruolo del misticismo, ci incalza da presso.

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Mamiga ha detto...

@Ulisse ecc.ecc. E quindi? Lezione di teologia? (Il post è di un anno e mezzo fa, ma non credo tu ne abbia colto il senso).