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lunedì 6 gennaio 2014

Dieci anni

Mi hai fatto ridere, piangere, arrabbiare, fare notti insonni, urlare, esasperare, camminare a un centimetro da terra, commuovere, mi hai fatto percorrere strade mai percorse prima, conoscere persone che non conoscevo, conoscere personaggi dei cartoni animati che a me fanno un po' schifo ma che a te divertono tanto. Mi hai fatto guardare il mondo da un'angolazione così particolare che tutto quello che era "prima" fatico a ricordare come era fatto.
Per te ho cambiato centinaia di pannolini, pulito centinaia di rigurgiti (a me, a cui prima di averti faceva schifo sentire qualcuno tirar su col naso), tirato su decine di lenzuola sporche di vomito, messo decine di supposte, centinaia di gocce, applicato qualche scatola di cerotti e spalmato diversi etti di pomate, ho imparato a tenere la scorta di antistaminici e di mercurocromo, comprato un numero considerevole di bottiglie di sciroppo, asciugato litri di lacrime, elargito migliaia di bacini taumaturgici, ho spiegato e rispiegato le stesse identiche cose più volte al giorno fino all'esasperazione, ho frullato silos di minestroni, ho ingoiato rospi con le tue maestre e riso fino alle lacrime delle tue uscite, ho fatto l'abitudine ai sempiterni sensi di colpa per la sensazione di non fare mai abbastanza e abbastanza bene. Ho ereditato i tuoi virus intestinali e i tuoi raffreddori, firmato le tue giustificazioni e le tue note, riparato i tuoi guai e rattoppato i buchi sui calzini, abbottonato tutine di ciniglia e allacciato scarponcini, ho fatto lo slalom col passeggino tra le corsie del supermercato e ti ho rincorso sulla ciclabile quando mi hai fatto vedere il fumo. Ho comprato vasetti di omogeneizzati, scatole di mattoncini lego, giornalini della Pimpa, bottigliette di bolle di sapone, matitoni colorati e quaderni a righe, righelli da trenta centimetri, bavaglie e felpe, libri e rotoli di plastica per ricopertinare, ovetti di cioccolato, matite triangolari, calzini dal numero 22 al numero 38 di piede. Ti ho accompagnato, affidato, aspettato e ripreso ormai migliaia di volte: all'asilo, a scuola, dai nonni, a judo, alle feste di compleanno, al centro estivo. E tante, tante altre cose ancora.

Mi hai reso mamma. E solo tu puoi chiamarmi mamma. Ormai la maggior parte delle persone che conosciamo a scuola, al catechismo e al Dojo non mi chiama per nome, io sono "la mamma del Power". Ed è la parola più bella del mondo, e anche se ogni tanto mi stufo di sentirla ripetere, tu non smettere mai.

Ma è un'ingiustizia accidenti. E' una cattiveria della natura che il tempo scorra così veloce. Perchè dal momento in cui ti hanno posato sulla mia pancia a braccia spalancate, col cordone ombelicale ancora attaccato e quel corpicino grigio-schifo tutto viscido e anora sporco di liquido amniotico, con quegli occhietti vitrei e bluastri e il bozzo sulla testa dal troppo tempo trascorso nel canale del parto che sarebbe sparito da lì a mezza giornata, sembrano passate dieci ore.

E invece sono dieci anni.
Buon compleanno amore mio.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Tantissimi auguri Gabriele da Cristina B. Giada Alessandro Ivan e tutto lo zoo di casa

Renata_ontanoverde ha detto...

Quante parole d'Amore, per descrivere un legame per la vita!
Tanti auguri al Power ed alla Mamma del Power ! un abbraccio Renata

Miss Marple ha detto...

...Mi hai fatto guardare il mondo da un'angolazione così particolare che tutto quello che era "prima" fatico a ricordare come era fatto...
Come condivido questa tua frase!
Anche se in ritardo...
Tanti auguri!!
Sonia

Ps: il commento di prima l'ho eliminato perchè non mi ha scritto la tua frase che ho citato ;)

Mamiga ha detto...

Grazie a tutte :)