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martedì 19 aprile 2011

Fino all'ultimo


-F. ha voluto parlare con l'oncologo oggi. Ha capito che gli stiamo nascondendo qualcosa.
-E l'oncologo che cosa gli ha detto?
-Gli ha dato una speranza. Come avevi suggerito tu. Non gli ha detto che quasi sicuramente non arriverà a maggio, gli ha dato una speranza.
-E lui?
-Lui è tornato a casa più sereno. E ora lo siamo anche noi.



Avevo detto alla mia amica M., due settimane fa, che certe cose non si possono nascondere, negare l'evidenza davanti a chi ti conosce fin dall'infanzia ed è ancora perfettamente lucido crea solo sofferenza sopra alla sofferenza. Ma addolcire la verità si, cambia le cose. E fortunatamente F. ha incontrato una "oncolessa" che probabilmente la sa lunga. E gli ha dato un motivo per alzarsi dal letto al mattino, nonostante tutto.



Ho sempre sostenuto di desiderare a tutti i costi di essere messa davanti a una brutta verità piuttosto che a una bella bugia. Ma la vita di recente mi ha portato a dovermi ricredere. Oggi penso che ci sono anche delle varianti delle "brutte verità" che possono perlomeno rendere il cammino tale da poter essere affrontato fino in fondo.

Fino all'ultimo respiro.



10 commenti:

MiaSorriso ha detto...

Uhm, non lo so. A me fa andare in bestia anche solo l'idea che qualcuno dei miei familiari possa essere informato delle mie condizioni più di quanto ne sappia io e anche mia madre ha sostenuto questa posizione fino all'ultimo (letteralmente, fino a poche ore prima di perdere coscienza).
Tra l'altro, dicendo ai familiari più che al paziente, li si carica di un peso terribile, della responsabilità di dire o di non dire o di quanto dire, responsabilità che forse sarebbe meglio che si tenesse il medico.
Credo che la serenità della tua amica sia derivata almeno in parte dall'essersi finalmente tolti questo peso dalle spalle, dall'averlo affidato all'oncolessa che l'ha evidentemente saputo gestire nel modo più adatto a quella specifica situazione, perché alla fine ogni persona è diversa, ogni caso è diverso e non esistono "modi giusti" e "modi sbagliati" in assoluto, solo scelte da fare di volta in volta cercando di privilegiare il benessere delle persone.

Mamiga ha detto...

Sai Mia, la persona in questione è molto anziana, vedova da tanti anni, con un carattere ben diverso da quello della tua mamma. Forse per questo inizialmente i medici hanno preso la decisione di avvisare prima i figli. Non credo sia nemmeno per i medici una decisione facile da prendere, dire o non dire. Sono convinta che come dici tu, ogni persona è una persona a sè. Però se penso a me in una situazione del genere (e non mi è difficile farlo) credo che comunque avere una verità "addolcita" mi aiuterebbe a vivere meglio fino alla fine, a non morire dentro prima del tempo. Se sapessi che tal giorno o in tal periodo la mia vita finirà senza possibilità di scampo, non so se avrei il coraggio di alzarmi al mattino e vivere i miei giorni come li ho sempre vissuti. Forse proverei l'intenso desiderio di finirla direttamente lì, e allora darei a chi mi ama un dolore ancora più grande. La speranza, che in questo caso non è altro che "facciamo altri esami, tentiamo un abbozzo di cura (palliativa evidentemente)" fa la differenza.  Ma ognuno è fatto a modo suo.

Gegia88 ha detto...

Io non so davvero cosa prefefirei se dovessi trovarmi in una situazione del genere: da una parte vorrei sapere tutta la verità sulla mia condizione, dall'altra mi piacerebbe poter avere anche una minuscola speranza che mi permetta di conservare la voglia di vivere anche per gli ultimi mesi...se sapessi per certo di non avere possibilità di guarire probabilmente mi lascerei morire perdendomi le utlime cose belle che la vita potrebbe offrirmi se solo riuscissi ad essere un po' più positiva.
E' veramente difficile dare un giudizio in proposito però credo che l'oncologa abbia preso la decisione giusta.
Baci,
Giulia.

utente anonimo ha detto...

Io penso che i medici debbano SEMPRE dare una speranza, anche se le STATISTICHE dimostrano che il caso in questione non durerà più di tot mesi.
NESSUNO sa quanto il fisico di una persona possa resistere NESSUNO può permettersi di dare una scadenza da una vita perchè ognuno reagisce in modo diverso.
Io non sono religiosa e non credo nei miracoli che arrivano dalla fede, ma  i fatti parlano chiari quante persone sono gaurite in modo inspiegabile?
Ebbene c'è chi dice che sia stata la preghiera io invece sono convinta che la nostra forza interiore che non sappiamo di avere e che forse non tutti hanno può veramente "fare il miracolo".
Quindi dare sempre una speranza bisogna, solo con la voglia di vivere si può reagire..e i medici NON SANNO TUTTO.
anna


 

widepeak ha detto...

quoto mia al 100% anche se capisco che forse - nel caso di una persona molto anziana (ma è forse meno saggia una persona molto anziana? forse si, non posso giudicare, ci mancherebbe).. sai, proprio in questi giorni, sono stata vittima di un salto di informazioni sopra la mia testa e la sofferenza che questa cosa ha generato dentro di me è tale che ancora non riesce a mollarmi i neuroni. in ogni caso è certamente sempre un fatto soggettivo. ma non sono obiettiva io per prima ora, sono ancora troppo arrabbiata per quello che è accaduto a me.
però rispetto alla questione in generale, io penso che sia importante - una delle poche cose "buone" di morire di cancro - sapere che il momento sta arrivando, ci sono tantissime cose da preparare, da dire, da chiudere, no?

widepeak ha detto...

aggiungo solo un'ultima cosa. la voglia di vivere non viene meno se sai che stai per morire. è naturale che dipenda dal carattere della persona in questione, ma personalmente ritengo che il desiderio di vita ci abbandoni solo l'attimo in cui siamo morti, non prima. a meno che la malattia di cui soffriamo non sia quella che ci porterà alla morte prima o poi, ma la depressione, l'ignoranza, la cieca inconsapevolezza di fronte alla realtà che si vive lo stesso anche quando si soffre e si è sfiduciati. la speranza è il sangue che ci scorre nelle vene, finché scorre. questo penso, sinceramente.

Mamiga ha detto...

Anna, non intendo dire persona anziana = meno saggia, ma persona anziana = con più difficoltà ad essere obiettiva, a comprendere realmente come stanno le cose, a reagire anche. Non invecchiamo tutti allo stesso modo, spesso le forze abbandonano e abbandona anche il coraggio.  Il giorno in cui sono stata operata, è stata operata come me un'altra signora sull'ottantina o qualcosa meno. Ha vissuto l'intervento come un incubo, povera. L'ho incontrata  settimane dopo, con un muso da qui a lì. Chiacchierando con sua figlia, mi diceva che la mamma ha preso talmente male la cosa che si rifiutava di vivere il quotidiano, pensava solo al male e nonostante fosse curabile non faceva altro che ripetere che doveva morire. Questo, mer me, è morire prima del tempo, e allora mi chiedo se davvero il desiderio di vita non ci abbandoni fino in fondo: non per tutti è uguale. C'è chi invecchia felice di invecchiare, come la mia mamma, per gustare appieno tutti gli aspetti possibili dell'esistenza, per vivere fino in fondo, ma c'è anche chi vive la vecchiaia come un peso, vuoi per carattere, vuoi per educazione o cultura, vuoi per le esperienze della vita. E allora sapere di dover morire di lì a poco non so quanto aiuti a vivere fino all'ultimo giorno.
No, io per come sono fatta vorrei sapere, ma avere anche una speranza, magari falsa, ma avere un motivo per aprire gli occhi al mattino.

PuffolaPigmea ha detto...

E' sacrosanto.
Anche io, sebbene per strade meno dolorose, sono giunta a questa conclusione ultimamente. La verità è doverosa, ma ci sono modi e modi di comunicarla. E non sempre, per paradossale che sia, è la scelta giusta.

Ti abbraccio.
A.

innoallavita ha detto...

Noi abbiamo detto solo in parte la verità a mia madre ed è stato un bene per lei, sarebbe morta prima. Tanto alla fine ha capito benissimo che non ce l'avrebbe mai fatta, mai. Ha vissuto 2 anni in discete condizioni, sopratutto progettando, sperando, vedendo un futuro. Per lei e il suo carattere è stato meglio di mille chemio e io la vedevo, in certi momenti, stare bene, carica e positiva. Poi alla fine sapeva ma continuava a farci coraggio, sempre, a dirci che ce l'avrebbe fatta, a non preoccuparci. Lei sperava che noi non sapessimo. Perchè dire sempre la verità? Non siamo tutti uguali, a volte è meglio non sapere. Tanto, quando ti vedi in un hospice, capisci tutto. Non ce l'avrebbe mai fatta se fin da subito le avessero detto che era inguaribile. Mai.

Mamiga ha detto...

Vedi Inno, è proprio questo che intendevo. E ogni volta che mi racconti della tua mamma mi vengono i lacrimoni. Grazie