sabato 2 aprile 2011


Per rispondere con un post ai commenti lasciatimi più sotto...


Credo che Silvia abbia espresso il pensiero più vicino a quello che ho formulato io in questi giorni dentro di me. Perchè le vostre risposte me le sono lavorate un po'.
Ieri pomeriggio parlavo di questa cosa con M., un'amica, e lei - che vede questa cosa della "morte" da un'altra prospettiva rispetto alla mia (è un po' difficile da spiegare il perchè ma non importa) mi ha aiutato a dare un nome a quello che è cambiato in me guardando alla morte per malattia.
E' semplice, tanto semplice quanto duro da accettare, ma proprio come dice Silvia, quando qualcosa ti tocca da vicino o addirittura ti capita addosso, non ha più il peso che aveva prima. Non lo avrà mai più. Se prima ti passava un centimetro sopra la testa (che non vuol dire che ci rimanevi indifferente, ma era una cosa più lontana), adesso tutto ti tocca, tutto ti arriva addosso, tutto ti fa o piangere o ridere, ma non rimanere indifferente. Non più. Perchè ti vedi lì, ti senti un po' dall'altra parte, percepisci quello che accade e lo percepisci a pelle, e piangi con chi piange perchè non puoi farne a meno, soffri con chi soffre perchè in parte sai di che pasta è fatta quella sofferenza, e in fondo al cuore desideri che nessuno la provi più, ma succede. Succede e succederà sempre.

Per me è difficile, oggi, fare i conti con questa parte di me, questa parte che non mi permette di prendere più certe cose alla leggera, ma di viverle in profondità. A me spaventa, perchè il peso è grande. Ma poi penso, forse tutto sommato non è poi una cosa così brutta. E' difficile, pesante, ma forse fa crescere, fa abbandonare tante cose che non servono per lasciare spazio a quelle che hanno un significato per la vita; ho smesso di rodermi il fegato per le cose più banali perchè nella testa ho bisogno di spazio per altro, ed è diverso godere delle piccole cose e farsi venire l'acidità di stomaco per delle scemenze, che si possono cacciar via con molto poco.

Che poi, tra il dire e il fare c'è di mezzo il quotidiano. E allora...
E allora oggi il quotidiano mi porta a far la spesa, stendere l'ennesima lavatrice, stirare quattro cose, pulire le lettiere, fare un salto in ospedale a tener compagnia alla mamma e godere delle facce soddisfatte dei miei famigliari che divorano una fetta di torta di mele. E' vero, mi accontento di poco. E' vero, vorrei di più. Ma comunque sia questa è vita, non morte, ed è la mia fetta di torta. Ops, di vita.

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