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venerdì 18 marzo 2011

Un post un po' lungo- chi non vuole sentir parlare di morte si fermi al titolo


Anna se n'è andata da poco più di un mese, e da settimane penso spesso alla morte. Penso a lei, ma soprattutto penso alla morte e alla sofferenza.
Non si creda che ci rimugini solo per starci male. Forse i primi giorni si, lo ammetto, ci ho sofferto sbattendoci il naso contro, perchè prima d'ora ho avuto la fortuna di averci a che fare solo indirettamente e di non averla mai vista da vicino. Ci ho sofferto perchè la vita che mi ha sempre risparmiato di incontrarla (permettendomi il lusso di poter fare a meno di pensarci fino a questa età, e non sono più una ragazzina) in poco tempo mi ha messo davanti all'evidenza: si muore. Si muore per mille motivi, ma si muore, e non muoiono sempre gli altri o gli amici degli altri o i genitori degli altri: muoiono anche le persone a cui vuoi bene, le persone che condividono un pezzo della tua strada. Muoiono le persone che ami. E prima di morire, soffrono. E puoi rischiare di morire anche tu: una tegola in testa non te la aspetti, ma la malattia, questa malattia, ti da il tempo di pensarci e di fartici anche le dovute seghe mentali.

 Fin prima di avere mio figlio la sofferenza non solo mi spaventava, mi faceva schifo. Non tolleravo sentire l'odore del vomito, il sangue mi faceva impressione (anche quello del ciclo, ahimè...), non parliamo di pannolini sporchi di neonati che non ne ho cambiato uno prima del sei gennaio 2004: solo l'idea mi faceva ribrezzo.
Poi è nato il Power, e ogni mamma può testimoniarlo, quando diventi mamma accidenti se cambi. Cambi perchè devi cambiare, punto. Perchè se certe cose non le fai tu non c'è nessuno che le faccia al posto tuo. Perchè non puoi lasciare tuo figlio immerso nel vomito (i rigurgiti di latte sono solo il principio... e già quelli... quando escono dal naso poi...), perchè non puoi ricorrere al prontosoccorso per ogni piccola eruzione cutanea o per un livido, non parliamo delle escoriazioni alle ginocchia che sono i segni di guerra di chi impara ad andare in bicicletta. Impari che se gli cola il sangue dal naso perchè ha preso una botta invece di urlare di spavento è più saggio correre in bagno e bagnargli la faccia con l'acqua fresca, testa all'indietro e asciugamani a portata di zampe a stringergli le narici, e poi a scena finita tutto vien via con l'acqua fredda. Scopri che non si muore per un virus intestinale in più, non si rimane paralizzati per aver preso la scarlattina da grandi, una otite non rende invalidi se ci si rivolge al medico anzichè fare di testa propria e non è la fine del mondo se divertirsi sulla neve costringe poi a stare in casa per tre giorni con un forte raffreddore, perchè ne valeva pure la pena. E in tutto  questo ci sei tu mamma, ma anche tu papà eh, che non solo sei lì vicino e DEVI esserlo perchè i guai i bambini non li possono risolvere da soli (non quelli almeno), ma ti informi su come puoi fare meglio: hai il medico di famiglia a cui chiedere consiglio, hai internet per cercare informazioni diverse, hai le mamme dei compagni di scuola di tuo figlio con cui confrontarti, e via dicendo. Tempo per rimanere paralizzati dalla paura non ce n'è, o meglio, posticipi a quando poi lui dorme tranquillo e allora ti rendi conto del rischio che ha corso, grande o piccolo che sia, e ti lasci prendere dal coccolone. Che comunque poi passa. E passano anche lo schifo e il ribrezzo. Passano perchè dietro alla sofferenza ci vedi la persona, e la persona viene prima di tutto il resto.
Non puoi delegare. Non puoi scappare. Ma sinceramente, non te ne viene neanche voglia, perchè è la tua creatura, e al di là dei doveri che la legge ti impone sulla carne della tua carne c'è anche una consapevolezza troppo grande: se di fronte a un bisogno non ti dai da fare tu che sei sano e sei in grado di fare qualcosa, chi deve farlo?

Quando ho visto Anna quel giovedì, non ho potuto rimanere molto con lei: la mamma aveva appena finito l'ultima infusione ed era stravolta, voleva andare a casa, ed è stata fin troppo brava a fare lo sforzo di venire con me giù da lei per un quarto d'ora prima che la riaccompagnassi a casa. Ricordo come fosse successo dieci minuti fa i suoi occhioni spalancati sui miei, mentre uscivo dalla porta della sua stanza, e lei che mi parlava con un filo di voce e continuava a parlarmi anche mentre uscivo, come se non volesse rimanere da sola. Avrei dato chissà cosa per rimanere lì ancora, e non potevo. Due giorni dopo l'ho rivista, e ancora non ho potuto star lì molto: c'erano i suoi parenti e non mi sembrava giusto togliere loro quello che gli spettava, stare con lei le ultime ore, in una intimità legittima e necessaria.

C'è chi davanti alla sofferenza fugge. Durante l'ultimo anno ho dovuto con rammarico tagliare i ponti con alcune persone, che quando hanno saputo del mio male mi hanno fatto capire che non sono in grado di accettarlo, e si sono dileguate. Non gliene faccio una colpa, ognuno ha il suo modo per vivere o sopravvivere, ma da malata la cosa più brutta che io abbia sperimentato è la fuga di alcune persone a cui volevo bene. Fa un male incredibile: tu hai bisogno di sentirle vicine come non mai, loro ti evitano come la peste, o evitano di chiederti come stai per non sentir parlare di cancro. E così ho imparato a mentire, e so mentire bene: dico sempre che sto bene, perchè non è giusto spiattellare la verità e la paura a chi magari non è in grado di accoglierla o a chi averla tra le mani rende la vita più amara del necessario. Non ne ho il diritto.

Oggi mia madre mi ha detto una cosa che ritengo profondamente vera, perchè la sperimento nella concretezza di tutti i giorni: a me le sofferenze più grosse rafforzano il carattere anzichè annientarmi. Col tempo, con tanti fazzoletti bagnati, ma lo rafforzano. Ed è il lato più positivo della faccenda.
Penso ad Anna, penso alla sua sofferenza, ma penso anche alla mia mamma, penso a mio figlio quando sta male, penso che... Penso che star vicino a una persona che soffre, lo rifarei un milione di volte,  per non lasciarla sola, perchè per quanto difficile sia mi fa sentire viva, da un senso a quello che ho di buono, una risposta a quello che mi chiedo da sempre.
Lo rifarei un milione di volte se fosse necessario.
Lo rifarei...

32 commenti:

ziacris ha detto...

E lo si farà sempre, non ci stanchreemo mai di farlo.
come dici tu fa sentire vive, utili.

ziacris ha detto...

E lo si farà sempre, non ci stanchreemo mai di farlo.
come dici tu fa sentire vive, utili.

ontanoverde ha detto...

a dire il vero, io mi sento prosciugata dopo la morte di mio marito!
Da "crocerossina" che ero, se penso ad una persona che soffre, penso a me stessa a kilometri di distanza. mi sento a disagio con questa mia reazione, molto, mi pare di essere diventata "cattiva", ma è stato tanto pesante l'ultimo periodo con Paolo, che penso vicino ad un malato ora soccomberei!
dopo 5 anni di sofferenza sono stanca, troppo stanca per altro dolore!

un abbraccio con affetto e simpatia, Renata

ontanoverde ha detto...

a dire il vero, io mi sento prosciugata dopo la morte di mio marito!
Da "crocerossina" che ero, se penso ad una persona che soffre, penso a me stessa a kilometri di distanza. mi sento a disagio con questa mia reazione, molto, mi pare di essere diventata "cattiva", ma è stato tanto pesante l'ultimo periodo con Paolo, che penso vicino ad un malato ora soccomberei!
dopo 5 anni di sofferenza sono stanca, troppo stanca per altro dolore!

un abbraccio con affetto e simpatia, Renata

LauraGDS ha detto...

Il post è molto lungo e personale e non commenterò a riguardo.

Mi preme però dirti che il trattamento del sangue dal naso che applichi è sbagliato: un retaggio delle maestre delle elementari, lo dico perchè la mia faceva così.

ti lascio il link ad "amico pediatra" che riporta le stesse indicazioni che mi hanno dato al corso di primo intervento.

http://www.amicopediatra.it/genitori/Curiosando_Cosa_fare_se/Epistassi.htm

Un abbraccio.

LauraGDS ha detto...

Il post è molto lungo e personale e non commenterò a riguardo.

Mi preme però dirti che il trattamento del sangue dal naso che applichi è sbagliato: un retaggio delle maestre delle elementari, lo dico perchè la mia faceva così.

ti lascio il link ad "amico pediatra" che riporta le stesse indicazioni che mi hanno dato al corso di primo intervento.

http://www.amicopediatra.it/genitori/Curiosando_Cosa_fare_se/Epistassi.htm

Un abbraccio.

Mamiga ha detto...

@Ontanoverde: capisco perfettamente quello che intendi dire, e posso solo immaginare il desiderio che provi di tornare a vivere. Non penso che sei cattiva, penso che hai portato un peso incredibilmente enorme e con ragione hai la schiena spezzata. Però ti ammiro perchè durante la lotta di Paolo con la malattia sei stata con lui, accanto a lui, non hai sofferto a causa sua ma assieme a lui, non gli hai negato l'amore e la presenza. Non lo hai lasciato solo, e non credo che se potessi tornare indietro nel tempo cambieresti quello che gli hai dato con la fuga. Poi si sa, la sofferenza non è un gioco, non è una esperienza da augurare. Ma io mi auguro sempre che accanto alla sofferenza non ci sia anche la solitudine, perchè la solitudine è terribile. Credimi, so quello che dico. Un bacione.

Mamiga ha detto...

@Ontanoverde: capisco perfettamente quello che intendi dire, e posso solo immaginare il desiderio che provi di tornare a vivere. Non penso che sei cattiva, penso che hai portato un peso incredibilmente enorme e con ragione hai la schiena spezzata. Però ti ammiro perchè durante la lotta di Paolo con la malattia sei stata con lui, accanto a lui, non hai sofferto a causa sua ma assieme a lui, non gli hai negato l'amore e la presenza. Non lo hai lasciato solo, e non credo che se potessi tornare indietro nel tempo cambieresti quello che gli hai dato con la fuga. Poi si sa, la sofferenza non è un gioco, non è una esperienza da augurare. Ma io mi auguro sempre che accanto alla sofferenza non ci sia anche la solitudine, perchè la solitudine è terribile. Credimi, so quello che dico. Un bacione.

Mamiga ha detto...

@Laura: preferivo un commento al post che un consiglio di questo genere qui, non avertene a male. E comunque con il "mio" sistema qualche giorno fa sono riuscita lo stesso a fermare l'epistassi di mio figlio in meno di due minuti, quindi...

Mamiga ha detto...

@Laura: preferivo un commento al post che un consiglio di questo genere qui, non avertene a male. E comunque con il "mio" sistema qualche giorno fa sono riuscita lo stesso a fermare l'epistassi di mio figlio in meno di due minuti, quindi...

LauraGDS ha detto...

A volte non si vuole commentare qualcosa, sopratuttto se lo si trova molto personale. Non me ne ho a male se l'epistassi di tuo figlio si è bloccata ugualmente con un metodo errato, e sebbene capisca che non è il momento adatto, credo sia giusto sapere quale sia la procedura corretta, soprattutto per evitare il continuo perpetrarsi di procedure errate e troppo spesso inconcludenti.

LauraGDS ha detto...

A volte non si vuole commentare qualcosa, sopratuttto se lo si trova molto personale. Non me ne ho a male se l'epistassi di tuo figlio si è bloccata ugualmente con un metodo errato, e sebbene capisca che non è il momento adatto, credo sia giusto sapere quale sia la procedura corretta, soprattutto per evitare il continuo perpetrarsi di procedure errate e troppo spesso inconcludenti.

Windia ha detto...

Penso di invidiarti, non per quello che hai passato naturalmente, ma per come ne stai uscendo: più forte di prima. Non è qualcosa che a tutti riesce. Quando il dolore mi toccherà da vicino, spero di rimboccarmi le maniche come hai saputo fare tu.

FrencyMammaStrega ha detto...

Io mi trovo sempre piuttosto spiazzata di fronte al dolore e alla sofferenza altrui. Certe volte taccio, perchè ho paura di fare ancora più male.
Ma cerco di "esserci".

Continuo a chiedermi se vedere chi ami soffrire a lungo sia peggio che perderlo all'improvviso. La lunga sofferenza ti annienta, al punto di arrivare a sperare per il sofferente che "tutto finisca" e che abbia un po' di pace.
La perdita improvvisa ti lascia una rabbia (immotivata?), un'immensa frustrazione ed un senso di incompiuto che non passa mai.

Forse non esiste un peggio. Forse semplicemente la morte, per quanto naturale sia, non è un fatto emotivamente accettabile, quando si tratta di persone che amiamo.

Ed è vero. Quando sei Mamma ti abitui a tante cose...

Ti abbraccio.

FrencyMammaStrega ha detto...

Io mi trovo sempre piuttosto spiazzata di fronte al dolore e alla sofferenza altrui. Certe volte taccio, perchè ho paura di fare ancora più male.
Ma cerco di "esserci".

Continuo a chiedermi se vedere chi ami soffrire a lungo sia peggio che perderlo all'improvviso. La lunga sofferenza ti annienta, al punto di arrivare a sperare per il sofferente che "tutto finisca" e che abbia un po' di pace.
La perdita improvvisa ti lascia una rabbia (immotivata?), un'immensa frustrazione ed un senso di incompiuto che non passa mai.

Forse non esiste un peggio. Forse semplicemente la morte, per quanto naturale sia, non è un fatto emotivamente accettabile, quando si tratta di persone che amiamo.

Ed è vero. Quando sei Mamma ti abitui a tante cose...

Ti abbraccio.

utente anonimo ha detto...

Ciao,non ricordo più come sono arrivata quì da te la prima volta(tramite LA CALORIA SOLITARIA naturalmente....) e ogni tanto vengo a sbirciare... ti lascio un mio commento al post se posso,sono stata operata di k al seno + svuotamento ascellare sx a gennaio 09,dopo le kemio e le radio,mi sembrava di essere un mocio x il pavimento da quanto mi strascicavo... sempre stankissima e dolorante agli arti x la terapia dei 5anni(ora 7...) dopo un periodo di apatia,seguito dal periodo d'incazzatatura e rabbia,è arrivato il periodo della comsapevolezza di come stavano le cose... il tumore mi aveva trovata, ma io me ne sono accorta e me ne sono "liberata" ed ora lo tengo a bada...tutto questo ha fatto soffrire me e i miei cari...non so loro,ma io sicuramente sono diventata un pò cattiva,esigente e meno propensa a lasciar correre...ultimamente penso spesso (prima mai o quasi) alla morte,e a quanto stò invekkiando velocemente,internamente...,e questo mi fa paura,ho paura del dolore,di soffrire e veder soffrire,ma sono sicura ke se dovesse capitare,mi auguro con tutto il cuore di no...,ma se dovesse capitare ad un mio caro una malattia,farei di tutto x dare il mio aiuto,sono nonna da  quasi11mesi...era un pò ke nn cambiavo pannolini, ma la "puzza" certi giorni è veramente tosta!!!! ma sono felice di quell'odore xkè vuol dire ke stò dando una mano e servo ancora a qualcosa....è ancora presto x sangue dal naso e ginokkia sbucciate...ma arriveranno... ciao,raffa

utente anonimo ha detto...

Ciao,non ricordo più come sono arrivata quì da te la prima volta(tramite LA CALORIA SOLITARIA naturalmente....) e ogni tanto vengo a sbirciare... ti lascio un mio commento al post se posso,sono stata operata di k al seno + svuotamento ascellare sx a gennaio 09,dopo le kemio e le radio,mi sembrava di essere un mocio x il pavimento da quanto mi strascicavo... sempre stankissima e dolorante agli arti x la terapia dei 5anni(ora 7...) dopo un periodo di apatia,seguito dal periodo d'incazzatatura e rabbia,è arrivato il periodo della comsapevolezza di come stavano le cose... il tumore mi aveva trovata, ma io me ne sono accorta e me ne sono "liberata" ed ora lo tengo a bada...tutto questo ha fatto soffrire me e i miei cari...non so loro,ma io sicuramente sono diventata un pò cattiva,esigente e meno propensa a lasciar correre...ultimamente penso spesso (prima mai o quasi) alla morte,e a quanto stò invekkiando velocemente,internamente...,e questo mi fa paura,ho paura del dolore,di soffrire e veder soffrire,ma sono sicura ke se dovesse capitare,mi auguro con tutto il cuore di no...,ma se dovesse capitare ad un mio caro una malattia,farei di tutto x dare il mio aiuto,sono nonna da  quasi11mesi...era un pò ke nn cambiavo pannolini, ma la "puzza" certi giorni è veramente tosta!!!! ma sono felice di quell'odore xkè vuol dire ke stò dando una mano e servo ancora a qualcosa....è ancora presto x sangue dal naso e ginokkia sbucciate...ma arriveranno... ciao,raffa

roccetta ha detto...

scusami ma ho fatto confusione... ti ho scritto un blog ke non centra niente... io arrivo quì da te passando dal blog di MIA CAMILLA....e non dalla "caloria solitaria"...ma ora il tuo l'ho salvato nei preferiti x nn sbagliare...(è ke faccio confusione col pc...la memoria comincia a farmi degli skerzetti...) ciao e buona settimana,raffa

roccetta ha detto...

scusami ma ho fatto confusione... ti ho scritto un blog ke non centra niente... io arrivo quì da te passando dal blog di MIA CAMILLA....e non dalla "caloria solitaria"...ma ora il tuo l'ho salvato nei preferiti x nn sbagliare...(è ke faccio confusione col pc...la memoria comincia a farmi degli skerzetti...) ciao e buona settimana,raffa

roberta67 ha detto...

Nessuno dei miei più cari amici si è allontanato da me durante la malattia. Solo qualche conoscente. Ma non è facile stare vicino a chi soffre prechè non tutti reagiscono nello stesso modo. C'è chi vuole parlare di come sta e chi invece nasconde la propria malattia come fosse una vergogna. Secondo me spesso le persone non sanno come rapportarsi al malato e magari scelgono di "far finta di niente" perchè non sanno cosa dire. Hai ragione, non si può fargliene una colpa...però è doloroso vedere gli altri allontanarsi piano piano...
 

roberta67 ha detto...

Nessuno dei miei più cari amici si è allontanato da me durante la malattia. Solo qualche conoscente. Ma non è facile stare vicino a chi soffre prechè non tutti reagiscono nello stesso modo. C'è chi vuole parlare di come sta e chi invece nasconde la propria malattia come fosse una vergogna. Secondo me spesso le persone non sanno come rapportarsi al malato e magari scelgono di "far finta di niente" perchè non sanno cosa dire. Hai ragione, non si può fargliene una colpa...però è doloroso vedere gli altri allontanarsi piano piano...
 

innoallavita ha detto...

Sai che io non sono molto brava con le parole di conforto, credo di esserlo di più coi fatti. Ho avuto finora la fortuna di non stare accanto a tante persone sofferenti per malattia se non a mio padre. Non so come mi sarei comportata se fossi stata diversa. Sicuramente altre "grane" mi hanno aiutato a rafforzare il carattere, ad affrontare al meglio le situazioni spiacevoli o anche brutte (dal mio punto di vista). Ma anche dalla mia vita sono scomparse "amicizie" che credevo sincere in occasione della fine del rapporto col padre dei bambini. Quasi una selezione naturale, credo.
Diventare madre significa cambiare, cambiare i propri ritmi di vita, il livello di schifìo, il ritmo del sonno, inconsapevolmente il proprio udito, la propria tolleranza o intolleranza, la propria pazienza.
Tu, comunque, sei una colonna portante nella vita di quelle persone che, a loro volta, nel momento della tua malattia, lo sono state per te.
Roberta
p.s.: vado per pura curiosità a vedere il link segnalato da Laura, ma solo perchè sono madre di due scavezzacollo.

innoallavita ha detto...

Sai che io non sono molto brava con le parole di conforto, credo di esserlo di più coi fatti. Ho avuto finora la fortuna di non stare accanto a tante persone sofferenti per malattia se non a mio padre. Non so come mi sarei comportata se fossi stata diversa. Sicuramente altre "grane" mi hanno aiutato a rafforzare il carattere, ad affrontare al meglio le situazioni spiacevoli o anche brutte (dal mio punto di vista). Ma anche dalla mia vita sono scomparse "amicizie" che credevo sincere in occasione della fine del rapporto col padre dei bambini. Quasi una selezione naturale, credo.
Diventare madre significa cambiare, cambiare i propri ritmi di vita, il livello di schifìo, il ritmo del sonno, inconsapevolmente il proprio udito, la propria tolleranza o intolleranza, la propria pazienza.
Tu, comunque, sei una colonna portante nella vita di quelle persone che, a loro volta, nel momento della tua malattia, lo sono state per te.
Roberta
p.s.: vado per pura curiosità a vedere il link segnalato da Laura, ma solo perchè sono madre di due scavezzacollo.

lauraricama ha detto...

Che bel post, struggente.

emilystar ha detto...

Non so mai come commentare i tuoi post.... qualunque cosa scriva mi sembra stupida... inutile... forse perchè le tue parole sono sempre così profonde e vere?

Mamiga ha detto...

io invece nn riesco ad accettarlo proprio x niente. anzi. vorrei poter sputare in faccia a quelle persone che prima di ammalarmi erano amici, amici presenti e affettuosi e poi si sono dileguati. io nn lo capisco proprio. il cancro nn è contagioso, sei stato fortunato che nn è toccato a te, ma potrebbe succedere. spero che abbiano amici migliori di quanto loro sono stati x me
davvero nn ci riesco a d accettarlo, a capirlo.
nn è abbastanza dover affrontare le operazioni? le terapie? le punture? perdonami, tu sei sempre così equilibrata, io invece vorrei prorpio sputare in faccia a certe persone

Mamiga ha detto...

io invece nn riesco ad accettarlo proprio x niente. anzi. vorrei poter sputare in faccia a quelle persone che prima di ammalarmi erano amici, amici presenti e affettuosi e poi si sono dileguati. io nn lo capisco proprio. il cancro nn è contagioso, sei stato fortunato che nn è toccato a te, ma potrebbe succedere. spero che abbiano amici migliori di quanto loro sono stati x me
davvero nn ci riesco a d accettarlo, a capirlo.
nn è abbastanza dover affrontare le operazioni? le terapie? le punture? perdonami, tu sei sempre così equilibrata, io invece vorrei prorpio sputare in faccia a certe persone

fiocco72 ha detto...

@emilystar: guarda che non l'ho scritto, ma per me è stato un percorso, non è che mi sono ammalata e ho visto tale o talaltra persona allontanarsi e ho pensato "ne hanno il diritto" mettendomela via così' all'acqua di rose. Ci ho pianto, mi sono arrabbiata con loro ma anche con me stessa, mi sono data della cieca e della sprovveduta a riporre affetto in persone che poi hanno fatto armi e bagagli e via, ho rivisto il mio concetto di affetto e di amicizia. Avrei piantato un coltello sui piedi a tizia o a caio, altro che sputato in un occhio. E' che poi un po' alla volta me ne sono fatta una ragione, non si può entrare nella testa degli altri per cambiargliela (non ci riusciamo nemmeno con la nostra...), e piano piano ho cambiato atteggiamento. Certo è che per quel poco di risentimento che mi rimane dentro (perchè oh, siamo umani), i dispersi di sicuro non vado a cercare di recuperarmeli, ognuno per la sua strada.

fiocco72 ha detto...

@emilystar: guarda che non l'ho scritto, ma per me è stato un percorso, non è che mi sono ammalata e ho visto tale o talaltra persona allontanarsi e ho pensato "ne hanno il diritto" mettendomela via così' all'acqua di rose. Ci ho pianto, mi sono arrabbiata con loro ma anche con me stessa, mi sono data della cieca e della sprovveduta a riporre affetto in persone che poi hanno fatto armi e bagagli e via, ho rivisto il mio concetto di affetto e di amicizia. Avrei piantato un coltello sui piedi a tizia o a caio, altro che sputato in un occhio. E' che poi un po' alla volta me ne sono fatta una ragione, non si può entrare nella testa degli altri per cambiargliela (non ci riusciamo nemmeno con la nostra...), e piano piano ho cambiato atteggiamento. Certo è che per quel poco di risentimento che mi rimane dentro (perchè oh, siamo umani), i dispersi di sicuro non vado a cercare di recuperarmeli, ognuno per la sua strada.

sognatricenata ha detto...

Leggere questo post mi ha fatto un pò soffrire, sei davvero una persona forte che riesce nel dolore anche a capire gli altri, ti ammiro. Un abbraccio Mamiga.

Anonymous ha detto...

La gente, spesso, scappa anche di fronte a una delusione d'amore di un amico... c'è proprio, in linea di massima, poca empatia, poca capacità di stare vicino alle sofferenze altrui.
Che poi a volte basterebbe una telefonata, un sms, una mail... insomma, anche un minimo gesto che voglia dire "guarda che ci sono".
Ma magari la malattia ti ha anche aiutato a capire quali persone fossero davvero sincere, interessate a un rapporto serio con te, e quali no.
Un saluto.

Anonymous ha detto...

La gente, spesso, scappa anche di fronte a una delusione d'amore di un amico... c'è proprio, in linea di massima, poca empatia, poca capacità di stare vicino alle sofferenze altrui.
Che poi a volte basterebbe una telefonata, un sms, una mail... insomma, anche un minimo gesto che voglia dire "guarda che ci sono".
Ma magari la malattia ti ha anche aiutato a capire quali persone fossero davvero sincere, interessate a un rapporto serio con te, e quali no.
Un saluto.