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sabato 29 maggio 2010

Fiducia


Sono ventiquattr'ore che mi sto chiedendo come facciano i medici a dirti certe cose e rimandarti a casa dicendoti "conduci la tua vita normalmente". Non che ci sia molto altro da dire in effetti in talune situazioni, di fatto esci da quella porta chiedendoti cosa sia rimasto ormai di normale nella tua vita. O meglio, ti rendi conto in una frazione di secondo che la "normalità" va aggiustata di nuovo, per l'ennesima volta in pochi mesi. Se non altro per riuscire a dormirci sopra nonostante tutto, trasformando pian piano ancora una volta quello che di primo acchito ti sembra irreale in tir che ti passa sopra senza scrupolo, e da tir che ti passa sopra a qualcosa che tutto sommato dai, non è poi così tragico e irrisolvibile. Almeno secondo chi ne sa più di te.
Chissà se i medici sanno quanto costa e quanto pesa la fiducia che una persona accorda loro. Sicuramente non lo saprò mai. Certo è che per quanto difficile sia darla, a volte la fiducia è l'unico mezzo di trasporto che ti è consentito usare per passare da qui a là.  Come in tutte le scelte importanti della vita.



9 commenti:

utente anonimo ha detto...

E' tanto che leggo il tuo blog, ma non ho mai commentato ora mi hai tirato per i capelli :-) Io sono una infermiera professionale che lavora per l'assistenza domiciliare  da circa 12 anni, ma in tutto sono 30 anni che lavoro. Ti rispondo anche se non sono un medico perchè mi sento chiamata in causa, tu dici di non sapere se i medici a cui ti rivolgi sapranno mai della fiducia che riponi in loro, io so che ne sono consapevoli, almeno quelli che non salgono in cattedra e che cercano di capire veramente chi hanno davanti, e, ti assicuro,  non sono pochi. Dal mio punto di vista invece ti dico che spesso la domanda che ci facciamo è un'altra... "saprò meritarmi la fiducia di questa persona? saprò essere e restare affidabile?" detto questo torno nell'oblio a leggerti e mi raccomando.. non smettere di trasmettere :-) un abbraccio. Laura

utente anonimo ha detto...

E' tanto che leggo il tuo blog, ma non ho mai commentato ora mi hai tirato per i capelli :-) Io sono una infermiera professionale che lavora per l'assistenza domiciliare  da circa 12 anni, ma in tutto sono 30 anni che lavoro. Ti rispondo anche se non sono un medico perchè mi sento chiamata in causa, tu dici di non sapere se i medici a cui ti rivolgi sapranno mai della fiducia che riponi in loro, io so che ne sono consapevoli, almeno quelli che non salgono in cattedra e che cercano di capire veramente chi hanno davanti, e, ti assicuro,  non sono pochi. Dal mio punto di vista invece ti dico che spesso la domanda che ci facciamo è un'altra... "saprò meritarmi la fiducia di questa persona? saprò essere e restare affidabile?" detto questo torno nell'oblio a leggerti e mi raccomando.. non smettere di trasmettere :-) un abbraccio. Laura

widepeak ha detto...

quando esco dai colloqui importanti con i medici spesso sono con mio marito ed entrambi abbiamo questa senzazione di aver appena preso una botta forte in testa e di dover resettare tutto. il tutto fatto con grande cortesia da tutti i partiti coinvolti, molta ironia e anche qualche sorriso. ma il senso di spaesamento di quando dobbiamo resettare tutto è sconosciuto ai più, medici inclusi. ed è bene così.

widepeak ha detto...

quando esco dai colloqui importanti con i medici spesso sono con mio marito ed entrambi abbiamo questa senzazione di aver appena preso una botta forte in testa e di dover resettare tutto. il tutto fatto con grande cortesia da tutti i partiti coinvolti, molta ironia e anche qualche sorriso. ma il senso di spaesamento di quando dobbiamo resettare tutto è sconosciuto ai più, medici inclusi. ed è bene così.

Mamiga ha detto...

@Laura: grazie per il tuo intervento. In effetti credo di averne conosciuto qualcuno di medico così, ultimamente. E mi ha anche sorpreso, perchè in un ospedale si è abituati, di solito, ad essere trattati come numeri più che come persone. Nel male credo di essere stata fortunata dopotutto. E' per questo che scaturisce la riflessione.

Mamiga ha detto...

@Laura: grazie per il tuo intervento. In effetti credo di averne conosciuto qualcuno di medico così, ultimamente. E mi ha anche sorpreso, perchè in un ospedale si è abituati, di solito, ad essere trattati come numeri più che come persone. Nel male credo di essere stata fortunata dopotutto. E' per questo che scaturisce la riflessione.

Mamiga ha detto...

@Widepeak: ecco, reset è la parola giusta. Qualcosa di più di un tasto sul case.

Mamiga ha detto...

@Widepeak: ecco, reset è la parola giusta. Qualcosa di più di un tasto sul case.

ladygabibbo ha detto...

parlo per esperienza vissuta con persone care...la normalità in certi momenti non si sa più cosa sia...si cerca di crearla di giorno in giorno...