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lunedì 2 luglio 2018

La parola più bella


In sala preoperatoria.
-Come si chiama?
-Mamigà.
-Nata il?
-20 novembre 1972.
-Quanti anni ha?
-45.
.....
-Come si chiama?
-Mamigà.
-Nata il?
-20 novembre 1972.
-Quanti anni ha?
-45.
...
-Come si chiama?
-Mamigà.
-Nata il?
-20 nov...mmm. 20 novembre. 1972. Si, 72 mi sembra.
-Quanti anni ha?
-Quarantac... no, quar... sei, quarantas... no aspetti... li vedo sul soffitto, sono quarantaaaaaa... sei? No, devo ancora compierli. Quarantacinque. Credo quarantacinque.
-Ottimo. Imidazolam è entrato in circolo. Adesso, signora, le farò alcune beccatine di anestetico attorno all'espansore, sotto ecografia.  La pizzico qui e là, mi dica se le faccio male.
-Si, adesso si. Ahia. Ahia. Ahi... no. Sta facendo ancora? Non sento niente.
-Perfetto. La portiamo di là.

Mi portano nella stanza operatoria vera e propria. Accendono l'ombrello di fari. Arriva la mascherina.
-Respiri bene, un po' di aria fresca la rilassa, vedrà.
-Ok, infermiere, vi do la buonanotte. 
-Guardi che non è l'anestesia, è solo aria fresca.
-Mi prendete in giro? Fosse la prima volta... Lo so che dietro di me in silenzio c'è il chirurgo.
-Si Mamigà, sono qui.
-Visto? E allora avanti, uno due, tre... arriveder....
Buio.

Chi dice che sono coraggiosa non sa che prima di farmi portar via con il letto dalla mia stanza in reparto ho avuto una crisi di panico corredata da tipici conati di vomito. Improduttivi ovviamente, ma inevitabili. E poi niente, quello che c'era da fare doveva essere fatto.

Sono stata operata venerdì scorso, quattro giorni fa. Sono a casa in convalescenza. Si fa per dire, visto che mi sento bene, e il bisogno di riposo lo sento relativamente. E' stato un intervento semplice, in anestesia totale: mi è stato asportato l'espansore ed è stata eliminata l'ultima fetta di pelle del seno tolto ad ottobre, quella che secondo l'istologico di ottobre era allora ancora malata. In parole schiette: sono stata piallata come una tavola. Nessun drenaggio, solo una ulteriore cicatrice che divide in due metà torace. Tutta scena, davvero: è stata toccata solo la pelle, perchè il resto se ne è andato con la mastectomia, linfonodi compresi. Non ho dolore, ho solo fastidio, perlopiù causato dall'intolleranza al cerotto di carta (e glie l'avevo anche detto alle infermiere, durante la medicazione di ieri, che ho la pelle ipersensibile alla colla di quel tipo di cerotti... e loro "non a questo, vedrà". E come no... Giovedì me lo faccio cambiare). Domani andrò a prendere la mia bella protesi esterna, che chiamo "tetta da comodino", con la richiesta del chirurgo che mi permette (grazie, Stato) di averla gratuitamente. Entro due o tre settimane avrò l'istologico nuovo, farò la visita radioterapica, e si inizierà il penultimo capitolo di questa oncostoria, che cappero, è iniziata un anno fa e sembra non finire mai. Partorire è stato decisamente più facile. L'ultimo capitolo, la ricostruzione definitiva, per ora non lo voglio prendere in considerazione. Voglio vedere almeno una fetta discreta di controlli negativi, prima di imbarcarmi in un intervento così consistente. E poi che sarà mai, mica vado in giro nuda come un verme, sotto reggiseno e magliette mica si vede che un seno è posticcio. I problemi, quelli per cui perdere il sonno, sono altri.

Sono stata operata, ergo: la Pet è negativa. Vede le stesse macchie che vede la Tac, ma il radiofarmaco non si è fissato. I medici le imputano ad un peggioramento repentino della malattia reumatica, ma ovviamente mi terranno sotto controllo come è comunque dovuto. Presto me la vedrò con la reumatologa, che non mi visita da un po' troppo tempo. E si, il dolore alle articolazioni da qualche settimana, smaltita l'ultima chemio e smesso il cortisone, si è ben che incazzato.

La malattia reumatica,  una spondiloartrite indifferenziata sieronegativa, mi è stata diagnosticata nel settembre 2009 (ne raccontai anche qui sul blog, al tempo, se ricordo bene... non ho voglia di andare a spulciare indietro). E' esordita a luglio dello stesso anno, esattamente nove anni fa, in questo periodo. Iniziò circa due o tre settimane dopo una breve influenza con laringospasmo (in seguito mi è stato spiegato dalla reumatologa che spessissimo la malattia, latente dalla nascita per predisposizione genetica, si attiva dopo una apparentemente banale malattia alle vie respiratorie), prendendo le articolazioni delle dita del piede destro, spostandosi anche sul sinistro e sul dito anulare della mano destra in qualche giorno, attaccandosi via via alle altre articolazioni velocemente, mettendomi letteralmente a letto in due settimane. Tre mesi per avere una diagnosi (e in seguito ho scoperto essere anche pochi). Tre mesi di sofferenza, di avvilimento, di corse a destra e sinistra per ambulatori, di esami, di bombe inutili di farmaci antinfiammatori e cortisonici, un iter pesante. Ricordo che la reumatologa non ebbe il coraggio di dirmi schiettamente che non sarei guarita mai, mi ci fece arrivare con un giro di parole. Piansi, piansi tanto. Mi sentivo addosso tutte le tragedie di questo mondo. Mi ci disperai sopra però per pochi mesi, perchè il febbraio seguente arrivò il primo tumore al seno, e iniziò un'altra storia. Come si dice, "ubi maior, minor cessat". E comunque, a seguire, col dolore ho imparato a convivere. Ho cambiato priorità e modi di fare le cose. Si vive anche con l'artrite, complica un po' (in certi giorni, vi assicuro, tanto) le cose, costringe a parecchie rinunce, ma non è la fine del mondo. Si fa diverso, si impara ad essere felici diversamente, stop.

Si può essere contenti di sentirsi dire "l'artrite sta facendo il suo lavoro"? Forse sto dicendo un'eresia, secondo qualcuno. Però si, si può. Si può, quando si ha sperimentato un terrore peggiore. Si può, quando l'alternativa sarebbe stata ben più amara, devastante, aberrante. Ve lo giuro. Si, sono contenta che sia "solo" artrite, e non avrei mai pensato nove anni fa che un giorno sarei arrivata a fare un pensiero del genere.
Perchè c'è solo una parola al mondo più bella di tutte, dopo la parola "mamma", nella vita di tante persone, compresa me. 
E' la parola

REMISSIONE






lunedì 18 aprile 2016

Come una gatta nera

Lunedì è stato il giorno delle domande, delle (poche) risposte, dell'odore di ospedale, dell'ultima visita completa, della preparazione fisica e della presa di coscienza, della piacevole conoscenza della mia compagna di stanza (una donna di 38 anni, L., che col mio stesso tipo di intervento come approccio andava ad eliminare una ciste ovarica) e degli abbracci a mio figlio, che non ho rivisto fino a venerdì sera.
Martedì è stato il giorno del distacco, dell'affidamento nelle mani altrui, del sonno, del ripetersi di una prassi ormai tristemente famigliare (ho fatto i conti, in sei anni è stata la quinta volta), dei ricordi estremamente confusi.
Mercoledì il giorno del sollievo: è passata, anche questa è fatta. Era il giorno del risveglio, dello stordimento ma anche della preoccupazione che tutto fosse andato secondo prassi, senza intoppi. E' stato il giorno delle flebo, del digiuno, delle cure delle infermiere (sante subito), degli antidolorifici, delle chiacchiere con L., con la leggerezza di chi si è tolto un peso di dosso e all'improvviso vede il mondo più semplice.  E poi l'insonnia, la compagnia di tante persone che si sono fatte vive via WA e per sms, la gratitudine perchè sola non mi hanno lasciata, umanamente, mai.
Giovedì è stato, fisicamente, il giorno più pesante. Il giorno del dolore: intenso, inaspettato, regolare secondo il medico, ma lancinante e persistente. E' stato il giorno dei piedi per terra, dei primi passi, dei primi pasti leggeri, del commiato da L. che è stata dimessa, di due belle visite.
Venerdì, infine, è stato il giorno del crollo. Ho chiesto di uscire con un giorno di anticipo, vista la mia età giovane sono stata accontentata, visitata e debitamente istruita sul comportamento da tenere a casa, dal riposo totale alle iniezioni di eparina (che ormai so farmi ad occhi chiusi), dagli antidolorifici alle medicazioni, e alle precauzioni da usare da qui al controllo post intervento (il 17 maggio, quando mi daranno anche l'esito dell'istologico). Non ne potevo più. La testa ha iniziato a vagare. Mi sono resa conto di quello che ho fatto e, sola, ho pianto tanto. Non di rimorso, ma di paura, di snervo, di stanchezza. E di nsostalgia: di mio figlio, dei miei gattoni, e di casa.

Ho iniziato il periodo della convalescenza. Non ho intenzione di fare l'eroina, il rischio di complicazioni è alto. E siccome voglio andare giù dalla famiglia a maggio, devo trattarmi coi guanti. Il Gatto Alfa ha preso due settimane di licenza, e più o meno nervosamente (perchè si sta occupando, contemporaneamente, di un paio di problemi non da poco che riguardano i suoi genitori) ha preso in mano l'organizzazione della vita domestica. Devo chiudere due occhi, non uno, ma sinceramente è il minore dei miei fastidi.
E' il periodo della protezione di me stessa. Ha ragione chi dice che la malattia è un filtro rispetto ai contatti umani, e io sono anni che filtro, ma situazioni come queste danno uno sblocco più deciso ai rapporti, sia in positivo sia in negativo. Non sto guardando a chi c'è e chi non c'è. Mi pesa di più la differenza tra i vari modi di esserci delle persone. Mi fa pensare il modo in cui ti stanno vicino, dai vari modi di stare in silenzio o di parlare, e mi dispiace dirlo, ma oggi scelgo con chi stare, almeno per un po'.

Tutti mi chiedono come sto, come è andato l'intervento, se ho dolori, se mi riprendo.
Tanti mi chiedono se possono far qualcosa per me in termini logistici, ed è una cosa che apprezzo.
Diversi mi intrattengono con discorsi leggeri, parlando di tutte le cose di cui ho sempre amato parlare, usano un po' del loro tempo per farmi visita e portarmi un giornale o un dolce sapendo che i dolci mi hanno sempre tirato su di morale, mi sfidano a Ruzzle, mi inviano link a video divertenti, e di queste attenzioni sono infinitamente grata, perchè sono le cose che fanno sentire coccolata.
Qualcuno ha approfittato del fatto che stessi male perchè "tu che stai male puoi capirmi", e mi ha riversato addosso il suo sarcasmo meno di 48 ore dopo l'intervento, e a meno di 24 ancora stordita e con la flebo appesa mi scrive "tanto sei distesa, tempo ne hai, ti racconto dell'ennesimo problema che sto affrontando con la mia bambina, posso?". E io, che solitamente sono molto ben disposta ad ascoltare, ho deciso che no, adesso no. Non ce n'è per nessuno. Mi dispiace.

Quasi nessuno, infine, mi chiede come mi sento dentro. Ed è anche umano, perchè ognuno ha i suoi problemi, sempre tanti per stare a badare a quelli degli altri. Accetto quel che viene, e cara grazia che c'è. Ma ad oggi il dolore al ventre (perchè ce n'è ancora, dovrebbe andare avanti ancora per un po' dice il medico, un paio di settimane) è solo una parte del male che c'è. Bisogna passarci per capirlo, e passarci da giovani. E non è una frase fatta, mi si creda. Bisogna passarci mentre un terzo delle mamme dei compagni di tuo figlio sta sfornando bebè, a quarant'anni passati, cosa che ormai è normalissima, e tu se negli ultimi sei sapevi che a proprio volerlo a tutti i costi sarebbe bastato interrompere la cura e affidarsi agli oncologi, da oggi nemmeno più quello, perchè manca il macchinario. Come se avessi quasi sessant'anni, e pensi alla parte di sessantenni che vedi girare per il paese senza un briciolo di femminilità nel volto e nella presenza, e ti chiedi insulsamente e irrazionalmente se adesso che sessualmente gli assomigli gli assomiglierai presto anche in tutto il resto, e ti spaventi all'idea. Ridete pure, ma anche questo è passato per i sentieri dei miei neuroni. Poi ti ricordi che esistono anche delle sessantenni gnocche e più donne di tante ventenni, e tutto si ridimensiona. Perchè forse sta a me scegliere cosa essere, non ai miei ormoni. O almeno lo spero.
Bisogna capire cosa significa essere ricoverati in ginecologia e ringraziare il cielo che in camera con te non ci sono partorienti, e non ci sono nemmeno nelle camere a fianco, perchè il reparto maternità ha chiuso i battenti due settimane fa, e sapere che esserne confortate è una cattiveria immensa dato che è un problema non da poco per chi ne ha bisogno, ma non te ne può, sinceramente e vigliaccamente, importare di meno. Non lo avrei proprio retto. Perchè sta male chi non ha mai potuto averlo, ma chi sa cosa vuol dire averne, averne sempre coltivato il desiderio di averne ancora almeno uno,  e sa di doverci rinunciare per sempre, un po' presto per madre Natura e non per propria scelta, non fa certo i salti di gioia.
Sarò egoista. Sarò antipatica. Ma lo dico fuori dai denti, come viene viene: oggi penso solo a me stessa. Non mi importa una ceppa lessa dei problemi di nessuno. Odiatemi, cancellatemi dalla vostra vita, cambiate opinione su di me e dite in giro che sono falsa e voltafaccia, egoista e opportunista, mi importa quanto mi importa del filo d'erba che mio marito ha sfalciato giovedì scorso e ha portato al centro di raccolta assieme a miliardi di altri fili d'erba. Io oggi non ascolto più.
Tanta gente mi ha detto che sono forte. E io adesso sono stanca di passare per forte. Se passo per forte perchè pubblicamente ci faccio le battute sopra, ci rido, ci scherzo, rispondo che va tutto bene, parlo di cose leggere e schiaffo su FB quasi (quasi) solo foto di gatti, di lavori in corso, di piante e di passeggiate in bicicletta, lo faccio solo perchè non trovo che sia una cosa buona riversare sugli altri tutto il negativo della propria vita ad ogni piè sospinto, come chi ti chiede come stai e non ascolta nemmeno la risposta perchè ha un oceano di cose (sue) da dirti. E non bisogna nemmeno passare tutte le giornate a piangersi addosso h24, 7 giorni su 7 e 365 l'anno, e sciorinarlo sui social o pubblicizzarlo al bar, perchè così i problemi proprio non si risolvono. Si piange un po', e poi si riparte con quello che rimane. Ma questo non lo ritengo essere forte. Lo chiamo "vivere".

Forte è chi non piange mai, credo. Chi non si accartoccia mai su sè stesso. E io adesso sono accartocciata. Anzi, acciambellata, da vera gatta, e gatta nera. Acciambellata mentre mi lecco le zampe, che mi fanno male. E i gatti mentre si leccano non reagiscono a nessuno stimolo, fateci caso. Potete far rumore, chiamarli, stuzzicarli, loro diventano come esseri che transitano in una dimensione parallela, ologrammi: esistono solo per loro stessi. Finchè la toelettatura non è finita, ogni pelo non è stato ripulito e pettinato, e tornano ad essere quelli di prima.

 

domenica 22 febbraio 2015

Non sono sparita.
E' che non ho molta voglia di scrivere. Sul serio. Anche su FB sono diventata silenziosa: da settimane non dico più nulla di mio. Non ne ho più voglia. E' un pessimo modo di comunicare FB: credi di avere una finestra sul mondo che rompa la tua solitudine, in realtà diventi bersaglio delle psicosi altrui non appena apri bocca per dire qualcosa che vada al di là dell'ovvio. E mi sono rotta di difendermi. Mi sono rotta di quel tipo di rapporti umani. Lascio aperto il messenger, ho ristretto l'accesso alle mie foto a pochissime persone, comunico solo con chi voglio. Stop. Come nella vita. Ho abbastanza casini da risolvere tra le mura di casa (e in queste settimane anche tra le mura altrui, ma sono cose che non riguardano solo me, quindi non le sbloggo), per procurarmene volontariamente altri di inutili al di fuori, e starci male. Sono molto "gatto": al di là dei miei doveri, scelgo io con chi, quando e per quanto.

Semplicemente, per il resto, vivo. Vivo, e in questi giorni in particolare, creo. Un po' per sfogare la tensione, e un po' perchè sto rialzando la testa per un altro versante non-sbloggabile, il che mi dimostra ancora una volta che la vita non è fatta di periodi di "alti" e periodi di "bassi", ma è un gran bel miscuglio fatto di giorni che si susseguono. Nient'altro.

E ho creato la mia prima collana a tricotin (ocio eh, lavoro di alta ingegneria)

E ho restaurato una scatola dal contenuto particolarissimo e preziosissimo, che da così
Fronte

Lati
con il contributo di nastri, passamanerie, Pritt Argento a badili e colla a caldo (tutto materiale che già avevo in casa in avanzo da altri lavori) è diventata così, un po' kitch forse, ma mi piace. E lo sberluccichìo ci sta, pensando a cosa contiene la scatola.
fronte

lati
lati, particolare
E ho anche iniziato l'ennesima sfilza di mattonelle granny con gomitoli solitari, che diventerà... mah, quello che mi verrà in mente quando mi stuferò di crochettare quadrati.
E ho iniziato a leggere la storia delle sei mogli di Enrico VIII, libro tutt'altro che scorrevole, ma che mi sta facendo appassionare al periodo rinascimentale tanto da passare le serate piantata su Wikipedia e Youtube, in compagnia di Isabella D'Este e Federico  da Montefeltro. Roba che se ne avessi scoperto il fascino tipo trent'anni fa, non avrei avuto "5" in storia in pagella. Ma nemmeno "4" in storia dell'arte, penso. Sto recuperando. Se recupero anche la prof. D.A. a giugno mi faccio reinterrogare, magari mi riaggiusta la pagella  XD
Giusto per dire che ho i miei bei talismani a cui appendermi.

In ogni modo, l'esame è andato bene. Nel senso che è riuscito, perchè l'esito non lo so ancora. Mi chiameranno dal quarto piano, come da prassi, non prima che passino altre due settimane. E' stato un po' difficoltoso fare il prelievo, hanno dovuto infilare il lungo ago di traverso, in orizzontale, attraversando il seno da una parte all'altra per metà (un dolore!), perchè dovevano prelevare delle cellule dove sotto la pelle non c'è più seno ma solo muscolo, in pratica dove manca il quadrante. Quello che chiamo "il mio buco", quel pezzo di me così brutto a vedersi, ma che amo più di ogni altra parte del mio corpo. E scusate se sono così schietta.
Il radiologo ha voluto sbilanciarsi dicendo che il "coso" ha tutto l'aspetto di un innocuo granuloma, e se non fosse che l'altra volta, "quella" volta, non si sono scuciti manco per chissà cosa, potrei rimanere nel dubbio, perchè i medici, soprattutto in questo campo, non te la dicono mai tutta. E' una lezione che ho imparato fin troppo bene. Ma stavolta ho motivo di essere ottimista. E allora aspettiamo con più leggerezza di cuore.

E se magari nel frattempo mi chiamano anche per la fisioterapia, ringrazio infinitamente e cordialmente. In queste ultime settimane artrite ed ernie mi stanno facendo vedere i sorci particolarmente verdi.



venerdì 16 gennaio 2015

La visita fisiatrica

Ho vinto dieci TENS al rachide, dieci sedute di fisioterapia, due integratori alimentari per i nervi e i tendini e una scoliosi.
La verità?
Sono contenta.
No, sul serio. Ero terrorizzata all'idea di sentirmi dire di nuovo "la mando a visita chirurgica".
Va bene così, anche se ci saranno da aspettare delle settimane per la prima e dei mesi per la seconda.
Mio marito mi ha chiesto come faccio a prenderla così.
Io ho risposto che ormai la sto prendendo con filosofia, e mi accontento del male minore. Non posso sempre piangere battendo i pugni. Devo pur farci la pace, con la spondilite, altrimenti è guerra fino all'ultimo giorno della mia vita. E grazie no, vorrei concentrarmi su altro, possibilmente più creativo, edificante e gratificante.

Per quanto difficile, in certi giorni, sia.

venerdì 19 dicembre 2014

Ok, ho sbollito

Ok, ho sbollito.
E di più, ci ho trovato anche il lato positivo. C'è che adesso ho la certezza che addormentamenti al braccio sinistro e stilettate (decine al giorno) alle costole non appartengono al cuore. Perchè la mente, in questi mesi, ha vagato. E parecchio. E ha prodotto. Brutta, anzi pessima cosa.
Posso mettere via una fetta d'ansia. E' qualcosina.

giovedì 18 dicembre 2014

L'altra faccenda: altro giro, altra tegola.

Sto facendo i controlli oncologici e reumatologici, e man mano ritiro gli esiti.
Sono arrivata quasi al termine. Finora quelli oncologici sono negativi, eccezion fatta per la prescrizione di proseguire il betabloccante per almeno un altro anno, ma se basta la minima dose per farmi stare bene, ben venga. Mancano i markers, ma rimando a dopo le feste, a ridosso della visita. Farli prima ha poco senso.

E' la risonanza magnetica che è andata male. Cioè, bene perchè finalmente il dolore al rachide e a metà testa aumentato in maniera esponenziale negli ultimi mesi in intensità e frequenza, i formicolii al braccio e le fitte quotidiane e numerosissime alle costole sinistre hanno un nome. Male perchè è una seconda ernia discale, stavolta in D3-D4, sotto a quella che c'è già dal 2009 in C5-C6.

Figo. Proprio figo.
Due dischi lombosacrali non ci sono più, erniati ed escissi, e sostengo quel tratto di schiena col busto e adottando le precauzioni indicatemi dalla "neurochirurghessa" che ci ha messo mani e bisturi due anni e mezzo fa.
Due dischi, uno cervicale e uno dorsale, sono erniati.
Totale, quattro.
Poi facciamo basta, però. Eh?
Che quando mio marito mi chiede "ma sono dolori da artrite o dolori da ernia?" non so nemmeno più cosa rispondere, perchè ci sono giorni in cui è solo un grandissimo casino e basta.
E facciamo che mandiamo per direttissima a Fanchiurlo le facce toste che mi vengono ogni volta a rimarcare che "ho passato di peggio, questo cosa vuoi che sia".  Ma piantatela, fatemi un favore. Che è ora di finirla: se hai avuto un tumore c'è sempre il demente di turno che ti ricorda che non hai più il diritto legale nemmeno di starnutire dicendo "oppoccavacca che bvutto vaffveddove" come chiunque altro. Mi è giusto capitato stasera. Ne ho letteralmente piene le scatole. Giuro.

I pensieri che mi passano per la testa stasera sono tanti. Il primo fra tutti è quel punto di domanda che è il futuro. La malattia fa il suo lavoro, dopotutto. E io, che pensavo lo facesse molto più lentamente, ho un po' di paura. E ho paura di tornare di nuovo in sala operatoria, non voglio.
Il sentimento, invece, uno solo: la rabbia. Rabbia verso il mio corpo che non mi dà tregua. E io vorrei con tutto il cuore amarlo per come è, ma stasera mi fa solo rabbia.

Domani mi passa, eh. Sicuro che domani mi passa. Alla fine non è nient'altro che un' altra ernia. Devo solo sbollire, e mi prendo il diritto e le ore per farlo.

venerdì 14 novembre 2014

Novembre: ricominciamo i controlli. Anche per l'artrite.

E si ricomincia.
Stavolta i premi vinti sono:
-visita ginecologica ed eco TV (fatta oggi, tutto a posto).
-mammografia (24 novembre)
-analisi del sangue (markers, quando mi gira, più in là possibile)
-visita cardiologica (5 dicembre)
-oncovisita (as usual, a fine round).

Inoltre, dato che sono due anni che latito dall'ottavo padiglione dell'ospedale della Big City (pura pigrizia e poca voglia di riaffrontare l'argomento), ho preso contatti con la reumatologa (da cui andrò in ginocchio sui ceci con il capo cosparso di cenere), e in previsione della visita (per dicembre) ho i seguenti compiti per casa, da svolgere entro le prossime tre settimane:
-analisi del sangue (tre fogli di impegnativa belli pieni)
-RMN al rachide (3 dicembre)

Per abituarsi, ci si abitua (non sono mica i primi controlli...). Ottimista lo sono, non ho motivi concreti per non esserlo. Ciò non toglie che non ho nessuna voglia di ricominciare a girare come una trottola e a farmi rabaltare per l'ennesima volta. Anche perchè ogni volta capita il tipo/a che ti ricorda che "che vuoi che sia, hai passato di peggio", e non c'è miglior riattivatore del mio istinto omicida. Giuro. E i motivi li lascio all'immaginazione di chi legge.

domenica 1 settembre 2013

Corvi

Se la linea di condotta generale è "se hai bisogno di un sostegno morale vieni pure che ti aiuto io, dicendoti che sto molto peggio di te, che tutti i farmaci che esistono in commercio io li ho provati e non mi hanno giovato quindi non gioveranno nemmeno a te, che ho addosso tutti gli effetti collaterali possibili e impossibili perciò stai all'erta ad ogni pelo che ti si arriccia, e assicurandoti che non potrai che stare sempre peggio come me", prendo finalmente in seria considerazione l'idea di cancellarmi per la seconda volta e definitivamente da entrambi i gruppi su FB, a cui sono stata invitata ad iscrivermi da una conoscenza fatta di persona in ospedale, gruppi che trattano le varie patologie reumatiche che fanno della lamentazione sterile il principale argomento di conversazione. Qualcuno scrive che sta traendo giovamento da tal terapia e lo scrive per dare coraggio agli altri? Arriva sempre qualcuno a smontare il palco con la propria (non richiesta) riga di nero. Non c'è un post che sia UNO che non prenda questa direzione. Il pessimismo più pessimo che si possa anche solo lontanamente immaginare. Roba che neanche in sala chemio si respirava questo clima da corvi neri.
E ne ho piene, ma proprio stracariche, le scatole. Facciamo basta, che è meglio.

venerdì 15 marzo 2013

L'ecografia

Oggi sono stata a fare l'ecografia mani-piedi ordinata dalla reumatologa lo scorso novembre.
Tutto in regola sembra, niente di nuovo più di quello che c'era un anno fa, e va bene così. La malattia è ferma e non in fase attiva nelle zone esaminate, tranne tre infiammazioni, una su una mano e due su un piede. Ma non occorreva l'eco per capirlo.

Quello che mi lascia sempre l'amaro in bocca (e molto) è l'aria di sufficienza con cui ti trattano al Big Hospital, sempre, chiunque e ovunque. Si sa che nei grandi centri sei un numero, ce ne si fa una ragione. Ma fa male veder entrare il dottorino giovane, che tra l'altro non si fa il minimo scrupolo ed entra sparato come fosse la cosa più naturale del mondo (ma cosa sono, una bambola?) che si mette a parlare con il tecnico che ti sta facendo l'esame, si fa i fatti tuoi chiedendo al tecnico e guardando le immagini a monitor ma come se tu non fossi presente, e fa battutine sceme pensando evidentemente che tu non le intenda. A volte ti chiedi se questo genere di medici, e ne ho conosciuti moltissimi, diano per scontato che tu, malato, sia anche imbecille, o semplicemente sordo, e la sensibilità tu l'abbia lasciata al parcheggio, nel cruscotto assieme agli occhiali da sole. Esci di lì con la sensazione che la tua dignità, lì dentro, conti molto, ma molto poco. E non è piacevole.

Affatto.

venerdì 22 febbraio 2013

Sbotto, e la pagella

Posso sbottare? Oh si, me ne arrogo tutto il diritto.
Oggi sbotto perchè il medico mi manda a fare una elettromiografia. Giusto per quantificare, perchè la qualifica c'è, ed è bella chiara: sindrome del tunnel carpale. Alla mano destra. Regolare nelle persone affette da patologie reumatiche, dice. E le balle, aggiungo io. Tutto normale, tutto regolare, ma io sono stufa. E' SEMPRE tutto normale secondo loro, SEMPRE tutto compreso nel pacchetto, io però il taglia-e-cuci preferisco farlo a modo mio, su ben altri fantasiosi e colorati supporti.
Sono riuscita a fissare l'esame per il 28 di marzo, a Palma. Da lì, con l'esito, si fila dal chirurgo. Ottimo, rispetto a quello che sento in giro. Da qui a lì se mi sforzo di pensare ad altro è meglio.

Tipo la pagella del Power, che pur con i voti "tirati giù" (parole delle insegnanti) dalla scarsa cura con cui organizza il suo materiale e qualcosa da eccepire (ahem... argh... coff... qualcosa...) sulla condotta, ha portato a casa tutti OTTO e NOVE, fatta eccezione per due "sette" nelle materie che gli difetteranno sempre a causa dei suoi problemi di coordinazione, cioè arte ed educazione fisica. Mi ha commosso il giudizio globale, che a differenza degli anni scorsi ha una netta prevalenza delle lodi sui lati negativi segnalati. Il mio Power cresce e matura, e come ho già scritto altrove, conoscendone le fatiche il valore dei risultati si amplifica in modo non quantificabile.

mercoledì 13 febbraio 2013

La visita oculistica

-Ma dottore, sono venuta sola, devo guidare!
-Non si preoccupi, avrà fastidio solo per vedere da vicino per due o tre ore. Comunque, dato che devo ripeterle l'esame tra sei mesi, la prossima volta venga accompagnata.
-Ok, va bene, ma la prossima volta sia gentile, mi avverta PRIMA di mettermi le gocce negli occhi, che mi sta instillando dell'atropina!

Trentacinque chilometri e tre semafori con il paesaggio interamente innevato a destra e a sinistra, con un riflesso pazzesco e i fari delle auto che marciavano in senso opposto colpirmi gli occhi come spilli, e con gli unici occhiali da sole che avevo in macchina rigati e con la gradazione che portavo dieci anni fa, potendo accertare la velocità di marcia sul tachigrafo molto a sommi capi, per tornare a casa dalla Big City, è stata un'esperienza.
Anche da non ripetere.

(ps. dopo aver accertato che i miei occhi sono a posto in tutto il loro supersplendore dentro-e-fuori, il prossimo passo è radunare il coraggio a secchi e iniziare a prendere la clorochina. Aiuto.)

sabato 1 dicembre 2012

Magari tardi, ma ho iniziato anch'io a canticchiare "Jingle Bells" di tanto in tanto. Ho iniziato ieri sera.
C'è il primo delizioso pacchettino da infilare sotto l'albero (ho sbirciato il contenuto, lo ammetto, ma ho subito richiuso la scatola da brava ragattina)

C'è la frutta secca a tavola, che fa tanto Natale, fa tanto Inverno, fa tanto ingrassare, ma non c'è Natale senza sgranocchiamento di noci e noccioline (questo in foto è un presente che mi hanno portato gli ospiti che ho ricevuto ieri sera, nuove piacevoli conoscenze)

C'è il piacere di rimettersi ai fornelli (sempre a proposito di "due minuti in bocca e tutta la vita sul..." vabbè)
Ci sono i gatti che sistematicamente si prendono il posto migliore davanti alla stufa prima che passi per la testa a me
E c'è lo spirito creativ-natalizio che magari tardi, ma inizia a produrre anche quest'anno
Stasera, dato che sono sola in casa come accade spesso, mi sono messa di impegno nell'iniziare a confezionare una parte dei pensierini da spedire nei più disparati angoli del Bel Paese. Ci sono i parenti lontani, e le amiche, vorrei sempre raggiungere tutti e regolarmente mi dimentico qualcuno, che anche se c'è crisi ma magari qualcosa di piccino e pensato deve partire. Se poi una volta che riesco ad immergermi nello spirito adatto scopro che ho tutto tranne la carta da pacchi, senza la quale non parte un cavolo di niente...

Le visite sono andate bene. Circa meno quasi.
La reumatologa mi ha prescritto due farmaci nuovi, tanto per arricchire l'armadietto dei medicinali (e per fortuna periodicamente faccio una scrematura e scarto i farmaci scaduti o in scadenza a breve, altrimenti scoppierebbe): clorochina e un miorilassante. E io, come da manuale Mamigaesco, me li sono procurati solo a quattro giorni di distanza. Non ho assolutamente voglia di iniziare a prenderli (me lo dico da sola: e allora perchè vai dal medico se poi non fai quello che ti dice? Risposta: ci sono momenti in cui mi terrorizzano di più i farmaci del dolore stesso, ma siccome questa cosa è periodica, aspetto che passi e che si alzi l'altro piatto della bilancia. Succede sempre, prima o poi). Ho vinto esami del sangue, ecografia a mani e piedi da eseguirsi assolutamente in reparto, visita oculistica e corso di ginnastica adatta alla patologia. Niente cioccolatini in omaggio. E questo mi brucia. Accidenti.
Il cardiologo, che ho visto giovedì, dice che teoricamente sono guarita: non sono più cardiopatica. Ma devo comunque prendere le pastigline per il cuore, almeno fino alla prossima visita, tra un anno. Per precauzione, ha detto la dottora, e perchè in vista dell'assunzione della clorochina, potenzialmente cardiotossica anch'essa, è meglio continuare ad assumerle. E io sono stufa di vivere appesa ai blister.

La reumatologa mi ha bacchettata perchè non le ho portato quelli che dovevano essere i miei compiti per casa: misurare la pressione due-tre volte a settimana e segnarla.
La cardiologhessa mi ha bacchettata per lo stesso motivo.
Il mio MMG, a seguire, mi ha raccomandato di farlo. Come i vecchietti, avete presente? Quelli che al mattino accendono prima la macchinetta per la pressione di quella per il caffè.

Io invece vorrei vivere continuando a dimenticarmene come ho fatto fino ad oggi, avendone le scatole più che piene di queste cose.
Intanto mi sono fatta il pomeriggio stesa con il mal di schiena.

martedì 27 novembre 2012

Le mani, la coperta e le visite

Raramente posto qui i miei lavori di bricoMamiga, ma a questo tengo particolarmente. L'ho finito ieri, ci lavoravo da un annetto abbondante (escludendo i mesi estivi, in cui tenere la lana in mano era impossibile).
Oh si, stavolta mi dico "brava" da sola, perchè è il lavoro più grande che ho fatto in vita mia finora (misura ben 275 x 160 centimetri), perchè è utile (cosa da non sottovalutare nei miei canoni bricoleschi), perchè tiene caldissimo, perchè è fatta al 99 per cento con avanzi di altri lavori (non miei, della Maria), perchè scalda il cuore con tutti questi colori, perchè mi piace moltissimo. Oltretutto appena fatta la foto mi sono accorta di aver fotografato la coperta a rovescio, ma non c'è poi questa gran differenza. Mi ricorda tanto quelle coperte che si vedono sui film americani, di solito distese sui divani in case di montagna, davanti al fuoco del caminetto. Le ho sempre snobbate perchè mi ricordano le nonne, e io non ho questa grande esperienza fantastica di nonne, ma fatta con le mie mani ha tutto un altro aspetto ai miei occhi e al tatto. Ci si accoccolava il gatto di turno mentre la stavo lavorando tenendola tra le ginocchia e il pavimento, adesso ci si accoccola mio figlio mentre guarda i cartoni animati la sera, in pigiama. Ci sta davvero bene sul divano, anche se il Gatto Alfa sostiene che è il modo migliore per rovinarla.  Pensa tu come la testa modifica la percezione degli oggetti. Fa tanto "Natale", no? Ecco, il fuoco della stufa a legna ce l'ho, la coperta sul divano anche, mi manca solo lo chalet :D

Mi piace pensare di poter fare il bis prima o poi. Non tanto per la coperta, ma perchè farlo significherebbe che sono ancora in grado di usare le mani in questo modo.
Mi fanno male. Molto. Sono settimane che al mattino appena sveglia non riesco nemmeno a chiudere i pugni, e sale la rabbia. Passi per l'attrezzatura dalle anche in giù, ma le mani, le mani e i polsi... Tutte e due poi... Poi me la faccio anche passare, ci mancherebbe. Non si può rimanere arrabbiati tutta la vita, anche perchè quello che mi succede è il normale avanzare della malattia e lo sapevo dall'inizio, non è che mi abbia colto di sorpresa. Non più ormai. Cerco di concentrarmi su quello che posso fare piuttosto che su quello che non posso fare più, e va bene così. Oggi pomeriggio ho la visita con la reumatologa, dopo un anno dall'ultima. Tanto so già che uscirò dopo essere stata toccata su tutti i millemila punti dolorosi del mio corpo e aver trattenuto il fiato per non eccedere con i lamenti biblici, con altre impegnative per ripetere sempre gli stessi esami, tentare altri farmaci dopo una attenta esclusione di questo e di quello, perchè il tumore, perchè il cuore, perchè la menopausa, perchè perchè perchè. Che palle. Si può dire?

Intanto ieri pomeriggio ho portato la mamma ad oncovisita di revisione del veicolo, a Palma. Le hanno stampigliato il timbro "OK" sulla fronte e consegnato il foglio di via, prossimo tagliando a marzo. E son soddisfazioni. 


sabato 24 marzo 2012

Bisturi!

Finalmente ieri sono riuscita a farmi ri-visitare dal chirurgo vertebrale.
Che mi ha fatto ricordare quanto sia detestabile parlare con qualcuno che non ti lascia finire una frase prima di iniziare a risponderti. Fantastico. Da riversamento di bile. Esci dalla conversazione (o fantomatica tale) con la netta sensazione di essere stata in una giostra tipo Tagada
 Ve la ricordate?
Comunque, mi ha messo in lista d'attesa per l'intervento. Titubante per il fatto che sono due ernie e non una (sembra che non sia così semplice per via del recupero poi), mi ha lasciato con più domande che risposte. Di fatto almeno si va avanti.
E adesso aspettiamo. Quanto, non me lo hanno saputo dire. 
Di nuovo in sala operatoria. Evviva. Voglio la raccolta punti.

lunedì 5 marzo 2012

Revisione

Mezz'ora di auto per arrivare all'ingresso della  città, un'altra mezz'ora solo per trovare parcheggio; ho chiesto informazioni al tipo del casottino del parcheggio interrato su dove fosse sta benedetta piazza dove dovevo recarmi, mi prospetta una camminata di mezz'ora descrivendomi per filo e per segno quanti sanpietrini mi separassero dalla mia destinazione, salvo poi scoprire che in realtà mi trovavo a si e no cinquanta metri.
Stamattina ho fatto la visita (chiamiamola visita, a me è sembrato più una valutazione sul fatto che avessi tutti gli arti al loro giusto posto, vabbè) di revisione dell'invalidità civile. Ho così scoperto che due anni fa ho avuto il verbale provvisorio seduta stante solo perchè avevo il tumore ancora presente (parola dell'impiegata: ancora vivo...), stavolta dovrò aspettare che mi arrivi per posta raccomandata dopo essere stato valutato da chi di dovere a... Roma. Confesso che al sentir nominare "Roma" nella stessa frase che comprendeva le parole "la sua pratica" mi ha fatto cadere le braccia. Metaforicamente, si intende. Con tutto quello che si sente in giro...
Bene, non mi rimane che attendere, sperando in bene. Che chi vive sperando muore cantando, dicono, e io aggiungo "almeno muore ottimista".
Oggi sono nervosa come una biscia.

venerdì 2 marzo 2012

Stamattina ho fatto la seconda RM al bacino. Il chirurgo che mi ha visitato un mese fa mi aveva chiesto di rifarla ai primi di marzo, e di tornare da lui con gli esiti. Solo per valutare se togliere entrambe le "sasse" o una sola, e per decidere la tempistica.
Io, di mio, credo che se si può prendere per matto un essere umano che brama di finire in sala operatoria, allora io sono tra i matti più matti. Che zitta zitta quatta quatta, inizio a non poterne davvero più. Il dolore, alla lunga, stanca il corpo ma anche l'anima. E chi mi conosce bene sa che nel momento in cui arrivo a lamentarmi ho qualcosa di più di un'unghia rotta.
Intanto mi hanno convocato per la visita di revisione dell'invalidità civile, per lunedì mattina, stavolta nella Big City. Sono preparata al peggio, visti i tempi che corrono.

lunedì 23 gennaio 2012

Mami-blocked - non demordo

Visto che sono otto giorni che il dolore al nervo sciatico non ne vuole sapere di lasciarmi, e francamente ne ho un tantino le scatole colme, stamattina sono andata dal dottor Smiley (chi è il dottor Smiley? Il vice del dottor Clooney, che ho soprannominato così perchè è il medico più sorridente che ho mai visto in ospedale), dopo aver fatto l'idroquellacosalì-terapia, a elemosinare (vabbè) una flebo di roba buona (tanto ormai, una più, una meno...). E mi ha omaggiato anche di una impegnativa per una radiografia "vip" (con priorità B) al bacino.
La flebo mi ha alleviato di molto il dolore. Per un'ora. Poi punto a capo.
All'una e mezzo, prima che chiudesse lo sportello, sono andata a Latisanville per riscuotere il premio, che mi è stato consegnato (onore al reparto) in meno di mezz'ora, referto compreso.
E niente, sembra che ci siano due vertebre che hanno tanta voglia di baciarsi. Il prima possibile porto le lastre a Gigi e vediamo.
Ora, io ho fatto alcune ipotesi.
Primo: mi odio talmente tanto che il mio inconscio ha deciso di portare avanti una missione autodistruttiva. In poche parole, sto implodendo.
Secondo: qualcuno mi odia talmente tanto che si è attrezzato per farmi un rito woodoo, devo dire con successo.
Terzo: c'è una nuvola incazzosa di troppo sopra casa mia, e non la vedo perchè è una nuvola virtuale (ma dagli effetti pesantemente reali).

Quarto: sto facendo il pieno, e poi sono a posto per i prossimi vent'anni (ma facciamo anche trenta và...).

Di sicuro posso dire una cosa. Inizio ad essere decisamente stanca. E me ne sto facendo una ragione se ogni tanto mi sento un po', ma giusto un tichinin eh, giù di morale.

sabato 21 gennaio 2012

Mami-blocked

Oggi sono bloccata tra letto e divano. Ho la sciatica. Veramente l'avevo anche lunedì, martedì e via dicendo, in poche parole me la porto addosso da una settimana. Ma oggi posso permettermi il lusso di non uscire di casa, almeno fino a stasera, perciò me ne sto buona buona a tenere silenziosamente i pezzi del mio corpo incollati assieme.

Questa cosa ha provocato una lite furiosa in casa. Qualcuno mi ha rimproverato che avrei dovuto curarla bene (ma io i miei antinfiammatori li ho pur presi!), che non avrei dovuto guidare (ci fossero i mezzi pubblici per andare a fare le terapie ci avrei anche potuto pensare, e comunque anche seduta da passeggero le vibrazioni sul sedile te le pappi lo stesso), che non avrei dovuto fare questo e quello.
Mi è stato rinfacciato il fatto che non mi tengo sufficientemente da conto, che non devo arrivare a fare tutto per poi trovarmi bloccata a letto.

Ma sapete che c'è?

Francamente io non ho tutta questa smania di dovere a tutti i costi arrivare ovunque, non è un onore per me avere tutto fatto a puntino, essere una casalinga perfetta, per poi lamentarmi pubblicamente che nonostante i miei problemi fisici non faccio mancare nulla alla famiglia, che fa tanto "povera martire immolata sugli altari dei pavimenti lucidi e dei fornelli splendenti". Niente di tutto questo.
Io con il dolore ci farò i conti sempre. Giorni di più, giorni di meno, ma sempre. Sono due anni e mezzo che cerco un compromesso con me stessa per ridisegnare le mie giornate in modo che siano vivibili. Appunto, vivibili, non mummificate. Soprattutto emotivamente.

Oggi sono molto arrabbiata, ho un nodo in gola. Obiettivamente so che a chi mi sta vicino fa star male vedermi bloccata a letto, perchè anch'io sto male quando vedo una persona cara che soffre. E' vero, ho un male cane, che se non fosse perchè è sabato sarei già ricorsa a metodi più drastici (le flebine del dottor Clooney sono le uniche a darmi sollievo, ma al di là che è sabato e lui non c'è non sono in pericolo di vita, siamo seri per una volta). Ma per me c'è di peggio.

Il peggio è rinunciare a vivere a causa della malattia. E questa settimana ho vissuto. Sono stata a Palmasgnauss a fare le terapie, e fare la strada è stato piacevole, anche se un po' noioso: l'inverno in campagna offre panorami splendidi. Sono stata al compleanno della bisnonna, ho portato mio figlio a Judo due volte e mi sono goduta mio figlio mentre si divertiva. Sono stata al colloquio con l'insegnante di inglese. Ho passato mezz'ora a casa della mia amica Robute, che ha sempre due dita di polvere sui mobili ma il tavolo perennemente ingombro di lane, cotoni, uncinetti e aghi, colle e giocattoli della bambina, e non gliene frega niente se per offrirmi una tazzina di caffè deve spostare millemila pezzi di puzzle e una pila di riviste di filet, lei si diverte così e io con lei. Insomma, ho fatto queste e tante altre cose, zoppicando e a volte lacrimando, ma davvero, non avrei fatto a cambio con una settimana stesa a guardare il soffitto, per di più sapendo che facendo così costringevo mio marito al sacrificio di badare alle cose quotidiane con il tendine a rischio di una ulteriore rottura. E comunque ce ne sono di donne che fanno le loro cose anche con il dolore fisico, e che sarà mai.

Ecco, oggi sono arrabbiata, e molto, perchè questo concetto non riesco a farlo passare in casa. Non riesco a far capire che la depressione per me è molto, ma molto peggio di un'anca fuori uso. Non riesco a far capire che ho bisogno di cose belle, e che visto che non capitano tutti i giorni, quando capitano non voglio lasciarle andare perchè occupata a leccarmi le ferite. Non più.

sabato 10 settembre 2011

Giù, giù, giù...


In questi giorni ho il morale sotto le scarpe. Almeno quanto la mia pressione.


Succede che martedì sono stata dal medico, perchè sono settimane che avverto un peso ai polmoni, gonfiore e rigidità al collo, fatica nel respirare, e sono sempre, sempre stanchissima. Dopo avermi misurato i soliti parametri (pressione, battito cardiaco, ossigenazione del sangue, e via dicendo) è arrivata la sentenza: "Mamigà, sei depressa". Si, è vero, al mattino non ho voglia di alzarmi perchè pensare di vivere una giornata in cui dover fare l'equilibrista tra i miei doveri, i miei lavori e il dolore, mi fa odiare il solo fatto di dover mettere giù i piedi dal letto. Ma possibile che la mia vita mi faccia così schifo da essere arrivata al punto di somatizzare in questo modo il mio disagio?

Comunque sia dal medico ci vai perchè hai fiducia in lui, se poi per andarci ci fai quindici chilometri un minimo di credibilità gliela devi. Dopotutto è il mio medico da più di undici anni. Dopotutto in questi ultimi due anni in particolare ha dimostrato ampiamente di volermi facilitare il più possibile nel difficile percorso che fa l'altalena tra l'oncologico e il reumatologico, e non è da tutti. Dopotutto non è di primo pelo. E quindi se ti dice che anzichè prendere un calmante ogni due settimane giusto per recuperare un po' di sonno è da considerare la possibilità di prenderne due al giorno per qualche dì, perchè ne hai bisogno, lo accetti. Non di buon grado, ma lo accetti.
"Non prenderla come una sconfitta", mi ha detto. Facile a dirsi più che a farsi. Soprattutto perchè se penso che durante tutto il periodo delle cure per il tumore ho toccato la scatola degli ansiolitici si e no quattro volte, mi chiedo dove siano finite adesso le mie palle dato che ho usato solo quelle quando la strada in teoria era più ripida. Saranno rotolate giù per la china per il troppo lavoro, che volete che vi dica.

E poi c'è stato giovedì sera. Giovedì sera ho fatto un vai-e-vieni in direzione Udine, in auto, ovviamente da sola, per il motivo del post più sotto. Durante il viaggio di ritorno la fatica a respirare si è fatta sempre più pesante, al punto che arrivata in paese la testa ha iniziato a girare, girare, girare... Insomma, scesa dall'auto mi sono trascinata in casa e BLAM! Svenuta. Per qualche secondo, non di più per fortuna, ma sono andata giù come un pero dopo aver visto tuuuutto nero. Morale: avevo la pressione sotto i piedi e il battito cardiaco sopra ai capelli. E l'ansia che caricava a mille. Pheego! Soprattutto pheega è stata la nottata successiva, trascorsa per tre quarti cercando di sedare una riga di crampi alle gambe degna di nota.

Ieri mattina ho sentito il medico. Mi ha detto di provare a sospendere la terapia per i dolori reumatici per qualche giorno, tener controllata la pressione e vedere come va.

Come va? Va che ieri ho passato la giornata tra il divano e la mia poltroncina da campeggio, uncinettando e ricamando chilometri di filo, tenendo le gambe alte, trattenendo una riga di lacrimoni solo perchè avrebbero portato via il fiato per niente. E oggi sono riuscita a fare qualche lavoro in casa, intervallato da pause stesa.
Va che se mi riprendo senza quelle compresse si torna a presentare il problema di come gestire il dolore.
Va che sto male perchè oggi avrei voluto, dovuto, essere in compagnia di Meg e Roberta anzichè litigare con il mio corpo per l'ennesima volta.
Va che tra rischio di recidive e possibilità di ulteriori problemi cardiaci trovare una terapia adottabile per la spondilite è più difficile di quello che credevo, quello che prima dell' incontro con Sir Cancer non mi dava nessun problema di tollerabilità adesso è un punto di domanda con una risposta il più delle volte negativa, e il morale va sempre più giù.
Va che c'è poco da dire "devi imparare ad accettarlo". Oggi mi è difficile. Oggi proprio non ci riesco. Oggi non vedo una soluzione e si, oggi mi faccio veramente, ma veramente schifo.


Ps. un po' meno schifo mi fa il samplerino che ho terminato ieri, il mio lavoro estivo su nero. Anzi, mi piace proprio. Chi avesse voglia di vederlo, lo può osservare nel mio solito angolo creativo,
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