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venerdì 31 maggio 2013

Mammitudine (post lungo)

E' la prima volta che lascio passare un mese tra un post e l'altro, e sinceramente non ne ho sentito la mancanza. Se è per questo è anche la prima volta che mi ritrovo ad avere la stufa a legna accesa l'ultima sera di maggio, il che può voler dire che è un periodo un po' così, fuori dal normale, nella piccolezza del mio piccolo quotidiano, fatto di piccole cose di piccola importanza paragonate a quelle che accadono fuori dal mio piccolo giardino. Non avevo nulla da scrivere che mi sembrasse degno di essere scritto, questo è l'unico motivo del mio silenzio. O quasi l'unico.

Comunque.
Sono qui. Sono qui e la prendo larga.

Oggi, nel pomeriggio, dopo uno scambio di commenti sul post di un'amica su FB (si Romina, sto parlando di te), mi son detta "ecco, oggi ho qualcosa da scrivere". Si parlava della sua bella panzotta, di epidurale, di paura, del dolore del parto e di compagnia bella, di tutte quelle cose in cui si è immerse nei nove mesi più particolari della vita di una donna che diventa madre, cose che adesso mi sembrano lontanissime e insignificanti paragonate a tutto quello che è venuto dopo, ma che in effetti fanno parte del percorso e non sono meno importanti mentre le si vive. Ho scoperto che mi infoio ancora come una belva quando leggo di donne che sventolano il loro rifiuto dell'analgesia (leggi epidurale) come segno del loro atto di eroismo nel voler godere a tutti i costi di tutto il dolore possibile nel diventare madri. Mi ci infoio perchè mi sembra stupido che di questi tempi ci siano donne così cricetocefale (passatemela) da quantificare il grado di "maternità" in base a quanto una soffre mentre dà alla luce una creatura (e le madri adottive? Ne ho conosciute di straordinarie, pur non avendo partorito). Perchè non so quante di quelle che leggono in questo momento sono passate in certi forum sulla gravidanza e sulla maternità mentre erano o sono in attesa, come direbbe una mia Amica sono veri e propri forum terroristici, ti infarciscono di sensi di colpa quando non ti fanno sentire una che viene da Marte, e io che speravo caldamente che col passare degli anni fossero cambiati i toni ho scoperto che no, anzi, forse è anche peggio. Quando leggi commenti del tipo "avete paura di partorire? Mammolette che non siete altro" (giuro, era scritto proprio così) ti cadono le tonsille (capitemi). Ma non è questo l'argomento del post.

Mentre andavo a prendere mio figlio a scuola riflettevo su quali fossero le cose che più mi ricordano che sono una mamma, visto che ho sempre sostenuto che si diventa madri solo un minuto dopo, e di cose me ne sono venute in mente decine e decine. E non tutte belle.
Dopo nove anni io mi sento "mamma" quando devo scegliere tra cosa è bene e cosa fa contento mio figlio, perchè non sempre le due cose coincidono, e ogni piccola o grande scelta devo farla guardando avanti nel tempo, non solo al qui ed ora. E son cavoli.
Mi sento mamma quando devo rinunciare a un piccolo piacere personale per soddisfare una sua necessità, piccola o grande che sia.
Quando prima di accettare o meno un qualsiasi impegno devo farmi delle domande obbligatorie: e lui? Riesco a portarlo/riprenderlo a scuola? Fargli da mangiare? Portarlo a judo? E via dicendo. Se anche una sola di queste domande rimane senza risposta non posso accettare, senza alternativa alcuna.
Quando devo imporre un "no" con tutte le mie forze, con tutta la mia determinazione e con tutta la mia fermezza, perchè solo la consapevolezza che è un NO giusto e sacrosanto non mi fa piegare davanti alla delusione ed al pianto di lui quando lo riceve.
Quando sento il cuore stringersi davanti alla conquista di una sua piccola libertà, perchè so che ogni passo verso l'autonomia è un passo in più lontano dal bisogno di me, ma il mio dovere è consegnarlo al mondo, non trattenerlo, e se cammina avanti è segno che sto lavorando bene.
Quando brontolo per la quantità esorbitante di pantaloni e calzini da lavare che mi ritrovo a raccogliere ogni giorno per casa, a gettare regolarmente nel cestone e a cui non riesco quasi a dare il giro, perchè se si sporca è segno che si diverte, ma accidenti, almeno imparasse a non lasciarli in giro.
Quando devo firmare i buoni pasto per la mensa scolastica, gli avvisi delle insegnanti, le note sul libretto, le pagelle, le autorizzazioni per le gite, per le foto a scuola, per i voti sulle verifiche, il libretto sanitario, il rinnovo dell'iscrizione a judo, e tante altre cose che adesso non mi vengono in mente.
Quando soffre nell'anima e sono consapevole che non ho i cerotti adatti, e vorrei che abbracciandolo si risolvese tutto ma non si può, perchè a nove anni non si hanno più per la testa solo i cartoni animati, e tu, mamma, lo sai.
Ogni sacrosanta mattina quando non c'è nessuno che lo svegli al posto mio, che al posto mio invece di iniziare la mattinata dolcemente e serenamente lo deve fare con l'orologio in mano e tirar giù rosari per farlo alzare (per me poi, narcolettica DOC, anche solo questo è uno sforzo sovrumano), predicare perchè riesca a vestirsi in meno di mezz'ora, per farlo andare in bagno prima e per farcelo uscire poi, per fare il conteggio dei biscotti e quantificare le cucchiaiate di miele nel latte nonchè i secondi impostati sul display del microonde per scaldarlo, per ricordargli ogni santa mattina che le scarpe vanno infilate entrambe e possibilmente una a distanza di pochi secondi dall'altra e non di un quarto d'ora, per fare in modo che controlli che in cartella ci sia tutto, sentirsi dire con tono seccato "si mamma non serve che me lo ripeti ogni giorno" e sistematicamente vedersi recapitare la nota della maestra sul diario: "si rende noto che anche oggi il Power si è presentato a scuola senza il quaderno di musica".
Quando inciampo nei mattoncini del lego, apro la portina dell'armadietto del bagno davanti al water per prendere un asciugamano pulito e ci trovo l'ultimo almanacco di Topolino, vado a fare la spesa e mi riempio la borsa di personaggi di Asterix di quelli che "ogni quindici euro di spesa uno in omaggio fino alla fine di giugno", valuto di volta in volta se valga la pena spendere qualche euro per mettere una toppa sulle ginocchia di un paio di pantaloni (che comunque dopo qualche settimana andrebbero messi tra color che son sospesi causa allungo delle gambe del proprietario), trovo carte di Yu-Gi-Oh in ogni angolo di casa.
Mi sento mamma quando devo ripetere la stessa cosa millemila volte, ricevo millemila volte la stessa risposta (si mamma ho capito) e mi ritrovo a doverla ripetere per la millemilaeunesima volta tre minuti dopo, e infine facendo mente locale realizzare tra me e me con rassegnazione che mi sto comportando esattamente come mia madre trent'anni fa.

Mi sento mamma quando devo spiegare qualcosa per cui non trovo le parole adatte. E nessuno può farlo al posto mio.
Mi ci sento quando vorrei evitare una spiegazione ma non posso farlo, e spiegare mi costa. E nessuno può farlo al posto mio.
Mi ci sento quando spiegazioni non ce ne sono e non riesco a farglielo accettare. E nessuno può farlo al posto mio.

Poi arrivo a scuola, due insegnanti mi aspettano a braccia conserte e con sguardo eloquente, inizio a sentire i brividi di terrore correre dal collo al fondoschiena passando lungo la spina dorsale, ne avverto il salto di vertebra in vertebra, lo stomaco si chiude e divento come la lancetta di un metronomo lanciata a massima velocità, passo da mamma-tigre a mamma-verme alternativamente, ripetutamente, di frazione di secondo in frazione di secondo. Oggi il Power l'ha combinata grossa, grossissima, enorme.

A distanza di sette ore circa meno quasi, mi sento mamma per aver ingoiato, per aver rimproverato, urlato, per aver castigato, il tutto sperando e pregando il cielo che serva a qualcosa, e nel terrore che non sia così; per essermi sentita per l'ennesima volta una madre incapace, fragile, esasperata, inadatta a svolgere il mio ruolo come si deve, inefficiente e inefficace, per non riuscire a capire l'origine dei miei errori e non riuscire a trovare una soluzione, per aver pianto ancora.

Altro che epidurale.






sabato 6 ottobre 2012

Caaaaaaaade!

Ai primi di giugno mi sono messa a dieta con impegno, e in quattro mesi ho perso, udite udite, DODICI chili. E a parte un mal di testa galoppante che mi fa compagnia da un paio d'ore, posso dire che, nel contesto, mi sento molto meglio di quattro mesi fa.
Considerando che il mio programma prevede di perderne in tutto una ventina per raggiungere un (per me rispettabile) traguardo di 68-69 chili o retrocedere di almeno tre taglie (ad oggi ne ho perse due), mi dico BRAVA da sola e vado avanti.
Stamattina però, seduta sul letto guardandomi allo specchio, mi sono resa conto che quello che prima era un addome cioppo, oggi è un addome caduto rovinosamente in basso, e molle.
Non so se mi fa più schifo questo, o il cicciume che c'era prima. Bleah.

venerdì 8 ottobre 2010

Un post del cavolo


C'è qualcosa che vorrei con tutta me stessa dire a una persona che stimo, ma non so se ne avrò mai il coraggio. A voler guardare troppo in alto si rischia di bruciarsi gli occhi, la tentazione rimane comunque forte, perchè è la tentazione di guardare l'infinito, e l'infinito affascina, ci si vorrebbe perdersi dentro. Con la possibilità di ritrovarsi delusi, si. Oppure al contrario di lasciarsi avvolgere da una sensazione estremamente piacevole. E ho la certezza che se non ci provo non lo saprò mai.
Sto solo cercando il coraggio di farlo. E il tempo per farlo. E il modo giusto per farlo.
E sto cercando di ricacciare contemporaneamente indietro la voglia di darmi della stupida anche solo per averlo immaginato.

Che post del cavolo.
E' che non mi è mai costato così tanto dire a qualcuno "ti voglio bene".



venerdì 2 aprile 2010

Pubblicità s-progresso (quelli che le inventano sono dei geni!)


Quella della pubblicità dell'amuchina per le mani è fantastica.
Prima ti fa vedere che si disinfetta le mani dicendo che da quando ha iniziato a farlo non riesce più a farne a meno.
Poi cosa fa?
Va al bar, incontro a un amico seduto a un tavolino fuori, gli arriva da dietro e... gli prende ben bene il viso tra le mani, gliele spatacca sulle guance e gliele spalma pure sulla bocca.
Alla faccia dell'igiene...

venerdì 12 febbraio 2010

:/

-Dottore, già che ci siamo, dovremmo avviare la pratica per l'accertamento di invalidità civile..
-Si. Dunque. Puoi venirmi una mezzoretta mercoledì pomeriggio? Porta la documentazione bla bla bla... Perchè ci mettiamo la spondilite, quello che hai adesso...
-Dottore, ho un tumore, lo chiami per nome.
-Si, il tumore, poi l'emicrania, l'insufficienza venosa, l'esofagite...
-Dottore, fermo. Cosa c'entrano l'emicrania, le vene e il resto con la pratica di invalidità?
-Eh, già che ci siamo carichiamo bene, no?


Ringrazio vivamente il mio medico di base per avermi fatto sentire, in trenta secondi, un vero catorcio.

E meno male che i malati di cancro hanno bisogno prima di tutto di iniezioni di ottimismo...


mercoledì 12 novembre 2008

No bess? Party ugual.

In questi giorni sono tornata "in me" in tutti i sensi, compreso quello brontolone che tanto dà fastidio ai miei famigliari. Poco male, se smetto di brontolare si preoccupano e mi chiedono se sto male. Ho un po' di pensieri per la testa, il più futile dei quali è l'unico di cui mi va di scrivere: i regali di compleanno. Mi sto rodendo il cervello da giorni per tirar fuori un'idea per mia nipote, che a dicembre compirà tredici anni. E che faccio? Che si regala a una ragazzina viziata che ha già di tutto, che si aspetta il meglio di tutto da tutti, che non sa il valore del denaro, che qualsiasi cosa chiede non costa meno di 50 neuri e per la quale non posso spenderne più di una ventina? E mi dispiace pensarla così perchè a mia nipote voglio bene, ma obiettivamente parlando, è viziata, e lo sa anche sua madre.  Solo che più sua madre cerca di insegnarle il valore emotivo di un dono, più suo padre alza il prezzo. Ma sono casini loro. Fatto sta che il mio paio di guanti con dentro lucidalabbra le dovrà bastare. Anche perchè tra poco c'è anche il compleanno di sua madre, e di sua nonna, e delle mie cugine, e di mio figlio, e in mezzo a tutto il Natale. E la seconda rata del mutuo di quest'anno (noi lo paghiamo semestralmente).
Poi ieri sera arriva la bomba a mano: il primo di dicembre compirà 40 anni un nostro caro amico. Gli stiamo organizzando una festa a sorpresa, Papigà si è messo d'accordo con altri due amici per fargli un regalo in comune, regalo per il quale si sta interessando uno degli altri due, suo omonimo, M2. Ieri sera M2 telefona dicendo che ha trovato il regalo adatto: un navigatore satellitare (che ne ho già due palle di sto navigatore satellitare, adesso va di moda solo quello, era troppo faticoso fermarsi a bordo strada a guardare una cartina. Se non hai il GPS o comecavolosichiama sei giurassico, e Mamigà è giurassica senza remore). Preventivo spesa: 150 neuri. Che diviso tre fa 50 euro a testa. 50 EURO? No, Papigà, siamo fuori strada. Adesso richiami il tuo caro M2 e gli dici che non ci stiamo. A costo di fare una figuraccia, a costo di passare per dei pezzenti, ma centomila delle vecchie lire non posso spenderli nemmeno per mio figlio o per un famigliare, figuriamoci se posso spenderli per un amico. Mi dispiace. Se non fossimo così tirati a fine mese, se avessi la possibilità di farlo, regalerei il mondo intero a chiunque di mia conoscenza, parenti, amici e via di seguito, ma non si può. E mi brucia il cuore,  mi si creda. Ci sono rimasta di un male pauroso per aver dovuto far dire di no a mio marito, ma da una rapa non si può cavare del sangue. E per fortuna dopo un mezzo secondo di tentennamento i miei due terzi di mela hanno ragionato, capito e agito di conseguenza.
Per fortuna non abbiamo amici stupidi. Per fortuna Nessuno si è offeso. E se si fossero offesi, dice giustamente Papigà, vera amicizia non era.

A proposito di satellitare. Mi sta antipatico per un unico motivo. Ogni tanto mi capitano scene del genere, tipo quella dell'altro giorno. Ero sulla Provinciale che dal paese dove vivo porta a un incrocio con una Statale e giù, verso un paesino al di là della strada. Duecento metri prima dell'incrocio mi trovo davanti a un'auto che va si e no a trenta all'ora. Motivo: si vedeva chiaramente sto televisorino sul cruscotto, il tipo che anzichè guardare avanti la strada guardava fisso e chino il monitorino (tanto la strada era dritta no?) e ogni due per tre alza la testa e si guarda intorno, poi di nuovo giù a guardare, poi di nuovo guarda a destra e a sinistra e via così. Fino all'incrocio. All'incrocio si ferma (per fortuna!), poi attraversa, e accosta dopo cinque o sei metri. E tira fuori la cartina. E io dietro ovviamente, a chiedermi cosa spendi centocinquanta euro a fare se tanto poi non lo sai usare, non ci capisci na mà lo stesso, e ti ritrovi a intralciare il traffico inutilmente prima di tornare alla tua cara, vecchia cartina.
Saranno i tempi moderni.

lunedì 8 settembre 2008

E non è la prima volta che mi capita, dovrei saperlo...

Non mi ci abituerò mai. Continuo a rimanerci basita ogni volta, per niente.
Ho telefonato stamattina all'agenzia delle entrate che mi ha notificato la multa di sabato. Mi hanno detto che per annullarla basta mandare via fax la copia del bollettino pagato e una lettera accompagnatoria, più ovviamente copia dell'atto. Ma poi, aggiunge l'impiegata, prima di lunedì prossimo la pratica non verrà presa in considerazione perchè... l'addetta a queste pratiche è in ferie.
Ora, io ho un diploma che poco si distanzia quanto a valore da quello di una terza media. Ma nella mia ignoranza mi chiedo come è possibile che in un qualsiasi negozio, in un qualsiasi ufficio che abbia più di un solo impiegato al lavoro, le ferie si turnano e gli incarichi si "prestano temporaneamente" a chi rimane, perchè il lavoro non si fermi... e in un ufficio come quello delle entrate se un X qualsiasi va in ferie il lavoro si blocca? E se un cittadino ha un contenzioso consistente in scadenza, magari ha anche ragione, che fa?
Moh... misteri dell'amministrazione pubblica italiana...

lunedì 7 luglio 2008

Forse forse, ma proprio forse, ho trovato un pediatra per Gabriele. Ho fatto tutto un giro di telefonate stamattina, dopo aver ricevuto l'annuncio dall'impiegata della ASL che l'ambulatorio pediatrico di Latisana ha chiuso i battenti da stamane fino a settembre per mancanza di personale. Dicevo, ho chiamato la ASL di Codroipo (perchè io col cavolo che mi rassegno a una risposta di quella isterica psicopatica eccetera eccetera) , mi hanno dato due numeri di pediatri dicendomi di farmi fare una richiesta di assistenza pediatrica da uno qualsiasi dei due  anche se non nel territorio di competenza. Sarà quasi impossibile che mi venga accettata la domanda, ma almeno ci provo. Così ho trovato un pediatra che non solo si è offerto di farmi la richiesta da portare alla ASL (dopo che gli ho spiegato la situazione, che peraltro ha detto di conoscere già molto bene purtroppo), ma mi ha anche invitato a portargli PRMF in mattinata per vederlo. Gentile.
Insomma, PRMF non ha niente di niente: solo un banale virus che causa febbre per quattro-cinque giorni. Una rottura di p@@@ gratis insomma, giusto per tenerci chiusi in casa. Non deve prendere sole nè sudare più del necessario, quindi niente corse scalmanate e niente piscinetta per qualche dì. Pazienza, cose da bambini.  E mi sto trattenendo dal rimuginare sulle risposte che mi hanno dato a Latisana (per farla breve, per loro i bambini devono andare dal pediatra solo in caso di urgenza altrimenti non serve... eccheccacchio lo so anch'io che quattro giorni di febbre non sono un'urgenza, ma se ha bisogno di un antibiotico perchè metti caso ci sia una tonsillite mica me lo può dare il farmacista...).
E poi si parla di politica per le famiglie...
IL pediatra che ha visto mio figlio mi ha comunque detto che anche nel suo distretto ci sono gli stessi problemi: non ci sono pediatri.
Nessuno di voi si ricorda la bella Cristina D'avena? Certo che si, era ed è onnipresente nelle sigle tv dei cartoni. Ai tempi in cui i cartoni li guardavo io per scelta e non per costrizione, lei intervistata disse che voleva laurearsi in medicina e specializzarsi in pediatria. Ho perso la storia di vista, non so cosa faccia ora oltre che cantare la sigla dei Puffi, ma mi piaceva l'idea di questa ragazza così carina che voleva fare la pediatra. Sarà stata l'unica?
Insomma, mi dicono che non ci sono pediatri, e am e sembra così impossibile... non ci sono loro o i soldi per pagarli? Possibile che fare il pediatra sia una cosa così brutta che nessuno lo vuole fare? No mi spiace, non ci credo, o non ho sufficienti lumi in materia per capirci qualcosa...
Forse forse, ma proprio forse, ho trovato un pediatra per Gabriele. Ho fatto tutto un giro di telefonate stamattina, dopo aver ricevuto l'annuncio dall'impiegata della ASL che l'ambulatorio pediatrico di Latisana ha chiuso i battenti da stamane fino a settembre per mancanza di personale. Dicevo, ho chiamato la ASL di Codroipo (perchè io col cavolo che mi rassegno a una risposta di quella isterica psicopatica eccetera eccetera) , mi hanno dato due numeri di pediatri dicendomi di farmi fare una richiesta di assistenza pediatrica da uno qualsiasi dei due  anche se non nel territorio di competenza. Sarà quasi impossibile che mi venga accettata la domanda, ma almeno ci provo. Così ho trovato un pediatra che non solo si è offerto di farmi la richiesta da portare alla ASL (dopo che gli ho spiegato la situazione, che peraltro ha detto di conoscere già molto bene purtroppo), ma mi ha anche invitato a portargli PRMF in mattinata per vederlo. Gentile.
Insomma, PRMF non ha niente di niente: solo un banale virus che causa febbre per quattro-cinque giorni. Una rottura di p@@@ gratis insomma, giusto per tenerci chiusi in casa. Non deve prendere sole nè sudare più del necessario, quindi niente corse scalmanate e niente piscinetta per qualche dì. Pazienza, cose da bambini.  E mi sto trattenendo dal rimuginare sulle risposte che mi hanno dato a Latisana (per farla breve, per loro i bambini devono andare dal pediatra solo in caso di urgenza altrimenti non serve... eccheccacchio lo so anch'io che quattro giorni di febbre non sono un'urgenza, ma se ha bisogno di un antibiotico perchè metti caso ci sia una tonsillite mica me lo può dare il farmacista...).
E poi si parla di politica per le famiglie...
IL pediatra che ha visto mio figlio mi ha comunque detto che anche nel suo distretto ci sono gli stessi problemi: non ci sono pediatri.
Nessuno di voi si ricorda la bella Cristina D'avena? Certo che si, era ed è onnipresente nelle sigle tv dei cartoni. Ai tempi in cui i cartoni li guardavo io per scelta e non per costrizione, lei intervistata disse che voleva laurearsi in medicina e specializzarsi in pediatria. Ho perso la storia di vista, non so cosa faccia ora oltre che cantare la sigla dei Puffi, ma mi piaceva l'idea di questa ragazza così carina che voleva fare la pediatra. Sarà stata l'unica?
Insomma, mi dicono che non ci sono pediatri, e am e sembra così impossibile... non ci sono loro o i soldi per pagarli? Possibile che fare il pediatra sia una cosa così brutta che nessuno lo vuole fare? No mi spiace, non ci credo, o non ho sufficienti lumi in materia per capirci qualcosa...

giovedì 22 maggio 2008

I superstiti

Immagine 001Da ieri queste sono ufficialmente le uniche superstiti del mio primissssssimo servizio di tazzine da caffè. Lo acquistai poco prima di sposarmi, e allora comprendeva oltre a queste due tazzine, altre due di identiche, e un paio di celesti di cui sono rimasti solo i piattini (che io riciclo per appoggiarci gli zampironi in estate). Ieri l'ultima tazzina celeste ha provato l'ebbrezza di fare bunjee jumping senza elastico dallo scolapiatti al lavello.
Evviva, partite anche queste provvederò a mettere in lista di distruzione le ultime quattro di sei tazzine multicolor di un altro piccolo servizio mezzo sbeccato.
Chissà che prima o poi non riesca a fare spazio nell'armadietto delle stoviglie (ma perchè quando ti sposi mezzo mondo si coalizza per  regalarti servizi da caffè? Boh...).

I superstiti

Immagine 001Da ieri queste sono ufficialmente le uniche superstiti del mio primissssssimo servizio di tazzine da caffè. Lo acquistai poco prima di sposarmi, e allora comprendeva oltre a queste due tazzine, altre due di identiche, e un paio di celesti di cui sono rimasti solo i piattini (che io riciclo per appoggiarci gli zampironi in estate). Ieri l'ultima tazzina celeste ha provato l'ebbrezza di fare bunjee jumping senza elastico dallo scolapiatti al lavello.
Evviva, partite anche queste provvederò a mettere in lista di distruzione le ultime quattro di sei tazzine multicolor di un altro piccolo servizio mezzo sbeccato.
Chissà che prima o poi non riesca a fare spazio nell'armadietto delle stoviglie (ma perchè quando ti sposi mezzo mondo si coalizza per  regalarti servizi da caffè? Boh...).

giovedì 8 maggio 2008

Per un gancio

Ma il mio è l'unico marito che alla richiesta di piantare un gancio a un trave per appenderci una pianta, tira fuori l'intero armamentario di attrezzi dal suo corredo, un numero non inferiore a 10 tipi di gancio tra cui scegliere il più adatto e prende le misure con la bolla per non sbagliare?

Per un gancio

Ma il mio è l'unico marito che alla richiesta di piantare un gancio a un trave per appenderci una pianta, tira fuori l'intero armamentario di attrezzi dal suo corredo, un numero non inferiore a 10 tipi di gancio tra cui scegliere il più adatto e prende le misure con la bolla per non sbagliare?

giovedì 24 aprile 2008

Crisi premestruale (come dire, diamo sempre la colpa al tempo và)

Oggi devo prendermi con le molle, sono in crisi premestruale e so di esserlo, quindi so anche di essere la solita bomba ad orologeria che io stessa devo stare attenta a maneggiare.  E rimugino prima di esplodere, sperando che l'oggetto-mirino su cui esplodere torni abbastanza in ritardo da far scemare l'onda d'urto in tempo per salvarsi i nervi.
In giornate come oggi mi chiedo come mai certi concetti nella mia vita siano come muri di gomma, continuo a sbatterci contro e ci rimbalzo, poi ci riprovo con lo stesso risultato e via così per un numero indefinito di volte, senza mai cercare di rivolgere la mia attenzione altrove per non perdere tempo.
Oggi il muro di gomma si chiama UOMO, nella fattispecie quello che ho sposato, che da bravo rappresentante del suo sesso qual'è non si smentisce mai in certe caratteristiche. E continuo a farmi venire i nervi ricci quando fa il fancazzista senza accorgersi che io sto girando come una trottola, e non gli passa nemmeno per l'anticamera del cervello di pronunciare la frasolina magica "hai bisogno di aiuto amore?". Perchè per gran parte degli uomini, se non chiedi significa che non hai bisogno, perchè può esserci il pavimento foderato di briciole ma se non gli chiedi di passare l'aspirapolvere mentre stai lavando i piatti significa che può rimanere così. O che te ne puoi occupare più tardi, perchè tanto il rumore di sottofondo che chiamasi lavatrice in centrifuga non è il preludio imminente di una previsione di un quarto d'ora fuori a stendere, ma semplicemente la colonna sonora che accompagna i mestieri di casa (tuoi) e le sette pagine di sudoku davanti a Dragon Ball (sue). Che io abbia trascorso la mattinata a fare i mestieri a casa di sua madre è un concetto insignificante, un diversivo. Perchè io ho sempre dichiarato che per me fare i lavori di casa non è un peso nè una cosa che mi umilia, ma parliamoci chiaro, se li faccio volentieri non significa che a una certa ora anch'io non desideri mettere il sedere sulla sedia per almeno un quarto d'ora prima che rientri l'uragano dall'asilo. A fare tante crocette quante sono le sue caselle di sudoku.
E meno male che la crisi premestruale viene una volta al mese...

Crisi premestruale (come dire, diamo sempre la colpa al tempo và)

Oggi devo prendermi con le molle, sono in crisi premestruale e so di esserlo, quindi so anche di essere la solita bomba ad orologeria che io stessa devo stare attenta a maneggiare.  E rimugino prima di esplodere, sperando che l'oggetto-mirino su cui esplodere torni abbastanza in ritardo da far scemare l'onda d'urto in tempo per salvarsi i nervi.
In giornate come oggi mi chiedo come mai certi concetti nella mia vita siano come muri di gomma, continuo a sbatterci contro e ci rimbalzo, poi ci riprovo con lo stesso risultato e via così per un numero indefinito di volte, senza mai cercare di rivolgere la mia attenzione altrove per non perdere tempo.
Oggi il muro di gomma si chiama UOMO, nella fattispecie quello che ho sposato, che da bravo rappresentante del suo sesso qual'è non si smentisce mai in certe caratteristiche. E continuo a farmi venire i nervi ricci quando fa il fancazzista senza accorgersi che io sto girando come una trottola, e non gli passa nemmeno per l'anticamera del cervello di pronunciare la frasolina magica "hai bisogno di aiuto amore?". Perchè per gran parte degli uomini, se non chiedi significa che non hai bisogno, perchè può esserci il pavimento foderato di briciole ma se non gli chiedi di passare l'aspirapolvere mentre stai lavando i piatti significa che può rimanere così. O che te ne puoi occupare più tardi, perchè tanto il rumore di sottofondo che chiamasi lavatrice in centrifuga non è il preludio imminente di una previsione di un quarto d'ora fuori a stendere, ma semplicemente la colonna sonora che accompagna i mestieri di casa (tuoi) e le sette pagine di sudoku davanti a Dragon Ball (sue). Che io abbia trascorso la mattinata a fare i mestieri a casa di sua madre è un concetto insignificante, un diversivo. Perchè io ho sempre dichiarato che per me fare i lavori di casa non è un peso nè una cosa che mi umilia, ma parliamoci chiaro, se li faccio volentieri non significa che a una certa ora anch'io non desideri mettere il sedere sulla sedia per almeno un quarto d'ora prima che rientri l'uragano dall'asilo. A fare tante crocette quante sono le sue caselle di sudoku.
E meno male che la crisi premestruale viene una volta al mese...

sabato 19 aprile 2008

Imballaggi

Visto che a me è stato inculcato nella testa il concetto che evitare sprechi fa bene alla comunità oltre che alle proprie tasche, ieri mi è preso un raptus: accidenti se esistesse una legge che punisse le aziende che confezionano qualsivoglia prodotto con una quantità assurda di imballaggio, mi proporrei come controllore e metterei le multe aggratisse. Questo perchè ieri mattina mi sono recata in farmacia per acquistare uno sciroppo per la tracheite. E ho constatato per l'ennesima volta che per una dose minima di farmaco la confezione è decisamente sproporzionata.
Ora, una confezione di sei monodosi di Fluifort è così composta: una scatola di cartone di circa 20x10x5centimetri, contenente una confezione in plastica con copertura in alluminio di poco inferiore quanto a dimensioni, che a sua volta contiene sei piccoli pseudo-cucchiaini  in plastica chiusi con alluminio. Fare sei bustine in scatolina di cartone grande un terzo faceva schifo?
Antiemicranico: scatola di cartone, contenente scatola in plastica, contenente a sua volta tre bustine in carta, ogni bustina contiene a sua volta un piccolo blister che contiene una sola unica pastiglia masticabile.
Scatola di orzo solubile acquistata la settimana scorsa: 250 grammi di orzo contenuti in barattolo grande il doppio del volume del prodotto (riempirla tutta e farla pagare un po' di più no eh?).
Tisana agli agrumi acquistata nella stessa spesa: 15 bustine di tisana in una scatola che avrebbe benissimo potute contenerne almeno altre 10 (che poi la fregatura... è una scatolina di quelle che non si aprono tutte ma solo una fessurina in basso per estrarre una bustina alla volta, tu sei convinta che la scatola sia piena e ti accorgi di avere finito le bustine proprio quando te ne servono due perchè hai un'ospite).
Dentifrici: che senso ha confezionare i tubetti in scatole di cartone, quando ce ne sono anche di marca sfusi?
Lettiera per gatti: recentemente ho provato a cambiare marca e ho scoperto a malincuore che quella che ho scelto, confezionata in cartone riciclato, contiene due terzi di prodotto rispetto alla capacità del contenitore.
La lista è infinita.
Le confezioni esagerate portano via spazio e vanno comunque a incidere sul costo del prodotto, e sta cosa mi dà un po' ai nervi. Solo che a parlarne ogni tanto mi sento tanto don Chisciotte...

Imballaggi

Visto che a me è stato inculcato nella testa il concetto che evitare sprechi fa bene alla comunità oltre che alle proprie tasche, ieri mi è preso un raptus: accidenti se esistesse una legge che punisse le aziende che confezionano qualsivoglia prodotto con una quantità assurda di imballaggio, mi proporrei come controllore e metterei le multe aggratisse. Questo perchè ieri mattina mi sono recata in farmacia per acquistare uno sciroppo per la tracheite. E ho constatato per l'ennesima volta che per una dose minima di farmaco la confezione è decisamente sproporzionata.
Ora, una confezione di sei monodosi di Fluifort è così composta: una scatola di cartone di circa 20x10x5centimetri, contenente una confezione in plastica con copertura in alluminio di poco inferiore quanto a dimensioni, che a sua volta contiene sei piccoli pseudo-cucchiaini  in plastica chiusi con alluminio. Fare sei bustine in scatolina di cartone grande un terzo faceva schifo?
Antiemicranico: scatola di cartone, contenente scatola in plastica, contenente a sua volta tre bustine in carta, ogni bustina contiene a sua volta un piccolo blister che contiene una sola unica pastiglia masticabile.
Scatola di orzo solubile acquistata la settimana scorsa: 250 grammi di orzo contenuti in barattolo grande il doppio del volume del prodotto (riempirla tutta e farla pagare un po' di più no eh?).
Tisana agli agrumi acquistata nella stessa spesa: 15 bustine di tisana in una scatola che avrebbe benissimo potute contenerne almeno altre 10 (che poi la fregatura... è una scatolina di quelle che non si aprono tutte ma solo una fessurina in basso per estrarre una bustina alla volta, tu sei convinta che la scatola sia piena e ti accorgi di avere finito le bustine proprio quando te ne servono due perchè hai un'ospite).
Dentifrici: che senso ha confezionare i tubetti in scatole di cartone, quando ce ne sono anche di marca sfusi?
Lettiera per gatti: recentemente ho provato a cambiare marca e ho scoperto a malincuore che quella che ho scelto, confezionata in cartone riciclato, contiene due terzi di prodotto rispetto alla capacità del contenitore.
La lista è infinita.
Le confezioni esagerate portano via spazio e vanno comunque a incidere sul costo del prodotto, e sta cosa mi dà un po' ai nervi. Solo che a parlarne ogni tanto mi sento tanto don Chisciotte...

Lava, stira, lava, stira... che schiavitù

In casa siamo in tre, più due gatte che in questo caso non fanno testo.
Qualcuno mi spiega perchè quando carico la lavatrice o mi metto a stirare ho l'impressione che in questa casa viviamo in dieci?

Lava, stira, lava, stira... che schiavitù

In casa siamo in tre, più due gatte che in questo caso non fanno testo.
Qualcuno mi spiega perchè quando carico la lavatrice o mi metto a stirare ho l'impressione che in questa casa viviamo in dieci?

sabato 12 aprile 2008

Amichetti

Da G. ha imparato ad alzare le mani.
Da A. ha imparato le parolacce.
Da F. ha imparato a sputare.
Ora, io mi faccio due domande.

  • Prima: com'è che all'asilo dagli amichetti si imparano solo le brutte abitudini e, pare, mai quelle belle?

  • Seconda: quale altra mamma si starà lamentando perchè suo figlio ha imparato dal mio, guardacaso, qualche a me sconosciuto gesto nefando?