mercoledì 12 gennaio 2011

Esperienze da Tam... ma anche no


Mamigà sta facendo terapia ormonale. Che uno dice, che vuoi che sia, una pastiglina al giorno per cinque anni, che sono tanti, ma c'è di peggio, e ci mancherebbe altro.


Ma la pastiglina non è innocua.

A Mamigà, che ha trentotto anni, sta capitando quello che solitamente capita alle donne attorno ai cinquant'anni.
Mamigà ha degli sbalzi di umore incredibili, tipo passa da una voglia di distruggere tutto quello che le capita a tiro (ieri ci ho rimesso una pirofila di ceramica) a una ridarella incontenibile che l'altra sera le ha impedito di addormentarsi prima dell'una (e di conseguenza anche all'amato consorte), ma roba da star male veramente.
Mamigà girerebbe in maniche corte alle sette di sera in giardino, in certi momenti, e siamo a gennaio.
Mamigà un mese fa circa, dietro consiglio di una infermiera del reparto, si è dovuta recare nel reparto "depilazione" del super, perchè forse per inconscia solidarietà nei confronti del dottor Clooney, hanno iniziato a crescerle udite udite, i baffi. Ergo, ha sperimentato le striscioline di ceretta a freddo, con successo.
Mamigà è dovuta tornare nel suddetto reparto del super ieri mattina, per acquistare, stavolta dietro consiglio di qualche amica di un forum di cancro-al-seno-munite, una crema decolorante: ai baffi si sono uniti i basettoni stile "favoriti" di fine ottocento (o alla Elvis Presley), che ho paura a radere perchè avendo i peli neri e grossi temo che ricrescano ancora più robusti. Ieri ho sperimentato la crema e con soddisfazione ho risolto il fastidioso problemino estetico.


MA


Oggi Mamigà ha speso venti neuri dalla parrucchiera, dopo un anno che non vi metteva piede, per sistemarsi la zazzera che stava crescendo un po' come le pareva, e mai ha speso venti neuri più volentieri in vita sua.
E la soddisfazione di sentirsi dire dalla parrucchiera "non è mai stato così bello vederti seduta qui"... è stata grande.
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Ps. sono ancora un po' gonfierella, il cortisauss non perdona, ma mi piaccio un sacco sacchissimo.

sabato 8 gennaio 2011

Post fotografico (ogni tanto ci vuole per alleggerire l'aria...)


Natale è passato, capodanno lo abbiamo festeggiato, la Befana è arrivata e non ha portato solo dolci:





Cosa ci sarà dentro questa bellissima scatola rotonda (che per me poteva bastare anche da sola, vista la mia passione per le scatole decorate) portata da un befano d'eccezione? Una cosa che desideravo da tempo ma non ho avuto l'occasione per autoregalarmi.




                  



Le tazzine con le rose rosse! Che saranno anche pacchiane, ma hanno quella forma rotondeggiante e ciopposa simile a quelle del bar che mi piace tanto e mantiene il calore del caffè a lungo, e poi fanno il completo con le due tazzine simili che mi sono autoregalata due estati fa ma non ero riuscita a trovargli il piattino uguale (e ho ripiegato su due piattini bianchi). Io le trovo deliziose.


Comunque, oggi sto decisamente meglio, e ho potuto togliere gli addobbi natalizi dalla casa, con ritardo. Qualcuno ovviamente non era d'accordo, e si è aggrappato alla barca che stava per affondare

Sembra che dica
"nooooo! Non abbatterlo! Mi oppongo con tutta me stessa allo scempio! Ne ho ancora bisogno! Dovrai passare sui miei nove cadaveri!".
Ma la furia demolitrice di Mamigà non ha avuto pietà, e pian pianino, cinque minuti di lavoro intervallati da dieci di sosta per la schiena, pian pianino ho fatto il lavoro, aiutata da un elfo super efficiente che per l'occasione ha sfoggiato il berretto che sono riuscita a terminare in uno dei pomeriggi di immobilità (mi mancava il pon-pon).

                                                
E poi... a proposito di tazzine da caffè, mi sono scordata di postare un lavoretto che ho fatto durante queste feste.  E' un esperimento.
Che ci faccio con un pacchetto di caffè sottomarca di cui non mi piace nemmeno l'odore (e ce ne vuole)?
                                         
Ci si tinge l'etamine di cotone di cui la scatola dei tessuti ricamabili è ricolma in abbondanza, che da bianca

è diventata appunto un color caffè mooooooolto diluito, su cui ricamare... boh, ho trovato intanto uno schemino della Blue Ribbon Designs che potrebbe starci bene, solo mi manca la voglia di ricamare perchè ho un po' di problemini con la luce artificiale la sera. E poi nei momenti liberi mi sto divertendo con i ferri, sto prendendo passione. Ma per oggi le foto finiscono qui.



venerdì 7 gennaio 2011

Tac...


Altro giro, altro premio. Anzi, oggi si raddoppia. Ma anche triplica.


Oggi ho fatto la solita infusione, e stavolta mi è costato parecchio muovermi da casa perchè sono di nuovo bloccata con la schiena. Non ne posso più. Stanotte non ho dormito dal dolore. Mentre facevo la terapia mi sono saliti i lacrimoni dal male, me li sono lasciati scendere in silenzio, non sono riuscita a trattenerli... Uè, quando fa male fa male... Fortunatamente in vena mi danno anche un forte antidolorifico, non toglie tutto il male ma qualcosa aiuta.
L'unica persona che mi ha visto con gli occhi gonfi mi ha detto
"se a casa ti fai vedere così per forza poi tuo figlio ha problemi". FANCULO. E scusate il francesismo. Non sono così sciocca da non saperlo, e sono abbastanza allenata da potermi vantare di non essermi MAI fatta veder piangere da mio figlio per il mio male. MAI. Ci sono riuscita, e se fuori arrivo al punto da non riuscire a trattenere un lacrimotto (UNO) non significa necessariamente che io pianga in continuazione da mattina a sera.
Ho vinto tre iniezioni di cortisone. Ancora. Una l'ho già fatta un'ora fa, messa assieme allo scaldotto appiccicato alla schiena, al paracetasgnauss, alla pomata e alla flebo qualcosa farà...
Ma ho vinto anche un giro su Stargate e uno sotto alla singer. Stamattina ho anche ritirato gli esiti della TAC della scorsa settimana. Il cervello c'è, ghiandolame vario tuttapposto... ma sembra che un pezzetto di osso, proprio dove accuso dolore, si sia messo a dieta stretta. La dicitura esatta è "trabecolatura ossea assente" e poi dice dove e quanto (un pezzetto di sei millimetri). L'oncologa ha prescritto, secondo l'indicazione del radiologo, una Rmn e una scintigrafia ossea, da farsi entro due settimane. Non mi ha detto molto altro, perchè giustamente finchè non ha le altre indagini in mano non può sbilanciarsi. Non so se aver paura o no, per ora attendo lunedì per farmi un giretto in quel di Manzano a prenotare la Rmn (la singer, perchè lì hanno quella "aperta" che mi ricorda la mia macchina da cucire), e mando Papigà a Pordenone per la scintigrafia.

Nonostante questo, stamattina mi sono guardata allo specchio e ho potuto constatare che l'ustione da radioterapia sta guarendo alla velocità della luce. Ed è una gran bella cosa. Per il resto speriamo che ci sia una soluzione.

giovedì 6 gennaio 2011

Complepower!


"Quando i Re Magi si recarono da Gesù Bambino a portargli i doni, avevano con loro oro, incenso, mirra e un bel bambino. Ma il bambino lo lasciarono durante la strada, a una mamma e a un papà che lo desideravano tanto".




Questo è il racconto che ho fatto al Power la prima volta che mi ha chiesto perchè il giorno del suo compleanno arriva anche la Befana, e si mettono i re Magi davanti alla capanna del Presepe. Era piccolo, credo avesse tre anni o giù di lì.
Oggi non è che sia molto più grande, ma questa favola mi ha fatto sorridere nel momento in cui l'ho inventata e l'ho fatta anche un po' vera, un po' mia. Perchè in fondo un figlio è un dono, da ovunque arrivi.

                                        


Buon compleanno Power!



 


A te che ti perdi in un mare di pezzi di lego e sei felice, te la godi ridendo mentre leggi i racconti di Scooby Doo sul tuo giornalino, a te che quando ti chiedo cosa sia la cosa più bella al mondo mi rispondi "le coccole della mamma e del papà". A te che sei geloso quando papà mi bacia, che non hai ancora capito che se affondi le dita sulla testa di Amy non le fai un grattino ma un dispetto, a te che in quasi quattro mesi di scuola oltre che a mille pensieri mi hai fatto acquistare un bancale di colla stick, contribuendo a far girare l'economia. Auguri Power, auguri al bambino che impiega due ore per fare tre disegnini solo perchè li ha ordinati la maestra anzichè la sua fantasia e ha fatto esasperare prima papà e poi mamma, al bambino che soffre dietro alle sue sparate intelligenti e ironiche, auguri a quella massa di capelli ritti come spilli sopra a due occhi dolcissimi.
Buon settimo compleanno figlio mio. Sette anni sono bellissimi, e vorrei tanto che fossero più sereni di quello che in realtà sono. Sette anni sono tenerissimi, soprattutto i tuoi.

Ps. Ho sperimentato la ricetta della copertura in pasta di zucchero sulla torta, per essere la prima volta non è mica male... Le decorazioni azzurre sembrano scritte a pennarello ma era (ERA, perchè è già spazzolata durante la microfesta di ieri e il resto stamane a colazione...) glassa di zucchero. E i ciuffi di panna rovinati sulla sinistra... ehm.... mea culpa, ci ho affondato le dita per sbaglio nello spostarla (non che ci pianga sopra neh, io per la panna...).
Una fetta?

                                   

martedì 4 gennaio 2011

Ricordando


Alle ventitrè e trenta di stasera, sette anni fa, mi si rompevano le acque ed entravo in travaglio. Si si, oggi è il quattro gennaio, il Power ha impiegato ben 36 ore per decidersi a levare le tende. Il bello è che quando lo racconto c'è ancora chi non mi crede e lì per lì mi da della esagerata. Mgno mgno, trentasei ore, fin dall'inizio non ne voleva sapere di stare alle regole e alle convenzioni e questa ne è la prova. E' il Power.


Festeggeremo domani pomeriggio con la famiglia, perchè il 6 papà è di turno dopo pranzo. Gli anni scorsi facevo la torta a sua richiesta, quest'anno mi sono imposta di scegliere io perchè la torta al doppio cioccolato coperta di glassa di zucchero riusciva a mangiarla solo lui da stucchevole che era. E quindi, semplice pan di spagna con farcitura alla crema e copertura di pasta di zucchero. E una torta al limone come alternativa. Esagero?
Ma non lasciategli gli auguri qui che a tempo debito posto a parte...

lunedì 3 gennaio 2011

Ahia


Ogni tanto succede, ultimamente ero stata bene per intere settimane ma stamattina l'ho sentita arrivare appena sveglia: mi alzo a sedere sul letto e paf! bloccata la schiena. Cerco di alzarmi dal letto e paf! si bloccano le ginocchia. Qualche attimo di dolore da togliere il fiato e poi... rigida. Io non mi spavento più da tanto tempo di queste cose, anche se ammetto che sul momento un "mavaff..." mi è uscito dallo stomaco. Ho fatto mentalmente due conti in termini di tempi della giornata: avevo in programma di fare un po' di pulizie, e visto che eravamo soli io e mio figlio saremmo andati a fare spesa grande in vista della microfesta di compleanno (sua). Nel pomeriggio mi aspettava la scalata al Montestiro, e una scappata in biblioteca a restituire due libri presi in prestito un mese fa esatto.


E invece no. La spesa grande è rimandata a domani e stamane solo il latte nel microsuper dietro casa, il Montestiro verrà diviso in tante collinette da affrontare da domani in avanti una al giorno, in biblioteca ci ho mandato mio marito,  e le pulizie... il minimo indispensabile per la sopravvivenza senza passarci potenziali malattie infettive, vale a dire pulizia dei sanitari e passata di aspirapolvere. E poi divano, paracetamolo a dosi massime consentite (visto che per ora non posso prendere altro, il cortisone me lo fanno già in flebo con l'anticorpo ogni tre settimane e il Voltfast mi fa venire il mal di stomaco), scaldotto sulla schiena, un calmante e l'avvertimento al Power: "oggi la mamma ha mal di schiena, per piacere, collabora, sii bravo". E lui è stato bravo davvero. Finchè è tornato a casa il papà, poi vabbè, ha pur sempre quasi sette anni...
Mia cognata mi ha chiesto al telefono
"come fai ad accettarlo, io al posto tuo non credo che lo accetterei con la vita che sono abituata a fare".
Eh, non è che ci si possa fare molto di diverso. Sono malata reumatica da luglio 2009, lo rimarrò per tutta la vita probabilmente, ho dovuto farmene una ragione. L'alternativa è... che non ci sono alternative: ti spaventi, cerchi una cura, ci piangi, ti arrabbi, ti informi, provi a fare la tua vita normalmente cercando di ignorare il dolore finchè puoi, ma arrivi al punto che lui ti impone la sua presenza e ti costringe ad adeguarti a lui. E ti adegui, o stai sempre peggio. Lui ha i suoi tempi e o li rispetti o li rispetti, e devi farli diventare i tuoi tempi. Lui non passa, ti accompagna, ora lieve ora più imponente, e quando è lieve non ci fai nemmeno quasi più caso perchè adatti i movimenti, gli sforzi, dosi le energie. Quando alza la voce... ti fermi. Impari a chiedere aiuto senza vergognarti. Impari a sforzarti solo per le cose indispensabili, e ti rendi conto che sono veramente poche, impari che se sul mobile rimane mezzo dito di polvere non muori, come non muori se il letto rimane sfatto, e con un bambino di sette anni si può passare il tempo anche stando sdraiati leggendo insieme o facendo altre cose.
Oggi mi sono venute in mente queste cose. Mia cognata mi ha dato lo spunto per rifletterci su, e tutto sommato mi sono accorta che non ci faccio una tragedia da boh, un anno buono forse. Certo, mi secca buttar via una giornata così, ma se non la butto via oggi mi ritrovo domani a star male il doppio, e grazie no. Mi fa male dover affibbiare a mio marito incombenze che spettano a me quando arriva dal lavoro già stanco di suo, e lui da parte sua è un grande ad adattarsi a questa cosa, perchè non è da dimenticare che tutta la famiglia fa uno sforzo notevole ogni volta che mi prendono questi attacchi. Ma lo fa ogni giorno non chiedendomi più di quello che posso dare, e dio solo sa quanto mi pesa non poter dare di più. 
E poi ho una gran fortuna: la malattia non mi ha preso le mani, o meglio, solo un dito della mano destra, le altre no. Così posso usare il tempo "perso" leggendo, ma anche ricamando, scrivendo, usando il pc, uncinettando... facendo di necessità virtù, come si suol dire.  Anche se sono giovane. Anche se non vorrei trovarmi in questa situazione.
Anche se l'unico modo di ricacciare i lacrimoni quando mi salgono, perchè raramente ma salgono, è pensare che domani andrà sicuramente meglio.

domenica 2 gennaio 2011

Natale...


Non posso dimenticare di dire qualcosa sul mio Natale. Inizio col dire che è stato un Natale nella più rigorosa delle tradizioni: un Natale in famiglia, come sempre. Quest'anno abbiamo consumato a casa mia un pranzo come sempre preparato a più mani, per dividerci i tempi e le incombenze in cucina e anche la soddisfazione. Da quando la mia famiglia si è radunata in paese per intero a vivere è sempre così durante le feste comandate, si pranza con loro e nel pomeriggio si passa a fare gli auguri alla famiglia di mio marito: quest'anno ci hanno raggiunti i suoceri, i miei cognati e mia nipote invece, per non far spostare la mamma. Ed è stata festa ugualmente, forse non siamo stati comodi come spazi rispetto alla casa dei genitori del papi, ma la sostanza non è cambiata di un grammo, anzi!  Il calore, quello che conta, c'è stato come sempre. Fortunatamente.

E' stato un pranzo di Natale, cose insolite su una tavola che come ogni anno preparo con una cura certosina, e non solo facendo uscire dagli armadi e dai cassetti stoviglie e biancheria fine, ma anche cantando. Come gli anni scorsi ho decorato il tavolo e messo su un po' di musica, il Power ha acceso le luci dell'albero e il papi ha aiutato a mettere un po' di ordine.



Non ricordo tutto quello che è stato detto, ma ricordo sorrisi, abbracci, complimenti alle cuoche, ricordo il telefono che ogni tanto squillava o chiamava per un sms, la stufa accesa e la fontana del Presepe che gorgogliava finalmente riparata (erano due anni che non riuscivo a farla funzionare).



Ricordo le visite di due coppie di amici,  scambi di auguri, scambi di pensieri per lo più utili (e buoni!) che sono solo il seguito di tanti pensieri che sono arrivati pian piano via poste dalle amiche lontane, e il rumore dei giochi di mio figlio misti alle sue risa. Eh già, il Power è un bambino fortunato, Babbo Natale gli ha portato quello che desiderava (il lego e lo skateboard) e come per tanti altri bambini molto di più, per lo più libri (bellissimi tra l'altro). Si è divertito, è stato coccolato, ha riso e cantato, ha letto la sua poesia natalizia preparata a scuola e consegnato con orgoglio la decorazione che ha fatto col DAS e smilanta brillantini (e ci si deve proprio essere impegnato, perchè normalmente non ha un buon rapporto col DAS...).
Insomma, è stato Natale, un bel Natale. Un Natale dove ognuno ha portato quello che aveva e non in termini di doni, ma di voglia di stare insieme. Ed è una gran bella cosa.

Ah, babbo Natale è stato generoso anche con me, mi ha portato tante belle cose la maggior parte delle quali da persone da cui non mi aspettavo un pensiero: i portalavoro che avevo desiderato, due bei libri gattosi che desideravo da tempo ma non l'ho mai detto (grazie Mia, e grazie Cristina!), un portablocchetti ricamato da Roberta che deve avermi letto nel pensiero perchè da tempo avevo in mente di farmene uno da tenere in borsetta, una sciarpa foffosissima da una zia e tre pashmine deliziose da mia madre, due decorazioni da Sonia fatte da lei, e poi... e poi... E niente, avevo promesso di mostrare qualcosa ed ecco: non ho fotografato tutto perchè non ho un buon rapporto con la digitale e si sa, anzi mi dispiace di non rendere giustizia ai particolari di alcune cose perchè meritano, ma si fa quel che si può.



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