sabato 18 giugno 2016

Con quella camminata un po' così

Gli ultimi giorni di scuola sono trascorsi con un nervosismo Poweresco totale. Tanto da fargli tornare tutti i tic di questo mondo.
Due settimane fa circa, ha partecipato ad un concerto con il coro della scuola, durante il quale il suddetto coro si è esibito in quattro o cinque brani a più voci alternandosi ad altri due cori della zona.
La scorsa settimana si è ripetuta l'esibizione, ma assieme al coro delle prime medie una sera, e a quello delle seconde e terze la sera successiva. Più impegnato della corale della Rai, praticamente.
La scorsa settimana è stata anche intensa dal punto di vista scolastico: i ragazzini Furlish hanno terminato le lezioni sabato scorso, e i giorni precedenti non sono stati esenti da compiti a casa (fino all'ultimo giorno) e interrogazioni di recupero (di cui l'ultima, appunto, venerdì).
Sabato, alla fine delle lezioni, unico momento di relax: per la prima volta i ragazzini si sono recati in pizzeria da soli, senza accompagnamento adulto, mentre noi genitori ci si è trovati nel giardino di mamma e papà del Giac per una spaghettata in compagnia. Un bel momento per noi e per loro (gli undic/dodicenni), che ci hanno raggiunti a fine pizza e hanno giocato insieme liberi tra cortili e campi circostanti fino a tardo pomeriggio. Foto di rito, auguri di buone vacanze come da protocollo, promesse di far incontrare i ragassuoli durante l'estate per giocare insieme (rito che non porta mai a nessuna realizzazione, perchè poi ognuno se ne va per i fatti suoi fino a settembre), sorrisi e baci, ciao ciao.
E poi l'attesa dell'esposizione dei quadri.
Quei due giorni che sembravano non passare mai. Perchè c'è poco da fare, anche per il migliore della classe (che non è il Power) rimane il punto di domanda, nessuno arriva a fine anno senza quel poco di tensione che ti fa annodare lo stomaco fino al giorno in cui non vedi scritto nero su bianco che si, è andato tutto bene, non te lo sei sognato.
La notizia è arrivata lunedì sera: il Power a settembre andrà in seconda media. Sollievo, fine dei tic nervosi, attesa della pagella (la prossima settimana) e via a goderci le previste due settimane senza nemmeno un accenno di compiti per le vacanze.

L'altra sera, tornando a casa in macchina da non ricordo dove, il Power mi ha fatto notare che non mi ha mai vista così contenta per una promozione, durante il periodo delle elementari. E io gli ho spiegato che il motivo è anche intuibile: alle elementari si va via dritti, alle medie non sempre. E il Power, ve lo assicuro, non è filato dritto tutto l'anno; in pagella almeno un buco in storia è sicuro, un secondo (storia dell'arte) è incerto. Inoltre sempre lunedì siamo venuti a sapere che il Gi, il suo amico-complice-fratello-separato-in-culla-alla-nascita, è stato bocciato, cosa che gli ha sbattuto in faccia la realtà che il ritornello "non sei più alle elementari, alle medie la promozione ce la si guadagna" non era un bluff. E per digerirlo gli ci sono volute buone 24 ore. Fino al giorno dopo, quando si è deciso a prendere il telefono e fare una sorta di personali condoglianze al Gi. Gi che all'apparenza, e con gran sollievo del Power, al momento sembrava dare più importanza a darsi un appuntamento per giocare insieme che altro. "Si può anche morire, non sono morto, sono solo stato bocciato. Quando ci vediamo?", è stata la risposta. Prendi e porta a casa. Sono forti, a questa età.

Durante l'estate io e il Power passiamo insieme moltissimo tempo, come è normale. Martedì mattina abbiamo fatto la spesa insieme, i soliti giri per supermercati che di solito faccio da sola fino a metà giugno due volte a settimana. Stavolta l'ho osservato molto, tra le corsie. Mi sono accorta che cammina con l'andatura da giovane gorilla, con le braccia penzoloni dondolanti, le spalle curve in avanti, i passi scoordinati e la testa ciondoloni di chi si porta appresso un corpo che non gli appartiene. Durante l'ultimo inverno il Power ha mantenuto fermo il peso ma ha preso altezza, perciò ha l'apparenza (quando si muove) di un qualcosa di non molto stabile su sè stesso. Ma è normale. E' l'età. La stessa età che oggi gli ha fatto dire "mamma, non capisco perchè cambio umore così spesso, adesso ho un magone addosso che non mi spiego, dato che ho passato tutto il pomeriggio col Gi e abbiamo riso tutto il tempo. Non sono mica normale!". E io gli ho risposto quello che mi è venuto sul momento, che non sarebbe normale il contrario a dodici anni e mezzo, e che probabilmente anche i suoi compagni sono così anche se non lo dicono, perchè soprattutto tra maschietti certe cose si ha pudore nel dirle, ma io che con le altre mamme (non gli ho detto quali, ovviamente) ci parlo, glielo posso assicurare. E che anch'io mi sentivo così. E anche papà. E che tra qualche tempo gli passerà.
E tra me e me, in silenzio, ho ringraziato perchè ancora mi dice queste cose.

Insomma, adesso che ce l'ho a casa in ferie lo guardo di più, e mi sembra di aver consegnato a scuola un bambino a settembre e mi sia stato restituito un adolescente una settimana fa. Forse è ora che ne prenda proprio atto. E non mi sembra nemmeno strano, solo straordinariamente bello. Che io ogni volta che mi propinano il ritornello "figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi", giuro, rispondo che grazie, ma indietro non tornerei, grazie tante ma a me sta benissimo così; per come sono fatta io ci sto molto meglio adesso, da mamma, che non quando si viveva di capricci interminabili e pantaloni sporchi di fango e di marmellata insieme. Quella volta certe cose non si facevano insieme. Cose come preparare la cena insieme ma anche poi lavare i piatti insieme. O ballare insieme una musica scelta insieme.
(Ho scaricato Spotify, che il Power per farmi ridere chiama FFFFPOTIFAI. Ieri sera ha voluto che lo sintonizzassi sulla musica... anni 50. Si, proprio 50, "per sentire com'è, mamma". E si è scatenato in quello che ha definito "un rock verameeeeeente figo!". Per poi farmi ballare con lui, in grembiule e con i cucchiai in mano - stavamo cucinando pomodori ripieni - questa).

giovedì 2 giugno 2016

Dieci anni di blog

Dieci anni fa, di sera tardi, a Power (allora "Trippa", due anni e mezzo) addormentato, appostata davanti al mio vecchissimo pc-bussolotto aprivo questo blog su Splinder. Lo avevo chiamato "Ma che Mamma!".
Qualche anno dopo lo spostavo qui, su Blogspot, per forza di cose, dopo un brevissimo passaggio obbligato attraverso Iobloggo, e gli cambiavo nome dandogli quello che ha oggi.

Cinque anni fa, per festeggiare la "ricorrenza" (si fa per dire, perchè non sto a spiegarvi per quale perverso gioco della mia mente lo considero un po' qualcosa di vivo) feci un concorsino nato dal caso, con in palio una mamigata a sorpresa, e vinse Silvia (tvb).

Per oggi avevo tante cose in mente da scrivere, ma ho deciso che no, non serve. Non serve a me. Perchè per riassumere quello che penso del mio blog, a distanza di dieci anni, è bastato molto meno di un papiro. Ho preso tutti i miei diari cartacei dal 1986 ad oggi, ho rubato un blocchetto di carta e un pennarello a mio figlio (occhio non vede...), ho scelto una musica che mi piace molto e che si adatta allo scopo, e ho creato questo.
Beccatevelo, anche se vi consiglio di guardarlo direttamente su Youtube   (non so perchè, ma la risoluzione che impone Blogspot nell'incorporazione del video è tremenda, o sono io ad essere imbranata nel gestirlo, che mi pare più verosimile).
Dura meno di un minuto. Anche se vorrebbe trasmettere a voi che leggete un miliardo di pensieri in più.


E voi, dove eravate dieci anni fa?

domenica 29 maggio 2016

Da menopausa farmacologica a menopausa chirurgica.

"Precoce", ha scritto il mio medico sulla cartella. Se non altro mi ha dato della "giovane" :-)

Piccola estemporanea. Poi torno con un post un po' più decente, giuro.

La scorsa settimana sono stata al controllo post-operatorio. Non ho più dolori, solo tante fitte, soprattutto quando sto in piedi, ma mi è stato detto che è normale, che è presto per dimenticarsene. Mi è stato consegnato il referto della biopsia, l'ambaradan asportato conteneva alcune schifezzuole non rilevate dalle ecografie e dalla isteroscopia (un fibroma grande "solo" due centimetri per tre all'imboccatura di una tuba, mica niente... e altre cose, ma tutto negativo. L'endometrio era già stato analizzato ed è stato il suo referto a portarmi in sala operatoria, quindi quella parte di faccenda già la sapevo). Sono stata visitata come da prassi, la sutura interna è stata trovata non ancora ben chiusa, di conseguenza la convalescenza è protratta per ulteriori 40 giorni (seeeeeee... e io obbedisco, come no...).
MA. Ho avuto il via libera per ricominciare a guidare il minimo indispensabile, e SOPRATUTTO per rimontare in sella per fare al massimo qualche centinaio di metri.
E io non me lo sono fatto ripetere due volte. Il giorno dopo ero già a cavallo.
Mi mancava da morire. Non c'è bella stagione senza di lei.

Oncologo e ginecologo mi avevano tranquillizzato riguardo al fatto che, secondo loro, con la menopausa chirurgica non avrei avuto nè più nè meno che gli stessi sintomi della menopausa farmacologica. Ergo, teoricamente nella mia vita quotidiana non sarebbe cambiato niente.

Sarà un fattore psicologico, sarà fisiologico, non lo so, forse un mix di ambedue le cose. Ma ad oggi (un mese e mezzo dall'intervento) posso appuntarmi INVECE che, a differenza di prima:

-le vampate sono notevolmente aumentate non in intensità ma in numero. Ma proprio tanto.

- gli sbalzi di umore sono diventati una cosa talmente eclatante e drastica che viaggio col pacchetto di fazzoletti in tasca. Tipo che ora rido come una deficiente, tra tre minuti sono in lacrime. Ma piango sul serio, mica due lacrime e via. Mi faccio perfino paura.
Per raccontarne solo una tra le tante... L'altro giorno stavo stirando in pace paciorum davanti alla tele, di sopra il Power e il suo socio a delinquere il Gi stavano costruendo una nave in cartone, nastrocarta, stoffa per le vele e spago, senza fare la solita cagnara (infatti una volta terminato il lavoro il Power se ne è uscito con un "oh, Gi, è la prima volta che ci divertiamo senza fare danni, un progresso!", ma è un altro discorso). Una situazione gradevole, tutto sommato. Dal vialetto arriva una vocina di bimba in pianto. Mollo il ferro ed esco: era la Lì, la figlia quattrenne biondina di uno dei vicini, caduta dalla bicicletta. Non vedendo la madre mi avvicino, prendo la bambina in braccio e cerco di consolarla, le do un bacino sulla manina ("mi fa tanto maleeeeee") e mi avvio a portarla a casa sua, venti metri più in là. Riconsegnata alla mamma (che era rientrata in casa per due secondi, i soliti "due secondi" in cui ti giri e i bambini ti combinano quello che non ti combinano il resto del tempo in cui li hai sotto gli occhi) sono tornata a casa in lacrime. Motivo? E non lo so mica. Anzi si, forse lo so. Ma non mi va di raccontarlo.

-Mi sono sorpresa ieri ed oggi a riempire di aglio in polvere (mica fresco, no, in polvere, bello concentrato) una terrina di insalata condita con yogurt, aglio appunto, e sale, e a non sentirne assolutamente il sapore, e allora giù, e giù ancora aglio e semi di girasole, anche questi totalmente insapori alle mie papille gustative. Stessa cosa con un pane ai semi di lino fatto ieri, che io sostengo essere insipido da paura e i miei famigliari hanno trovato eccellente. Le cose sono due: o i condimenti erano scaduti (ma ho controllato, e no, anzi, scadenze belle lontane), o sto diventando come mia nonna novantenne  e mia suocera settantaseienne, che una volta entrate in menopausa hanno iniziato a condire gli alimenti con container di sale (che io insisto, comunque, a sostituire diligentemente con altro) affermando candide ciò nonostante che "ah, è lamia (o dessavìa, a seconda del dialetto) sta roba". Mi preoccupa sta cosa.

-Ma ancora di più mi preoccupa il fatto che inizio a convincermi che assieme ad utero ed ovaie mi abbiano asportato anche i freni della lingua. Perchè mi sto rendendo conto che non mi trattengo più: quello che devo dire dico, poi magari pentendomene perchè ho scatenato qualche discreto p***aio (e farmi odiare non mi piace), ma pare che il mio buonsenso (se mai ne ho avuto qualche pillola) e la mia tolleranza siano volati via come le rondini ad ottobre (vanno via ad ottobre, vero? Prima che faccia l'ennesima figuraccia). Non trattengo più nulla. E siccome sta cosa mi sta creando non poche difficoltà, ho iniziato ad anteporre (o almeno a provarci) alle risposte violente (quando si presenta l'occasione per sciorinarne una) un rigido silenzio, che alle volte non so se sia peggio questo o quelle. Non ricordo più come si scende a compromessi, dove sta la diplomazia, e nemmeno la forza di dire alle persone quello che vogliono sentirsi dire per quieto vivere. Il brutto è che questa cosa non riesco proprio a controllarla, con tutta la mia buona volontà.

Forse sto davvero diventando vecchia.




domenica 8 maggio 2016

Ma io mamma...

Oggi è la festa della mamma, e nonostante mio figlio la pensi diversamente, io non mi sento proprio una mamma da festeggiare. Sarà perchè oggi ho inferto a mio figlio una delusione a causa di una mia debolezza, ma mi brucia il cuore, e visto che in televisione e sul web e perfino sui volantini pubblicitari dei supermercati da giorni non si fa altro che rimarcare quanto sia bello essere mamma, e quanto le mamme siano belle e buone e perfette e un milione di altre supercose, io non faccio altro da quando sono in piedi che ricordarmi tutti i motivi per cui io mi sento tutto fuorchè la madre che avrei voluto essere, e tutti i motivi per cui se da grande mio figlio dovesse detestarmi ne avrebbe tutte le ragioni.

venerdì 29 aprile 2016

Alla fine della fiera

E insomma, sono ancora qui. Passano i giorni, il dolore è andato via via scemando come da protocollo, ho ricominciato a mangiare quasi normalmente. Sono ancora a riposo come da ordini superiori, e me lo prendo tutto, anche se un po' a fatica. Nel senso che "lasciar fare" spesso è più difficile di "fare", perchè la mia casa è il mio luogo di lavoro, di cui sono estremamente gelosa e rigorosamente padrona, dove sono abituata a gestire tempi e incombenze in modo perfettamente (secondo le mie aspettative e le mie capacità) efficiente ed efficace. Chiaramente mio marito (che ha preso due settimane di licenza appositamente per questo) ha tempi e modi suoi, e organizzazione quasi zero per carattere (e per genere, si sa, loro più di una cosa alla volta non riescono a fare), perciò a volte per non farmi ingrossare la bile devo chiudermi in camera e fingere di non sentire nè vedere. Ma va anche bene così, l'intolleranza è un problema mio, e in fin dei conti sono anche fortunata ad avere chi si prende cura di quello che lascio indietro. E di me.

Comunque, me la sto un po' anche godendo, siamo sinceri. Mi sento perfettamente in forze, mi tradisce solo l'addome perchè dopo una manciata di minuti passati in piedi o dopo anche aver solo rifatto il letto mi prendono fitte e crampi, in fin dei conti sono passate solo due settimane, perciò devo tornarmene buona buonina a cuccia. E a cuccia faccio ugualmente tante cose, volano aghi e fili, e le dita sullo smarfono, e la biro sul diario. Leggo poco, ecco, questo si, leggere non mi attira, perchè come inizio a leggere qualsiasi cosa la mente vaga per conto suo, tira fuori idee, e ciao libro.  Ho usato il mio tempo (finalmente!) per sistemare il mio vecchio pc, per riordinare un paio di cassetti, per tante chiacchiere al telefono, cose che in giorni "normali" non trovo mai il tempo di fare, tempo che questi giorni di riposo forzato invece mi regalano. Certo, era meglio un periodo di ferie per farle, senza farsi tagliare la panza, ma bisogna fare di necessità virtù.

Qualche giorno fa sono stata dal medico a portare un po' di esami, perchè nel frattempo sono stata anche a visita oncologica giovedì scorso (annunciazione annunciazione, sono ufficialmente finiti i controlli di gennaio eh... ). Ha dovuto togliermi i punti, uno stava addirittura facendo infezione. E' la seconda volta che mi capita: in ospedale dicono che non vanno tolti perchè cadranno da sè, poi passano i giorni, le zone si arrossano, esce del siero e devo correre a farmi spuntare le suture dal medico. E la sutura infettata fa male quando viene toccata, e va medicata per giorni. Ma si può?

Il morale... il morale va bene. Dopo lo sfogo di dieci giorni fa, sono stata meglio. Non ho più pensato al "pezzo" che non c'è più, alcuni discorsi ancora non riesco a starli ad ascoltare, un po' sulle mie sono ancora, più che sulle mie sto sulle difensive. Forse è normale, forse no, non lo so.
Un paio di giorni fa è successa una cosa un po' particolare. Durante la notte ho fatto un sogno, di quei sogni che quando ti svegli non riesci a toglierti dalla testa per ore: percorrevo un sentiero dietro casa, attraversando un boschetto, per andare a trovare una persona. Lungo il sentiero perdevo tanti piccoli oggetti dalle mani e dalle tasche: mollette, ciondoli, perle, cose del genere. Di tanto in tanto mi fermavo, mi giravo per raccoglierli, ma non mi stavano tutti in mano, perciò una parte rimanevano lì a bordo strada, ma la cosa non mi dispiaceva. Mi sono svegliata, erano le tre di notte, e non sono più riuscita a riprender sonno.
Durante il giorno, poi, assolutamente senza ragionarci più di tanto, ho preso in mano il mio vecchio pc: non lo accendevo da mesi e mesi, mi ero ripromessa di dargli una sistemata proprio in questo periodo dato che tempo ne avrei avuto in abbondanza. Ho iniziato a pulire: in una mattinata ho buttato migliaia di files inutili, da foto e immagini già passate su DVD tempo fa ad appunti vecchi e perfettamente inutili, di quelli che "prima o poi capita l'occasione di usarlo" e poi l'occasione non torna mai. Come le copie delle copie delle foto dei miei gatti e dei fiori del mio giardino nelle estati dal 2004 in poi, centinaia di foto, che occupavano giga per niente. Tenute una cinquantina di foto solo dei gatti e i loro (pochi, prima dei Mayaletti)video, il resto via.
Arrivata alle email, mi sono arenata. Ne avevo più o meno duemila, tra ricevute, inviate e spam mai aperte. La spam l'ho cestinata senza aprirla. E le altre... decine e decine le ho aperte una ad una. Tante. Alcune proprio belle profonde, scritte col cuore, e nel leggerle ho fatto un salto all'indietro nel tempo. E il salto non sempre è stato piacevole. Intanto mi sono sentita un po' a disagio leggendoMI, perchè a stento riuscivo a riconoscere me stessa nel modo in cui scrivevo. Evidentemente devo essere proprio cambiata, ai miei occhi. Non so spiegare come. E' una sensazione imbarazzante.
E poi ho trovato tante mail scambiate con persone con cui al tempo (parlo di quattro o cinque anni fa, anche un po' di più) c'era un rapporto che oggi non c'è più, rapporti finiti a volte per il decorso naturale delle cose (perchè evidentemente non c'era, di fondo, davvero niente), o perchè ci sono state incomprensioni, o noia, o per tutti i più vari motivi per cui un rapporto finisce. Mail che a leggerle o non mi dicono più niente, o mi fanno addirittura male. Non so perchè le avessi tenute, forse perchè le ho sempre assimilate a una cosa che a pensarci non ha nulla a che vedere con la mail, che è la lettera cartacea. E le lettere cartacee (non le cartoline o i biglietti di auguri) io non le butto mai.
Insomma, ho iniziato a cestinare. Così, di istinto, senza pensarci, via. Come se mi stessi lavando via di dosso qualcosa di inutile, via. Come se stessi cercando di selezionare i ricordi, che quelli belli non servono le mail per tenerli vivi dato che li leggo nei visi delle persone che nella mia vita ci sono ancora, e quelli brutti non hanno bisogno di essere rivangati in questo modo perchè non hanno nessuna utilità. Le mail che mi creavano imbarazzo meritano di essere eliminate solo per l'imbarazzo stesso, non ha senso portarsi dentro una sensazione sgradevole vita natural durante se si può farne a meno, no? Le mail davvero importanti le avevo salvate su supporto esterno tempo fa. E le persone con cui ho contatti solo virtualmente non devo tenerle legate nella mia testa con dei dati a pc: ci sono e basta. Via, di getto, senza nessun rimpianto dopo, più leggero il pc (e così più veloce), e stranamente più leggera io.
Ieri, invece è stata la volta dei cassetti del mio comodino: vecchie buste, vecchi biglietti, vecchi appunti, vecchi numeri di telefono, tutto nel bidone della carta. Ho tenuto solo i francobolli per la mia collezione, e alcuni biglietti particolari per il contenuto o il mittente. Decine e decine di pezzi di carta sono volati. Questa cosa mi ha lasciato addosso, al termine, un senso di pace inaspettato.

E accorgermi, dopo un po', che non erano le mail, non erano i biglietti, non erano i segni lasciati dalle persone che volevo eliminare dal mio bagaglio. Era qualcosa di più. Il taglio lo volevo fare con qualcosa di me che non mi appartiene più, che sentivo come un peso, qualcosa di ormai inutile e della taglia sbagliata, che occupava spazio ora disponibile per altro. Difficile da spiegare. Forse ho solo colto l'occasione per ricominciare.

Finito il lavoro mi è tornato in mente il sogno, e mi sono detta "cavolo, non sono proprio brava a tenere le cose nascoste a me stessa".  

Adesso evidentemente ho solo voglia, ma proprio tanta, di andare avanti con quello che c'è. Ho voglia di progetti nuovi. Forse è davvero arrivato il periodo del "taglio", non solo chirurgico. E qualcosa mi inventerò di sicuro. Perchè il tempo dell'avvilizione per l'intervento, pur con tutti i suoi perchè e il suo peso, può anche finire qui.
Che se mi guardo il ventre vedo solo dei segni rossastri con le loro crostine, se leggo le carte dell'ospedale so che non ho più nè utero nè ovaie ("menopausa chirurgica precoce", ha scritto il medico), se ascolto il mio corpo è palese che da qualche giorno le vampate di calore (che già avevo con la menopausa indotta) sono aumentate in maniera spropositata.

Ma se mi guardo attorno, ci penso un attimo, e poi mi guardo allo specchio, forse forse con il corpo di Mamigà ci ho fatto anche pace: concretamente "alla fine della fiera" (per usare una espressione di mio marito) di quello che sono fisicamente non è cambiato assolutamente niente.

lunedì 18 aprile 2016

Come una gatta nera

Lunedì è stato il giorno delle domande, delle (poche) risposte, dell'odore di ospedale, dell'ultima visita completa, della preparazione fisica e della presa di coscienza, della piacevole conoscenza della mia compagna di stanza (una donna di 38 anni, L., che col mio stesso tipo di intervento come approccio andava ad eliminare una ciste ovarica) e degli abbracci a mio figlio, che non ho rivisto fino a venerdì sera.
Martedì è stato il giorno del distacco, dell'affidamento nelle mani altrui, del sonno, del ripetersi di una prassi ormai tristemente famigliare (ho fatto i conti, in sei anni è stata la quinta volta), dei ricordi estremamente confusi.
Mercoledì il giorno del sollievo: è passata, anche questa è fatta. Era il giorno del risveglio, dello stordimento ma anche della preoccupazione che tutto fosse andato secondo prassi, senza intoppi. E' stato il giorno delle flebo, del digiuno, delle cure delle infermiere (sante subito), degli antidolorifici, delle chiacchiere con L., con la leggerezza di chi si è tolto un peso di dosso e all'improvviso vede il mondo più semplice.  E poi l'insonnia, la compagnia di tante persone che si sono fatte vive via WA e per sms, la gratitudine perchè sola non mi hanno lasciata, umanamente, mai.
Giovedì è stato, fisicamente, il giorno più pesante. Il giorno del dolore: intenso, inaspettato, regolare secondo il medico, ma lancinante e persistente. E' stato il giorno dei piedi per terra, dei primi passi, dei primi pasti leggeri, del commiato da L. che è stata dimessa, di due belle visite.
Venerdì, infine, è stato il giorno del crollo. Ho chiesto di uscire con un giorno di anticipo, vista la mia età giovane sono stata accontentata, visitata e debitamente istruita sul comportamento da tenere a casa, dal riposo totale alle iniezioni di eparina (che ormai so farmi ad occhi chiusi), dagli antidolorifici alle medicazioni, e alle precauzioni da usare da qui al controllo post intervento (il 17 maggio, quando mi daranno anche l'esito dell'istologico). Non ne potevo più. La testa ha iniziato a vagare. Mi sono resa conto di quello che ho fatto e, sola, ho pianto tanto. Non di rimorso, ma di paura, di snervo, di stanchezza. E di nsostalgia: di mio figlio, dei miei gattoni, e di casa.

Ho iniziato il periodo della convalescenza. Non ho intenzione di fare l'eroina, il rischio di complicazioni è alto. E siccome voglio andare giù dalla famiglia a maggio, devo trattarmi coi guanti. Il Gatto Alfa ha preso due settimane di licenza, e più o meno nervosamente (perchè si sta occupando, contemporaneamente, di un paio di problemi non da poco che riguardano i suoi genitori) ha preso in mano l'organizzazione della vita domestica. Devo chiudere due occhi, non uno, ma sinceramente è il minore dei miei fastidi.
E' il periodo della protezione di me stessa. Ha ragione chi dice che la malattia è un filtro rispetto ai contatti umani, e io sono anni che filtro, ma situazioni come queste danno uno sblocco più deciso ai rapporti, sia in positivo sia in negativo. Non sto guardando a chi c'è e chi non c'è. Mi pesa di più la differenza tra i vari modi di esserci delle persone. Mi fa pensare il modo in cui ti stanno vicino, dai vari modi di stare in silenzio o di parlare, e mi dispiace dirlo, ma oggi scelgo con chi stare, almeno per un po'.

Tutti mi chiedono come sto, come è andato l'intervento, se ho dolori, se mi riprendo.
Tanti mi chiedono se possono far qualcosa per me in termini logistici, ed è una cosa che apprezzo.
Diversi mi intrattengono con discorsi leggeri, parlando di tutte le cose di cui ho sempre amato parlare, usano un po' del loro tempo per farmi visita e portarmi un giornale o un dolce sapendo che i dolci mi hanno sempre tirato su di morale, mi sfidano a Ruzzle, mi inviano link a video divertenti, e di queste attenzioni sono infinitamente grata, perchè sono le cose che fanno sentire coccolata.
Qualcuno ha approfittato del fatto che stessi male perchè "tu che stai male puoi capirmi", e mi ha riversato addosso il suo sarcasmo meno di 48 ore dopo l'intervento, e a meno di 24 ancora stordita e con la flebo appesa mi scrive "tanto sei distesa, tempo ne hai, ti racconto dell'ennesimo problema che sto affrontando con la mia bambina, posso?". E io, che solitamente sono molto ben disposta ad ascoltare, ho deciso che no, adesso no. Non ce n'è per nessuno. Mi dispiace.

Quasi nessuno, infine, mi chiede come mi sento dentro. Ed è anche umano, perchè ognuno ha i suoi problemi, sempre tanti per stare a badare a quelli degli altri. Accetto quel che viene, e cara grazia che c'è. Ma ad oggi il dolore al ventre (perchè ce n'è ancora, dovrebbe andare avanti ancora per un po' dice il medico, un paio di settimane) è solo una parte del male che c'è. Bisogna passarci per capirlo, e passarci da giovani. E non è una frase fatta, mi si creda. Bisogna passarci mentre un terzo delle mamme dei compagni di tuo figlio sta sfornando bebè, a quarant'anni passati, cosa che ormai è normalissima, e tu se negli ultimi sei sapevi che a proprio volerlo a tutti i costi sarebbe bastato interrompere la cura e affidarsi agli oncologi, da oggi nemmeno più quello, perchè manca il macchinario. Come se avessi quasi sessant'anni, e pensi alla parte di sessantenni che vedi girare per il paese senza un briciolo di femminilità nel volto e nella presenza, e ti chiedi insulsamente e irrazionalmente se adesso che sessualmente gli assomigli gli assomiglierai presto anche in tutto il resto, e ti spaventi all'idea. Ridete pure, ma anche questo è passato per i sentieri dei miei neuroni. Poi ti ricordi che esistono anche delle sessantenni gnocche e più donne di tante ventenni, e tutto si ridimensiona. Perchè forse sta a me scegliere cosa essere, non ai miei ormoni. O almeno lo spero.
Bisogna capire cosa significa essere ricoverati in ginecologia e ringraziare il cielo che in camera con te non ci sono partorienti, e non ci sono nemmeno nelle camere a fianco, perchè il reparto maternità ha chiuso i battenti due settimane fa, e sapere che esserne confortate è una cattiveria immensa dato che è un problema non da poco per chi ne ha bisogno, ma non te ne può, sinceramente e vigliaccamente, importare di meno. Non lo avrei proprio retto. Perchè sta male chi non ha mai potuto averlo, ma chi sa cosa vuol dire averne, averne sempre coltivato il desiderio di averne ancora almeno uno,  e sa di doverci rinunciare per sempre, un po' presto per madre Natura e non per propria scelta, non fa certo i salti di gioia.
Sarò egoista. Sarò antipatica. Ma lo dico fuori dai denti, come viene viene: oggi penso solo a me stessa. Non mi importa una ceppa lessa dei problemi di nessuno. Odiatemi, cancellatemi dalla vostra vita, cambiate opinione su di me e dite in giro che sono falsa e voltafaccia, egoista e opportunista, mi importa quanto mi importa del filo d'erba che mio marito ha sfalciato giovedì scorso e ha portato al centro di raccolta assieme a miliardi di altri fili d'erba. Io oggi non ascolto più.
Tanta gente mi ha detto che sono forte. E io adesso sono stanca di passare per forte. Se passo per forte perchè pubblicamente ci faccio le battute sopra, ci rido, ci scherzo, rispondo che va tutto bene, parlo di cose leggere e schiaffo su FB quasi (quasi) solo foto di gatti, di lavori in corso, di piante e di passeggiate in bicicletta, lo faccio solo perchè non trovo che sia una cosa buona riversare sugli altri tutto il negativo della propria vita ad ogni piè sospinto, come chi ti chiede come stai e non ascolta nemmeno la risposta perchè ha un oceano di cose (sue) da dirti. E non bisogna nemmeno passare tutte le giornate a piangersi addosso h24, 7 giorni su 7 e 365 l'anno, e sciorinarlo sui social o pubblicizzarlo al bar, perchè così i problemi proprio non si risolvono. Si piange un po', e poi si riparte con quello che rimane. Ma questo non lo ritengo essere forte. Lo chiamo "vivere".

Forte è chi non piange mai, credo. Chi non si accartoccia mai su sè stesso. E io adesso sono accartocciata. Anzi, acciambellata, da vera gatta, e gatta nera. Acciambellata mentre mi lecco le zampe, che mi fanno male. E i gatti mentre si leccano non reagiscono a nessuno stimolo, fateci caso. Potete far rumore, chiamarli, stuzzicarli, loro diventano come esseri che transitano in una dimensione parallela, ologrammi: esistono solo per loro stessi. Finchè la toelettatura non è finita, ogni pelo non è stato ripulito e pettinato, e tornano ad essere quelli di prima.

 

sabato 2 aprile 2016

Andiamo

E dunque, ho una data: 12 aprile. Con il ricovero il giorno precedente. Tra meno di dieci giorni.
Ho la lista del necessario da mettere in valigia, pronta da tempo.
Ho la valigia.
Ho il necessario.
La paura non ce l'ho più. E' rimasta la voglia che sta cosa vada avanti, per togliermela di torno. O meglio, oggi la vedo così, poi sai mai che lunedì prossimo arrivo in ospedale e mi ricordo all'improvviso cosa vado a fare, e cambia tutto. Mah.
Ho però la sorpresina: niente laparoscopia. Il medico ha disposto il taglio. Non mi hanno detto il perchè al telefono, lo saprò lunedì prossimo. Ma ormai non fa differenza. La sostanza rimane quella che è.