lunedì 31 ottobre 2011

Foto e foto


Ne ho fatti tanti di esami in questi ultimi due anni. Soprattutto negli ultimi sei mesi, mi hanno scattato più foto intime nei vari ospedali che non foto "normali" in famiglia. Ma tant'è, non è un problema, dopo un po' ci si fa l'abitudine, ce ne si fa una ragione perchè è meglio farsi fotografare o sforacchiare che non tagliuzzare, no? Non ho nemmeno più l'ansia da RMN, entrare in quel tubo che mi faceva tanta paura ormai non mi fa più nè caldo nè freddo.


Tra due settimane però, lunedì 14, vado da un fotografo che non è che veda poi tanto volentieri.
Ho la mammografia da fare, a Latisanville.

Suonerà strano, ma da quella "incriminata" sono passati quasi due anni, dopo quella non ne ho fatte più, solo ecografie, e ho paura.

Non di cosa ne salterà fuori, perchè parto con la convinzione che sarà tutto negativo (mi faccio l'autoesame piuttosto regolarmente, sono stata visitata venerdì scorso, il marker spione del seno era nei limiti, se ci fosse stato qualcosa o io o l'oncolaus ce ne saremmo pur accorti...). No, non sono in ansia per l'esito.

Sono in ansia per l'esame in sè. Mi sto catapultando di brutto indietro nel tempo, i ricordi affiorano, sento ancora dentro il pianto del momento in cui sono uscita dall'ambulatorio coi lacrimoni perchè avevo intuito qualcosa ma non volevo crederci, pensavo che l'immaginazione mi stava giocando un tiro poco simpatico, tant'è che mi sono sforzata di dimenticarmene nei giorni immediatamente successivi e ci sono pure riuscita. Quel giorno, tornando a casa, ho perfino sbagliato strada trovandomi inaspettatamente di fronte al casello dell'autostrada, che ho dovuto per forza imboccare uscendo una quarantina di chilometri più a nord. E per fortuna avevo con me mia madre munita di spiccioli, perchè dall'agitazione non riuscivo nemmeno a trovare il portafogli...

Ho due settimane per farmela passare. E ci riuscirò senz'altro, visto che domani e dopodomani c'è festa grande in paese con tanto di mercato tradizionale e mostre di tutti i tipi, e ho tutta l'intenzione di diluire la tensione tuffandomi negli acquisti per Natale e alla ricerca di qualcosa di sfizioso per me.

venerdì 28 ottobre 2011

Rei!


Ho voluto aspettare a sbloggarlo perchè con mio figlio, che è un imberbe uomo dalle moooooolto fugaci passioni, non si può mai dire. Ma ormai è un mese abbondante che la cosa persiste, con qualche (previsto) intoppo ma con enorme soddisfazione per lui e per noi.


Guardate un po'...
Ebbene si, ecco il nostro cintura bianca di Judo, The Power, in posa col suo pigiam... ops, il suo Judogi fresco fresco di lavaggio e stiratura.
Lui si sfoga, scarica una dose notevole di energia, impara qualcosa di utile, si diverte e apprende una disciplina mentale che vale per la vita, con risultati finora molto, molto buoni.
Io mi permetto di tirare un sospiro di sollievo, perchè finalmente il mio bambino si gode qualcosa di cui ha diritto e che gli ha fatto tornare il sorriso: una grossa fetta di serenità.

lunedì 24 ottobre 2011

Sui parcheggi riservati - post lungo


Parto prendendola larga.



Cosa nota per i lettori abituali di queste pagine, meno per chi passa ogni morte di papa, sconosciuta per chi si affaccia per la prima volta, è che io soffro da due anni e mezzo (e ne ho quasi 39) di una malattia reumatica che si abbrevia in SPA, e che a scriverla per esteso non dice niente per i non addetti ai lavori. La malattia mi ha "preso" la parte bassa del corpo, vale a dire tutte le articolazioni dall'ombelico in giù, più qualche dito della mano, lo sterno e il rachide. Per questa malattia mi è stato riconosciuto l'80 per cento di invalidità permanente, e non per sfizio nè per un gioco di dadi: la mia malattia comporta dolore alle articolazioni, dolore continuo a ogni movimento, gonfiore, e soprattutto dolore che avrà periodi di attività e periodi di remissione, ma che del tutto  non se ne andrà mai. MAI. Di malattia reumatica non si guarisce. Punto. E chi ce l'ha lo sa bene. E sa bene anche che fare una vita "normale", anche semplicemente  fare duecento metri a piedi, in certi giorni è semplice, in altri (e sono la maggior parte) è uno sforzo. Uno sforzo che per carità, se s'ha da fare si fa, ma poi si paga, e anche piuttosto caro.

Succede che la legge, per dare un minimo di agevolazione negli spostamenti a chi ha una malattia come la mia, ma anche e soprattutto a chi è messo molto, ma molto, ma molto, ma molto peggio (e di gente messa peggio di me ce n'è veramente, ma veramente, ma veramente tanta), ha messo a disposizione dei parcheggi riservati, gratuiti, più larghi di un parcheggio normale, delimitati da strisce gialle e segnalati da un apposito cartello sovrastante, e di solito situati accanto alle strutture pubbliche (scuole, uffici, centri commerciali e via dicendo). Mica perchè siamo più simpatici eh. Esistono per il motivo di cui sopra. Per avere il diritto di usufruirne basta fare domanda al comando dei vigili urbani del luogo dove si risiede, allegando ovviamente il certificato medico attestante l'invalidità civile e la fotocopia del certificato INPS che ogni invalido ha, e nel giro di qualche giorno il cartellino arancione numerato e timbrato da apporre sul cruscotto è a disposizione.



Sarò sincera: non lo uso quasi mai. Lo uso solo quando il primo parcheggio disponibile è a mezzo chilometro da dove devo andare, per ovvie ragioni, o in quei giorni in cui sto proprio male ma non posso fare a meno di andare in questo o quel posto, tipo l'ospedale o cose del genere. Ma c'è chi deve usarlo sempre, perchè la difficoltà a deambulare è tanta e persistente, o è costretto alla sedia a rotelle, i motivi sono tanti. Di fatto usarlo è un diritto per chi ce l'ha, non per tutti, e su questo non ci piove.

Però c'è un però. Ed è un però grosso come il guaio che ne deriva. Non viene riconosciuta l'invalidità per "cricetocefalia". E le piccole menti sono talmente piccole da non accettare questo sopruso, questa discriminazione, tanto che si sono fatti una ragione tutta loro, per cui si sono autoconvinti di avere scritto in fronte "sono disabile" (mentale, con tutto il rispetto per i disabili mentali VERI) e di fatto si comportano come tali. Usando anche i parcheggi di chi ha il benestare della legge per usarli.

Si dice che lo Stato dovrebbe fare più controlli, più multe, più rimozioni forzate. Di fatto lo Stato è a corto di personale, o non ha voglia di farlo, o non ha tempo, o non ha i mezzi, o che so io. Io non ho mai visto i vigili controllare i cruscotti delle auto parcheggiate sugli stalli gialli. Mai. Le auto però c'erano, perchè io le ho viste, e non per hobby, ma si sa, quando si ha un problema o si vive una particolare condizione (anche bella, per carità), si diventa automaticamente più sensibili anche verso chi condivide la propria sorte. Oltreilcancro in fondo non è mica nato per hobby, no? E neanche i forum mammeschi, crocettosi, e via dicendo.

Un paio di giorni fa, presa da un raptus di str...aggine acuta, l'ho fatto. Nel parcheggio del supermercato (per tre quarti vuoto, preciso), c'erano due auto parcheggiate sugli stalli riservati. Ovviamente senza cartellino arancione esposto. Mi sono guardata in giro, ho visto che non c'era nessuno. Ho tirato fuori carta e penna e ho scritto un biglietto, apponendolo poi sotto al tergicristi dell'invalido per cricetocefalia di turno. E me ne sono andata.
Non sarà sicuramente servito a nulla, perchè chi ha la cattiva abitudine di fregarsene altamente degli altri pensando solo ai propri comodi non cambia atteggiamento per un foglietto di carta. Ma una bella incaspiatura gli sarà venuta di sicuro, almeno grossa quanto viene a chi è costretto in sedia a rotelle e dovendo parcheggiare si trova tutti gli stalli occupati da invalidi per piccolezza mentale.

Diversi anni fa lavoravo in un fast food. Durante il mio turno di lavoro ho sentito una collega far presente a un cliente che non poteva parcheggiare nel parcheggio riservato ai disabili. Ho sentito una risposta abominevole:
"In Italia siamo tutti invalidi".

E le balle! Infilati dei sassi dentro le scarpe e poi prova a camminarci dentro, legati dietro le ginocchia dei sacchetti di sabbia, infilati un manico di scopa tra la schiena e la t-shirt, e poi mi dici se eri invalido prima o adesso! Prova a vivere per un giorno con la sedia a rotelle senza alzarti mai, dovendo chiedere aiuto per andare in bagno, per prendere qualcosa da uno scaffale alto, per entrare in un ascensore, e vedi quanto ti passa la voglia di fare del sarcasmo!

E allora tu che stai bene, tu che le gambe le hai e funzionano come devono, puoi farti trecento metri a piedi e te li fai! Non mi interessa se il parcheggio riservato è più vicino, se è libero (che ne sai se arriva qualcuno che ne ha bisogno quando ti sei allontanato?), se piove (apri l'ombrello, non serve che ti faccia un disegnino), se hai fretta (potevi partire due minuti prima da casa), se ti scappa la pipì, se tiri fuori la scusa che tanto il Paese è pieno di falsi invalidi, quel posto non è tuo e non lo occupi. Punto.

Si chiama SENSO CIVICO. Come secondo nome ha EDUCAZIONE, e di cognome fa RISPETTO. Lo stesso rispetto che pretendi TU quando i diritti da far valere sono i TUOI.

Ah, curiosi di sapere cosa ho scritto sul biglietto scatena-incaspiatura? Una frase che ho letto qui e là su internet.


VUOI IL MIO POSTO? PRENDITI ANCHE IL MIO HANDICAP.



 



 


Ma io ho aggiunto anche un "def...te", un piccolo bonbon.

E a chi ribatte che la frase è dura e suona come una iettatura (ho letto anche questo) rispondo che si, sarà anche dura, ma che di fronte alla sorte siamo tutti uguali è la verità, che la si guardi dritta negli occhi o con un paio di occhiali da sole a fare da schermo. E altro che fare la parte dei signori, non c'è niente da fare, ai cricetocefali bisogna parlare in cricetocefalese se si vuole farsi capire.

sabato 22 ottobre 2011

Un caldo riciclo

Inizia la stagione fredda, ce ne siamo accorti tutti. A casa mia dallo scorso inverno si accende la stufa, non più i termosifoni.



E per quanto fossi scettica, per quanto seccante sia doverla pulire e ricaricare ogni mattina ed alzarsi un quarto d'ora prima per farlo (brrrrr), non c'è storia, la stufa è la stufa, l'odore del legno è l'odore del legno, e il calore della stufa non è quello dei termosifoni. In tutti i sensi.

Volevo un contenitore carino da metterle accanto, per tenere a portata di zampa l'occorrente per accenderla: carta, legnetti, fiammiferi. Ma quelli in ferro battuto costano, per quanto siano belli.

Ho rimediato così. Ho riciclato uno dei cesti in vimini che di solito in famiglia ci regaliamo a Natale, pieni di ogni ben di Dio, e che non butto mai (eh beh).







E dopo essermi assicurata che fosse abbastanza capiente per contenere quello che volevo, ho coperto tutto con una piccola leggerissima trapuntina patchwork che all'epoca confezionai per la Gioiuta, che però non ha mai usato perchè come tutti i gatti o quasi vanno a dormire dove gli fa comodo, luogo che raramente coincide  con quello proposto dal suo umano.


Secondo me fa la sua porca figura. Non resta che accendere la stufa e godersela un po', comodi si sta comodi, caldi si sta caldi...



Michi e Maya


giovedì 20 ottobre 2011

Gatteria - Nobiltà


Ho iniziato a credere che per i gatti quello che sta sotto la base della coda sia da loro considerato la parte più nobile del loro regale, peloso, felin corpo.


La considerazione è nata stamattina, mentre ero indormiveglia, pensando a quanto tempo dedicano alla sua pulizia, al rito cerimoniale ogni volta che devono usarlo per le loro necessità fisiologiche, alle millemila volte in cui lo mettono in mostra quando in segno di saluto si avvicinano a coda alta; ma soprattutto alla nonchalance con cui, fusando come motorini accesi, dopo avermi ben bene impastato il petto, alle sei del mattino ci si accovacciano sopra... sbattendomelo in faccia.

sabato 15 ottobre 2011

Gatteria- ore 6.55 del mattino

Buongiorno Mamigà!

E buon lavoro

venerdì 14 ottobre 2011

Un-due-tre... quattro-cinque-sei... un-due-tre...


Ieri sera siamo stati alla seconda lezione di ballo, nonostante sia stata tutto il pomeriggio stesa con un discreto mal di schiena da incauto energico lavaggio del piatto doccia con finestra aperta.  Stiamo imparando il valzer lento, il lisssssssio per intenderci.


Mai mi ricordo di essermi sbaccanata dalle risate come ieri sera. Mica per il ballo, no, non mi permetterei mai di prendere in giro un'arte del genere, arte che peraltro ho sempre desiderato in cuor mio di imparare prima o poi. No, checchè ne dica quel vecio furlan brontolon che si è subito premurato di invitarci ad andare a ridere da un'altra parte (e noi, bast...di, giù a ridere ancora più forte).

E' che il ballo richiede sintonia, e io e mio marito balliamo come viviamo in casa: se ognuno fa le sue cose separatamente tutto fila liscio, se ci si mette insieme a fare qualsiasi cosa si cozza e si fanno pasticci. Ergo, le pestate di piedi, gli sfasamenti di ritmo e le perdite di equilibrio non si contavano più. Una signora mi ha fatto notare che non era il caso di sbaccanare per delle pestate di piedi, mio marito le ha risposto che è l'unica occasione in cui può pestarmi i piedi senza che io gli renda la partita e ha iniziato a ridere anche lei.

Non so se sia per il movimento fisico, per l'alligalli finale, per l'antinfiammatorio che ho preso o per il cuor leggero con cui sono uscita dalla palestra, ma il mal di schiena si è drasticamente affievolito.