Che esperienza singolare. Rimarrei a guardarli per ore, anche mentre dormono. E' la prima volta che succede in casa mia, davanti ai miei occhi, e dato che probabilmente sarà anche l'ultima me la sto godendo appieno.
Ieri i topi (li chiamiamo così, perchè per ora assomigliano davvero a dei grossi topi) hanno compiuto una settimana. Hanno ancora gli occhi chiusi, sono vitali a mille e belli, bellissimi. Non sono ancora riuscita a distinguerne al cento per cento il sesso, ma così ad occhio direi che tre sono femmine e uno maschio. Dicono che non dovrei manipolarli molto, io cerco di fargli sentire il mio odore spesso in modo da rendergli il contatto umano il più possibile famigliare. Spero di rendergli più facile, in questo modo, adattarsi alle loro future famiglie.
Perchè no, non ho nessuna intenzione di tenerli. Non se ne parla proprio. Ne ho già quattro, e sono tanti. Mi dispiace da morire, ma è anche questione di spazi: benchè abbia un giardino non è di certo un campo, e oltre ai miei ci sono i gatti dei vicini che ci scorrazzano. E bisogna mantenerli, curarli, casa mia non è un gattile. Per questo non ho intenzione di dare loro un nome, è più giusto che glielo dia chi li prende come futuri compagni di vita.
Gli altri gatti hanno avuto reazioni diverse verso di loro. Miki li guarda, li riguarda, li triguarda e se ne va per i fatti suoi. Artù soffia sia alla mamma che ai piccoli, e dopo un po' se ne va. Amy è quella che l'ha presa peggio: è sempre arrabbiata, se ne sta fuori per la maggior parte del tempo, grugnisce contro tutto e tutti. Per tutti e tre vale la stessa filosofia: GLI PASSA. Ovvero, non me ne cruccio più di tanto.
Il Power invece, dopo i primi due giorni di "sono diventato zio eh", ha smesso di curarsene. Ho scoperto che ne è intimorito. Ieri sera ha espresso il desiderio di prenderne uno tra le mani, ma nel momento in cui ho fatto il gesto di passarlo dalle mie alle sue si è tirato indietro. Ha paura, dice, perchè hanno sempre le unghiette in fuori. Credo in realtà che si senta goffo. Io non insisto, lascio che piano piano maturi da sè la consapevolezza che lo può fare. Come sempre a mio figlio serve del tempo, più tempo di quello che si vorrebbe, per fare i suoi piccoli passi. E va bene così.
Chi mi stupisce è il Gatto Alfa. Non voleva saperne, si era barricato dietro a un muro di "no, no, no", e ora lo scopro a parlarci assieme perfino. Oggi mi ha chiesto se ne volessi tenere almeno uno. Dice che lo fa per provocarmi, ma basta guardarlo in viso per capire che è lui ad averne una gola! Di sicuro sono convinta che questa cosa sta facendo più bene a lui che non a tutti noi messi assieme. E' un regalo gioioso. E alla gioia non si può dire di no.