Oggi qualcuno ha chiamato per adottare Theo, domani vengono a vederlo. Si tratta di una famiglia con bambini, un giardino ed altri animali, di un paese vicino.
E mi sale il groppo in gola.
E mi parte anche l'embolo, perchè un sacco di gente, sapendo che ho già quattro gatti, mi ha fatto la battuta "beh se non riesci a darli via tienili tu, uno più uno meno, che vuoi che sia".
Appunto. Quando chiedo "vuoi un gattino?" mi arrivano millemila "vorrei ma non posso". Che mi sta anche bene, per carità, ma chissà perchè tutti prendono sotto gamba quello che comporta avere il gatto in più solo quando si tratta del "gatto in più in casa d'altri". E ancora, sembra che agli occhi dei più il fatto che abbia gatti in numero superiore ad uno equivalga al fare di me una gattara.
No, parliamone. Che io adori il genere felino di per sè è un dato di fatto. Che ami circondarmi di compagnia felina è altrettanto assodato. Ma la compagnia felina non è aggratisse.
Un gatto che entra in casa mia come "mio" è un gatto che va mantenuto in primis, ma anche vaccinato, sterilizzato, curato, pulito per tutto quello che esula dalla pulizia personale che il gatto fa da sè, spazzolato accuratamente in stagione di muta, portato dal veterinario in caso di necessità, coccolato (perchè un gatto ha anche bisogno che gli si dedichi del tempo per coccole e gioco, soprattutto da piccino: mica è un bel soprammobile!), ha bisogno del suo spazio vitale (non mi soffermo sulla territorialità dei gatti ma chi ne ha almeno due sa di cosa parlo) eccetera eccetera.
Ci sono dei costi, e non trascurabili, e noi non siamo proprio la succursale della Banca d'Italia.
Ci sono degli spazi, e per quanto abbia due piani e un giardino si tratta di due piani su 90 metri quadri in tutto e un giardino che non supera i 100. Oltre il giardino ci sono altri gatti, randagi e domestici di altri, che si sono, come natura vuole, divisi gli spazi tra di loro.
E ci sono degli impegni, di tempo e di sforzi fisici.
E no, basta, perchè se sono arrivata a quattro è solo perchè quando sono andata a prendere Artù ero ancora annebbiata dalle lacrime per la scomparsa di Betti, dilaniata dal dolore per averla involontariamente uccisa io, e non ho avuto la necessaria lucidità per dire un secco "NO" quando la sua ex padrona mi ha infilato nel trasportino anche Michi.
Con quattro gatti sono arrivata ad avere quattro lettiere, tre delle quali in un posto (il sottoscala) non proprio agibilissimo. Da quando ho iniziato ad avere mal di schiena, lo scorso dicembre, della pulizia delle lettiere si occupa il Gatto Alfa. Da quando sono stata operata si occupa anche di nutrirli e di pulire le (inevitabili) spissiate fuori zona-toilette dei piccolini. E diciamolo, ne ha le strascatole piene, perchè se un lontano giorno di nove anni fa ha accettato il primo gatto in casa (Gioiuta forever) è stato solo per amore mio, a patto che me ne occupassi io a 360 gradi. Vogliamo poi parlare delle varie paturnie di convivenza tra loro e il trio-questaècasamia composto da Amy, Artù e Michi?
Ma io non ho il dovere di dare a nessuno queste spiegazioni quando mi arrivano con le battute (ma neanche tanto battute) che tanto a casa mia ogni felino ha un posto. Mi limito a dire "non posso", ma sembra che io sia poco credibile su questo fronte. E allora da un po' ho iniziato a diventare altrettanto sarcastica nelle risposte: se è facile per me che ne ho già quattro, è ancora più facile per te che non ne hai nessuno, o ne hai uno, no? Che visto che è così facile fare i conti nelle tasche degli altri, lasciamici divertire un po' anche a me! "Ma io scherzavo", mi sento dire. "Anch'io scherzavo". Ovviamente, ci mancherebbe altro. No?
mercoledì 16 maggio 2012
lunedì 14 maggio 2012
(domani) SETTE SETTIMANE
Coltivazioni alternative (click sulle foto per vederle ingrandite).
Non che non abbiano una cuccia morbida a disposizione, sia chiaro. Ma si sa, scelgono loro, mica noi semplici miseri umani...
Ho preparato i volantini da distribuire in giro per l'adozione di Dora e Theo, il gatto Alfa si preoccuperà per forza di cose di posizionarli per conto mio. Ormai sono quasi pronti per lasciare la mamma, che tra l'altro ha ridotto il tempo di allattamento a qualche minuto ogni morte di papa al giorno (li manda via con certe zampate...). Finora tramite passaparola ho ricevuto tanti "forse" e nessun "si", e io di "si" ho bisogno. Ho anche pensato, visto il periodo non proprio felice dell'anno per prendersi impegni, di offrirmi a tenerli eventualmente per il periodo in cui i futuri umani adottanti dovessero andare in vacanza. Spero che sia di incentivo.
E si, so che il momento della separazione deve arrivare e non ci sono storie, ma già so che quel momento sarà piuttosto difficile. Mi auguro solo, a parte per Carlotta e Perla che so che andranno in mani eccezionali, di trovare persone disposte ad amarli e prendersene cura come meritano.
Non che non abbiano una cuccia morbida a disposizione, sia chiaro. Ma si sa, scelgono loro, mica noi semplici miseri umani...
Ho preparato i volantini da distribuire in giro per l'adozione di Dora e Theo, il gatto Alfa si preoccuperà per forza di cose di posizionarli per conto mio. Ormai sono quasi pronti per lasciare la mamma, che tra l'altro ha ridotto il tempo di allattamento a qualche minuto ogni morte di papa al giorno (li manda via con certe zampate...). Finora tramite passaparola ho ricevuto tanti "forse" e nessun "si", e io di "si" ho bisogno. Ho anche pensato, visto il periodo non proprio felice dell'anno per prendersi impegni, di offrirmi a tenerli eventualmente per il periodo in cui i futuri umani adottanti dovessero andare in vacanza. Spero che sia di incentivo.
E si, so che il momento della separazione deve arrivare e non ci sono storie, ma già so che quel momento sarà piuttosto difficile. Mi auguro solo, a parte per Carlotta e Perla che so che andranno in mani eccezionali, di trovare persone disposte ad amarli e prendersene cura come meritano.
domenica 13 maggio 2012
Festa della mamma e video tutorial: foglioline di raso
Auguri a tutte le mamme!!! Soprattutto alla mia :D
Non ho potuto girare per negozi alla ricerca di qualcosa di carino per omaggiare la mia mamma, ma qualcosa in casa sapevo di averlo, di adattabile all'occasione... Avevo questa scatolina che ho dipinto mi sembra lo scorso anno, lasciata in attesa di degna destinazione. E mi sono ingegnata un po'. A lei è piaciuta. E anche a me.
Ho imparato a fare le rose di nastro, sinceramente credevo che fosse più complicato.. poi ho trovato questo tutorial facile facile.
E per le foglie... le foglie le ho inventate sul momento, e... indovinate un po', ho pensato di farne un tutorial: il mio primo video! Eccolo
La prossima volta (perchè spero che ci sia una prossima volta) mi organizzo meglio, lo sfondo giallo è un po' così, la luce riflette male, ma spero che sia abbastanza chiaro. Che dite? :D
Non ho potuto girare per negozi alla ricerca di qualcosa di carino per omaggiare la mia mamma, ma qualcosa in casa sapevo di averlo, di adattabile all'occasione... Avevo questa scatolina che ho dipinto mi sembra lo scorso anno, lasciata in attesa di degna destinazione. E mi sono ingegnata un po'. A lei è piaciuta. E anche a me.
Ho imparato a fare le rose di nastro, sinceramente credevo che fosse più complicato.. poi ho trovato questo tutorial facile facile.
E per le foglie... le foglie le ho inventate sul momento, e... indovinate un po', ho pensato di farne un tutorial: il mio primo video! Eccolo
La prossima volta (perchè spero che ci sia una prossima volta) mi organizzo meglio, lo sfondo giallo è un po' così, la luce riflette male, ma spero che sia abbastanza chiaro. Che dite? :D
martedì 8 maggio 2012
Lavori e ricicli, quando la convalescenza è una ottima occasione per creare
Qualcuno in famiglia mi prende per matta per questo, ma secondo me è più matto chi ha taaaaaaaanto tempo a disposizione a causa di una convalescenza e non ne approfitta per occupare il tempo con qualcosa di piacevole, limitandosi a guardare il soffitto.
Per chi non mi segue "di là", dieci giorni fa sono stata operata di due ernie al disco. Ergo, ho l'ordine di stare a riposo assoluto per almeno due settimane. Ma con la schiena, mica con le mani...
Due settimane di totale relax, una manna dal cielo! Che anche da sdraiata riesco a fare un discreto numero di cose, tipo uncinettare, oltre che al classico leggere e guardare la tele, o perdermi in chiacchiere con mio figlio, nonchè fargli fare i compiti sul lettone o stare al pc a chiacchierare con qualche amica.
Uncinettare a letto ha prodotto, in questi primi dieci giorni, questi due centri. Il primo è una prova, un blocco esagonale (che preferisco di gran lunga ai classici rotondi o quadrati), che ho poi riprodotto in quattro blocchi con un cotone verde sfumato un po' più grosso (il bianco è un 12, il verde un 8). In realtà sulla rivista da cui ho tratto il campione prevedeva l'unione di almeno sette blocchi, a comporre una sagoma precisa, ma di cotone verde ne avevo meno di 50 grammi, così ho creato una forma alternativa.
Non sono stirati molto bene come si vede, ma ho voluto approfittare di dieci minuti che mi sono concessa al piano di sotto per approntarli un po' per essere fotografati, quindi ho dato solo una passata veloce usando solo il panno termoresistente e il ferro da stiro piccino picciò che uso quando cucio.
Di filo verde me ne è avanzato un po', molto poco a dire il vero, ma non butto mai niente. Solo che avvolto sul suo cilindro di cartone occupava un po' troppo spazio rispetto alla quantità di cotone in sè, e mi è venuto in mente di fare una farfallina portafilo. Farfallona, visto che si tratta di cotone da uncinetto. Cercando del cartoncino nei meandri del ripostiglio ho trovato questo
Ma si, mi ero perfino dimenticata di averlo messo via! Altro non era che il coperchio di una di quelle scatole portabiancheria, avete presente quando fate il cambio di stagione? Ecco, se il coperchio è buono mentre il resto è sfondato perchè buttarlo? E' pur sempre cartone colorato! E così, disegnata la dima su un foglio quadrettato rubato a un quaderno di mio figlio, replicata più volte a matita sul retro del cartone, ritagliato tutte le sagome e incollate a due a due per dare più consistenza...
Carine no? E a costo zero. Perfette per i miei avanzi di cotone, così occupano poco spazio. Da non dimenticare il taglietto su un lato per affrancare la cima volante del filo
E poi ho anche ricamato, questo si. Ho ricominciato a ricamare dopo tre o quattro giorni dal mio rientro, quando ho potuto alternare periodi sempre più lunghi stando seduta al letto-letto. Ho ripreso in mano un ricamo iniziato lo scorso anno, "Christmas Visit" di BR:
E questo è lo stato di avanzamento del lavoro a ieri (oggi ho finito il corpetto davanti e la parte alta dello scialle)
Se va avanti di questo passo lo finisco alla svelta. A meno che non venga interrotta da qualche altra idea. Ovviamente.
Per chi non mi segue "di là", dieci giorni fa sono stata operata di due ernie al disco. Ergo, ho l'ordine di stare a riposo assoluto per almeno due settimane. Ma con la schiena, mica con le mani...
Due settimane di totale relax, una manna dal cielo! Che anche da sdraiata riesco a fare un discreto numero di cose, tipo uncinettare, oltre che al classico leggere e guardare la tele, o perdermi in chiacchiere con mio figlio, nonchè fargli fare i compiti sul lettone o stare al pc a chiacchierare con qualche amica.
Uncinettare a letto ha prodotto, in questi primi dieci giorni, questi due centri. Il primo è una prova, un blocco esagonale (che preferisco di gran lunga ai classici rotondi o quadrati), che ho poi riprodotto in quattro blocchi con un cotone verde sfumato un po' più grosso (il bianco è un 12, il verde un 8). In realtà sulla rivista da cui ho tratto il campione prevedeva l'unione di almeno sette blocchi, a comporre una sagoma precisa, ma di cotone verde ne avevo meno di 50 grammi, così ho creato una forma alternativa.
Non sono stirati molto bene come si vede, ma ho voluto approfittare di dieci minuti che mi sono concessa al piano di sotto per approntarli un po' per essere fotografati, quindi ho dato solo una passata veloce usando solo il panno termoresistente e il ferro da stiro piccino picciò che uso quando cucio.
Di filo verde me ne è avanzato un po', molto poco a dire il vero, ma non butto mai niente. Solo che avvolto sul suo cilindro di cartone occupava un po' troppo spazio rispetto alla quantità di cotone in sè, e mi è venuto in mente di fare una farfallina portafilo. Farfallona, visto che si tratta di cotone da uncinetto. Cercando del cartoncino nei meandri del ripostiglio ho trovato questo
Ma si, mi ero perfino dimenticata di averlo messo via! Altro non era che il coperchio di una di quelle scatole portabiancheria, avete presente quando fate il cambio di stagione? Ecco, se il coperchio è buono mentre il resto è sfondato perchè buttarlo? E' pur sempre cartone colorato! E così, disegnata la dima su un foglio quadrettato rubato a un quaderno di mio figlio, replicata più volte a matita sul retro del cartone, ritagliato tutte le sagome e incollate a due a due per dare più consistenza...
Carine no? E a costo zero. Perfette per i miei avanzi di cotone, così occupano poco spazio. Da non dimenticare il taglietto su un lato per affrancare la cima volante del filo
E poi ho anche ricamato, questo si. Ho ricominciato a ricamare dopo tre o quattro giorni dal mio rientro, quando ho potuto alternare periodi sempre più lunghi stando seduta al letto-letto. Ho ripreso in mano un ricamo iniziato lo scorso anno, "Christmas Visit" di BR:
E questo è lo stato di avanzamento del lavoro a ieri (oggi ho finito il corpetto davanti e la parte alta dello scialle)
Se va avanti di questo passo lo finisco alla svelta. A meno che non venga interrotta da qualche altra idea. Ovviamente.
Parlando di
Brico,
Lavori in corso,
Punto croce,
Riciclo,
uncinetto,
wip
domenica 6 maggio 2012
Quando il tempo elabora la... "faccenda" (sulle cose da dire o non dire a un malato di cancro)
Quando ero incinta mia suocera mi raccontò un aneddoto della sua prima gravidanza. Lei, premetto, viveva in casa con i suoceri già molto anziani al tempo delle sue nozze. Il giorno in cui decise di annunciare alla suocera il suo stato di gravidanza, le si avvicinò mentre faceva il bucato china sul lavatoio di pietra, e le diede la notizia, come ogni neosposa felice lo farebbe a una persona di famiglia. Mi raccontò che l'anziana donna, senza nemmeno alzare la testa dal lavatoio nè sospendere il suo lavoro per un secondo, le rispose "simpri mior di une malatie". Mia suocera non è nè era il tipo che rispondeva per le rime, educata com'era stata a chinare la testa davanti a più o meno tutti, e assorbì il colpo con una giusta dose di delusione.
A questo racconto mi indignai allora e mi indigno oggi, ma d'altra parte vai tu a conoscere la storia della "fu" bisnonna, la sua cultura, la sua educazione, per poter formulare un giudizio... Impossibile. Ergo, come mia suocera, si relega al passato e si cerca di fare meglio.
Da tanto tempo su queste pagine non parlo di tumore. Me ne sono resa conto un paio di mesi fa, quando sono stata per la prima volta dal chirurgo vertebrale. Ricordo che lesse la mia anamnesi, preparata dal mio Doc, e prima di inserire il CD della RM che avevo fatto tre giorni prima mi guardò dritto negli occhi e mi disse più o meno: "Lei sa che il tipo di tumore che ha avuto ha probabilità, se pur molto bassa, di recidivare su...". E io: "Si, ossa, polmoni e fegato. Sono stata informata dall'oncologo molto tempo fa". E, tra me e me "orpo, è vero, non ci avevo mica pensato... Ma tanto sul referto della RM c'è scritto ERNIE e ANGIOMA, niente che lasci pensare ad altro, quindi così è". E il doctor: "Bene, glielo chiedo per capire se con lei posso essere franco nel darle informazioni. Ma vedo che posso parlarne tranquillamente".
E' vero. Non scrivo quasi più di tumore, tantomeno ne parliamo in casa, nè ci penso mai. Ma non per dimenticare, per paura o che so io. Semplicemente perchè non ce n'è bisogno. Ho l'immensa fortuna di poterlo considerare un capitolo di un libro, da riaprire sporadicamente quando si tratta di prenotare o ritirare un esame, di fare una visita specialistica, di assumere farmaci nuovi, di rispondere a qualche domanda o leggere qualche articolo sul tema e nient'altro. Forse quando vado a far lavare il port. Non ci penso nemmeno quando prendo il TAM ogni sera, perchè tanto è una tra le (purtroppo) tante altre compresse che fanno parte del mio menù, nè più nè meno. Sono molto, molto fortunata, so di esserlo e sono felice di esserlo. La mia vita oggi è altro, piacevole o spiacevole ma ALTRO, e spero che un giorno per tutte le persone che scalano "quella" montagna possa essere così.
Se oggi faccio questa riflessione un motivo c'è.
Giorni fa è apparso un articolo su Repubblica, lo trovate QUI. Parla, in sostanza, delle dieci cose da non dire a un malato di cancro. L'ho letto e riletto, soprattutto se ne è chiacchierato tanto tra cancer bloggers, qualcuna lo ha riportato sul proprio blog paro paro. Vero, tutto vero. Ma qualcuno è andato oltre: ho letto tanti commenti tra i più disparati: c'è chi aggiungerebbe tante voci, chi le toglierebbe, qualcuna ne ha aggiunte di davvero perfide (alla faccia delle semplici gaffes). La questione mi ha riportato a leggere un vecchio (si fa per dire) topic di un forum che frequento "da quel dì", intitolato "stupidario oncologico". Confesso che in passato ci ho aggiunto qualcosa del mio, di fatto a oggi ci sono decine di risposte a quel topic, e la discussione va avanti.
Ci rifletto di tanto in tanto. Ma la mia opinione sa un po' di stizza.
Mi rendo perfettamente conto che A- due anni fa ero completamente in balia dei chemioeffetti per cui sicuramente ragionavo e percepivo diversamente tutto e B- probabilmente tante cose le ho dimenticate, o rielaborate, o che so io. Di fatto sono profondamente convinta che molte espressioni si potrebbero evitare con una siringata endovena di buonsenso, ma altre, e sono tante, rientrano nella categoria dell'ignoranza (intesa come NON SAPERE nel senso più buono del termine).
Credo che a volte la malattia, quando travolge come può travolgere un cancro, ci fa perdere un po' la bussola. Fa amplificare ogni cosa. Fa filtrare tutto quello che arriva dall'esterno attraverso una lente fatta di carta vetrata. Ci fa credere di essere le uniche persone al mondo ad essere malate. Ci fa dimenticare di essere state un tempo sane, senza sapere minimamente come si stava da malati, come da sani si guardava ad un malato, quanto da sani si considerava lontana "la malattia per eccellenza", sicuri che se doveva capitare sarebbe sicuramente capitata a qualcun altro e non a noi. E credo che se al tempo qualcuno ci avesse dato degli insensibili per una frase detta innocentemente con l'intento di essere di sostegno, ci saremmo rimasti molto male. Oppure, nella migliore delle ipotesi, se pur con un po' di compassione inevitabile, avremmo mandato il malato in questione... devo dire dove?
Ora, io da sola capisco bene che ci sono cose che sarebbe meglio evitare di dire a un cancro-dotato. Non serve nemmeno essere o essere stati malati per capirlo. Ma ho letto di gente, soprattutto donne, che se la sono presa a male perchè qualcuno ha chiesto "come stai?" (perchè se è evidente il mio stato cosa chiedi a fare...), "spero che la chemio faccia effetto" (altrimenti perchè andrei a farla secondo te), "come stai bene con la parrucca" e via dicendo. Ecco, io questa cosa non la capisco. Del tipo che se parli parli comunque male, se stai zitto perchè non sai cosa dire sei una persona da niente, nessuno ti capisce tranne chi ci è passato eccetera eccetera. Il che è anche vero, ma il mondo che ci circonda non è fatto solo da ex malati, è un fatto. E per fortuna, dico io. E allora ci vorrebbe il decalogo delle cose da non dire, quello delle cose da dire (qualcuno lo ha fatto), l'elenco dei momenti in cui tacere è la miglior cosa. E ancora non basta.
E' capitato che qualcuno mi chiedesse "la mia amica/sorella/zia sta facendo il tuo percorso, dimmi come devo pormi perchè ho paura di fare peggio". Mai domande mi hanno messo più in crisi. E dire che, da paziente e parente di paziente, dovrei saperlo no? E invece no.
Perchè le stesse cose dette da persone diverse a persone diverse arrivano in maniera diversa a destinazione. Così ci sono frasi che ti aspetti da una persona cara e altre da sconosciuti, come cose che se dette da un estraneo passano due cm sopra la testa mentre dette da tua sorella fanno un male cane. Senza parlare della tempistica: anch'io ora che è passato tutto so che i capelli ricrescono meglio di prima, ma sentito dire mentre li stai perdendo più che consolare ti fa venir voglia di prendere un lanciafiamme ed eliminarli dalla testa dell'interlocutore all'istante, per poi rispondere "tanto poi ricrescono, di che ti preoccupi?". Ma l'altro mica lo sa.
Ma poi, è un po' per tutto così, no? Come per mia suocera e la sua di lei, benchè il contesto fosse completamente diverso.
Anch'io ho il mio decalogo di cose da dire e da non dire, ma sinceramente non si discosta dall'articolo di cui sopra. Ci sono cose che mi hanno fatto più male di altre, è vero, cose che non sono comprese nell'elenco, ma sono davvero poche. E non mi va di rivangarle qui, se non altro perchè il post sta diventando davvero lungo (ci farò un post a parte? Boh, forse prima di fare il prossimo esame, chissà). Ma a me viene in mente una cosa che mi disse Mia all'inizio del cammino: "prendi con te solo quello che ti serve per stare meglio, tutto il positivo che trovi, e riempici lo zaino. Ne avrai bisogno". Non ho altro da aggiungere.
Ps. I micetti stanno bene e stanno imparando ad usare la lettiera. Io sto a riposo come comandato e ho ancora una forte dose di dolore alla schiena quando passo da una posizione all'altra, ma ogni giorno migliora. Ho anche ripreso i tre chili persi durante la degenza in ospedale ma non ne vado granchè fiera, anzi (che orrenda disillusione). Domani ho il controllo chirurgico per cambiare la medicazione.
A questo racconto mi indignai allora e mi indigno oggi, ma d'altra parte vai tu a conoscere la storia della "fu" bisnonna, la sua cultura, la sua educazione, per poter formulare un giudizio... Impossibile. Ergo, come mia suocera, si relega al passato e si cerca di fare meglio.
Da tanto tempo su queste pagine non parlo di tumore. Me ne sono resa conto un paio di mesi fa, quando sono stata per la prima volta dal chirurgo vertebrale. Ricordo che lesse la mia anamnesi, preparata dal mio Doc, e prima di inserire il CD della RM che avevo fatto tre giorni prima mi guardò dritto negli occhi e mi disse più o meno: "Lei sa che il tipo di tumore che ha avuto ha probabilità, se pur molto bassa, di recidivare su...". E io: "Si, ossa, polmoni e fegato. Sono stata informata dall'oncologo molto tempo fa". E, tra me e me "orpo, è vero, non ci avevo mica pensato... Ma tanto sul referto della RM c'è scritto ERNIE e ANGIOMA, niente che lasci pensare ad altro, quindi così è". E il doctor: "Bene, glielo chiedo per capire se con lei posso essere franco nel darle informazioni. Ma vedo che posso parlarne tranquillamente".
E' vero. Non scrivo quasi più di tumore, tantomeno ne parliamo in casa, nè ci penso mai. Ma non per dimenticare, per paura o che so io. Semplicemente perchè non ce n'è bisogno. Ho l'immensa fortuna di poterlo considerare un capitolo di un libro, da riaprire sporadicamente quando si tratta di prenotare o ritirare un esame, di fare una visita specialistica, di assumere farmaci nuovi, di rispondere a qualche domanda o leggere qualche articolo sul tema e nient'altro. Forse quando vado a far lavare il port. Non ci penso nemmeno quando prendo il TAM ogni sera, perchè tanto è una tra le (purtroppo) tante altre compresse che fanno parte del mio menù, nè più nè meno. Sono molto, molto fortunata, so di esserlo e sono felice di esserlo. La mia vita oggi è altro, piacevole o spiacevole ma ALTRO, e spero che un giorno per tutte le persone che scalano "quella" montagna possa essere così.
Se oggi faccio questa riflessione un motivo c'è.
Giorni fa è apparso un articolo su Repubblica, lo trovate QUI. Parla, in sostanza, delle dieci cose da non dire a un malato di cancro. L'ho letto e riletto, soprattutto se ne è chiacchierato tanto tra cancer bloggers, qualcuna lo ha riportato sul proprio blog paro paro. Vero, tutto vero. Ma qualcuno è andato oltre: ho letto tanti commenti tra i più disparati: c'è chi aggiungerebbe tante voci, chi le toglierebbe, qualcuna ne ha aggiunte di davvero perfide (alla faccia delle semplici gaffes). La questione mi ha riportato a leggere un vecchio (si fa per dire) topic di un forum che frequento "da quel dì", intitolato "stupidario oncologico". Confesso che in passato ci ho aggiunto qualcosa del mio, di fatto a oggi ci sono decine di risposte a quel topic, e la discussione va avanti.
Ci rifletto di tanto in tanto. Ma la mia opinione sa un po' di stizza.
Mi rendo perfettamente conto che A- due anni fa ero completamente in balia dei chemioeffetti per cui sicuramente ragionavo e percepivo diversamente tutto e B- probabilmente tante cose le ho dimenticate, o rielaborate, o che so io. Di fatto sono profondamente convinta che molte espressioni si potrebbero evitare con una siringata endovena di buonsenso, ma altre, e sono tante, rientrano nella categoria dell'ignoranza (intesa come NON SAPERE nel senso più buono del termine).
Credo che a volte la malattia, quando travolge come può travolgere un cancro, ci fa perdere un po' la bussola. Fa amplificare ogni cosa. Fa filtrare tutto quello che arriva dall'esterno attraverso una lente fatta di carta vetrata. Ci fa credere di essere le uniche persone al mondo ad essere malate. Ci fa dimenticare di essere state un tempo sane, senza sapere minimamente come si stava da malati, come da sani si guardava ad un malato, quanto da sani si considerava lontana "la malattia per eccellenza", sicuri che se doveva capitare sarebbe sicuramente capitata a qualcun altro e non a noi. E credo che se al tempo qualcuno ci avesse dato degli insensibili per una frase detta innocentemente con l'intento di essere di sostegno, ci saremmo rimasti molto male. Oppure, nella migliore delle ipotesi, se pur con un po' di compassione inevitabile, avremmo mandato il malato in questione... devo dire dove?
Ora, io da sola capisco bene che ci sono cose che sarebbe meglio evitare di dire a un cancro-dotato. Non serve nemmeno essere o essere stati malati per capirlo. Ma ho letto di gente, soprattutto donne, che se la sono presa a male perchè qualcuno ha chiesto "come stai?" (perchè se è evidente il mio stato cosa chiedi a fare...), "spero che la chemio faccia effetto" (altrimenti perchè andrei a farla secondo te), "come stai bene con la parrucca" e via dicendo. Ecco, io questa cosa non la capisco. Del tipo che se parli parli comunque male, se stai zitto perchè non sai cosa dire sei una persona da niente, nessuno ti capisce tranne chi ci è passato eccetera eccetera. Il che è anche vero, ma il mondo che ci circonda non è fatto solo da ex malati, è un fatto. E per fortuna, dico io. E allora ci vorrebbe il decalogo delle cose da non dire, quello delle cose da dire (qualcuno lo ha fatto), l'elenco dei momenti in cui tacere è la miglior cosa. E ancora non basta.
E' capitato che qualcuno mi chiedesse "la mia amica/sorella/zia sta facendo il tuo percorso, dimmi come devo pormi perchè ho paura di fare peggio". Mai domande mi hanno messo più in crisi. E dire che, da paziente e parente di paziente, dovrei saperlo no? E invece no.
Perchè le stesse cose dette da persone diverse a persone diverse arrivano in maniera diversa a destinazione. Così ci sono frasi che ti aspetti da una persona cara e altre da sconosciuti, come cose che se dette da un estraneo passano due cm sopra la testa mentre dette da tua sorella fanno un male cane. Senza parlare della tempistica: anch'io ora che è passato tutto so che i capelli ricrescono meglio di prima, ma sentito dire mentre li stai perdendo più che consolare ti fa venir voglia di prendere un lanciafiamme ed eliminarli dalla testa dell'interlocutore all'istante, per poi rispondere "tanto poi ricrescono, di che ti preoccupi?". Ma l'altro mica lo sa.
Ma poi, è un po' per tutto così, no? Come per mia suocera e la sua di lei, benchè il contesto fosse completamente diverso.
Anch'io ho il mio decalogo di cose da dire e da non dire, ma sinceramente non si discosta dall'articolo di cui sopra. Ci sono cose che mi hanno fatto più male di altre, è vero, cose che non sono comprese nell'elenco, ma sono davvero poche. E non mi va di rivangarle qui, se non altro perchè il post sta diventando davvero lungo (ci farò un post a parte? Boh, forse prima di fare il prossimo esame, chissà). Ma a me viene in mente una cosa che mi disse Mia all'inizio del cammino: "prendi con te solo quello che ti serve per stare meglio, tutto il positivo che trovi, e riempici lo zaino. Ne avrai bisogno". Non ho altro da aggiungere.
Ps. I micetti stanno bene e stanno imparando ad usare la lettiera. Io sto a riposo come comandato e ho ancora una forte dose di dolore alla schiena quando passo da una posizione all'altra, ma ogni giorno migliora. Ho anche ripreso i tre chili persi durante la degenza in ospedale ma non ne vado granchè fiera, anzi (che orrenda disillusione). Domani ho il controllo chirurgico per cambiare la medicazione.
martedì 1 maggio 2012
Cinque settimane (click sulle foto per vederle ingrandite)
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