Non l'ho chiesta, giuro. Anzi, non la volevo proprio. Perchè con la mia Nina, che ha solo tredici anni, se pur con il telaio arrugginito, senza marce e con le ruote da 26" come quelle di mio figlio, con la dinamo rotta dall'anno che fu e i copertoni cambiati tre o quattro volte tutti e due, ci facevo comunque i chilometri. Ci ho portato il Power per tutto il paese in lungo e in largo, prima sul seggiolino davanti, poi all'asilo sul seggiolino dietro, finchè è diventato troppo pesante per essere trasportato. Ho ancora sul telaio il supporto per agganciare il seggiolino: il seggiolino è finito in discarica con lo schienale distrutto qualche anno fa, il supporto è ancora lì. Pigra io nel non voler perdere cinque minuti per cercare il cacciavite giusto e svitarlo. Troppo presto per metterla in pensione, secondo i miei parametri: la mia bici tutta bianca comprata un mese prima di sposarmi, a cui ho cucito con cura perfino il copricestino con un avanzo di lenzuolo bianco a riquadri verdi, è la bici acquistata con quella che "finchè va, va". E appunto, per andare va ancora, e benone. Ha solo bisogno di una riverniciata.
Ma qualcuno ha pensato che potevo fare meno fatica, la stessa persona che se potesse levarmi la malattia di dosso venderebbe l'anima, ma siccome non può cerca ogni modo possibile per agevolarmi nei movimenti, e le mie proteste per evitare spese evitabili non sempre finiscono per piegare certe decisioni già prese. E insomma, una settimana fa mi ha regalato una nuova compagna di viaggio: leggerissima, con le marce (ho impiegato una settimana per imparare ad usarle, credevo di essere io di mogano, finchè non si è scoperto che era il cambio ad essere tarato male), le ruote più grandi, il manubrio regolabile anche avanti/indietro oltre che in altezza (e per i miei polsi è una manna, visto che posso scaricarci sopra molto meno peso di prima), rigorosamente bianca perchè ho la fissa che la mia bici deve essere bianca, ma anche per metà color malva. Le mancano solo il copricestino e... un nome.
Vi piace? Sorvolate sulla ciclista, che nella foto sembra più tozza di quello che è.
In effetti le ginocchia e le caviglie possono ringraziare, e parecchio.
Oggi io e il Power, soli come la maggior parte delle domeniche pomeriggio, abbiamo finalmente ricominciato a percorrere gli sterrati del parco naturale della zona, con immenso piacere.
domenica 30 giugno 2013
venerdì 28 giugno 2013
La Monna Papera
Per un motivo che non sto a spiegare, ma che ha il suo bel perchè che va oltre il puro desiderio di fare qualcosa assieme, oggi ho proposto al Power di ingannare il tempo pomeridiano facendo un puzzle. Tra i tanti che abbiamo in casa, quasi tutti peraltro adatti alla sua età o anche meno (ho perfino tre cimeli risalenti al tempo in cui IO avevo l'età del Power, perfettamente integri o quasi), ha scelto l'unico che adatto non lo è. Una sfida proprio. "Mamma, in due che siamo, tre se torna presto il papit (proprio papiT, lo chiama così da sempre), vedrai che in un paio d'ore ce la facciamo".
Certo, come no.
Non è il centoventi pezzi di Topolino.
Non è nemmeno il duecento pezzi della galea attaccata dai pirati in mezzo al mare che ha ricevuto non mi ricordo se per Natale o per il compleanno (mi è impossibile da che è nato distinguere le due ondate di regali che riceve, per ovvii motivi, ma in genere riesco abbastanza bene a ricordare da chi arrivano).
Ha scelto il MILLE pezzi dalla fotografia molto attraente per quanto riguarda soggetto e colori, e soprattutto dimensioni (67x47, mica niente! Per lui è come dieci metri quadri rispetto ai SUOI puzzle, vuoi mettere, una pheegata!).
Trattasi di questo: la Monna Papera, detta anche "la Paperconda".
In edizione super economica (quindi con annessi e connessi, chi se ne intende di puzzle sa di cosa parlo) presa alla Lidl un certo numero di anni fa che non ricordo nemmeno più quanti, portata a casa dal Gatto Alfa in un raptus di gola, iniziato a farlo ad un'ora dall'acquisto e smesso dopo tre, ovviamente avendo messo assieme solo il contorno e si e no una cinquantina di pezzi.
Una sfida insomma, che ho raccolto facendo la previsione al volo sull'andamento dei lavori, e azzeccandoci con una precisione e una velocità che neanche il calcolatore stoffa-punti del cenino sito mi sta a pari.
Ho costruito un supporto adeguato aprendo uno scatolone e utilizzando due facciate attaccate soltanto, ho unito quattro fogli A3 con del nastro adesivo per crearne uno grande a sufficienza e l'ho appiccicato sul cartone, et voilà: una superficie liscia e bianca su cui lavorare, da poter coprire con l'altra metà dello scatolo al bisogno e riponibile facilmente sotto al divano tra una sessione e l'altra di fuffa puzzlesca.
Abbiamo iniziato cercando tutti i pezzi del contorno e dividendoli dal resto: un quarto d'ora di lavoro.
Abbiamo proseguito cercando di ricostruire il contorno, nel frattempo il papit appunto è tornato e si è messo a dare il suo contributo: venti minuti di lavoro, senza peraltro finire.
E poi?
E poi basta, la sopportazione ha raggiunto il massimo del suo livello, che si pretende di più? E pensava di riuscire a finirlo in due ore...
Comunque, io e il papit siamo andati avanti un po', e siamo a questo punto.
In un raptus di autolesionismo mi sono presa la briga di dedicarmi alla parte alta, tutta di un colore, e qualcosa ho ottenuto. Vediamo se prima della fine dell'estate riusciamo a terminarlo.
Certo, come no.
Non è il centoventi pezzi di Topolino.
Non è nemmeno il duecento pezzi della galea attaccata dai pirati in mezzo al mare che ha ricevuto non mi ricordo se per Natale o per il compleanno (mi è impossibile da che è nato distinguere le due ondate di regali che riceve, per ovvii motivi, ma in genere riesco abbastanza bene a ricordare da chi arrivano).
Ha scelto il MILLE pezzi dalla fotografia molto attraente per quanto riguarda soggetto e colori, e soprattutto dimensioni (67x47, mica niente! Per lui è come dieci metri quadri rispetto ai SUOI puzzle, vuoi mettere, una pheegata!).
Trattasi di questo: la Monna Papera, detta anche "la Paperconda".
In edizione super economica (quindi con annessi e connessi, chi se ne intende di puzzle sa di cosa parlo) presa alla Lidl un certo numero di anni fa che non ricordo nemmeno più quanti, portata a casa dal Gatto Alfa in un raptus di gola, iniziato a farlo ad un'ora dall'acquisto e smesso dopo tre, ovviamente avendo messo assieme solo il contorno e si e no una cinquantina di pezzi.
Una sfida insomma, che ho raccolto facendo la previsione al volo sull'andamento dei lavori, e azzeccandoci con una precisione e una velocità che neanche il calcolatore stoffa-punti del cenino sito mi sta a pari.
Ho costruito un supporto adeguato aprendo uno scatolone e utilizzando due facciate attaccate soltanto, ho unito quattro fogli A3 con del nastro adesivo per crearne uno grande a sufficienza e l'ho appiccicato sul cartone, et voilà: una superficie liscia e bianca su cui lavorare, da poter coprire con l'altra metà dello scatolo al bisogno e riponibile facilmente sotto al divano tra una sessione e l'altra di fuffa puzzlesca.
Abbiamo iniziato cercando tutti i pezzi del contorno e dividendoli dal resto: un quarto d'ora di lavoro.
Abbiamo proseguito cercando di ricostruire il contorno, nel frattempo il papit appunto è tornato e si è messo a dare il suo contributo: venti minuti di lavoro, senza peraltro finire.
E poi?
E poi basta, la sopportazione ha raggiunto il massimo del suo livello, che si pretende di più? E pensava di riuscire a finirlo in due ore...
Comunque, io e il papit siamo andati avanti un po', e siamo a questo punto.
In un raptus di autolesionismo mi sono presa la briga di dedicarmi alla parte alta, tutta di un colore, e qualcosa ho ottenuto. Vediamo se prima della fine dell'estate riusciamo a terminarlo.
martedì 18 giugno 2013
Ero una bella sposa...
... TREDICI anni fa.
Con un frangione insopportabile, un vestito che con il passare delle ore è diventato una tuta termica, ventisette chili e tanti pensieri in meno. Su questa foto poi mi si vede solo un gran naso, ma è un provino rifotografato ed uno dei pochi in cui compaio solo io e mi si vede un po' il vestito, al tempo le foto mica le facevano con la macchina digitale e ti davano l'anteprima su CD... Ma continuo a pensare che sia la cosa migliore che ho fatto in vita mia. E ai tempi d'oggi, con le brutte notizie che mi arrivano con cadenza quasi regolare ormai in tal senso, posso ritenermi fortunata. E lo sono.
Con un frangione insopportabile, un vestito che con il passare delle ore è diventato una tuta termica, ventisette chili e tanti pensieri in meno. Su questa foto poi mi si vede solo un gran naso, ma è un provino rifotografato ed uno dei pochi in cui compaio solo io e mi si vede un po' il vestito, al tempo le foto mica le facevano con la macchina digitale e ti davano l'anteprima su CD... Ma continuo a pensare che sia la cosa migliore che ho fatto in vita mia. E ai tempi d'oggi, con le brutte notizie che mi arrivano con cadenza quasi regolare ormai in tal senso, posso ritenermi fortunata. E lo sono.
| Questi sono i fiori che ci ha regalato il Power per l'occasione. Ha detto "gialli come la mia cintura di judo, e bianchi come il vostro amore". Per lui l'amore è bianco. |
lunedì 10 giugno 2013
Color albicocca
Stiamo imbiancando sala e vano scale. O meglio, da tre giorni stiamo solo sbaraccando, svuotando, smontando, che mai avrei pensato che in undici anni e mezzo di permanenza in questa casa si fossero accumulate così tante cose in una unica stanza, sebbene sia la più grande. Ho declutterato male evidentemente, oppure le cose che sbatto fuori dalla porta mi rientrano dalla finestra, non ho altre spiegazioni. C'è di buono che saltano fuori cose che avevo dato per disperse definitivamente, ma come dice un detto della saggezza dei nostri nonni, "la casa non ruba, nasconde".
A dire il vero il mio contributo tra sabato ed oggi è stato piuttosto scarso. Ho avuto un crollo drastico di pressione che mi ha steso, tolto appetito ed energie, e anche fiato. Viaggio con una minima tra i 55 e i 60, e una massima che non supera i 105: quando sto bene credo di non avere valori simili neanche mentre dormo. Ma sto risalendo piano piano, oggi ho ricominciato a mangiare (e mi sono pesata, manco ci avessi guadagnato la perdita di qualche etto, niente!) e domani se il cielo collabora mi armo anch'io di rulletto e via. E' da dire che mio figlio mi sostituisce egregiamente. Ormai è grande abbastanza da mettersi sotto seriamente e collaborare.
Ho scelto io il colore delle pareti anche per questo turno di imbiancatura, come le altre volte (il Gatto Alfa pur di non sentirmi brontolare sul colore per tutti gli anni successivi al lavoro non batte ciglio, mi porta la palette del colorificio e mi lascia fare. E io cavalco l'onda hehehe): avrò le pareti color albicocca. Devono fare pendant con le tende da sole che ho scaramanticamente già cucito, nuove nuove, a sostituire quelle vecchie gialle e grigie, che dopo nove anni di lavoro bastava guardarle che riiiiiiip! si squarciavano.
Mi mette allegria questo colore. Mi ricorda un rossetto che acquistai da ragazzetta, a pensarlo adesso inorridisco al ricordo della mia bocca di quel colore (mora che sono... bleah), ma al tempo mi piaceva, e molto. Ma erano gli anni ottanta.
Chissà che sia di buon auspicio e porti un po' di sole.
A dire il vero il mio contributo tra sabato ed oggi è stato piuttosto scarso. Ho avuto un crollo drastico di pressione che mi ha steso, tolto appetito ed energie, e anche fiato. Viaggio con una minima tra i 55 e i 60, e una massima che non supera i 105: quando sto bene credo di non avere valori simili neanche mentre dormo. Ma sto risalendo piano piano, oggi ho ricominciato a mangiare (e mi sono pesata, manco ci avessi guadagnato la perdita di qualche etto, niente!) e domani se il cielo collabora mi armo anch'io di rulletto e via. E' da dire che mio figlio mi sostituisce egregiamente. Ormai è grande abbastanza da mettersi sotto seriamente e collaborare.
Ho scelto io il colore delle pareti anche per questo turno di imbiancatura, come le altre volte (il Gatto Alfa pur di non sentirmi brontolare sul colore per tutti gli anni successivi al lavoro non batte ciglio, mi porta la palette del colorificio e mi lascia fare. E io cavalco l'onda hehehe): avrò le pareti color albicocca. Devono fare pendant con le tende da sole che ho scaramanticamente già cucito, nuove nuove, a sostituire quelle vecchie gialle e grigie, che dopo nove anni di lavoro bastava guardarle che riiiiiiip! si squarciavano.
Mi mette allegria questo colore. Mi ricorda un rossetto che acquistai da ragazzetta, a pensarlo adesso inorridisco al ricordo della mia bocca di quel colore (mora che sono... bleah), ma al tempo mi piaceva, e molto. Ma erano gli anni ottanta.
Chissà che sia di buon auspicio e porti un po' di sole.
giovedì 6 giugno 2013
Ops...
Devo sbollire. Sbollisco stasera, domani andrà sicuramente meglio, ma stasera ho bisogno di sbollire.
Ho ritirato le analisi, sono tutte a posto. Vabbè, come possono essere a posto le analisi di una donna in menopausa iatrogena ("castrazione chimica" l'ha chiamata, ma "menopausa iatrogena" è decisamente più elegante, fa molto meno "bestia"), ma finchè tutto è fisiologico non ho il diritto di lamentarmi. E ci mancherebbe.
Oggi sono stata ad oncovisita con una certa dose di ansia. A dire il vero faccio tutto con una certa dose di ansia da un bel po', non fosse altro che per il fatto che pare che alle noie non ci sia mai fine, e non ho ancora imparato in quarant'anni a spostare la mia equazione "io sto alla vita come la vita sta a me" al livello superiore; me ne sto ancora al piano di sotto, dove ad ogni problema c'è una soluzione ma poi basta, un po' come i bambini, che vivono certi aspetti della vita a scomparti, aprono e chiudono i cassetti. Anzi, lo vorrei, annaspo giorno per giorno per riuscirci. Ma a 40 anni se non ci riesco c'è un bel perchè, no?
Ci sono periodi in cui l'adrenalina ti manda avanti come un treno, affronti le cose e non vedi e non senti nulla, per poi magari crollare con un tonfo rumorosissimo quando tutto pare rientrare nei canoni che ci si aspetta: come si chiamava? Effetto elastico mi pare: tiri tiri tiri e finchè tiri tutto va bene, poi quando molli ti prendi la schiaffata sulle dita, e che male! Ecco, questa cosa mi è successa poco meno di due anni fa, ho preso provvedimenti, è passata, ho ricominciato a vivere. Per poi ricominciare a tendere l'elastico per millemila altre ragioni, ma tant'è, pare che ce ne sia per tutti, non è che puoi starti a lamentare di continuo no?
No. Devi cambiare nella tua testa il concetto di "normalità", di tran tran quotidiano, passando dal "sto serena quando non ci sono rogne" al "sto serena nonostante le rogne". Ecco, io però ho ricominciato ad avere attacchi d'ansia da un po', dal giorno in cui il mio caro dottor Gigi mi ha preso il polso destro e ha iniziato a parlare di tagli e di suture come parlasse di una serie televisiva che stanno per mandare in onda a breve, e alla cui visione non si può assolutamente rinunciare, anzi, organizziamoci con chiavetta USB e registriamo, non sia mai che un improvviso crollo tra le braccia di Morfeo ci privi della visione delle scene clou. Così, con nonchalance. Alla vista della mia faccia un tantino sconvolta si è meravigliato: "Ma non spaventarti mica, è una cosa da poco, due settimane di mano immobilizzata e via, ripartirai alla grande". No certo, sono tutte cose da poco, ma sono TANTE cose da poco, e tanto la pelle da tagliuzzare è sempre la mia, mica quella del serpente. Da allora, e sono passati tre o quattro mesi se non ricordo male, sono ri-crollata, e ad ogni miagolio strano della vita salto su come una cavalletta. E detta così è detta banale, ma vi assicuro che non è per niente divertente. Tutt'altro.
Devo passare al livello superiore. DEVO. A tutti i costi.
Perchè oggi ho vinto altri due anni di punture di cura ormonale, che chiulo, da tre a cinque come il TAM, pheego no? Una crede di essersela chiusa con l'iniezione di agosto 2013 e invece no, sei giovane, e la faccenda va uccisa prendendola per fame, era troppo golosa di estrogeni, cento per cento eh? Mica niente, ancora due anni e siamo sicuri che si sia suicidata per fame. Si va avanti a bollini, come la proroga della raccolta punti del super, acquisti i prodotti sponsor ed hai in omaggio un bollino extra, ma se alla fine non vinco il premio massimo giuro che mi incazzo sul serio.
E niente. Poi l'occhio dell'oncologo cade sulla spalla.
C'è un neo. Quel neo di cui ho viscidamente negato di essermi accorta prima di ora (quando mi impegno le so raccontare bene le balle, bene davvero. Me la cavo con i "mah, si, forse, boh", di solito basta a cambiar discorso. Ma io non sono mica nelle mani del dottor Pinco Pallo eh. No no. Non in questo frangente.). Ne ho tantissimi di nei, ma quello gli sta particolarmente simpatico. Prende l'apposito visore e lo esamina con la cura con cui io esamino una tela da ricamo prima di decidere se e come lavorarla. Anzi, la prossima volta che devo iniziare un ricamo nuovo gli chiedo in prestito quell'attrezzo, magari scopro qualche particolarità nel tessuto che finora mi sfuggiva.
L'ha chiamato proprio così: "un neo particolarmente vivace. Via, si deve eliminare".
-Ok, posso prendermela comoda vero? Tipo che passa avanti il polso, per quello non c'è fretta, non ce la mettiamo neanche per il neo, no? La mamma l'ha fatto ieri, paro paro, aspettiamo di respirare per il suo e poi facciamo il mio? Ah?
-Anche no. Via subito, due settimane al massimo.
-E poi? Ci rivediamo tra sei mesi come da protocollo, vero? Non l'ha scritto sul referto della visita, doctor, l'ha dimenticato vero?
-Anche questo no. Appena hai l'esito della biopsia ti aspetto. Poi ne riparliamo.
Perchè loro sono così: tranquilla ti dicono, ma ad ogni piccolezza che trovano che abbia anche la minima probabilità di essere fuori posto ti rabaltano come un calzino, come si dice dalle mie parti, "anvoria mai". Si parano. E i produttori di calmanti, di sintesi o naturali che siano, ma anche i coltivatori di camomilla e valeriana credo, fanno i miliardi. Perchè lo dico senza pudore (tanto ormai...), da sola gnà fo.
Sono scesa al CUP e ho prenotato la menata. Due settimane esatte da oggi. Ho preso la data più in là possibile che avevano libera entro i limiti imposti dall' oncolauss sull'impegnativa. In altri tempi avrei detto "via il dente via il dolore, prima è meglio è", ma ora no. Lo dico nel mio dialetto: no go vogia. Go paura e go da refar. Ma da domani l'umanità è avvisata: il prossimo che mi chiede perchè mi vengono gli attacchi d'ansia lo legno. Ma di brutto proprio.
Ho ritirato le analisi, sono tutte a posto. Vabbè, come possono essere a posto le analisi di una donna in menopausa iatrogena ("castrazione chimica" l'ha chiamata, ma "menopausa iatrogena" è decisamente più elegante, fa molto meno "bestia"), ma finchè tutto è fisiologico non ho il diritto di lamentarmi. E ci mancherebbe.
Oggi sono stata ad oncovisita con una certa dose di ansia. A dire il vero faccio tutto con una certa dose di ansia da un bel po', non fosse altro che per il fatto che pare che alle noie non ci sia mai fine, e non ho ancora imparato in quarant'anni a spostare la mia equazione "io sto alla vita come la vita sta a me" al livello superiore; me ne sto ancora al piano di sotto, dove ad ogni problema c'è una soluzione ma poi basta, un po' come i bambini, che vivono certi aspetti della vita a scomparti, aprono e chiudono i cassetti. Anzi, lo vorrei, annaspo giorno per giorno per riuscirci. Ma a 40 anni se non ci riesco c'è un bel perchè, no?
Ci sono periodi in cui l'adrenalina ti manda avanti come un treno, affronti le cose e non vedi e non senti nulla, per poi magari crollare con un tonfo rumorosissimo quando tutto pare rientrare nei canoni che ci si aspetta: come si chiamava? Effetto elastico mi pare: tiri tiri tiri e finchè tiri tutto va bene, poi quando molli ti prendi la schiaffata sulle dita, e che male! Ecco, questa cosa mi è successa poco meno di due anni fa, ho preso provvedimenti, è passata, ho ricominciato a vivere. Per poi ricominciare a tendere l'elastico per millemila altre ragioni, ma tant'è, pare che ce ne sia per tutti, non è che puoi starti a lamentare di continuo no?
No. Devi cambiare nella tua testa il concetto di "normalità", di tran tran quotidiano, passando dal "sto serena quando non ci sono rogne" al "sto serena nonostante le rogne". Ecco, io però ho ricominciato ad avere attacchi d'ansia da un po', dal giorno in cui il mio caro dottor Gigi mi ha preso il polso destro e ha iniziato a parlare di tagli e di suture come parlasse di una serie televisiva che stanno per mandare in onda a breve, e alla cui visione non si può assolutamente rinunciare, anzi, organizziamoci con chiavetta USB e registriamo, non sia mai che un improvviso crollo tra le braccia di Morfeo ci privi della visione delle scene clou. Così, con nonchalance. Alla vista della mia faccia un tantino sconvolta si è meravigliato: "Ma non spaventarti mica, è una cosa da poco, due settimane di mano immobilizzata e via, ripartirai alla grande". No certo, sono tutte cose da poco, ma sono TANTE cose da poco, e tanto la pelle da tagliuzzare è sempre la mia, mica quella del serpente. Da allora, e sono passati tre o quattro mesi se non ricordo male, sono ri-crollata, e ad ogni miagolio strano della vita salto su come una cavalletta. E detta così è detta banale, ma vi assicuro che non è per niente divertente. Tutt'altro.
Devo passare al livello superiore. DEVO. A tutti i costi.
Perchè oggi ho vinto altri due anni di punture di cura ormonale, che chiulo, da tre a cinque come il TAM, pheego no? Una crede di essersela chiusa con l'iniezione di agosto 2013 e invece no, sei giovane, e la faccenda va uccisa prendendola per fame, era troppo golosa di estrogeni, cento per cento eh? Mica niente, ancora due anni e siamo sicuri che si sia suicidata per fame. Si va avanti a bollini, come la proroga della raccolta punti del super, acquisti i prodotti sponsor ed hai in omaggio un bollino extra, ma se alla fine non vinco il premio massimo giuro che mi incazzo sul serio.
E niente. Poi l'occhio dell'oncologo cade sulla spalla.
C'è un neo. Quel neo di cui ho viscidamente negato di essermi accorta prima di ora (quando mi impegno le so raccontare bene le balle, bene davvero. Me la cavo con i "mah, si, forse, boh", di solito basta a cambiar discorso. Ma io non sono mica nelle mani del dottor Pinco Pallo eh. No no. Non in questo frangente.). Ne ho tantissimi di nei, ma quello gli sta particolarmente simpatico. Prende l'apposito visore e lo esamina con la cura con cui io esamino una tela da ricamo prima di decidere se e come lavorarla. Anzi, la prossima volta che devo iniziare un ricamo nuovo gli chiedo in prestito quell'attrezzo, magari scopro qualche particolarità nel tessuto che finora mi sfuggiva.
L'ha chiamato proprio così: "un neo particolarmente vivace. Via, si deve eliminare".
-Ok, posso prendermela comoda vero? Tipo che passa avanti il polso, per quello non c'è fretta, non ce la mettiamo neanche per il neo, no? La mamma l'ha fatto ieri, paro paro, aspettiamo di respirare per il suo e poi facciamo il mio? Ah?
-Anche no. Via subito, due settimane al massimo.
-E poi? Ci rivediamo tra sei mesi come da protocollo, vero? Non l'ha scritto sul referto della visita, doctor, l'ha dimenticato vero?
-Anche questo no. Appena hai l'esito della biopsia ti aspetto. Poi ne riparliamo.
Perchè loro sono così: tranquilla ti dicono, ma ad ogni piccolezza che trovano che abbia anche la minima probabilità di essere fuori posto ti rabaltano come un calzino, come si dice dalle mie parti, "anvoria mai". Si parano. E i produttori di calmanti, di sintesi o naturali che siano, ma anche i coltivatori di camomilla e valeriana credo, fanno i miliardi. Perchè lo dico senza pudore (tanto ormai...), da sola gnà fo.
Sono scesa al CUP e ho prenotato la menata. Due settimane esatte da oggi. Ho preso la data più in là possibile che avevano libera entro i limiti imposti dall' oncolauss sull'impegnativa. In altri tempi avrei detto "via il dente via il dolore, prima è meglio è", ma ora no. Lo dico nel mio dialetto: no go vogia. Go paura e go da refar. Ma da domani l'umanità è avvisata: il prossimo che mi chiede perchè mi vengono gli attacchi d'ansia lo legno. Ma di brutto proprio.
venerdì 31 maggio 2013
Mammitudine (post lungo)
E' la prima volta che lascio passare un mese tra un post e l'altro, e sinceramente non ne ho sentito la mancanza. Se è per questo è anche la prima volta che mi ritrovo ad avere la stufa a legna accesa l'ultima sera di maggio, il che può voler dire che è un periodo un po' così, fuori dal normale, nella piccolezza del mio piccolo quotidiano, fatto di piccole cose di piccola importanza paragonate a quelle che accadono fuori dal mio piccolo giardino. Non avevo nulla da scrivere che mi sembrasse degno di essere scritto, questo è l'unico motivo del mio silenzio. O quasi l'unico.
Comunque.
Sono qui. Sono qui e la prendo larga.
Oggi, nel pomeriggio, dopo uno scambio di commenti sul post di un'amica su FB (si Romina, sto parlando di te), mi son detta "ecco, oggi ho qualcosa da scrivere". Si parlava della sua bella panzotta, di epidurale, di paura, del dolore del parto e di compagnia bella, di tutte quelle cose in cui si è immerse nei nove mesi più particolari della vita di una donna che diventa madre, cose che adesso mi sembrano lontanissime e insignificanti paragonate a tutto quello che è venuto dopo, ma che in effetti fanno parte del percorso e non sono meno importanti mentre le si vive. Ho scoperto che mi infoio ancora come una belva quando leggo di donne che sventolano il loro rifiuto dell'analgesia (leggi epidurale) come segno del loro atto di eroismo nel voler godere a tutti i costi di tutto il dolore possibile nel diventare madri. Mi ci infoio perchè mi sembra stupido che di questi tempi ci siano donne così cricetocefale (passatemela) da quantificare il grado di "maternità" in base a quanto una soffre mentre dà alla luce una creatura (e le madri adottive? Ne ho conosciute di straordinarie, pur non avendo partorito). Perchè non so quante di quelle che leggono in questo momento sono passate in certi forum sulla gravidanza e sulla maternità mentre erano o sono in attesa, come direbbe una mia Amica sono veri e propri forum terroristici, ti infarciscono di sensi di colpa quando non ti fanno sentire una che viene da Marte, e io che speravo caldamente che col passare degli anni fossero cambiati i toni ho scoperto che no, anzi, forse è anche peggio. Quando leggi commenti del tipo "avete paura di partorire? Mammolette che non siete altro" (giuro, era scritto proprio così) ti cadono le tonsille (capitemi). Ma non è questo l'argomento del post.
Mentre andavo a prendere mio figlio a scuola riflettevo su quali fossero le cose che più mi ricordano che sono una mamma, visto che ho sempre sostenuto che si diventa madri solo un minuto dopo, e di cose me ne sono venute in mente decine e decine. E non tutte belle.
Dopo nove anni io mi sento "mamma" quando devo scegliere tra cosa è bene e cosa fa contento mio figlio, perchè non sempre le due cose coincidono, e ogni piccola o grande scelta devo farla guardando avanti nel tempo, non solo al qui ed ora. E son cavoli.
Mi sento mamma quando devo rinunciare a un piccolo piacere personale per soddisfare una sua necessità, piccola o grande che sia.
Quando prima di accettare o meno un qualsiasi impegno devo farmi delle domande obbligatorie: e lui? Riesco a portarlo/riprenderlo a scuola? Fargli da mangiare? Portarlo a judo? E via dicendo. Se anche una sola di queste domande rimane senza risposta non posso accettare, senza alternativa alcuna.
Quando devo imporre un "no" con tutte le mie forze, con tutta la mia determinazione e con tutta la mia fermezza, perchè solo la consapevolezza che è un NO giusto e sacrosanto non mi fa piegare davanti alla delusione ed al pianto di lui quando lo riceve.
Quando sento il cuore stringersi davanti alla conquista di una sua piccola libertà, perchè so che ogni passo verso l'autonomia è un passo in più lontano dal bisogno di me, ma il mio dovere è consegnarlo al mondo, non trattenerlo, e se cammina avanti è segno che sto lavorando bene.
Quando brontolo per la quantità esorbitante di pantaloni e calzini da lavare che mi ritrovo a raccogliere ogni giorno per casa, a gettare regolarmente nel cestone e a cui non riesco quasi a dare il giro, perchè se si sporca è segno che si diverte, ma accidenti, almeno imparasse a non lasciarli in giro.
Quando devo firmare i buoni pasto per la mensa scolastica, gli avvisi delle insegnanti, le note sul libretto, le pagelle, le autorizzazioni per le gite, per le foto a scuola, per i voti sulle verifiche, il libretto sanitario, il rinnovo dell'iscrizione a judo, e tante altre cose che adesso non mi vengono in mente.
Quando soffre nell'anima e sono consapevole che non ho i cerotti adatti, e vorrei che abbracciandolo si risolvese tutto ma non si può, perchè a nove anni non si hanno più per la testa solo i cartoni animati, e tu, mamma, lo sai.
Ogni sacrosanta mattina quando non c'è nessuno che lo svegli al posto mio, che al posto mio invece di iniziare la mattinata dolcemente e serenamente lo deve fare con l'orologio in mano e tirar giù rosari per farlo alzare (per me poi, narcolettica DOC, anche solo questo è uno sforzo sovrumano), predicare perchè riesca a vestirsi in meno di mezz'ora, per farlo andare in bagno prima e per farcelo uscire poi, per fare il conteggio dei biscotti e quantificare le cucchiaiate di miele nel latte nonchè i secondi impostati sul display del microonde per scaldarlo, per ricordargli ogni santa mattina che le scarpe vanno infilate entrambe e possibilmente una a distanza di pochi secondi dall'altra e non di un quarto d'ora, per fare in modo che controlli che in cartella ci sia tutto, sentirsi dire con tono seccato "si mamma non serve che me lo ripeti ogni giorno" e sistematicamente vedersi recapitare la nota della maestra sul diario: "si rende noto che anche oggi il Power si è presentato a scuola senza il quaderno di musica".
Quando inciampo nei mattoncini del lego, apro la portina dell'armadietto del bagno davanti al water per prendere un asciugamano pulito e ci trovo l'ultimo almanacco di Topolino, vado a fare la spesa e mi riempio la borsa di personaggi di Asterix di quelli che "ogni quindici euro di spesa uno in omaggio fino alla fine di giugno", valuto di volta in volta se valga la pena spendere qualche euro per mettere una toppa sulle ginocchia di un paio di pantaloni (che comunque dopo qualche settimana andrebbero messi tra color che son sospesi causa allungo delle gambe del proprietario), trovo carte di Yu-Gi-Oh in ogni angolo di casa.
Mi sento mamma quando devo ripetere la stessa cosa millemila volte, ricevo millemila volte la stessa risposta (si mamma ho capito) e mi ritrovo a doverla ripetere per la millemilaeunesima volta tre minuti dopo, e infine facendo mente locale realizzare tra me e me con rassegnazione che mi sto comportando esattamente come mia madre trent'anni fa.
Mi sento mamma quando devo spiegare qualcosa per cui non trovo le parole adatte. E nessuno può farlo al posto mio.
Mi ci sento quando vorrei evitare una spiegazione ma non posso farlo, e spiegare mi costa. E nessuno può farlo al posto mio.
Mi ci sento quando spiegazioni non ce ne sono e non riesco a farglielo accettare. E nessuno può farlo al posto mio.
Poi arrivo a scuola, due insegnanti mi aspettano a braccia conserte e con sguardo eloquente, inizio a sentire i brividi di terrore correre dal collo al fondoschiena passando lungo la spina dorsale, ne avverto il salto di vertebra in vertebra, lo stomaco si chiude e divento come la lancetta di un metronomo lanciata a massima velocità, passo da mamma-tigre a mamma-verme alternativamente, ripetutamente, di frazione di secondo in frazione di secondo. Oggi il Power l'ha combinata grossa, grossissima, enorme.
A distanza di sette ore circa meno quasi, mi sento mamma per aver ingoiato, per aver rimproverato, urlato, per aver castigato, il tutto sperando e pregando il cielo che serva a qualcosa, e nel terrore che non sia così; per essermi sentita per l'ennesima volta una madre incapace, fragile, esasperata, inadatta a svolgere il mio ruolo come si deve, inefficiente e inefficace, per non riuscire a capire l'origine dei miei errori e non riuscire a trovare una soluzione, per aver pianto ancora.
Altro che epidurale.
Comunque.
Sono qui. Sono qui e la prendo larga.
Oggi, nel pomeriggio, dopo uno scambio di commenti sul post di un'amica su FB (si Romina, sto parlando di te), mi son detta "ecco, oggi ho qualcosa da scrivere". Si parlava della sua bella panzotta, di epidurale, di paura, del dolore del parto e di compagnia bella, di tutte quelle cose in cui si è immerse nei nove mesi più particolari della vita di una donna che diventa madre, cose che adesso mi sembrano lontanissime e insignificanti paragonate a tutto quello che è venuto dopo, ma che in effetti fanno parte del percorso e non sono meno importanti mentre le si vive. Ho scoperto che mi infoio ancora come una belva quando leggo di donne che sventolano il loro rifiuto dell'analgesia (leggi epidurale) come segno del loro atto di eroismo nel voler godere a tutti i costi di tutto il dolore possibile nel diventare madri. Mi ci infoio perchè mi sembra stupido che di questi tempi ci siano donne così cricetocefale (passatemela) da quantificare il grado di "maternità" in base a quanto una soffre mentre dà alla luce una creatura (e le madri adottive? Ne ho conosciute di straordinarie, pur non avendo partorito). Perchè non so quante di quelle che leggono in questo momento sono passate in certi forum sulla gravidanza e sulla maternità mentre erano o sono in attesa, come direbbe una mia Amica sono veri e propri forum terroristici, ti infarciscono di sensi di colpa quando non ti fanno sentire una che viene da Marte, e io che speravo caldamente che col passare degli anni fossero cambiati i toni ho scoperto che no, anzi, forse è anche peggio. Quando leggi commenti del tipo "avete paura di partorire? Mammolette che non siete altro" (giuro, era scritto proprio così) ti cadono le tonsille (capitemi). Ma non è questo l'argomento del post.
Mentre andavo a prendere mio figlio a scuola riflettevo su quali fossero le cose che più mi ricordano che sono una mamma, visto che ho sempre sostenuto che si diventa madri solo un minuto dopo, e di cose me ne sono venute in mente decine e decine. E non tutte belle.
Dopo nove anni io mi sento "mamma" quando devo scegliere tra cosa è bene e cosa fa contento mio figlio, perchè non sempre le due cose coincidono, e ogni piccola o grande scelta devo farla guardando avanti nel tempo, non solo al qui ed ora. E son cavoli.
Mi sento mamma quando devo rinunciare a un piccolo piacere personale per soddisfare una sua necessità, piccola o grande che sia.
Quando prima di accettare o meno un qualsiasi impegno devo farmi delle domande obbligatorie: e lui? Riesco a portarlo/riprenderlo a scuola? Fargli da mangiare? Portarlo a judo? E via dicendo. Se anche una sola di queste domande rimane senza risposta non posso accettare, senza alternativa alcuna.
Quando devo imporre un "no" con tutte le mie forze, con tutta la mia determinazione e con tutta la mia fermezza, perchè solo la consapevolezza che è un NO giusto e sacrosanto non mi fa piegare davanti alla delusione ed al pianto di lui quando lo riceve.
Quando sento il cuore stringersi davanti alla conquista di una sua piccola libertà, perchè so che ogni passo verso l'autonomia è un passo in più lontano dal bisogno di me, ma il mio dovere è consegnarlo al mondo, non trattenerlo, e se cammina avanti è segno che sto lavorando bene.
Quando brontolo per la quantità esorbitante di pantaloni e calzini da lavare che mi ritrovo a raccogliere ogni giorno per casa, a gettare regolarmente nel cestone e a cui non riesco quasi a dare il giro, perchè se si sporca è segno che si diverte, ma accidenti, almeno imparasse a non lasciarli in giro.
Quando devo firmare i buoni pasto per la mensa scolastica, gli avvisi delle insegnanti, le note sul libretto, le pagelle, le autorizzazioni per le gite, per le foto a scuola, per i voti sulle verifiche, il libretto sanitario, il rinnovo dell'iscrizione a judo, e tante altre cose che adesso non mi vengono in mente.
Quando soffre nell'anima e sono consapevole che non ho i cerotti adatti, e vorrei che abbracciandolo si risolvese tutto ma non si può, perchè a nove anni non si hanno più per la testa solo i cartoni animati, e tu, mamma, lo sai.
Ogni sacrosanta mattina quando non c'è nessuno che lo svegli al posto mio, che al posto mio invece di iniziare la mattinata dolcemente e serenamente lo deve fare con l'orologio in mano e tirar giù rosari per farlo alzare (per me poi, narcolettica DOC, anche solo questo è uno sforzo sovrumano), predicare perchè riesca a vestirsi in meno di mezz'ora, per farlo andare in bagno prima e per farcelo uscire poi, per fare il conteggio dei biscotti e quantificare le cucchiaiate di miele nel latte nonchè i secondi impostati sul display del microonde per scaldarlo, per ricordargli ogni santa mattina che le scarpe vanno infilate entrambe e possibilmente una a distanza di pochi secondi dall'altra e non di un quarto d'ora, per fare in modo che controlli che in cartella ci sia tutto, sentirsi dire con tono seccato "si mamma non serve che me lo ripeti ogni giorno" e sistematicamente vedersi recapitare la nota della maestra sul diario: "si rende noto che anche oggi il Power si è presentato a scuola senza il quaderno di musica".
Quando inciampo nei mattoncini del lego, apro la portina dell'armadietto del bagno davanti al water per prendere un asciugamano pulito e ci trovo l'ultimo almanacco di Topolino, vado a fare la spesa e mi riempio la borsa di personaggi di Asterix di quelli che "ogni quindici euro di spesa uno in omaggio fino alla fine di giugno", valuto di volta in volta se valga la pena spendere qualche euro per mettere una toppa sulle ginocchia di un paio di pantaloni (che comunque dopo qualche settimana andrebbero messi tra color che son sospesi causa allungo delle gambe del proprietario), trovo carte di Yu-Gi-Oh in ogni angolo di casa.
Mi sento mamma quando devo ripetere la stessa cosa millemila volte, ricevo millemila volte la stessa risposta (si mamma ho capito) e mi ritrovo a doverla ripetere per la millemilaeunesima volta tre minuti dopo, e infine facendo mente locale realizzare tra me e me con rassegnazione che mi sto comportando esattamente come mia madre trent'anni fa.
Mi sento mamma quando devo spiegare qualcosa per cui non trovo le parole adatte. E nessuno può farlo al posto mio.
Mi ci sento quando vorrei evitare una spiegazione ma non posso farlo, e spiegare mi costa. E nessuno può farlo al posto mio.
Mi ci sento quando spiegazioni non ce ne sono e non riesco a farglielo accettare. E nessuno può farlo al posto mio.
Poi arrivo a scuola, due insegnanti mi aspettano a braccia conserte e con sguardo eloquente, inizio a sentire i brividi di terrore correre dal collo al fondoschiena passando lungo la spina dorsale, ne avverto il salto di vertebra in vertebra, lo stomaco si chiude e divento come la lancetta di un metronomo lanciata a massima velocità, passo da mamma-tigre a mamma-verme alternativamente, ripetutamente, di frazione di secondo in frazione di secondo. Oggi il Power l'ha combinata grossa, grossissima, enorme.
A distanza di sette ore circa meno quasi, mi sento mamma per aver ingoiato, per aver rimproverato, urlato, per aver castigato, il tutto sperando e pregando il cielo che serva a qualcosa, e nel terrore che non sia così; per essermi sentita per l'ennesima volta una madre incapace, fragile, esasperata, inadatta a svolgere il mio ruolo come si deve, inefficiente e inefficace, per non riuscire a capire l'origine dei miei errori e non riuscire a trovare una soluzione, per aver pianto ancora.
Altro che epidurale.
Parlando di
domande del cavolo,
prettamente baby,
tra mamigà e mamigà
mercoledì 1 maggio 2013
A maggio non ti scordare...
...che la faccenda devi riconsiderare.
Sei mesi sono passati, e si ricomincia. Entro la fine della prossima settimana devo trovare una mattina per farmi fare l'iniezione trimestrale di Decapeptyl e un'impegnativa. Entro fine mese, le analisi del sangue. Questo turno di controlli mi va bene: ho solo i marcatori tumorali da fare. L'oncovisita è il 6 giugno.
E incrociamo le dita perchè anche stavolta l'esito sia un "n.d.p.".
Sei mesi sono passati, e si ricomincia. Entro la fine della prossima settimana devo trovare una mattina per farmi fare l'iniezione trimestrale di Decapeptyl e un'impegnativa. Entro fine mese, le analisi del sangue. Questo turno di controlli mi va bene: ho solo i marcatori tumorali da fare. L'oncovisita è il 6 giugno.
E incrociamo le dita perchè anche stavolta l'esito sia un "n.d.p.".
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